L'ALSIA è l'Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura che coordina lo sviluppo e ricerca delle attività in campo agroalimentare. Grazie a questa agenzia nel campo viticolo sono stati individuati e riscoperti in tutta la Regione vitigni ormai dimenticati e scomparsi. Uno di questi è il Colatammurro, detto anche Tamurro Nero, vitigno autoctono a bacca nera, diffuso, un tempo, in molti comuni della provincia di Potenza, in Basilicata, oggi lo si trova prevalentemente nei comuni di Pietragalla e Ruoti, sempre in provincia di Potenza. Secondo alcune testimonianze questa varietà era conosciuta già nel 1300, quando il Duca Filiberto di Savoia, trovando il vino dell'Aglianico troppo alcolico, fece importare dalla Francia una varietà più delicata che affidò per la coltivazione ad un suo colono che per la robusta costituzione era soprannominato "Coll d' Tammurr'" ( collo di tamburo), da cui il nome del vitigno. Altre testimonianze storiche sulla coltivazione di questo vitigno in Basilicata si trovano in una recente pubblicazione del Consiglio Regionale della Basilicata sul patrimonio viticolo lucano di Michele Carlucci. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019, il Colatammurro si divide in un ecotipo a bacca bianca e uno a bacca nera e in passato veniva piantato spesso vicino ai filari di Aglianico, poichè era consuetudine miscelare le loro uve per ottenere un vino poco alcolico. Questa varietà predilige terreni collinari calcarei, ben esposti, l'allevamento è ad alberello, ha una media resistenza alle malattie. Il grappolo è medio, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-nero. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino tendente al rosato, dal profumo fruttato di ciliegia, frutti di bosco e floreale di viola, al naso è fine, delicato, poco alcolico, fresco, morbido, equilibrato, armonico, di corpo. La temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.

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