In Toscana, nella Lunigiana, in provincia di Massa e Carrara, esiste un gruppo di vitigni chiamati Verdarelle che a maturazione presentano l'acino di colore verdognolo. Il Verduschia, vitigno a bacca bianca, appartiene a questo gruppo e nel 1971 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, però non risulta ammesso alla coltivazione nelle province suddette. Citato fin dal 1825 dall'Acerbi, successivamente dal Raffaelli nel 1881, che lo chiamava anche Verdusea, fino a Breviglieri e Casini nel 1965, in questa zona è conosciuto con vari sinonimi, Verdusca, Verdina, Verdella, Verdurella, però con un decreto del 2018 è stato stabilito la sinonimia di questo vitigno con il Verdicchio e il Verdello. E' una varietà, purtroppo, quasi estinta, ha una produzione abbondante ed una normale resistenza ai comuni parassiti, predilige terreni collinari argillosi-calcarei ben esposti. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, alato, semi-compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore verdastro. Raramente vinificato in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, fresco e fruttato, con una adeguata acidità, di buon corpo. E' un vino di pronta beva e la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

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