martedì 9 dicembre 2014

VITIGNO CORTESE

foto viniastimonferrato.it
Il Piemonte è la regione di adozione del vitigno autoctono a bacca bianca Cortese, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, coltivato fin dal 1700 in provincia di Asti e Alessandria fino ai confini con la Liguria. Infatti nella zona di Gavi dalle sue uve viene prodotto il vino " Gavi o Cortese di Gavi DOCG ", questo vitigno viene coltivato con minore intensità anche in Lombardia, nell'Oltrepò Pavese, e in Veneto, nella zona di Custoza e sul Lago di Garda, in provincia di Verona, dove viene chiamato " Bianca Fernanda ". E' un vitigno che predilige terreni collinari ben esposti, non ha particolari esigenze di adattamento, di regola viene coltivato a controspalliera ed è poco tollerante all'oidio, ha una elevata vigoria ed abbondante produzione, la foglia è di media grandezza con tre o cinque lobi, cuneiforme o pentagonale, il grappolo è medio-piccolo, cilindrico o piramidale, corto, compatto con una o due ali, l'acino è medio-piccolo a forma di ellisse con buccia molto pruinosa. Il vino, se prodotto in purezza, ha un colore giallo paglierino più o meno intenso dai profumi fini e delicati di fiori e frutta, fresco,sapido, poco alcolico, armonico, quando è giovane il suo punto più caratteristico è la freschezza, è adatto ad invecchiamento e spumantizzazione, il grado alcolico è 11°. Il vino Cortese è ottimo come aperitivo, viene abbinato di regola con antipasti, primi e secondi di pesce, formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio è 10°-12°C.

Motto: Bacco spalanca le porte del cuore. ( ORAZIO )

martedì 25 novembre 2014

VITIGNO PICOLIT

foto vinidocfriuli.it
Il FriuliVeneziaGiulia è la patria del Picolit vitigno autoctono a bacca bianca, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, coltivato fin dall'epoca dei Romani, il nome deriva, forse, dalle limitate dimensioni del grappolo e dell'acino dovute alla difettosa impollinazione con la conseguente perdita di acini dando produzioni scarse. Le sue uve danno vita alla " Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG " e nel 1700 il vino Picolit era apprezzato dalle maggiori Corti Reali europee dall'Austria alla Russia, dalla Francia al Papa La zona di produzione di questo vitigno è nella parte est del Friuli tra Udine e Gorizia ai confini della Slovenia, i terreni preferiti sono quelli collinari marnosi ricchi di calcare e argilla dal clima mite, la vigoria è buona ma scarsa è la produzione. La pianta ha foglia media, pentagonale con tre o cinque lobi, il grappolo è medio-piccolo, piramidale, alato, spargolo, l'acino è piccolo con buccia spessa e pruinosa, le uve vengono fatte appassire sulla pianta o su graticci, è consentito un affinamento in legno del vino con conseguente messa al consumo dopo almeno dodici mesi. Il vino Picolit ha un colore giallo-oro più o meno intenso dal profumo variegato e complesso, fruttato, floreale, speziato con note di mela, albicocca, mandorla, miele, agrumi, fiori di acacia, confettura, vaniglia, in bocca è caldo, dolce,morbido, caldo, persistente, delicato, equilibrato con un retrogusto amarognolo. La gradazione alcolica è 15°, ottimo vino da meditazione, può essere abbinato a formaggi erborinati e dolci alle creme abbastanza strutturati, va servito ad una temperatura di 10°-12°C.

Motto: Il Vino rende fanciulle le mogli vecchie. ( JOHN CLARKE )

giovedì 20 novembre 2014

VITIGNO BRACHETTO

foto saporidelpiemonte.net
Vitigno autoctono aromatico a bacca rossa del Piemonte a cavallo tra le province di Asti e Alessandria, zona Acqui Terme, conosciuto e allevato fin dal tempo dei Romani. Non abbiamo notizie certe sulla sua origine, le  uve del Brachetto, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, sono adatte alla produzione di vini dolci a tappo raso e adatte alla spumantizzazione, come il " Brachetto d'Acqui DOCG " e nel " Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG" per il 10%. Il Brachetto preferisce terreni collinari argillosi-calcarei, l'allevamento è a controspalliera, ha moderata vigoria e produzione regolare ma non costante, la foglia è media, il grappolo è medio, piramidale o cilindrico, alato, l'acino è medio, ovale con buccia spessa e pruinosa. Il vino ha un colore rosso rubino tendente al rosato dal perlage fine e persistente, il profumo è aromatico, fruttato, floreale con note di muschio, rosa, fragola, lampone, in bocca è fresco, poco tannico, morbido, vellutato nel complesso molto armonioso, il grado alcolico è 12°, vino da dessert, ottimo da aperitivo e ideale con pasticceria secca e crostate di frutta, la temperatura di servizio è 8°-10°C.

Motto: Bacco: comoda divinità inventata dagli antichi come scusa per
             ubriacarsi. ( AMBROSE BIERCE )

mercoledì 19 novembre 2014

VITIGNO CANAIOLO NERO, BIANCO e ROSA

 Canaiolo Rosa
Canaiolo Nero
Canaiolo Bianco
Vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, nella zona di Massa Carrara è conosciuta col nome di Uva Merla, suo biotipo, diffuso anche nelle Marche, in Umbria, nel Lazio, nella zona del Lago di Bolsena, in provincia di Viterbo, è chiamato Cannaiola di Marta dal nome del paese, sembra avere una corrispondenza con la Vernaccia Nera marchigiana. Il Canaiolo, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, è utilizzato  per la sua piccola percentuale nella produzione delle seguenti DOCG: " Carmignano-Chianti-Chianti Classico-Morellino di Scansano-Vino Nobile di Montepulciano-Torgiano Rosso Riserva ". Le notizie sull'origine di questo vitigno sono incerte, la sua produzione in purezza è poco utilizzata, anche se ultimamente alcuni produttori lo stanno rivalutando, di regola viene vinificato in assemblaggio con altri vitigni specialmente col Sangiovese apportando della morbidezza ai vini. Il Canaiolo predilige terreni collinari argillosi-calcarei ben esposti e dal clima caldo, ha la foglia di forma media, il grappolo è di media grandezza, piramidale o tronco, mediamente spargolo con una o due ali, l'acino è medio, tondo con buccia spessa, pruinosa, il vitigno ha poca produzione. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso dal profumo fruttato con note di amarena, ciliegia, frutti rossi, in bocca è corposo, alcolico, morbido con un finale amarognolo specialmente se invecchiato, il grado alcolico è 11,5°-12,5°. L'abbinamento di questo vino è a tutto pasto, la temperatura di servizio è 18°-20°. Il vitigno Canaiolo ha anche una varietà a bacca bianca, iscritto nel Registro Nazionale anch'esso nel 1970, autoctono della Toscana ormai quasi estinto che rientra per il 10% nella produzione della " Carmignano DOCG ". Ha le stesse caratteristiche di produzione della varietà "Nero" con variazione, chiaramente, della colorazione del grappolo e del vino. In Umbria, nella zona di Orvieto, è noto col nome di " Drupeggio ". Esiste, inoltre, la varietà di Canaiolo Rosa, scoperto da pochi anni in provincia di Lucca ed iscritto nel Registro Nazionale nel 1982. Questo vitigno è la mutazione cromatica del Canaiolo Nero, avendo la stessa identità genetica e caratteri ampelografici, differenziandosi solo nella colorazione della buccia, definita di un colore " rosa antico con sfumature violacee". Questa varietà ha una produzione elevata e costante, ha una buona tolleranza alle malattie e parassiti, viene vinificate in uvaggi con altre varietà locali.

