La Val d'Aosta ha un territorio dal punto di vista morfologico alquanto complesso e per coltivare la vite c'è stato bisogno di strappare alla montagna molte aree per la coltivazione dei vitigni sia autoctoni che alloctoni. La grande peculiarità di questa regione, dovuta soprattutto alle condizioni climatiche, è che i suoi vitigni autoctoni devono essere coltivati solo all'interno dei confini regionali e non possono essere esportati in altre regioni. Tra i tanti, che abbiamo già descritti, vi è il Bonda, vitigno a bacca nera, conosciuto anche col sinonimo di Uva Roussa e iscritto nel RNVV nel 1999. Le prime notizie storiche le troviamo a partire dal 1833, spesso è stato confuso, erroneamente, col vitigno Priè Rouge, attualmente la sua coltivazione è attestata in vecchi vigneti con pochi ceppi da Chatillon a Quart. Questa varietà ha una buona produttività e resistenza alle avversità climatiche e alle maggiori malattie della vite, ad eccezione della botrite, il grappolo è grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è grande, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Utilizzato spesso in assemblaggio con altre varietà locali, a cui conferisce intensità di colore e vivacità di gusto, il vino ha un colore rosso violaceo tendente al granata, dal profumo vinoso, al gusto è aspretto, leggero, poco alcolico, con una moderata acidità. Vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

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