Conosciuta fin dal XIII sec. nel Veneto, prodotta nell'isola di Rab, nel Golfo del Quarnaro, la Pinella, conosciuta anche con i sinonimi di Mattozza e Pinola, è un vitigno autoctono a bacca bianca coltivata in provincia di Padova e partecipa alla composizione della DOC Colli Euganei. Citata negli Statuti del Comune di Vicenza nel 1264, la sua coltivazione si estese anche nel Friuli Venezia Giulia, in provincia di Gorizia, ormai del tutto scomparso. Nel corso dei secoli la Pinella è stata citata e invogliata alla produzione da diversi studiosi, finalmente nel 1970 è stata iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Per pura curiosità, cito che è stato rintracciato in provincia di Vicenza una Pinella a bacca nera di scarsissima importanza. La Pinella è una varietà che predilige terreni collinari argillosi-calcarei con buona esposizione e arieggiati, ha una produzione abbondante e costante, è soggetta a marciume ma ha una normale resistenza agli altri parassiti. Un tempo utilizzato in uvaggio, ormai la sua vinificazione si attesta quasi sempre in purezza. Il vino ha un colore giallo paglierino poco intenso, al naso è floreale e fruttato, con note di fiori bianchi, mela, pompelmo, ananas, al gusto è sapido, morbido, secco, fresco, di buon corpo e buona persistenza, con un finale ammandorlato. L'abbinamento ideale è con antipasti di mare, zuppa di pesce, formaggi a pasta morbida, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
venerdì 30 aprile 2021
lunedì 26 aprile 2021
VITIGNO MERERA
Il vitigno Merera, autoctono a bacca nera della Lombardia, è presente nella Valcalepio, zona tra Bergamo e il Lago d'Iseo, fin dal XVIII sec., questo è quello che si evince negli scritti dello studioso Tomini Foresti. Nel corso dei secoli questa varietà ha vissuto degli alti e bassi di notorietà fino quasi all'estinzione, solo negli anni ottanta del secolo scorso, grazie all'enologo Carlo Zadra, è stato riscoperto. Successivamente il Consorzio Valcalepio, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari, nutrizionali e ambientali dell'Università di Milano, prosegue gli studi, asserendo l'autenticità di questa varietà e nel 2016 viene iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. La sua coltivazione si attesta su terreni collinari morenici che discendono verso il Lago d'Iseo, la produzione è media ed ha una buona resistenza alle avversità parassitarie e climatiche. Il grappolo è di media dimensione, conico, alato, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia, pruinosa, spessa e consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso porpora, intenso, al naso presenta note floreali di rosa e viola, note fruttate di frutti di bosco, al palato è sapido, tannico, fresco, poco alcoolico, con buona persistenza e buon corpo. Ottimo accompagnato a piatti della tradizione locale, carni rosse, arrosti, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 23 aprile 2021
VITIGNO GROS BLANC O BLANC COMUN
Vitigno autoctono a bacca bianca del Piemonte, presente sporadicamente nella Val di Susa, in provincia di Torino, il Gros Blanc è conosciuto in Val d'Aosta col sinonimo di Blanc Comun. Secondo alcuni studi sul DNA effettuati nel 2007 il Gros Blanc o il Blanc Comun sarebbe un incrocio tra il vitigno Prie' Blanc e un vitigno ormai del tutto scomparso. Questa varietà appartiene alla cosidetta viticoltura eroica, in quanto viene coltivata in zone collinari-montuose impervie con una elevata escursione termica e buona esposizione solare. Il grappolo è di media grandezza, conico o tronco conico, a volte alato, compatto, spesso soggetto a marciume, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia di colore gialla. Non abbiamo notizie che riguardano la vinificazione, spesso è utilizzato in uvaggio con altri vitigni locali, pertanto rimandiamo ad ulteriori aggiornamenti.
