venerdì 20 dicembre 2019
VITIGNO ALIONZA
L'Alionza è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nel Bolognese e nel Modenese, in provincia di Bologna è conosciuta come "Uva Schiava", altri sinonimi utilizzati sono Aleonza, Lionza, Glionza, Leonza, Uva Lonza, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1987. Le sue origini sono incerte e remote, la prima descrizione è del De Crescenzi nel 1303 come Uva Schiava, ritenendola probabilmente introdotta da Paesi Slavi, ad Imola si racconta che Cesare Borgia, agli inizi del 1500, dopo aver assaggiato il vino Alionza, inviò a Papa Alessandro VI alcune botti, però la prima citazione storica dell'Alionza è del 1644 ad opera del Tanara, successivamente viene citato dal Trinci nel 1723, dall'Acerbi nel 1825 e dal Di Rovasenda nel 1877. Questa varietà predilige terreni collinari con buona esposizione, ha una regolare ma non costante produzione, è soggetta ad acinellatura con condizioni meteorologiche avverse, ha una media tolleranza all'oidio e alla botrite. Il grappolo è grosso, mediamente spargolo, piramidale allungato, con una grande ala, raramente due, l'acino è grosso, sferico, con buccia spessa, consistente e molto pruinosa, dal colore giallo. E' vinificato sia in purezza che in assemblaggio per ottenere vini fermio e frizzanti di un certo interesse, in purezza da' un vino giallo paglierino con riflessi verdolini di aroma ampioe intenso con note floreali di acacia e fruttate di mela verde e frutti esotici, al gusto ha una media acidità, sapido, media struttura e persistenza, ben equilibrato e buona alcolicità, adatto ad una lunga conservazione. Ottimo come aperitivo, si abbina a piatti di pesce, crostacei, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
domenica 15 dicembre 2019
VITIGNO UVA FOGARINA
Iscritto nel Registro Nazionale col nome di Fogarina nel 2007, l'Uva Fogarina deve la sua fama alla famosa canzone popolare, è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, diffusa nel Reggiano nel comprensorio dei comuni di Guastalla e Gualtieri con rara presenza nel Modenese e nel Mantovano. Da una attenta analisi del DNA si evidenzia la sua appartenenza alla famiglia della Vitis Lambrusca con la particolarità di dare colore e struttura negli uvaggi utilizzati. L'Uva Fogarina è un vitigno storico, conosciuto, probabilmente, già ai tempi di Virgilio, il nome del vitigno è legato a varie leggende, chi lo vuole trasportato dalla piena del Po in un luogo chiamato Folgarin, da cui il nome, chi vuole far derivare il suo nome dal fatto di donare "fuoco" alle altre uve scadenti negli uvaggi. E' un vitigno vigoroso, molto resistente alle malattie, con una maturazione tardiva, la cui raccolta viene effettuata a fine ottobre o inizio di novembre. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, rotondo, con buccia spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo floreale e fruttato, con note di ribes e ciliegia e note vegetali di peperone, al palato è strutturato, con una vivace acidità e un tannino un pò duro. Si abbina a piatti strutturati, carni rosse, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
VITIGNO ANTINELLO
Autoctono a bacca bianca della Puglia, un tempo coltivato in tutta la zona meridionale della provincia di Bari, oggi presente sporadicamente solo nei comuni di Conversano, Turi e Rutigliano, l'Antinello è un antico vitigno più volte citato dal Frojo nel 1883 con il sinonimo di Antonello. Iscritto nel Registro Nazionale nel 2011, questo è un vitigno che da' una produttività medio-elevata, vinificato quasi sempre in uvaggio con altri vitigni della zona, anche se la vinificazione in purezza inizia ad essere presa in considerazione. Il grappolo è medio, conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-grande, ovale, con buccia spessa e consistente, di colore verde-giallo che in piena maturazione assume una sfumatura rosa. Il vino ha una colorazione giallo paglierino chiaro, dal profumo leggero e lievemente aromatico, che ricorda gli agrumi e fiori bianchi, al palato ha una contenuta corposità e una buona freschezza. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14° e si abbina piacevolmente ad antipasti e piatti a base di pesce.
giovedì 12 dicembre 2019
VITIGNO FOGLIA TONDA
Vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, diffuso principalmente nella zona tipica del Chianti, province di Firenze, Siena, una piccola presenza la troviamo anche in Umbria e nelle Marche. Il Foglia Tonda deve il suo nome alla forma della foglia tondeggiante da sembrare simile ad una padella, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. Non abbiamo notizie storiche, sappiamo che era presente nella zona citata già dal '800, infatti il Di Rovasenda nel 1877 nel suo "Saggio per una ampelografia universale" lo segnala dicendo di averlo trovato nel Castello di Brolio del Barone Ricasoli, successivamente viene citato dal Breviglieri e Casini nel 1964. Questo vitigno è eccessivamente produttivo, ha una buona resistenza alle crittogame, vinificato con altri vitigni da' robustezza ai vini. Il grappolo ha dimensioni medio-grandi, piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ovoidale, con buccia molto pruinosa, di colore blu. Il vino, in purezza, ha un colore rosso granato scuro dal profumo di piccoli frutti e floreali di viola, intenso, corposo, con un buon tenore di acidità e tannicità, che lo rendono adatto all'invecchiamento. Può essere abbinato a primi e secondi strutturati, arrosti, stufati, salumi, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
VITIGNO FERTILIA O INCROCIO COSMO 108
Vitigno autoctono del Veneto a bacca nera, conosciuto anche come Incrocio Cosmo 108, dovuto al suo ideatore Italo Cosmo, nato dall'incrocio del vitigno Merlot col vitigno Raboso Veronese. Il Fertilia è coltivato nella zona di Conegliano e Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1976. E' un vitigno molto vigoroso con una buona produzione, predilige terreni semipianeggianti o collinari, ha una buona resistenza alle avversità climatiche e ai parassiti. Il grappolo è medio-grande, cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, il vino,vinificato in purezza, ha un colore rosso rubino carico, leggermente erbaceo, che ricorda il Merlot, fruttato, lievemente tannico, di buona acidità, armonico, indicato anche per un normale invecchiamento. Può essere abbinato a primi piatti strutturati, secondi di carne, arrosti, salumi, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è
16°-18°.
