Conosciuto anche con i sinonimi di Vernanzina del Vicentino, Vernaccia a foglia glabra, Pavana Bianca, Sghittarella, il Biancaccia è un vitigno autoctono a bacca bianca una volta molto diffuso in Val Lagarina e Valsugana. Oggi la sua presenza è limitata a pochi ceppi sia in Trentino che in Veneto e il suo recupero lo si deve ai ricercatori della Fondazione Edmund Mach con la relativa iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2013. L'Acerbi citava una Biancaccia molto presente in Valsugana nel 1825 col nome di Biancazza. Spesso da molti è stato associato erroneamente alla Bianchetta Trevigiana e la Bianchetta Genovese, anche se la sua sinonimia di Vernaccia non ci deve indurre ad associarla con la più nota Vernaccia di San Gimignano e quella di Oristano. Il Biancaccia è un vitigno che predilige terreni freschi fertili, sia di collina che di pianura, ha buona vigoria, ha una buona resistenza ai freddi invernali, alla peronospora e all'oidio, mentre è suscettibile alla botrite. Il grappolo è piuttosto grosso, lungo, conico, spargolo, a volte alato, l'acino è grosso, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con note di fiori bianchi, leggermente erbaceo, con una buona nota di acidità, buona sapidità e alcolicità, mediamente corposo. L'abbinamento ideale è con piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

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