giovedì 22 aprile 2021
VITIGNO FUBIANO
Nel 1936 il prof. Giovanni Dalmasso, agronomo piemontese, ha ottenuto il vitigno Fubiano a bacca bianca, incrociando il Furmint, vitigno dell'Ungheria, tipica della regione del Tokay, con il vitigno Trebbiano. Questa varietà è conosciuta anche col sinonimo di Incrocio Dalmasso 2/32 ed è iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1977. Il Fubiano predilige terreni collinari di medio impasto, ha una buona produzione, ha una media resistenza alle avversità, sia climatiche che parassitarie. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia spessa e consistente, mediamente pruinosa, di colore giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, leggermente profumato, un po' frizzante, con un tenore alcolico abbastanza elevato. Abbinato a piatti di pesce da' il meglio di sè, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
venerdì 16 aprile 2021
VITIGNO CELTICA
Da un progetto di ricerca e selezione del 1989 nell'Oltrepò Pavese, condotto dall'Istituto di Frutti e Viticoltura dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con sede a Piacenza, grazie a Mario Fregoni e Alberto Vercesi, in collaborazione con la Regione Lombardia e l'Ersaf, è nato il vitigno Celtica, varietà a bacca bianca, derivato dall'incrocio tra il vitigno Chardonnay e il vitigno Riesling Italico. Nel 2010 il Celtica è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e finora abbiamo scarse notizie che riguardano il settore produttivo, pertanto mi limiterò alla descrizione del frutto. Il grappolo è di medie dimensioni, piuttosto corto, di forma cilindrico o tronco conico, con 1 o 2 ali, da mediamente compatto a compatto, l'acino è medio, sferico o ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. La sua utilizzazione è prettamente per la produzione di spumanti e bianchi freschi.
giovedì 15 aprile 2021
VITIGNO BUBBIERASCO
Il Bubbierasco è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, presente esclusivamente nella zona di Saluzzo, in Val Bronda, in provincia di Cuneo. Non abbiamo notizie storiche certe, le prime citazioni risalgono alla metà del XIX secolo e le indagini del DNA, effettuate agli inizi degli anni 2000, hanno evidenziato che questa varietà sarebbe un incrocio tra il vitigno Nebbiolo e il vitigno Bianchetto di Saluzzo, ormai quasi del tutto scomparso. Le notizie ampelografiche del Bubbierasco sono molto scarse, ormai anch'esso è in via di estinzione e la sua coltivazione è relativa a pochi ceppi. Ha una produzione elevata, il grappolo è di piccole dimensioni, tronco conico, tendenzialmente compatto, l'acino è grosso, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Le testimonianze di vinificazioni in purezza non esistono, le uniche notizie di vinificazione sono in assemblaggio con altri vitigni locali.
lunedì 12 aprile 2021
VITIGNO VERDUSCHIA
In Toscana, nella Lunigiana, in provincia di Massa e Carrara, esiste un gruppo di vitigni chiamati Verdarelle che a maturazione presentano l'acino di colore verdognolo. Il Verduschia, vitigno a bacca bianca, appartiene a questo gruppo e nel 1971 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, però non risulta ammesso alla coltivazione nelle province suddette. Citato fin dal 1825 dall'Acerbi, successivamente dal Raffaelli nel 1881, che lo chiamava anche Verdusea, fino a Breviglieri e Casini nel 1965, in questa zona è conosciuto con vari sinonimi, Verdusca, Verdina, Verdella, Verdurella, però con un decreto del 2018 è stato stabilito la sinonimia di questo vitigno con il Verdicchio e il Verdello. E' una varietà, purtroppo, quasi estinta, ha una produzione abbondante ed una normale resistenza ai comuni parassiti, predilige terreni collinari argillosi-calcarei ben esposti. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, alato, semi-compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore verdastro. Raramente vinificato in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, fresco e fruttato, con una adeguata acidità, di buon corpo. E' un vino di pronta beva e la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
giovedì 8 aprile 2021
VITIGNO SANFORTE
Il Sanforte, conosciuto anche col sinonimo di Sangiovese Forte, è un vitigno autoctono a bacca nera coltivato sporadicamente in tutta la Toscana, ma, purtroppo, in via di estinzione. Dagli ultimi studi genetici è stato stabilito che non vi è alcun vincolo di parentela col Sangiovese, pertanto, per ottenere l'iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, avvenuta nel 2007, si è deciso di iscriverlo col nome di Sanforte. La prima citazione di questa varietà è del 1773 ad opera di Giovanni Cosimo Villifranchi nel libro "Enologia Toscana, ossia memoria sopra i vini e in specie toscani", in seguito è citato nel 1852 da Leopoldo Incisa della Rocchetta, più tardi dal Di Rovasenda nel 1877 e infine da Breviglieri e Casini nel 1965. Il Sanforte è un vitigno che predilige terreni con una buona esposizione solare, visto il suo precoce germogliamento, si adatta a qualsiasi tipo di terreno, ha una media produttività, teme le gelate. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, mediamente consistente, di colore blu-nera. Vinificato sia in uvaggio che in purezza, il vino ha un colore rosso rubino, fruttato, presenta un buon contenuto alcolico, di acidità e corpo. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
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