mercoledì 4 marzo 2020
VITIGNO PAMPANARO
Confuso per molto tempo col vitigno Bellone, oggi, grazie al progetto dell'Arsial, il Pampanaro è una varietà autoctona a bacca bianca del Lazio, presente nel territorio del Frusinate, iscritta nel Registro Nazionale nel 2009. La sua coltivazione in zona è molto antica, infatti le prime notizie le troviamo nel Bollettino Ampelografico del 1879. E' un vitigno molto rustico che non ha particolari esigenze di coltura, infatti un tempo le viti venivano allevate ad alberata o maritate ad altri alberi. Oggi la forma di allevamento è a spalliera sulle colline in provincia di Frosinone, adattandosi sia a terreni mediamente compatti, sia a quelli calcarei, sciolti, ben esposti ai raggi solari. In questa zona di coltivazione i viticoltori distinguono due tipi di Pampanaro, una con acino piccolo e uno con acino grosso, ma dalle analisi chimiche del vino e dalle osservazioni fenologiche ed ampelografiche, non sono emerse differenze tali da giustificare il riconoscimento dei due cloni, questa leggera differenza è da imputare a fattori ambientali e non genetici. Il Pampanaro ha una normale resistenza alla peronospora, all'oidio e alla botrite, il grappolo è medio-grande, piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia abbastanza pruinosa, spessa e consistente, di colore giallo con riflessi verdognoli. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli dalle tonalità olfattive aromatiche, tanto da avvicinarlo al Traminer Aromatico, fruttate e floreali di rosa e pompelmo, con una buona acidità, struttura e persistenza, con un finale leggermente balsamico. Abbinato ai piatti della tradizione, ottimo come aperitivo e con tutti i piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
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