giovedì 30 aprile 2020

VITIGNO BELLAGNA

Conosciuto localmente anche col sinonimo di Uva Cagna, il Bellagna è un vitigno autoctono a bacca nera della Lombardia, presente nella zona del comune di Capriano del Colle, in provincia di Brescia, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2014. Non abbiamo notizie o citazioni storiche sull'origine di questo vitigno, sappiamo che è una varietà molto resistente, che viene allevato su terreni collinari di natura argillosi-calcarei, con sedimenti vulcanici. E' una varietà con una buona produzione, si presta molto bene a maturazioni tardive e per questo a tecniche di appassimento, è abbastanza resistente alla peronospora, piuttosto sensibile all'oidio, molto resistente alla botrite, grazie allo spessore elevato della buccia. Il grappolo è grande, conico o piramidale, spesso alato, compatto, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia molto pruinosa, spessa e resistente, di colore blu. Il vino ha un colore rosso rubino molto intenso, con riflessi violacei, dal profumo di frutti rossi, al gusto non risulta particolarmente strutturato, anche se evidenzia un ottimo equilibrio, per il moderato contenuto alcolico e per la bassa acidità. E' un vino che accompagna tutto il pasto, specialmente i piatti locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

lunedì 27 aprile 2020

VITIGNO COLOMBANA NERA

Non si conoscono le origini e la provenienza del Colombana Nera, vitigno autoctono a bacca nera, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970. Secondo alcuni studiosi questo vitigno è originario della Toscana, per altri è originario della provincia di Piacenza, come testimonia il Di Rovasenda nel 1877 che lo cita presente nel comune di Bobbio e secondo il Molon il nome deriverebbe proprio dal monastero di San Colombano, presente nel comune di Bobbio. Nella zona della provincia di Piacenza e nell'Oltrepò Pavese è conosciuto col sinonimo di Besgano Nero, oggi la sua diffusione maggiore è in Toscana ai confini con la Liguria e rientra nella composizione della DOC Colli di Luni. Questo vitigno predilige terreni collinari, argillosi-calcarei, con abbondante scheletro, ben esposti e ventilati, la produzione è abbondante e costante e presenta una normale resistenza ai parassiti della vite e alle crittogame. Consumata anche come uva da tavola, il grappolo è medio-grosso, piramidale, spargolo, talvolta alato, l'acino è medio o grosso, ellissoidale, con buccia spessa, molto pruinosa, di colore violaceo o rosso tendente al blu. Raramente vinificato in purezza, il vino ha un colore rosso rubino scarico, quasi anonimo, con un buon tenore alcolico, discretamente corposo, da consumare giovane e da tutto pasto.

giovedì 23 aprile 2020

VITIGNO VERNACCINA

L'area di diffusione della Vernaccina, vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, è la zona di Rimini. Non esistono citazioni di questo vitigno nella bibliografia, la prima la troviamo nel 1878 ad opera di Alessandro Pasqualini e Tito Pasqui nel volume "Saggi ampelografici ed analitici intorno a otto vitigni romagnoli". Localmente viene chiamata anche col termine dialettale di Ribulina, quindi si potrebbe pensare che sia la "Ribolla piccola", descritta dal De Bosis nel Bollettino Ampelografico del 1879. Sulla base delle varie analisi effettuate, si è escluso una eventuale sinonimia e somiglianza con le altre Vernacce bianche presenti sul territorio nazionale, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. L'areale di coltivazione della Vernaccina è su terreni collinari di medio impasto, argillosi-calcarei. Questo vitigno ha una media produzione e una resistenza media alle crittogame, il grappolo è piccolo, cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico-ellittico, con buccia mediamente pruinosa, di medio spessore, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, al naso presenta una buona intensità con note floreali di acacia, biancospino e note fruttate di agrumi e frutta esotica, al gusto presenta una buona acidità, sapido, leggermente amarognolo, buon tenore alcolico, equilibrato, di buona struttura. E' un vino che si abbina molto bene ad antipasti di mare, primi e secondi di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