Motto: Datemi del Vino per ripulirmi dalle muffe delle preoccupazioni.
             ( RALPH WALDO EMERSON )

martedì 18 novembre 2014

VITIGNO CARIGNANO

foto sardegnagricoltura.it
Vitigno a bacca nera della Sardegna sud-occidentale, zona Sulcis, introdotto, si pensa, all'epoca del dominio aragonese dalla Spagna, altri, invece, lo vogliono far risalire all'epoca dei Fenici, fatto sta che oggi questo vitigno è diffuso in quasi tutto il bacino del Mediterraneo occidentale con vari sinonimi, tra cui Uva di Spagna. Il Carignano, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, è un vitigno molto rustico e difficile da allevare, predilige, infatti, terreni asciutti, poco fertili e sabbiosi con una buona esposizione dal clima caldo l'allevamento tradizionale è ad alberello, ha una buona vigoria, abbondante e costante produzione dando vini molto alcolici e colorati tanto da essere ritenuto in passato un vino da taglio specialmente per il mercato francese. La foglia ha forma media e pentagonale, il grappolo ha forma medio-grande con una o due ali, compatto, l'acino è di forma media con buccia di colore blu, molto pruinosa. Le sue uve vengono vinificate, di regola, in assemblaggi ma anche in purezza, le tipologie previste sono: Rosso-Riserva-Superiore-Novello-Rosato-Passito, il vino ha un colore rosso rubino intenso dal profumo vinoso, fruttato con note di ribes, prugna, amarena, in bocca è pieno, persistente, sapido, asciutto, caldo, corposo, leggermente tannico, armonico, adatto all'invecchiamento, la gradazione alcolica, secondo la tipologia di vinificazione, va dai 12°-13,5° fino ai 14° della tipologia passito. Il Carignano può essere abbinato ad antipasti, primi piatti, arrosti, cacciagione, formaggi stagionati, la temperatura di servizio è 18°-20°C.

Motto: Una ragazza e un bicchiere di Vino curano ogni bisogno. Chi non beve
             e chi non bacia è peggio che morto! ( GOETHE )

venerdì 14 novembre 2014

VITIGNO CARRICANTE

foto politicheagricole.it
Vitigno a bacca bianca autoctono della Sicilia conosciuto fin dai tempi dei Romani, diffuso soprattutto in provincia di Catania nella zona dell'Etna, il nome potrebbe derivare dall'abbondante produzione che è in grado di assicurare. Il Carricante, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, viene utilizzato, generalmente, in uvaggi con altre uve locali a bacca bianca, come il " Catarratto ", " Inzolia ", la " Minnella Bianca ", ma anche con uve a bacca rossa come il " Nerello Mascalese ", viene vinificato anche in purezza. Questo vitigno non ha particolari esigenze di terreni, è allevato ad alberello, è sensibile alle brinate primaverili e alla siccità, ha una produzione abbondante e costante, la foglia è media, pentagonale con tre o cinque lobi, il grappolo è di forma media, conico, con un'ala, semi spargolo, l'acino è medio, ellittico con buccia consistente e pruinosa dal colore verde tendente al giallo. Se vinificato in purezza il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini con profumo erbaceo, floreale, fruttato, in bocca è sapido, caldo, fine, armonico con una elevata acidità che lo rende adatto all'affinamento in botti e all'invecchiamento, la gradazione alcolica è 11,5°-12,5°, l'abbinamento è con antipasti e piatti di pesce, grigliate di pesce, carni bianche, la temperatura di servizio è 10°-12°C.

Motto: Il Vino è vita. ( ORAZIO )

giovedì 13 novembre 2014

VITIGNO LAGREIN

foto politicheagricole.it
Vitigno autoctono a bacca rossa dell'Alto Adige, zona di Bolzano-Gries, diffuso anche in Trentino, da cui si ricavano due tipologie di vino, uno "rosato o rosè" chiamato " Kretzer ", l'altro "rosso" chiamato " Dunkel ", generalmente utilizzato in purezza, lo troviamo anche in assemblaggi con altri vitigni, si pensa che la sua coltivazione e diffusione sia dovuta ai monaci benedettini. Il Lagrein, conosciuto anche col sinonimo di Lagarino Nero, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970, è coltivato a pergola trentina, predilige terreni argillosi-calcarei, ghiaiosi e sabbiosi, alluvionali ben aerati e dal clima caldo per sviluppare profumi intensi e fini. Ha una buona vigoria e abbondante produzione ma non costante, ha foglia di media grandezza, pentagonale con tre lobi.Il grappolo può essere di varie dimensioni, di forma tronco-piramidale, alato, semicompatto, l'acino è di media grandezza, ovoidale con buccia spessa, pruinosa di colore blu-nero.Il vino ha un colore rosso rubino chiaro, nella versione rosato, e rosso rubino tendente al granato nella versione rosso,il profumo è fruttato, floreale, speziato con sentori di frutti di bosco, mammola con note di vaniglia nella versione invecchiata. In bocca è corposo, pieno, asciutto, caldo, vellutato ed equilibrato, nella versione rosato i sentori sono più freschi e con una notevole vivacità, la gradazione alcolica è 11,5°-12,5°. Il vino Lagrein si abbina spesso con piatti tradizionali della cucina altoatesina come polenta, selvaggina, formaggi a pasta dura ma anche con salumi, arrosti, brasati, nella versione rosato va bene con piatti di pesce, carni bianche ed è ottimo come aperitivo, la temperatura di servizio per il rosso è 16°-18°, per il rosato è12°-14°C.

Motto: Ah, bottiglia, amica mia, perchè ti svuoti? ( MOLIERE )

mercoledì 12 novembre 2014

VITIGNO GRILLO

foto vinincanta.it
Vitigno autoctono a bacca bianca originario  probabilmente della Puglia, importato e coltivato soprattutto in Sicilia nella zona tra Marsala e Trapani. Il Grillo, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, è importante e di base per la produzione del famoso " Marsala " insieme al vitigno Inzolia e al vitigno Catarratto, raggiungendo un grado alcolico di 15°-16°, è adatto  all'invecchiamento. Recenti studi hanno rilevato che i suoi genitori sono altri due vitigni siciliani, il Catarratto Bianco e lo Zibibbo o Moscato di Alessandria. I terreni preferiti sono argillosi-calcarei, profondi, viene allevato tradizionalmente ad alberello ma anche a spalliera bassa, sopporta le alte temperature, ha una buona vigoria e produzione, la foglia è media-grande, pentagonale con cinque lobi, il grappolo è medio, conico, poco spargolo, alato, l'acino è medio-grande, sferico con buccia spessa e poco pruinosa di color giallo dorato con macchie color ruggine. Il vino ha un colore giallo paglierino carico con profumo erbaceo, fruttato, floreale con note di agrumi,fieno, fiori bianchi, in bocca è sapido, caldo, asciutto, buona acidità, morbidezza equilibrata, armonico, la gradazione alcolica è 13°. Il vino Grillo si abbina bene con antipasti di frutti di mare, verdure, primi piatti di pesce, carni bianche, la temperatura di servizio è 10°-12°C.

Motto:...riempirono le coppe, sparsero il vino al suolo e rivolsero le loro
            preghiere agli Dei. ( OMERO )

martedì 11 novembre 2014

VITIGNO RABOSO

foto rabosopiave.net
foto xtrawine.com
Vitigno autoctono di origine antica a bacca rossa del Veneto, del Raboso si conoscono due  varietà, che hanno poco in comune tra loro, il " Raboso del Piave ", iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, coltivato in Veneto e FriuliVeneziaGiulia che nella zona di Bagnoli, provincia di Padova, è conosciuto col nome di "Friularo", noto per la sua notevole astringenza e acidità, e il " Raboso Veronese ", iscritto anch'esso nel Registro Nazionale nel 1970, coltivato principalmente in Veneto, noto per dare vini più amabili e morbidi. Le due varietà contribuiscono alla produzione del vino " Malanotte del Piave DOCG ", che ha una gradazione di 12,5° ed un invecchiamento di almeno 36 mesi di cui 12 in botti e 4 in bottiglia, per le sue caratteristiche la uve del " Raboso Piave " sono più adatte all'invecchiamento e all'appassimento. Questi vitigni preferiscono terreni pianeggianti-collinari, alluvionali, profondi e ricchi di scheletro, hanno notevole vigoria e produzione, la forma del grappolo è grande, cilindrico, allungato, alato, compatto, l'acino è più piccolo e sferico nella varietà " Veronese "  con buccia spessa e pruinosa. Il vino ha un colore rosso rubino intenso tendente al granato con l'invecchiamento, il profumo è vinoso, fruttato, floreale con note di frutti rossi, ciliegia, marasca, violette di campo, in bocca è secco, sapido, tannico e acidulo( per la varietà "Piave"), morbido (per la varietà "Veronese"), di corpo, la gradazione è 11°-12°. L'abbinamento ideale è con primi piatti con sughi di carne, carni grigliate, arrosti, salumi, formaggi stagionati, la temperatura di servizio è 16°-20°C.

