martedì 14 dicembre 2021

VITIGNO PLAVINA O MALVA

La Basilicata è sempre stata una regione crocevia di traffici di merci  provenienti dai Balcani e dalla Grecia e tutto questo ha interessato anche il settore vitivinicolo di tutta la regione. Per poter valorizzare questo settore, nel 2005 è stato avviato un progetto di recupero su tutto il territorio regionale delle varietà locali e dei vitigni autoctoni minori ad opera  del CREA VE di Turi (BA) e finanziato dall'ALSIA (Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura). Sono stati riscoperti, così, vitigni conosciuti fin dai tempi antichi (alcuni li abbiamo già trattati precedentemente), uno di questi è la Plavina, vitigno a bacca nera proveniente dalla Croazia, che è un incrocio tra il nostro Primitivo con il vitigno greco Lagorthi. La Plavina è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019 e in Basilicata assume vari sinonimi secondo la zona di produzione. Nella Val d'Agri è conosciuto col sinonimo di Malva, nella zona del Vulture e Basento-Camastra è conosciuto col sinonimo di Malvasia Nera e nella zona di Tito (Pz) è conosciuto col sinonimo di Nera di Baragiano. Questa varietà presenta una produzione regolare e costante, ha una media resistenza all'oidio, alla botrite e alla siccità, mentre ha una buona resistenza alla peronospora. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino tendente al violaceo, al naso si evidenziano note fruttate di ciligia, marasca, al palato si presenta morbido, con leggere note di dolcezza, ben equilibrato, con una buona struttura e persistenza. E' un vino che va bevuto giovane e buono da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

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