Il Tuccanese Moscio, a bacca bianca, altro non è che una mutazione di colorazione del Tuccanese Nero.
domenica 7 ottobre 2018
VITIGNO TUCCANESE NERO E TUCCANESE MOSCIO
Salvato dall'estinzione negli anni novanta, grazie all'opera dell'architetto Leonardo Guidacci, il Tuccanese, antico vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, è coltivato esclusivamente nel territorio del comune di Orsara, in provincia di Foggia, sui Monti Dauni. Non abbiamo notizie certe, sappiamo, soltanto, che esistono varie ipotesi sulla sua origine e provenienza. Secondo una prima ipotesi questo vitigno deriverebbe dal Perricone, vitigno siciliano, importato in Puglia dalla dominazione Angioina del 1300, un'altra ipotesi lo vorrebbe derivato dal vitigno Piedirosso campano, grazie alla vicinanza con Benevento, l'ultima ipotesi, la più accreditata, grazie alle analisi del DNA, vorrebbe il Tuccanese come clone del vitigno Sangiovese toscano, infatti il suo nome sarebbe una storpiatura di Toscanese, così veniva chiamato anticamente nella zona del foggiano il Sangiovese. Non avendo ancora molta notorietà a livello nazionale, questo vitigno lo potremmo definire una chicca nel campo enologico, è coltivato su terreni calcarei argillosi con una buona ventilazione ed esposizione ad una altitudine di 500/600 metri, resistente alle avversità, il grappolo è di piccola dimensione, piramidale, poco compatto, a volte alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia pruinosa di colore blu nera. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, fruttato, speziato con richiami di mora, viola, prugna, pepe nero, in bocca è fresco, vellutato, con buona acidità e alcolicità, ben strutturato, di buon corpo, adatto all'invecchiamento. Ben si abbina a piatti strutturati, arrosti, cacciagione, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
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