Motto: Il Vino eleva l'animo ed i pensieri e le inquietudini si allontanano dal
             cuore dell'uomo.  ( PINDARO )

domenica 9 novembre 2014

VITIGNO BONARDA

foto ideavip.it
Antico vitigno autoctono a bacca rossa spesso confuso con il vitigno "Croatina", diffuso nell'Oltrepo Pavese e nei Colli Piacentini, e  col vitigno "Uva Rara", diffuso nel Novarese e Vercellese, coltivato principalmente in Piemonte nel Torinese, nell'Astigiano, nel Monferrato, nel Pinerolese e nel Canavese. La Bonarda, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, concorre agli assemblaggi, per le sue piccole percentuali, dei vini " Ghemme DOCG" e "Gattinara DOCG".  In Lombardia, nell'Oltrepo Pavese, il vino chiamato "Bonarda" è prodotto dal vitigno " Croatina ". La Bonarda preferisce terreni collinari argillosi e poco fertili, ha una buona produzione e vigoria, viene allevato a controspalliera, l'uva viene vinificata sia in assemblaggi che in purezza ed ha una sua aromaticità. La foglia è di forma media, pentagonale con tre o cinque lobi, il grappolo è medio-grande con due o tre ali, l'acino è piccolo, ovale con buccia pruinosa di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, il profumo è fruttato, vinoso, talvolta speziato con note di ciliegia e sentori di pepe nero, in bocca è fresco, morbido, poco tannico, non molto strutturato ma persistente, equilibrato, la gradazione alcolica è 11°-12°. La Bonarda si potrebbe definire un vino quotidiano a tutto pasto, si abbina con antipasti di salumi, primi piatti con sughi leggeri, carni rosse e bianche non elaborati, formaggi non stagionati, la temperatura di servizio è 16°-18°C.

Motto: Et però credo che molta felicità sia agli uomini che nascono dove si
             trovano i vini buoni. ( LEONARDO DA VINCI )

sabato 8 novembre 2014

VITIGNO GARGANEGA

foto agrimaffione.it
Vitigno a bacca bianca del Veneto diffuso nella provincia di Verona, zona Soave, e di Vicenza, zona Gambellara, da varie testimonianze alcuni studiosi danno la sua appartenenza alla famiglia dei " Trebbiani ", altri alla famiglia dei " Greci ", inoltre  molti gli danno la somiglianza ampelografica ad altri vitigni, quali il vitigno sardo " Nuragus ", il vitigno veneto " Glera ", il vitigno siciliano " Grecanico " , il vitigno altoatesino "Weissterlaner" o "Bianca di Terlano". L'origine del nome farebbe pensare al luogo della sua provenienza, cioè il Gargano, in Puglia, come ultimamente attestano alcuni studiosi. La Garganega, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, preferisce terreni profondi e fertili con buona esposizione per ottenere prodotti di qualità, l'allevamento è a pergola, le sue uve sono adatte all'appassimento e alla spumantizzazione dando ottimi vini da dessert, da esse vengono prodotte, in purezza o in uvaggio col " Trebbiano di Soave ", le seguenti DOCG: " Recioto di Gambellara "- " Recioto di Soave " - " Soave Superiore ". Questo vitigno ha una notevole  vigoria e buona resistenza alle malattie, la foglia è media, pentagonale con cinque lobi, il grappolo è lungo, cilindrico, poco spargolo con ali molto pronunciate, l'acino è medio, sferico di colore giallo dorato con buccia spessa. Il vino ha un colore giallo paglierino tendente all'ambrato nella versione "passito", è fruttato, floreale con note di pera, albicocca, ananas, maudorla, fiori bianchi, in bocca è fine, delicato, asciutto, di equilibrata acidità, vellutato, di corpo, armonico con un retrogusto amarognolo, il grado alcolico è 11°-12°, nel "passito" raggiunge i 14°. L'ideale abbinamento di questo vino è con risotti e piatti di pesce, crostacei, carni bianche, salumi, formaggi (erborinati per il "passito"), la temperatura di servizio è 8°-12°C.
Esiste una variazione del vitigno Garganega chiamato Garganega Grossa o Garganegone Veronese,  conosciuto anche col sinonimo di Uva dell'Oro.

Motto: Se Dio avesse proibito il Vino, perchè mai lo avrebbe fatto così buono.
             ( Cardinale RICHELIEU )

giovedì 6 novembre 2014

VITIGNO GRECO (famiglia)

foto grecoditufo.biz
foto civiltàdelbere.com
Questo vitigno autoctono appartiene alla famiglia dei " Greci "( come già citato nel post del vitigno Grechetto ), ha due sinonimi " Greco o Greco di Tufo " e "Greco Bianco o di Bianco", ambedue iscritti nel Registro Nazionale nel 1970 con due codici differenti, il primo più diffuso in Campania, in provincia di Avellino (Comune di Tufo), il secondo più diffuso in Calabria, in provincia di Catanzaro e Reggio (Comune di Bianco), lo troviamo coltivato più di rado in Puglia, Basilicata, Lazio, Abruzzo. Le caratteristiche dei due vitigni sono pressochè identiche, sono poche le dissonanze, il primo predilige terreni collinari  freschi, profondi di origine vulcanica e dà vini più profumati e strutturati, il secondo predilige terreni collinari asciutti e caldi ed è più adatto ad un breve appassimento delle uve per la produzione di vini passiti, il primo da il nome al famoso vino " Greco di Tufo DOCG " e lo troviamo vinificato per le sue percentuali nel " Cannellino di Frascati DOCG - Frascati Superiore DOCG - Fiano di Avellino-Apianum DOCG". L'allevamento dei due vitigni è ad alberello o a spalliera, la foglia è piccola, pentagonale, il grappolo è grande, allungato, piramidale o cilindrico, piuttosto compatto, alato, l'acino è piccolo e tondo con buccia dura e pruinosa. Il vino ha un colore giallo paglierino più o meno intenso con riflessi verdolini tendenti al dorato, il profumo è fruttato, floreale con note di pera, pesca, banana,mandorla, fiori di campo, in bocca è fresco, sapido, ampio, morbido, intenso e persistente con retrogusto amarognolo, la gradazione alcolica è 11,5°-12°, nella versione "passito" la gradazione è 16°. L'abbinamento è con antipasti di verdure, piatti di pesce, crostacei, salumi, formaggi molli, la temperatura di servizio è 8°-12°C. Nel Lazio, precisamente in sette comuni della provincia di Viterbo, questo vitigno è conosciuto col nome di " Greco di Vignanello.

