Vitigno autoctono a bacca nera di origine sconosciuta dell'Emilia Romagna, l'Uva Bisa è diffusa nelle zone collinari di Reggio Emilia. Citato nel 1915 dal Casali come Ova Bisa o Bigia, lo stesso distingue una varietà dal nome simile a bacca bianca sempre nella zona di Reggio Emilia dal nome di Bisetta. Il nome di Uva Bisa deriva dal colore grigiastro con trasparenze rossastre che assume la buccia pruinosa. E' un vitigno rustico con buona resistenza al freddo, che per colpa della sua elevata acidità è stato quasi del tutto abbandonato. Il grappolo è medio-grande, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore rosso violetto-grigio. Produceva un vino rosso rubino con bassa gradazione alcolica, ricchissimo di acidità, che veniva utilizzato come vinello dalla gente per allentare l'arsura estiva durante i lavori. Purtroppo, ormai, questo vitigno è del tutto abbandonato, come detto, per la eccessiva acidità e non abbiamo altri riferimenti in merito alla sua vinificazione.
martedì 15 giugno 2021
venerdì 11 giugno 2021
VITIGNO SAN MARTINO
Nel 1936 il prof. Giovanni Dalmasso ha ottenuto dall'incrocio del Nebbiolo col Dolcetto il vitigno San Martino, conosciuto anche col sinonimo di Incrocio Dalmasso 7/21, ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1977. Non abbiamo molte notizie in merito, è una varietà che si adatta a terreni collinari di medio impasto, ha una buona produzione, ha una media resistenza alle avversità climatiche, scarsa agli agenti parassitari. Il grappolo è di media dimensione, piramidale, alato, scarsamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, sottile ma consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino poco intenso, con profumi gradevoli che richiamano i vitigni genitoriali, al gusto è sapido, fresco, morbido, con buona alcolicità, mediamente corposo. L'abbinamento con primi piatti strutturati, con carni rosse, arrosti, formaggi stagionati è ideale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
VITIGNO RETAGLIADO BIANCO
Presente fin dai tempi antichi in Sardegna, il Retagliado Bianco è un vitigno autoctono a bacca bianca che troviamo citato nel Bollettino Ampelografico del Ministero dell'Agricoltura del 1877. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 ed è conosciuto con vari sinonimi, quali Bianca Lucida, Arretallau, Coa de Brebei, Retagladu, Ritelau, Co 'e Erbei, a seconda della zona di coltivazione. Ormai presente in pochi vigneti nella provincia di Sassari e in Gallura, questa varietà predilige terreni argillosi-calcarei, ben esposti, non umidi, caldi e asciutti. Ha una produzione elevata e costante, ha una buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche, media alla peronospora, scarsa all'oidio. Il grappolo è di media grandezza, conico o cilindro-conico, a volte alato, semi compatto, l'acino è medio o medio-grande, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, sottile ma consistente, di colore giallo-dorato. Utilizzata sia come uva da tavola che per la vinificazione, vinificata quasi sempre col Vermentino, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con profumi fruttati di agrumi e floreali di fiori bianchi e di campo, al gusto risulta, pieno, sapido, di ottima qualità, fresco, equilibrato, di corpo. Antipasti di crostacei, piatti di pesce sono gli abbinamenti più indicati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
lunedì 7 giugno 2021
VITIGNO PEVERELLA
Considerato per secoli Uva di Confine tra il fondovalle dell'Adige e le colline di Salorno, Faedo e della Valle di Cembra, il Peverella è un vitigno a bacca bianca del Trentino Alto Adige quasi in via di estinzione. Grazie all'Istituto Agrario Provinciale di San Michele all'Adige, l'Associazione Vignaioli del Trentino e alcuni produttori si stanno adoperando per salvare e diffondere questo vitigno. L'origine del suo nome, secondo una prima ipotesi, deriverebbe dall'elevata acidità pungente, che ricorda il pepe, in dialetto chiamato pevero, l'altra ipotesi sostiene che l'origine derivi da vino della pieve, per la consuetudine di coltivare questa varietà nei poderi attigui alle chiesette di campagna. E' conosciuta anche con i sinonimi Angelica, Pievana, Pevarise e Peverenda, la sua coltivazione, oggi in piccoli appezzamenti, si estende anche in Brasile e California portato da emigranti. In Trentino Alto Adige questa varietà viene coltivata su terreni a terrazzamenti, per sfruttare meglio le irradiazioni solari, collinari, marnosi, calcarei, ricchi di scheletro, è alquanto sensibile all'oidio e alla peronospora. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia spessa, di colore verdognolo, non raggiungendo quasi mai la colorazione gialla in maturazione. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con profumi floreali, fruttati e note di pepe, al gusto è spiccatamente acidulo, che ne valorizza la freschezza, sapido, di buona struttura e persistenza aromatica, di corpo, ottimo la sua attitudine alla spumantizzazione. Ideale il suo abbinamento con primi e secondi piatti di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°
sabato 5 giugno 2021
VITIGNO FALANGHINA BENEVENTANA
Fino a pochi anni fa questa varietà veniva confusa con la Falanghina Flegrea, diffusa in quasi tutta la Campania, in particolare nella zona dei Campi Flegrei. Dagli anni settanta, nella zona di Sant'Agata dei Goti, in provincia di Benevento, è stata riscoperta la Falanghina Beneventana, che, secondo le ultime indagini molecolari, hanno evidenziato le differenze genetiche tra le due varietà. Sembra che questo vitigno sia originario di Bonea, in provincia di Benevento, è una varietà a bacca bianca, come la sua omonima, e concorre alla DOC Falanghina del Sannio, con le sottozone Taburno, Guardia Sanframondi, Solopaca e Sant'Agata dei Goti. e viene vinificata nella tipologia fermo, spumante e passito. Questa varietà si adatta a qualsiasi tipo di terreno, anche se predilige terreni collinari caldi e asciutti, ha una produttività media e costante, è abbastanza resistente all'oidio e alla botrite, piuttosto sensibile alla peronospora. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o conico, compatto, con 1 ala, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore verde-gialla. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso è intenso, fine, persistente, con note fruttate di mela e note floreali di biancospino e ginestra, al gusto ha una buona acidità, alcolicità, sapido, morbido, di corpo. Si accompagna a primi e secondi piatti di pesce, minestre di verdure, carni bianche, formaggi poco stagionati, la tipologia spumante si accompagna a risotti e a tutto pasto, la tipologia passito con torte e crostate. La temperatura di servizio consigliata varia secondo la tipologia da 6° a 14°.
mercoledì 2 giugno 2021
VITIGNO MERLESE
Nel 1983 il prof. Cesare Intrieri presso il DCA dell'Università di Bologna ha ottenuto il vitigno Merlese da un incrocio di Sangiovese col Merlot e nel 2007 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. E' un vitigno a bacca nera dell'Emilia Romagna e nel 2018 è stato autorizzato la produzione anche in Toscana. La curiosità principale di questa varietà è quella di aver ereditato da cotanti genitori sia caratteristiche ampelografiche che enologiche. La sua coltivazione è, di regola, su terreni collinari argillosi-calcarei, ha una buona produzione, la sua maturazione è prima del Sangiovese, ma dopo il Merlot, ha una buona resistenza all'oidio, alla peronospora, un po' meno al marciume e alla botrite. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia poco pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, al naso è intenso, con note floreali e fruttate di more, ciliegia, frutti di bosco, con note di vegetali, quali il peperone, e speziati, nonchè aromi di frutta secca, quali mandorle e nocciola, al palato ritornano i sentori precedenti, è sapido, morbido, secco, poco tannico, persistente, armonico, di corpo. L'abbinamento ideale è con primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
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