16°-18°.
lunedì 9 dicembre 2019
VITIGNO ALBANELLO
Vitigno a bacca bianca autoctono della Sicilia, circoscritto ad un piccolo territorio delle province di Siracusa e Ragusa, conosciuto anche con i sinonimi di Arvanella, Arbanello, Arnina Bianca, Claretta. L'Albanello è definito un vitigno "storico" già presente in questo territorio fin dal 1700, infatti il primo produttore nel 1712 è stata la famiglia Landolina con la famiglia Grillo. In quel periodo era molto apprezzato e difficile da trovare per l'alto costo e usato prevalentemente per la produzione di vini liquorosi. Citato ed elogiato per le sue qualità nel corso dei secoli da vari personaggi, tra cui il Di Rovasenda, il Briosi, il Viala, per finire a Luigi Veronelli e Mario Soldati, oggi lo ritroviamo circoscritto, come già detto, in una piccola zona, dove viene vinificato nella versione "secco" e "passito", è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Morfologicamente simile al Grecanico e parente con l'Albaranzeuli bianco della Sardegna e con l'Elbling della Mosella, l'Albanello è un vitigno di media vigoria, coltivato su terreni collinari vulcanici, con buona resistenza alle malattie, il grappolo è medio, cilindrico o conico, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore verde-giallo. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, raramente in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino tendente al dorato, al naso è floreale di rosa, fruttato di pesca e arancia, di erbe aromatiche di timo e rosmarino, al gusto è fresco, sapido, sopportata da una piacevole morbidezza e notevole alcolicità, con un finale ammandorlato e un giusto equilibrio. Si abbina a primi e secondi di pesce nella versione secco, ottimo come aperitivo; nella versione passito, ottimo da meditazione, pasticceria secca e pasticceria tipica siciliana, la temperatura di servizio consigliata nella versione secco è 12°-14°, nella versione passito è 8°-10°.
mercoledì 4 dicembre 2019
VITIGNO SCARSAFOGLIA
Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nella zona di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, la Scarsafoglia, chiamato anche Vernaccia, fa sospettare una sua provenienza dalla Liguria, è iscritto nel Registro Nazionale dal 2011. La prima citazione la troviamo in un manoscritto del 1840, però nel 1839 il Gallesio lo individua presente anche in provincia di Modena, successivamente viene citato dal Aggazzotti nel 1867 e dal Di Rovasenda nel 1877. Recenti studi hanno evidenziato una sinonimia con lo Scimiscià, vitigno ligure della provincia di Genova, già descritto precedentemente, col Genovese, vitigno della Corsica. Varietà abbastanza rustica, la Scarsafoglia predilige terreni pedecollinari sciolti, la produttività è soddisfacente, è abbastanza tollerante alla botrite, mentre presenta una certa sensibilità alla peronospora e all'oidio. Il grappolo è medio, cilindrico-conico, da spargolo a mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, quasi sferico, con buccia verde-giallo che si ricopre di punteggiature scure sulle parti più esposte al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dal profilo olfattivo piacevole, di buona intensità con note floreali di rosa e fruttati di pesca, mela, limone, al gusto è sapido, di buona acidità, equilibrato, leggermente amarognolo, di buona struttura e persistenza. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi e secondi di pesce, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
domenica 1 dicembre 2019
VITIGNO OCCHIO DI GATTO
Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nella zona di Scandiano, conosciuto anche col sinonimo di Tocai Friulano. Infatti da una recente analisi del DNA del 2005 condotto dal Consorzio per la tutela dei vini DOC "Reggiano" e "Colli di Scandiano e di Canossa" è stato accertato una certa sinonimia del vitigno Occhio di Gatto col vitigno Tocai Friulano. Il nome sembra derivare dal fatto che, guardando controluce l'acino, sembra che i vinaccioli, che sono ben visibili, formino al centro una macchia scura, simile alla pupilla dell'occhio del gatto. La prima citazione del vitigno la ritroviamo nel 1811 ad opera del Della Fossa, successivamente è stato citato dal Gallesio nel 1839, per finire al Greco nel 1968, che sottolineano la sua diffusione nel territorio di Scandiano, dove viene sottoposto anche ad appassimento. Iscritto nell'elenco delle varietà idonee alla coltivazione in Emilia Romagna dal 2003, questo vitigno è vigoroso con una buona e costante produzione, è sensibile alle principali crittogame e alla botrite. L'Occhio di Gatto predilige terreni collinari, dove non vi siano ristagni di acqua, il grappolo è piccolo, conico, con 2 ali, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia sottile, consistente, leggermente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino tendente al verdolino dal profumo delicato, con poca acidità, fresco,asciutto, morbido e vellutato, con una nota finale ammandorlata, viene prodotto anche nella versione passito e liquoroso. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi e secondi di pesce e carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata, secondo la versione, è 12°-14°.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)