Motto: ...Ah! Lo dolce ber che non m'avria mai sazio! ( DANTE )

VITIGNO PASSERINA

foto enotime.it
Vitigno molto antico autoctono a bacca bianca la cui provenienza è contesa tra le Marche, dove vi è la maggiore concentrazione di allevamento nella zona del Piceno, e la provincia di Frosinone, nel Lazio, presente anche in Umbria e Abruzzo, confuso spesso col vitigno " Trebbiano Toscano" o col "Pagadebit " romagnolo. Il nome Passerina, iscritto nel Registro Nazionale nel 1971, deriva, molto probabilmente, dal fatto che i passeri sono molto golosi dei suoi piccoli acini, la cui polpa è particolarmente gustosa, le sue uve rientrano nella produzione del "Offida DOCG ". Quasi abbandonato tanti anni fa, il vitigno Passerina, recentemente rivalutato, si presta alla vinificazione in purezza e, grazie alla buona acidità, alla produzione di spumanti e passiti, dopo un periodo di appassimento delle uve, per le sue caratteristiche si adatta alla coltura su qualsiasi terreno e clima, dando una buona produzione qualitativa  ed una elevata vigoria. La foglia è media, pentagonale con cinque lobi, il grappolo è di media grandezza, piramidale o conico, quasi spargolo, a volte alato, l'acino è piccolo, tondo con buccia pruinosa, spessa e consistente. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi da verdolini a dorati, profumo fruttato, floreale con note di frutta tropicale, agrumi, miele, in bocca spicca l'acidità, buona sapidità, asciutto, equilibrato con un finale amarognolo, la gradazione alcolica è 11°-12°, l'abbinamento si adatta a risotti e piatti di pesce in genere, dai crostacei, alle zuppe, alle fritture, formaggi a pasta molle, salumi, nella versione "passito" si abbina bene alla pasticceria secca, la temperatura di servizio è 8°-12°C.

Motto: E dove non è Vino non è amore nè altro diletto hanno i mortali.
             ( EURIPIDE )

martedì 4 novembre 2014

VITIGNO TRAMINER AROMATICO o GEWURZTRAMINER

foto olioevino.org
Vitigno autoctono aromatico dell'Alto Adige, originario di Termeno (o Tramin in tedesco) in provincia di Bolzano, a bacca rosa, il Traminer Aromatico o Gewurztraminer, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, è conosciuto sopratutto col nome "Gewurztraminer",( "Gewurz" significa "spezia" in tedesco). Da recenti ricerche alcuni studiosi vogliono  far risalire la sua origine nell'Europa Centrale tra Alsazia, in Francia, e la zona Renana, in Germania, è un vitigno, ormai, diffuso in numerose regioni italiane ed europee. Il Traminer predilige terreni collinari granitici, marnosi, argillosi-calcarei e sabbiosi, l'allevamento è a pergola trentina semplice con una vigoria e produzione bassa ma costante. La foglia è medio-piccola con cinque lobi, il grappolo è piccolo, tozzo e compatto, alato raramente, l'acino è medio, sferico con buccia pruinosa, resistente, la polpa ha sapore aromatico che ricorda la rosa. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati, il profumo è aromatico, fruttato, floreale, speziato con note di frutta tropicale, ribes, rosa, pepe, anice, il sapore è fresco, asciutto, morbido, equilibrato, di corpo, la gradazione alcolica è 11°-12°. E' un vino ottimo come aperitivo, si abbina ad antipasti, piatti di pesce e grigliati e fritti, risotti, carni bianche e formaggi, la temperatura di servizio è 12°-14°C.

Motto: Il Vino per l'uomo è come l'acqua per le piante che in giusta dose le fa
             stare bene erette, mentre in eccesso le fa cadere... ( PLATONE-400a.c.)

VITIGNO PETIT ROUGE


Vitigno autoctono considerato il migliore e il più coltivato a bacca rossa della Valle d'Aosta, grazie agli antichi Romani la viticoltura si è diffusa in questa regione montana, per eccellenza, dal clima freddo ben sopportato da questo vitigno che mal gradisce le annate umide e di pioggia. Il Petit Rouge, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, secondo le più recenti indagini sul DNA, ha un parente molto stretto che è il Neret di Saint Vincent. Coltivato, principalmente, nella valle della Dora Baltea con allevamento a Guyot semplice, il Petit Rouge ha una vigoria media con produzione buona e costante, la foglia è  di forma media con tre lobi, il grappolo è medio-piccolo, piramidale o tronco con una o due ali, l'acino è piccolo, sferico con buccia pruinosa e sottile. Il vino ha un colore rosso violaceo tendente al granato con profumo vinoso, fruttato con note di rosa, viola, mirtillo e col tempo mandorla amara, il gusto è morbido, vellutato, lievemente tannico, abbastanza alcolico, di corpo, la gradazione alcolica è 12°-13°; l'abbinamento di questo vino è a tutto pasto, con salumi, zuppe, viene utilizzato molto nelle ricette valdostane, la temperatura di servizio è 18°-20°C.

Motto: Quali sono i tre inconvenienti provocati dal bere? Accidenti, signore,
             il naso rosso, il sonno e l'orina. ( dal Macbeth di SHAKESPEARE )

lunedì 3 novembre 2014

VITIGNO FALANGHINA FLEGREA

foto campaniaslow.it
Vitigno molto antico, conosciuto fin dal tempo dei Romani, che costituiva, probabilmente, la base del famoso vino "Falerno", apprezzato a quell'epoca, il nome pare che derivi dal fatto che la vite veniva legata a pali di sostegno chiamati "falanga" e da qui il termine "Falanghina", è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. Oggi questo vitigno, quasi abbandonato tanti anni fa, trova la collocazione ambientale ideale in Campania, nella zona dei Campi Flegrei, del Casertano, anche se, ormai, è diffuso in Abruzzo, Lazio, Molise, Puglia e Basilicata. Nella zona del Sannio, in provincia di Benevento, è stata riscoperta una Falanghina, detta Beneventana, che ha caratteristiche diverse da questa Flegrea. Grazie al suo ottimo adattamento, la Falanghina predilige sia terreni costieri di origine vulcanica dal clima caldo e asciutto, sia terreni collinari argillosi-calcarei dal clima fresco e umido, ha una buona e costante produzione. La foglia è di media grandezza, il grappolo è di forma allungata e di media grandezza, compatto, cilindrico o conico con un'ala corta, l'acino è di media grandezza, tondo con buccia pruinosa e spessa. Il vino ha un colore giallo paglierino o giallo dorato scarico con riflessi verdolini, il profumo è fruttato, floreale con note di mela, pesca, banana, mandorla, il gusto è molto sapido, fresco, asciutto, vellutato,leggermente acido, persistente, il grado alcolico è 11,5°. L'abbinamento è con primi piatti di pesce e con sughi leggeri, frutti di mare, tutti i tipi di pesce sia grigliati che fritti,  formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio è 10°-14°C.

Motto: Un uomo non è mai ubriaco quando riesce a sdraiarsi sul pavimento
             senza restarci. ( JOE E.LEWIS )

sabato 1 novembre 2014

VITIGNO DOLCETTO

foto agraria.it
Vitigno autoctono del Piemonte dove trova la massima espressione nella zona delle Langhe, diffuso anche in Liguria, dove è conosciuto col nome di "Ormeasco", e in Valle d'Aosta, in Sicilia è conosciuto col sinonimo di Dolcetta Nera e in Garfagnana(Toscana) è conosciuto col sinonimo di Uva del Monferrato. E' conosciuto anche con i sinonimi di Cassolo, Beina e Bignola. L'origine del suo nome è incerta, alcuni studiosi lo vogliono associare alla dolcezza del vino, altri lo vogliono far derivare da un termine dialettale piemontese " Dosset " che significa "piccola collina". Fino ad un ventennio fa il Dolcetto, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, era poco considerato per la scarsa acidità del vino che produceva e quindi non idoneo all'invecchiamento rispetto agli altri due vitigni, il Nebbiolo, più tannico, e il Barbera, più acido, ma da un po di anni  i viticoltori, con le nuove tecnologie e pratiche  sia in vigna che in cantina, lo hanno riportato in auge tanto da vinificarlo e in purezza e per l'invecchiamento, le sue uve danno le seguenti DOCG: "Dolcetto di Dogliani ", " Dolcetto di Diano d'Alba ", " Dolcetto di Ovada ". Il Dolcetto predilige terreni argillosi-calcarei, ben esposti, ha una media vigoria e buona produttività, l'allevamento è a spalliera, ha foglia media, pentagonale, il grappolo è spargolo, conico, allungato, a volte alato, l'acino è tondo , medio con buccia sottile e pruinosa, la maturazione è a metà settembre. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei che con l'invecchiamento assumono riflessi granate, ha profumi fruttati a volte floreali con sentori di liquirizia, ciliegia, mora, mandorla amara, in bocca è secco, amarognolo, poco acido, tannico, morbido, medio corpo, armonico, il grado alcolico è 12°. Vino da tutto pasto, è ottimo con polenta, arrosti, brasato, formaggi stagionati, la temperatura di servizio è 18°-20°C.

