sabato 27 giugno 2020
VITIGNO ARGU MANNU
L'Argu Mannu, autoctono a bacca bianca della Sardegna, presente su tutta l'isola, è un vitigno a duplice attitudine, usato sia per la vinificazione che come uva da tavola. E' uno dei tanti vitigni riscoperti dal progetto Akinas, condotto e coordinato da Agris Sardegna, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Citato nel corso degli anni dal Manca dell'Arca, dal Moris e dal Cettolini, non abbiamo notizie, per ora, dettagliate, se non quelle riguardanti l'areale di coltivazione e produzione. Coltivato su terreni argillosi-sabbiosi, sia collinari che pianeggianti, questo vitigno presenta una certa sensibilità alla peronospora e una produzione media. Il grappolo è di media grandezza, conico-cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi gialli, floreale di rosa, fiori di arancio, fruttate di agrumi, mela, pera, frutta esotica, speziate di pepe, al gusto presenta una buona acidità e sapidità, buon tenore alcolico, strutturato e persistente. Ottimo come aperitivo, è indicato per antipasti, primi e secondi di mare, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
venerdì 19 giugno 2020
VITIGNO FESTASIO
Pare che le prime notizie di coltivazione del Festasio nel comune di Festà, da cui il nome, oggi frazione del comune di Marano sul Panaro, in provincia di Modena, risalgono agli inizi dell'anno 1000, grazie alle carte dell'archivio dell'Abbazia di Nonantola. Nel corso dei secoli vi è stato un continuo avvicendamento della viticoltura in questa zona che agli inizi del secolo scorso il Festasio veniva identificato come "Lambruschino di Cavria". Oggi il Festasio, autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, è da considerare un vitigno a sè e nel 2016 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. L'areale di coltivazione di questo vitigno è quello collinare, caratterizzato da terreni ghiaiosi-sabbiosi-argillosi, la produzione è media, il grappolo è medio, conico-piramidale, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, consistente, mediamente spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo fruttato di ciliegia e mora, floreale di viola e rosa, in bocca si presenta mediamente alcolico e acido, un po' amarognolo, con buona struttura e persistenza. Abbinato di regola ai piatti locali, è un vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
domenica 14 giugno 2020
VITIGNO ANIGA BRAGIA
Il coordinamento e la conduzione di Agris Sardegna, grazie al progetto Akinas, è stato possibile recuperare e salvare dall'estinzione vari vitigni autoctoni, sia a bacca nera che a bacca bianca della Sardegna, tra cui l'Aniga Bragia, vitigno a bacca nera, rinvenuta nel Mandrolisai, in provincia di Nuoro, conosciuto col sinonimo di Girò del Mandrolisai, anche se non è stata trovata alcuna corrispondenza genetica col vitigno Girò, pertanto è da considerare un vitigno a se'. Non si hanno molte notizie su questo vitigno e sugli altri recuperati, in quanto sono ancora in fase di approfondimento, infatti l'iscrizione dell'Aniga Bragia nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite è avvenuta nel 2019. La zona di coltivazione, come si è detto, è nel Mandrolisai, con terreni sabbiosi e con molto scheletro, l'epoca di maturazione è nella seconda decade di settembre. Il grappolo è corto, conico, alato, compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-violetto. Il vino ha un colore rosso granato scarico con riflessi aranciati, al naso presenta note fruttate, floreali e vegetali, in bocca è morbido, poco tannico, mediamente strutturato. Vino da tutto pasto, molto indicato l'abbinamento con i piatti regionali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
sabato 13 giugno 2020
VITIGNO GRISA NERA E ROUSA
La Grisa Nera è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, conosciuto anche come Grisa di Cumiana, diffuso principalmente nel Pinerolese, in provincia di Torino. Non è ancora iscritto nel Registro Nazionale, ma la sua conoscenza risale almeno ad un paio di secoli fa, considerando le citazioni nel Bollettino Ampelografico del 1877 e l'Esposizione Ampelografica di Pinerolo del 1881. Un tempo la sua coltivazione si estendeva su tutta la fascia collinare pedemontana dal Saluzzese, al Pinerolese, al Canavese, fino alla Valle di Susa, oggi circoscritta principalmente alla zona di Cumiana, nel Pinerolese, in provincia di Torino. Confuso per lungo tempo col vitigno Barbera e col Grisola,vitigno pugliese, come citato da Pier De Crescenzi nel suo Liber Ruralium Commodorum, da ulteriori ricerche oggi è considerato un vitigno a se'. L'areale di coltivazione è quello collinare, con terreni argillosi-calcarei, ha una elevata vigoria, ma modesta produttività. Il grappolo è grande o molto grande, conico, spargolo, talvolta alato, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia molto pruinosa, spessa, dal colore blu-nero con sfumature grige. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, meno in purezza, il vino ha un colore rosso rubino scarico, indicato per la produzione di rosati, dal profumo fruttato, fresco, morbido, mediamente corposo. Vino da tutto pasto, l'abbinamento è tradizionalmente con i piatti locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
La Grisa Rousa è un vitigno autoctono a bacca rosa del Piemonte, conosciuto anche come Invernasso in Valle Susa, in provincia di Torino, Napoletana a Tortona e Soria a Novi Ligure e Gavi, in provincia di Alessandria e come Barbarossa Verduna nella Riviera di Ponente, in provincia di Imperia, in Liguria, mentre in Toscana in provincia di Massa Carrara è conosciuta come Uva Reina. Condivide col suo omonimo lo stesso areale di coltivazione, ma con una spiccata produzione nella Valle di Susa, in provincia di Torino. Non è da considerare una mutazione della Grisa Nera, ma un vitigno a se' che ha una moderata vigoria, ma una elevata produttività, anche se altalenante. Il grappolo è grande o molto grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è di media grandezza, sferico, con buccia poco pruinosa, di medio spessore, di colore che varia dal rosa carico, al rosso violetto, al verde con sfumature rosa. L'uva, molto più adatta alla mensa, da' un vino scarsamente rosato, quasi bianco, poco alcolico, di pronta beva. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
