La presenza del vitigno Barbarossa lo ritroviamo in varie regioni italiane, quali Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Puglia, ma con caratteristiche ben diverse tra di loro. Qui tratteremo del vitigno Barbarossa di Finale, autoctono a bacca rossa differente da tutti gli altri, attualmente presente nella Riviera di Ponente Ligure, principalmente nel comune di Finale, in provincia di Savona. Questa varietà a doppia attitudine, sia da tavola che da vino, fu descritta dal Gallesio agli inizi del '800 e citata dalla Commissione Ampelografica Provinciale di Porto Maurizio nel 1881. Le sue uve danno un vino rosato tenue, ma poco stabile, per questo sono più adatte ad una vinificazione in bianco e grazie alla buona acidità si prestano alla spumantizzazione. Il grappolo è di medie dimensioni, corto, conico, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore rosa.
domenica 30 aprile 2023
sabato 29 aprile 2023
VITIGNO VAIANO
Il Vaiano, detto dialettalmente Vajano, è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Umbria. L'area di diffusione si attesta nel solo territorio del comune di Amelia, in provincia di Terni. E' conosciuto anche con i sinonimi di Cannella Nera in Puglia in provincia di Foggia, Panfinone nella zona di Orvieto, in provincia di Terni e Zagarese di Manduria in Puglia,in provincia di Taranto. Ad oggi non esistono testimonianze o documenti scritti della sua presenza in passato, le prime citazioni si riferiscono all'inizio del '900 del secolo scorso. Il grappolo è di forma lungo, conico, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Le sue uve si prestano molto bene alla produzione di vini rosati.
giovedì 27 aprile 2023
VITIGNO UVA SERPE
La storia di questo vitigno, associato all'altro vitigno laziale della stessa zona, l'Abbuoto, si perde nella notte dei tempi e dagli studi effettuati si evince che non ha riscontri di parentela con alcun altro vitigno oggi utilizzato al mondo. Parliamo del vitigno Uva Serpe, autoctono del Lazio a bacca nera. Ma andiamo con ordine. Un primo accenno di notizia la ritroviamo nel 312 a.C. grazie ad Appio Claudio Cieco, che nella costruzione della Via Appia che collega Roma a Brindisi detta Regina Viarum, trovò una grossa difficoltà per i lavori nella zona tra Fondi e Formia, oggi in provincia di Latina, a causa dei terreni impervi e collinari. Questo inconveniente causò un certo ritardo nei lavori, che Appio Claudio Cieco oziava occupare con lauti pranzi e bevute di un vino locale talmente buono da farlo conoscere a Roma. Il vino in oggetto era il Caecubum, oggi Cècubo, nome coniato dai termini Caecus, che deriva da Appio Claudio Cieco e Bibendum, che deriva da bere. Nel corso dei secoli questo vino destò un tale interesse da essere citato e apprezzato da Plinio il Vecchio, che lo classificò migliore del Falerno, e dal Columella, che nella sua opera De Agricoltura individuò la zona di produzione tra Itri e Sperlonga, in provincia di Latina. Sempre nella sua opera il Columella, siamo nel I° secolo d.C., parlava di un vitigno chiamato Dracontion, termine greco che significa "serpente", da cui veniva prodotto il vino Cècubo (oggi in assemblaggio con l'altro vitigno laziale Abbuoto). L'Uva Serpe ha una costante produzione, predilige terreni poco fertili, il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino, intenso, con profumi fruttati e floreali, alcolico, corposo e strutturato. Questo vino è talmente carico di colore tanto da tingere il pavimento, come ricordava Orazio in un famoso suo verso "Vero tinget pavimentum superbo".
giovedì 20 aprile 2023
VITIGNO UVA NERA ANTICA
Molte varietà di uva oggi esistenti hanno probabilmente materiale genetico di vecchie viti coltivate moltissimi secoli fa già all'epoca dei Greci o dei Romani. Una di queste potrebbe essere l'Uva Nera Antica, vitigno a bacca nera, rinvenuto in provincia di Chieti e presa in carico come "accessione" per poterla studiare, fotografare ampelograficamente dall'Assessorato della Regione Abruzzo. Questa varietà veniva utilizzata nel secolo scorso anche come uva da tavola e le notizie che oggi disponiamo sono molto scarse, in quanto ancora, forse, in fase di studio. Il grappolo è di dimensioni medie, corto, conico, alato, spargolo, l'acino è medio-grosso, sferoidale, con buccia di colore blu-nero.
martedì 18 aprile 2023
VITIGNO MASSARDA O TABACCA
Resistito alla fillossera e ancora oggi coltivato a piede franco, il Massarda, detto anche Tabacca o Mortolata, è un vitigno autoctono a bacca bianca della Liguria, attualmente diffuso in vecchi vigneti misto ad altre varietà nell'estremo Ponente Ligure, zona che va da Sanremo a Ventimiglia, in provincia di Imperia. Il nome Tabacca deriverebbe molto probabilmente dal caratteristico colore marrone chiaro che assume l'acino in fase di maturazione. La prima citazione di questa varietà è del 1825 ad opera dell'Acerbi, successivamente viene citata da altri autori, però una descrizione più dettagliata ci viene fornita nel 1881 dalla Commissione Ampelografica di Porto Maurizio. Questo vitigno predilige terreni calcarei, arieggiati e ben esposti al sole, posti ad una certa altezza, in quanto a quote basse non riesce a maturare perfettamente, la sua coltivazione di regola è ad alberello. Ha una discreta produttività, la maturazione è tardiva, il grappolo è medio-grande, piramidale o conico, alato, mediamente compatto, l'acino è grosso, ellissoidale, con buccia coriacea, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con profumi floreali e fruttati, morbido, con un buon tenore alcolico, una buona sapidità, una elevata freschezza, nel complesso una discreta struttura.
sabato 1 aprile 2023
VITIGNO ROMANESCO
Il Romanesco è un vecchio vitigno autoctono a bacca bianca del Lazio, la cui presenza è documentata fin dal 19° secolo negli "Atti della Giunta per l'Inchiesta Agraria" del 1883, coltivato in diversi comuni della provincia di Viterbo, quali Canepina, Bomarzo, Montefiascone, Vitorchiano etc. e nei comuni di Anagni, Acuto e Fiuggi, in provincia di Frosinone. Nella provincia di Frosinone non si trova più traccia di questa varietà e le notizie sulla sua origine sono ignote. E' una varietà rientrata nel progetto di recupero e rivalutazione dell'ARSIAL, pertanto le notizie sono ancora scarse. Il grappolo è di grandi dimensioni, conico, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo.
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