Motto: E dove  non è Vino, non è amore, nè alcun altro diletto hanno i mortali.
             ( ESCHILO - Le Baccanti )

venerdì 31 ottobre 2014

VITIGNO GAGLIOPPO

foto vivai maiorana
Vitigno autoctono a bacca nera della Calabria, diffuso anche in altre regioni quale Marche, Umbria, Abruzzo e Sicilia, conosciuto con sinonimi diversi come "Arvino", "Mantonico Nero","Gaglioppo di Cirò", "Aglianico di Cassano", in Basilicata nei comuni di Tito e Viggianello
è conosciuto come Lacrima del Pollino, chiamato anche Aglioppo e Strinto Porcino, nelle Marche è conosciuto con vari sinonimi, quali Gallioppo, Galloppa e Balsamina. Originario, probabilmente, della Grecia, presenta molte analogie col vitigno "Frappato". Il Gaglioppo, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, è il vitigno a bacca rossa più diffuso su tutto il territorio calabro, precisamente in provincia di Cosenza e Catanzaro, dalle sue uve viene prodotto il famoso vino " Cirò " nella versione rosato e rosso. Preferisce terreni collinari aridi e sabbiosi dal clima caldo e secco, ha notevole vigoria, buona produzione e regolare, l'allevamento è ad alberello o a spalliera. La foglia è media, pentagonale, il grappolo è medio-grosso, piramidale o conico, compatto con una o due ali, l'acino è medio, tondo o ovale con buccia pruinosa, mediamente spessa e consistente. Il vino ha un colore rosso rubino più o meno intenso dal profumo vinoso, fruttato, floreale con note di frutti di bosco, rosa, in bocca è caldo, sapido, mediamente tannico, corposo, armonico tendente al vellutato con l'invecchiamento, il grado alcolico è 12,5°. Secondo la tipologia il vino si abbina con primi piatti con sughi saporiti, arrosti, carni alla griglia o alla brace, selvaggina, formaggi stagionati, la temperatura di servizio è 18°-20°C.

Motto: Il Vino rallegra il triste, ravviva il vecchio, ispira il giovane, fa dimenti-
             care allo stanco la sua stanchezza. ( LORD BYRON )

giovedì 30 ottobre 2014

VITIGNO MARZEMINO

foto vinook.it
Vitigno autoctono a bacca rossa di origine incerta presente in Trentino, Veneto, Friuli, Lombardia ed Emilia, con questo nome erano conosciuti molti vitigni a bacca rossa. Attualmente esistono due biotipi di Marzemino raccolti in due gruppi, " Marzemino Gentile o Comune ", molto diffuso nella zona di Isera in Trentino, e " Marzemino Padovano ", diffuso in Veneto, dove viene prodotto il vino " Colli di Conegliano-Refrontolo Passito DOCG " dopo l'appassimento delle sue uve, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970, è conosciuto anche col sinonimo di Berzamino, mentre nelle province di Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena è chiamato Balsamina. E' un vitigno che ha molta vigoria e preferisce terreni collinari argillosi-basaltici, ben esposti e arieggiati dal clima piuttosto caldo, l'allevamento è a pergola trentina, ha foglia media, pentagonale con grappolo lungo, cilindrico-piramidale con una o due ali, moderatamente compatto, l'acino è medio, tondo con buccia pruinosa, sottile ma consistente. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi fruttati, floreali vagamente speziate con note di frutti di bosco, viola, balsamiche, in bocca è caldo, di corpo, sapido, poco tannico, il grado alcolico è 12°, nella versione "passito" è 15°. Il Marzemino viene abbinato di regola a polenta, arrosti, spiedini di carne, salumi, formaggi semi-duri e duri, la temperatura di servizio è 16°-18°C.

Motto: Il Vino fa palese ciò che si nasconde nel cuore degli uomini.
             ( PROVERBIO ARABO )

martedì 28 ottobre 2014

VITIGNO ALBAROLA o BIANCHETTA GENOVESE

foto saporedivinoenoteca.it
Vitigno a bacca bianca diffuso principalmente in Liguria, nella Riviera di Ponente, Cinque Terre, fino alla Toscana, zona Colli di Luni, in provincia di Carrara, l'Albarola è sinonimo del vitigno " Bianchetta Genovese " , ambedue iscritti nel Registro Nazionale nel 1970 con due codici differenti, per le sue caratteristiche e il suo nome è da ricondurre al colore della bacca. A Sarzana, in provincia di La Spezia, è conosciuto anche col sinonimo di Calcatella o Trebbiana di Sarzana. Altri sinonimi del vitigno Albarola sono Termosci, Trebbiano Locale o Trebbiana Bianca. E' un vitigno molto antico ed è importante nella viticoltura ligure, in quanto tradizionalmente viene impiegato insieme al vitigno " Bosco "(altro autoctono ligure) e al vitigno    "Vermentino" (di cui vi ho già parlato)  nella produzione di uno dei vini più rinomati della Liguria, il passito " Cinque Terre Sciacchetrà Doc ". Le sue uve  vengono utilizzate esclusivamente in uvaggio con altre varietà a bacca bianca presenti sul territorio, è molto raro l'utilizzo in purezza. Come vitigno ha una buona vigoria e produzione, preferisce terreni collinari, freschi, ben esposti e arieggiati, l'allevamento è quello tradizionale o a controspalliera, la foglia è medio-piccola, pentagonale, il grappolo è medio-piccolo, cilindrico o conico, alato, l'acino è medio-piccolo, ovale con buccia pruinosa, sottile e resistente. Il  vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, i profumi sono di erba di campo, floreali, fruttati con piccole note di agrumi e minerali, in bocca è fine, intenso, equilibrato con buona acidità, sapidità e buon corpo, il grado alcolico è 12°, nella versione "passito"  è 15°. L'abbinamento col cibo è di regola con piatti tradizionali della cucina ligure, piatti di pesce e formaggi molli, la versione "passito" è indicato per formaggi erborinati piccanti e pasticceria, la temperatura di servizio è 10°-12°C.

Motto: L'astemio: un debole! Che cede alla tentazione di negarsi un piacere.
           (AMBROSE BIERCE)

lunedì 27 ottobre 2014

VITIGNO GRECHETTO BIANCO e ROSSO

foto openwinemap.it
Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Umbria, diffuso anche nelle regioni limitrofe, Toscana, Marche, Lazio, originario della Grecia, da cui deriva il nome. Questo vitigno appartiene alla famiglia dei "Greci", in quanto esistono diversi cloni come il "Greco di Tufo", "Grechetto di Todi e di Orvieto", " Pignoletto" , che hanno caratteristiche simili evidenziate da alcune ricerche sul DNA, non ha particolari esigenze climatiche e di terreni anche  se preferisce terreni collinari argillosi di media fertilità, resiste molto bene al freddo invernale e alle gelate primaverili, ha una produzione abbondante. La foglia è media, pentagonale,allungata, il grappolo è medio-piccolo, cilindrico-conico, serrato a volte con ali, l'acino è medio, ovale con buccia sottile, pruinosa ma consistente. Il Grechetto, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, se vinificato in purezza, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, il vino affinato in legno ha un colore giallo dorato, ha profumi fruttati, floreali con sentori di pesca, pera, frutti esotici, mandorla e nocciola, ha note di vaniglia e tostato se affinato in legno, in bocca è sapido, fresco, gradevole ed equilibrato, il grado alcolico è 11,5°-12°. Può essere abbinato a piatti di pesce e di uova, zuppe di pesce, insalate di mare, crostacei, formaggi molli, la temperatura di servizio è 12°-14°C.
foto openwinemap.it