La Grisa Rousa è un vitigno autoctono a bacca rosa del Piemonte, conosciuto anche come Invernasso in Valle Susa, in provincia di Torino, Napoletana a Tortona e Soria a Novi Ligure e Gavi, in provincia di Alessandria e come Barbarossa Verduna nella Riviera di Ponente, in provincia di Imperia, in Liguria, mentre in Toscana in provincia di Massa Carrara è conosciuta come Uva Reina. Condivide col suo omonimo lo stesso areale di coltivazione, ma con una spiccata produzione nella Valle di Susa, in provincia di Torino. Non è da considerare una mutazione della Grisa Nera, ma un vitigno a se' che ha una moderata vigoria, ma una elevata produttività, anche se altalenante. Il grappolo è grande o molto grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è di media grandezza, sferico, con buccia poco pruinosa, di medio spessore, di colore che varia dal rosa carico, al rosso violetto, al verde con sfumature rosa. L'uva, molto più adatta alla mensa, da' un vino scarsamente rosato, quasi bianco, poco alcolico, di pronta beva. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
martedì 9 giugno 2020
VITIGNO PEPELLA
La Costiera Amalfitana è l'unica zona dove viene coltivato il Pepella, vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, i comuni interessati sono Tramonti, Ravello e Scala, in provincia di Salerno. Il nome deriverebbe dal fatto che il grappolo presenta alcuni acini di dimensione normali e altri di piccola dimensione, simile ad acini di pepe(da cui il nome), dovuto al fenomeno dell'acinellatura. Il Di Rovasenda nel 1877 cita per la prima volta questo vitigno nel suo Saggio di ampelografia universale e molto probabilmente la sua introduzione in Campania inizialmente è stato nel Cilento, sempre in provincia di Salerno, e successivamente in Costiera Amalfitana. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2005 ed entra nella produzione della DOC Costa d'Amalfi. Il vitigno ha una produzione media, è mediamente tollerante alle malattie, più tollerante alla botrite. Il grappolo è mediamente lungo, conico-piramidale, alato, spargolo, l'acino è piccolo, non uniforme, ellittico, con buccia poco pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, fruttato con note di albicocca e frutta esotica, buona acidità e alcolicità, di corpo, adatto ad un eventuale appassimento. Buono come aperitivo, ottimo con antipasti, primi e secondi di mare, mozzarelle, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
giovedì 4 giugno 2020
VITIGNO TURCA
La Turca, vitigno a bacca nera, conosciuto già all'epoca dell'Impero Austriaco e diffuso in Trentino e Veneto, dopo la Grande Guerra è stato quasi abbandonato per la scarsa produttività. Grazie all'intuizione del proprietario della cantina La Montecchia del Conte Emo Capodilista e di un vivaista del Friuli, questo vitigno è stato recuperato e ripiantato. Oggi la sua maggiore coltivazione è nel Bellunese e nel comune di Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, con qualche appezzamento anche in Trentino. Il nome deriverebbe dal termine dialettale trentino "turco" che significa "pesante, duro, aspro", che è la caratteristica del vino prodotto, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Non bisogna confondere il vitigno Turca col vitigno Turchetta, a bacca nera, diffuso in provincia di Rovigo, e col vitigno Uva Turca della Puglia, a bacca bianca, utilizzata come uva da tavola. L'areale di coltivazione sono i Colli Euganei, ha una buona e regolare produzione e una buona resistenza alle malatti e ai parassiti. Il grappolo è piccolo. cilindrico, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio, sferico, con buccia molto pruinosa, di media consistenza, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, dal profumo fruttato di frutti di bosco, prevalentemente di mora, in bocca ha una buona alcolicità e acidità, del tannino ben evidente e spesso astringente, un ottimo corpo. La cucina tradizionale del territorio è l'abbinamento ideale per questo vino, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
lunedì 1 giugno 2020
VITIGNO UVA DEL FANTINI
Era il 1965, durante una perlustrazione per studi sulle colline di Pianoro, in provincia di Bologna, Luigi Fantini, archeologo, si imbattè in un grosso tronco di vite con tralci molto lunghi, maritato ad un vecchio albero. I contadini della zona lo chiamavano " il vitone del Seicento", altri lo soprannominavano " Vecchia Signora dell'Appennino". Dopo un lungo periodo di abbandono nel 2002 è stato ritrovato da Stefano Galli, tutto ricoperto di rovi. Con l'aiuto di altri viticoltori è stato recuperato, ripiantato e nel 2009 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite con nome di Uva del Fantini, vitigno a bacca nera dell'Emilia Romagna, conosciuto anche col sinonimo di Pianoro 350 o P 350. L'areale di coltivazione è quello collinare, con terreno di medio impasto, di argilla e sabbia, ha una produzione molto elevata. Il grappolo è medio, conico-piramidale, mediamente compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore rosso-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo fruttato di frutti rossi e amarena, fresco, sapido, con buona alcolicità, poco strutturato, ma piacevolmente aromatico. E' un vino da tutto pasto, piacevole con piatti della tradizione, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
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