Vitigno autoctono a bacca nera diffuso esclusivamente nella provincia di Viterbo, nel Lazio, e nella zona di Orvieto, in Umbria, ormai quasi abbandonato, anche se presente nella DOC Colli Etruschi Viterbesi. Confuso spesso con il Sangiovese, dopo accurate analisi si è escluso qualsiasi affinità con lo stesso e con gli altri  vitigni Grechetti umbri, è un vitigno che ha una elevata produzione e una particolare predilezione per i terreni collinari argillosi-calcarei e di origine vulcanica. Il Grechetto Rosso, iscritto nel Registro Nazionale nel 1971, ha un grappolo grande, cilindrico, con una o due ali, mediamente compatto, l'acino è mediamente grande, sferico o ovoidale con buccia poco pruinosa di colore blu-rossastro. Il vino ha un colore rosso rubino più o meno intenso con profumi fruttati e floreali di frutti rossi, prugna, viola, in bocca è fresco, buona sapidità, caldo, mediamente tannico, persistente, armonico, di corpo, ha una gradazione media di 11°. E' un vino da tutto pasto, ben abbinato con i piatti di territorio tra cui salsiccia, arrosticini, coniglio alla cacciatora, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

Motto: Non sai che il Vino è un lento veleno? Pazienza! Non ho fretta.   
             ( PAOLO MONELLI )

domenica 26 ottobre 2014

VITIGNO NEGROAMARO E NEGROAMARO PRECOCE

foto winesurf.it
Vitigno a bacca nera esclusivamente della Puglia precisamente del Salento in provincia di Lecce, utilizzato molto per la vinificazione nella versione "rosato", il Negroamaro viene vinificato in assemblaggio con la " Malvasia Nera di Brindisi e Lecce", col " Sangiovese ", col " Montepulciano ", ma con percentuali minori, oppure in purezza, dove esprime il meglio di sè. Il nome deriva certamente da una espressione prettamente dialettale, "niuru"(nero) e "maru"(amaro), le prime testimonianze scritte risalgono al 1872 grazie ad una lettera scritta da Achille Bruni al professor Apelle Dei, riportata negli Annali di Viticoltura ed Enologia Italiana. Nel Salento, in passato, era conosciuto con vari sinonimi Albese, Jonico, Lacrima, nella zona di Barletta era conosciuto col sinonimo di Purcinara, inoltre nella zona di Bari veniva chiamato Abruzzese, mentre nella zona di Pozzuoli, in Campania, era conosciuta col sinonimo di Uva Olivella, sempre in Campania nel comune di Aquilonia, in provincia di Avellino, è stato individuato il vitigno Mentuonico, che geneticamente è risultato identico al Negroamaro.  Il Negroamaro o Negramaro, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970, è un vitigno che si adatta a qualsiasi caratteristica del terreno con preferenza per quello argilloso- calcareo dal clima caldo e arido, è allevato, secondo la tradizione, ad alberello ma anche a tendone, ha una ottima vigoria e un'abbondante produttività, la foglia è grande, pentagonale, il grappolo è medio di forma tronco-conico, corto e serrato, raramente con un'ala, l'acino è medio-grande di forma ovale con buccia pruinosa, spessa e consistente. Il vino del Negramaro ha un colore rosso rubino intenso con sfumature granate, vinoso, fruttato, floreale con note di mela, pera, prugna, lamponi, rosa con piccole sensazioni di tabacco, in bocca è fresco, asciutto, fine, di corpo, vellutato, armonico con un finale amarognolo, il grado alcolico è 13°. L'abbinamento del Negramaro può essere a tutto pasto, ma si accompagna in modo eccellente ai piatti tipici della cicina salentina, dalla carne alla brace, polpette col sugo, carne di cavallo col sugo, paste col sugo e involtini, fave e cicoria, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°C. Curiosità: il nome del noto gruppo musicale salentino " Negroamaro" è preso proprio dal nome del vitigno.
negroamaro precoce

VITIGNO NEGROAMARO PRECOCE

Oltre al classico vitigno, sopra menzionato, esiste anche un vitigno Negroamaro precoce, scoperto nel 1994 grazie al programma di miglioramento genetico dei vigneti del Salento promosso dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2000. E' un vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, diffuso in pochi appezzamenti anche in Basilicata, rispetto al suo omonimo principe, ha la particolarità di maturare prima, è conosciuto anche col sinonimo di Negroamaro Cannellino. Le caratteristiche colturali del grappolo e dell'acino sono quasi simili al suo omonimo, il vino rispecchia esattamente le stesse caratteristiche sensoriali ed olfattive del precedente e viene vinificato sia in purezza che in assemblaggio. L'abbinamento e la temperatura di servizio sono identici al Negroamaro.


Motto: Il Vino è la poesia della terra. ( MARIO SOLDATI )

venerdì 24 ottobre 2014

VITIGNO CATARRATTO

Catarratto bianco comune
Catarratto bianco lucido
Antico vitigno autoctono siciliano a bacca bianca distinto in due sottovarietà " Catarratto Bianco Comune " e " Catarratto Bianco Lucido ", iscritti ambedue nel Registro Nazionale con due codici differenti nel 1970, il primo più diffuso in provincia di Trapani, il secondo più diffuso in provincia di Palermo e Agrigento. Recenti studi di biologia molecolare hanno dimostrato che il Catarratto è imparentato con altri vitigni italiani importanti, quali la Garganega, Trebbiano Toscano, Albana, Dorona di Venezia, Malvasia di Candia, Mantonico Bianco. Inoltre questi studi hanno rilevato che il Catarratto Bianco e lo Zibibbo o Moscato di Alessandria sono i genitori dell'altro vitigno siciliano il Grillo. Il Catarratto preferisce terreni collinari argillosi-calcarei con buona esposizione e clima caldo allevato ad alberello, le due varietà si differenziano tra loro per la forma del  grappolo che nella varietà " bianco lucido " ha una grandezza media di forma cilindrico, allungato, compatto, mentre nella varietà " bianco comune " ha una forma piramidale con una o due ali, la foglia è piccola-media, l'acino è piccolo, ovale o tondo con buccia spessa, ha buona vigoria e produzione abbondante. Il Catarratto viene vinificato spesso in assemblaggio con altri vitigni, subentra nella produzione di vini liquorosi come il " Marsala ", ma è vinificato anche in purezza. Il vino ha un colore giallo paglierino più o meno carico con profumi lievemente marsaleggianti, fruttati, floreali con note agrumate, il sapore è caldo, asciutto, mediamente fresco, di corpo, il grado alcolico è  11,5°. Il Catarratto si abbina  con piatti poco strutturati della cucina siciliana,carni bianche, antipasti e zuppe di pesce, crostacei e formaggi maturi, la temperatura di servizio è 10°-12°C.

Motto: Nel Vino voglio soffocare i dolori, al Vino chiedo che faccia scendere
             negli occhi, stanchi, consolatore il sonno. ( TIBULLO )

Foto: Antichivigneti.eu

giovedì 23 ottobre 2014

VITIGNO ARNEIS

 foto langhevini.it
Vitigno a bacca bianca del Piemonte in provincia di Cuneo, zona Roero, posta alla sinistra del fiume Tanaro, l'Arneis, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, è alla base  della produzione del bianco " Roero Arneis DOCG ". L'Arneis rientra nel gruppo delle "bianchette", infatti viene chiamato anche " Bianchetta d'Alba " o "Nebbiolo Bianco ", preferisce terreni collinari argillosi e sabbiosi con buona esposizione, ha elevata vigoria e buona produzione, l'allevamento è a controspalliera. Le sue uve vengono vinificate sia in uvaggio con altre varietà piemontesi, come il " Cortese " o la " Favorita ", sia in purezza e si prestano bene all'appassimento. Il vitigno ha foglia medio-grande, pentagonale con grappolo di media grandezza, cilindrico-piramidale, compatto e acino di media grandezza, rotondo con buccia pruinosa. Il vino ha un colore giallo paglierino con aromi di fiori e frutta bianca, buona acidità, fresco con retrogusto di mandorla amara, fine con buona personalità, il grado alcolico è 11°, l'abbinamento è con antipasti, piatti a base di pesce, uova, formaggi molli, la temperatura di servizio è 10°-14°C.

Motto: L'amore inespresso è come il vino tenuto nella bottiglia: non placa la sete
            ( GEORGE HERBERT 1593-1633 )

VITIGNO BOMBINO BIANCO e NERO

foto lavinium.com
Bombino Bianco: Vitigno autoctono a bacca bianca diffuso in molte regioni del Centro e Sud Italia dalla Romagna, dove è conosciuto col sinonimo "Pagadebit" o "Mostosa", all'Abruzzo, dove viene spesso confuso col " Trebbiano d'Abruzzo", al Lazio, dove è conosciuto col sinonimo di "Ottonese o Bonvino Bianco" e alla Puglia, dove è più diffuso e vinificato anche in purezza, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Contribuisce per la sua percentuale al " Cannellino di Frascati DOCG" e al "Frascati Superiore DOCG", tutti nel Lazio, zona Colli Romani, preferisce terreni collinari siliceo-calcarei ricchi di scheletro e ben esposti, ha media vigoria e abbondante produzione, per la quale un tempo gli agricoltori riuscivano a pagare i propri debiti, vedi il sinonimo romagnolo Pagadebit. Questo vitigno ha foglia media pentagonale con grappolo medio-grande, cilindrico-conico, spesso alato, l'acino è medio-grande, rotondo, la  buccia spessa con puntini marroni. Il vino ha un colore giallo paglierino con sfumature dorate, secondo la zona di coltivazione, il profumo è fruttato, floreale, minerale con note di mela, camomilla, pietra focaia e grafite, fresco, sapido, armonico, buono da spumantizzare, l'abbinamento è con antipasti di pesce e piatti di mare, grado alcolico 12°, temperatura di servizio 12°-14°C.
foto terredipuglia.net
Bombino Nero: Vitigno autoctono diffuso in Puglia nella zona delle Murge, dove concorre al " Castel del Monte Bombino Nero DOCG ", si presta all'invecchiamento con altre varietà locali.ì, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. Si adatta per la coltivazione a clima e terreni più disparati, in quanto non ha bisogno di colture particolari, la foglia, il grappolo e l'acino, come forma, sono quasi simili a quelli del Bombino Bianco. Il vino ha colore rosso rubino chiaro che ricorda la buccia di cipolla, ha profumo delicato, fruttato con note di rosa e vaniglia, in bocca è fresco, asciutto, morbido e armonico, il grado alcolico è 12°, ottimo come aperitivo, si abbina con antipasti di terra, primi piatti strutturati, arrosti e grigliate di carne, salumi e formaggi stagionati, va servito ad una temperatura di 16°-18°

Motto: Senza Cerere e Bacco, Venere è gelata... ( TERENZIO )

mercoledì 22 ottobre 2014

VITIGNO CANNONAU NERO (TAI ROSSO o TOCAI ROSSO) E SINNIDANU O CANNONAU BIANCO

 foto TOCAI ROSSO
foto lavinium.com
Le discussioni sulla provenienza di questo vitigno si sono sprecate, molti studiosi davano le origini in Spagna, ma da recenti studi e ricerche possiamo affermare che è un vitigno antico autoctono a bacca rossa della Sardegna, ad avvalorare ancora di più questa tesi è il ritrovamento di reperti di questo vitigno, risalenti a 3000 anni fa, nella zona dell'Ogliastra. La sua coltivazione è diffusa su tutta l'isola e il suo vino è il più antico del Mediterraneo, viene coltivato anche in Toscana, dove è conosciuto col nome di Alicante, in Veneto, Colli Berici nel Vicentino, dove è conosciuto col nome di Tai Rosso (anticamente chiamato Tocai Rosso), infatti nel 1983 è stato confermato l'identicità col Cannonau dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. Il vitigno Cannonau, appartenente alla famiglia delle Guarnacce, predilige terreni collinari alluvionali e sabbiosi, è un vitigno con molta vigoria e media produttività allevato ad alberello, anche se ultimamente si preferisce la coltivazione a pergola. La foglia è di media grandezza con grappolo di forma tronco-conico, compatto e alato, l'acino è medio, sferico con buccia consistente e pruinosa. Le sue uve possono essere vinificate come vino da pasto, rosso o rosato, oppure come vino liquoroso secco o dolce, il colore è rosso rubino più o meno intenso tendente all'aranciato con l'invecchiamento, il profumo è gradevole che con l'invecchiamento diventa intenso, ampio, floreale, fruttato con sentori di viola, prugna, mora, frutti di bosco, spezie, il sapore varia  dall'abboccato al secco, sapido, caldo, corposo, armonico. Il grado alcolico varia a secondo della versione del vino, va dai 12,5° per il rosato e il secco, ai 16° per la versione liquoroso dolce, ai 18° per la versione liquoroso secco; l'abbinamento del vino Cannonau è molto vario, il rosato si abbina a piatti poco strutturati, a carni bianche ed è ottimo come aperitivo,la versione secco si abbina a piatti strutturati, a carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati, la versione liquoroso secco e dolce  si abbina a formaggi piccanti ed erborinati, ottimo da dessert e da meditazione; la temperatura di servizio varia secondo la versione del vino, va dai 12°-14°C. ai 18°-20°C.

Oltre alla varietà nera, esiste una varietà a bacca bianca chiamato Sinnidanu, diffuso principalmente nella Baronia, Ogliastra e Barbagia, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019. E' un vitigno autoctono della Sardegna che si presume sia un incrocio tra il Cannonau a bacca nera e il Galoppo, antica uva a bacca bianca da tavola locale. Citato per la prima volta a metà del 1700 nel Manca dell'Arca, è una varietà che predilige terreni collinari argillosi-sabbiosi. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso con riflessi gialli, con note floreali di fiori di arancio e fruttate di pera, pesca e agrumi.

Motto: Dell'acqua solo bevere chi no have del Vino. ( JACOPONE da TODI )

martedì 21 ottobre 2014

VITIGNO VERNACCIA (famiglia)

Vernaccia di San Gimignano
Quando citiamo il vitigno Vernaccia, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, intendiamo parlare della famiglia delle Guarnacce  sia a
bacca bianca, lo troviamo in Toscana e Sardegna,
sia a bacca rossa, lo troviamo nelle Marche, nell'Umbria e nel Veneto, oltre che in Sardegna. Le origini del suo nome trovano pareri discordanti,c'è chi sostiene che derivi dal latino "vernaculus", c'è chi sostiene che derivi dalla nota località ligure "Vernazza",
Vernaccia di Oristano
 nelle Cinque Terre. Il vitigno Vernaccia a bacca bianca da' origine alla " Vernaccia di San Gimignano DOCG ", in Toscana e la " Vernaccia di Oristano ", in Sardegna, mentre la varietà a bacca rossa da' origine alla " Vernaccia di Serrapetrona DOCG ", in versione perlopiù spumante ma anche in versione secco, nelle Marche. Questo vitigno preferisce terreni collinari,argillosi-calcarei, tufacei con residui fossili dal clima caldo, ha buona vigoria e produttività, la fogliaè di media grandezza con grappolo piccolo o grosso di forma cilindrico o conico, compatto, l'acino è medio di forma ovale con buccia sottile, eccetto quella
   nera che ha buccia più spessa. Il vino a bacca bian-
   ca ha colore giallo paglierino tendente al dorato se
Vernaccia di Serrapetrona

         invecchiato, ha profumo fruttato, floreale con note
         di mela selvatica, frutta fresca, mandorla, fiori deli
         cati, il sapore è fresco, asciutto, equilibrato con re
         trogusto amarognolo. In Sardegna viene vinificato
         anche nella versione " liquoroso ", vino da dessert,
         che raggiunge i 16° di grado alcolico con tempera-
         tura di servizio sui 8°-10°C, il vino a bacca rossa
         ha colore rosso rubino carico con grado alcolico di
         11,5° e temperatura di servizio sui 16°-18° per la versione secco e 8°-10° nella versione spumante. L'abbi-
         namento della Vernaccia, secondo la tipologia, può
          essere con antipasti leggeri, con piatti di pesce, molluschi, crostacei, ricette a base di uova, piatti della tradizione locale, formaggi stagionati e pasticceria secca.
        
   

Motto: Il Vino suscita il desiderio, ma ne ostacola l'attuazione.
            ( WILLIAM SHAKESPEARE )
Foto: wordpress.com - sardegnaagricoltura.it - macerataitinerari.it










VITIGNO CORVINA e CORVINONE

uva corvinone
 uva corvina

Vitigno autoctono a bacca rossa del Veneto esattamente in provincia di Verona, zona Valpolicella e Bardolino, il nome Corvina, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, deriva molto probabilmente dalla colorazione degli acini, quasi nera, simile al colore del corvo. Questo vitigno viene vinificato raramente in purezza e concorre per la percentuale maggiore (insieme alle uve Rondinella, Molinara e Corvinone) alla produzione di uno dei più grandi vini italiani " Amarone della Valpolicella DOCG ", è presente nel " Badolino Superiore DOCG " e nel " Recioto della Valpolicella DOCG ". Preferisce terreni collinari argillosi-calcarei, sassosi con buona esposizione di origine morenica, l'allevamento è a pergola veronese, ha buona vigoria e media produzione, la foglia è media pentagonale con grappolo medio, cilindrico-piramidale, compatto con un'ala più lunga dell'altra, l'acino è medio, ovale con buccia spessa. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi fruttati, floreali di ciliegia, viola, rosa, frutti di bosco e mandorla, se è giovane, colore rosso granato con profumi di prugna secca, ribes, ciliegia sciroppata, cuoio, se è invecchiato, sapore con un retrogusto amarognolo, è asciutto, etereo, corposo, caldo, vellutato, armonico. L'Amarone è un vino secco con grado alcolico di 14° prodotto con l'appassimento delle uve su graticci per alcuni mesi e affinato in botti di rovere per 2 anni, il Recioto è un vino da dessert con grado alcolico di 12° prodotto con lo stesso procedimento dell'Amarone solo che l'affinamento avviene in contenitori di acciaio abbassando la temperatura e bloccando la fermentazione per mantenere alto il contenuto zuccherino. Il Valpolicella e il Bardolino sono vini da tutto pasto, l'Amarone, invece, si abbina con piatti più strutturati, arrosti, selvaggina, formaggi stagionati. La temperatura di servizio va dai 18°ai 20°C. Altro vitigno autoctono a bacca rossa del Veneto è il Corvinone, iscritto nel Registro Nazionale nel 1993, confuso fino al tale data con la Corvina, oggi ha una sua identità con caratteristiche molto simili alla Corvina.

Motto: Il Vino ha dunque una vita più lunga della nostra? Ma noi, fragili crea-
            ture umane, ci vendicheremo ingoiandolo tutto. Nel Vino è vita.
            ( PETRONIO ARBITRO )
 






lunedì 20 ottobre 2014

VITIGNO SANGIOVESE

foto sorgentedelvino.it
Parlare del Sangiovese, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, è come parlare della viticoltura italiana, in quanto col vitigno Barbera è il più diffuso sul nostro territorio. E' un antico vitigno già conosciuto all'epoca degli Etruschi, il suo nome potrebbe derivare dal latino "Sanguis Jovis",ossia Sangue di Giove, in quanto produce vini consistenti, spessi e rotondi. Da una delle ultime ricerche sono stati scoperti i "genitori" del Sangiovese e sarebbero il Ciliegiolo e due vitigni campani il Palummina Mirabella e il Calabrese Montenuovo. Trova la sua migliore collocazione in Toscana, dove viene distinto in due biotipi, secondo la grandezza dell'acino: Sangiovese grosso ( chiamato Brunello a Montalcino e Prugnolo Gentile a Montepulciano ) e Sangiovese piccolo, diffuso nel resto dell'Italia e nella zona di Scansano è chiamato Morellino. Subentra in purezza o in uvaggio in tanti vini italiani DOC e DOCG, tra cui Brunello di Montalcino, Carmignano, Chianti Classico, Chianti (sottozone dei colli), Montecucco Sangiovese, Morellino di Scansano, Rosso della Val di Cornia, Suvereto, Vino Nobile di Montepulciano,tutti in Toscana, Conero,nelle Marche, Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane,in Abruzzo, Torgiano Rosso Riserva,in Umbria, questi vini sono tutti DOCG. Il Sangiovese è un vitigno autoctono a bacca nera talmente originale geneticamente da assumere nomi diversi in varie zone, ma l'aspetto più caratteristico è dovuto proprio alla sua grande capacità di adattamento in zone diverse tanto da produrre vini tra loro molto differenti, quasi fossero di un altro vitigno. Preferisce terreni collinari argillosi-calcarei con presenza di ferro, ma anche aridi e sassosi con clima mediterraneo e per la diversità dei territori e di clima delle varie zone di produzione dona ai vini sfumature di colore, aroma e gusto differenti. La foglia è di media grandezza, pentagonale con grappolo compatto medio-grande, cilindrico-piramidale con una o due ali, l'acino è medio-grande, tondo o ovale con buccia pruinosa non molto spessa. Per queste sue diversificazioni, a seconda delle zone, risulta difficile elencare le proprietà generali dei vini di questo vitigno, ma possiamo affermare che produce un vino dal colore rosso rubino intenso, con l'invecchiamento assume tonalità granate, caratterizzato da una notevole astringenza per la sua tannicità, corposo, armonico con un retrogusto amarognolo. Il profumo, secondo l'età del vino, va dal fruttato, floreale allo speziato con note di viola, rosa, lampone, frutta matura, vaniglia, liquirizia. L'abbinamento del Sangiovese può essere a tutto pasto,se è giovane, con piatti strutturati, carni e formaggi stagionati, se è invecchiato, il grado alcolico va dai 12,5° ai 13,5°, la temperatura di servizio è 16°-20°C.

Motto: Che sarebbe la vita senza il Vino? Il Vino bevuto in tempi e quantità
             giuste è gaiezza del cuore, gioia dell'anima....
            ( ANTICO TESTAMENTO - Ecclesiaste )

sabato 18 ottobre 2014

VITIGNO ALEATICO

foto agraria.org
Vitigno autoctono semiaromatico a bacca rossa della Toscana, principalmente nell'Isola d'Elba, Isola del Giglio e Costiera Maremmana dove esiste anche un vitigno Aleatico a bacca bianca poco coltivato. Diffuso, ormai, in altre regioni quali Lazio, Umbria(dove è conosciuto come Raviso Nero), Puglia, Marche(dove è conosciuto come Vernaccia di Pergola) e Piemonte, si vuol far derivare il nome Aleatico dal latino "julius", cioè luglio, mese in cui iniziano a maturare le sue uve che vengono, nella maggior parte delle lavorazioni in purezza, appassite, dando vita alla " Elba Aleatico Passito DOCG ". L'Aleatico, iscritto nel Registro Nazionale nel 1970, preferisce terreni collinari con buona esposizione dal clima caldo, ventilato e asciutto, la foglia è grande, pentagonale con grappolo medio, spargolo, allungato con un'ala e acino medio, ha una produttività media con maturazione a fine agosto-metà settembre. Il vino ha un colore rosso rubino intenso tendente al granato con l'invecchiamento, ha profumo fruttato, floreale, speziato con note di ciliegia, prugna, ribes, viola, amarena, cannella, confettura, è aromatico, fine con sapore morbido, vellutato, rotondo con tannini impercettibili. L'Aleatico è un vino da dessert, da fine pasto, da meditazione e si abbina con crostate a base di frutta, con formaggi erborinati tipo gorgonzola, con cioccolato; il grado alcolico è 15°, la temperatura di servizio è 12°-14°C.

Motto: il Vino conforta la speranza. ( ARISTOTELE - 400a.c. )