mercoledì 22 aprile 2020

VITIGNO VERUCCESE

Il Veruccese è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, limitatamente presente nella zona del comune di Verucchio, in provincia di Rimini, per questo è conosciuto anche col sinonimo di Verucchiese. Non abbiamo notizie storiche, la prima citazione la troviamo in un saggio di Gaddo Gaddini nel 1894 e lo si riteneva un biotipo del Sangiovese, ma è del tutto differente per la sua precocità di maturazione. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. L'areale di coltivazione del Veruccese è su terreni collinari di medio impasto tendenti al calcareo-argilloso, ben ventilati e soleggiati, ha una media vigoria e buona produttività, ha una certa sensibilità al marciume e una media resistenza alle crittogame. Il grappolo è medio-piccolo, conico, mediamente compatto, spesso alato, l'acino è piccolo, ellittico-sferoidale, con buccia sottile, mediamente pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violetti, al naso è intenso con note fruttate di ciliegia, mora, lampone, floreale di viola, speziate di pepe e chiodi di garofano, al palato presenta una spiccata acidità, secco, sapido, abbastanza tannico, con una media struttura e persistenza. E' un vino da tutto pasto, può essere bevuto molto giovane, ma avere anche un piccolo invecchiamento, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 19 aprile 2020

VITIGNO NIEDDU MANNU

Il nome Nieddu o Niedda è molto comune in Sardegna e spesso viene associato a diversi vitigni con caratteristiche differenti e questa incertezza di nome comporta una totale  confusione sulle origini e identificazione degli stessi vitigni. Uno di questi è il Nieddu Mannu, conosciuto anche con i sinonimi di Manzesu, Tieddu Mannu e Niedda Mannu, che spesso è confuso con il Nieddera, il Bovale e il Bovale Grande, tutte varietà con le quali non ha nulla a che fare, come evidenziato da recenti indagini genetiche. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1971, il Nieddu Mannu non ha particolari esigenze di coltura, va bene sia la pianura che la collina, purchè il terreno sia di medio impasto, argilloso-calcareo. E' un vitigno molto vigoroso e produttivo, ma non costante, presenta una buona resistenza alle crittogame e alle avversità climatiche. Il grappolo è grande, piramidale, alato, di media compattezza, l'acino è grosso, sferico, con buccia pruinosa, consistente, di medio spessore, di colore rosso-blu. Viene vinificato sia in purezza che in uvaggio, nel primo caso il vino ha un colore rosso rubino, molto indicato per la elaborazione di vini rosati, con profumi di frutta rossa, con buona alcolicità e acidità, equilibrato, nel secondo caso viene utilizzato con altri vitigni, quali il Pascale, Monica e Bovale, contribuendo alla realizzazione di vini rossi da pasto. Vino da tutto pasto, si abbina molto ai piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata, secondo la tipologia, è 14°-18°.

venerdì 17 aprile 2020

VITIGNO MOSCIANELLO

Il Moscianello è una varietà autoctona delle Marche, presente nella zona del comune di Pergola, in provincia di Pesaro-Urbino. Non abbiamo notizie certe sull'origine di questo vitigno, dalla documentazione storica rinvenuta sulla viticoltura marchigiana, alcune citazioni degli inizi del 1870 testimoniano la coltivazione di Moscianello nella zona del comune di Corinaldo, in provincia di Ancona. Negli anni questo vitigno è stato confuso con altre varietà, quale il Pecorino, grazie alle recenti indagini si è evidenziato che il Moscianello è una varietà a sé stante e nel 2019 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questa varietà predilige terreni collinari argillosi-calcarei, ben esposti e ventilati, non ha una buona produzione e non presenta alcuna resistenza alle malattie crittogamiche e parassiti nocivi. Il grappolo è di media grandezza, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, mediamente sottile, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino tenue, con note fruttate di mela e frutti di bosco, dal gusto complesso, sapido, con un buon tenore alcolico e buona acidità. E' ideale abbinarlo a primi e secondi di pesce, piatti della tradizione locale, carni bianche, formaggi freschi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 16 aprile 2020

VITIGNO MORNASCA

La Mornasca è un vitigno autoctono a bacca nera, di origine sconosciuta, dell'Oltrepò Pavese, in Lombardia, conosciuta anche come Uva di Mornico o, localmente, chiamata Ugona di Mornico o semplicemente Ugona, Moccaferro o Ammaccaferro, Duraguzza a Ziano Piacentino. La Mornasca viene citata per la prima volta col termine di Ugona nei Bollettini del Comizio Agrario di Pavia nel 1884/1887 nella rubrica Notizie di Ampelografia della provincia di Pavia. Col passare del tempo il nome di Ugona, ritenuto poco adatto, è stato sostituito col termine Mornasca, in onore del paese di origine, cioè, Mornico Losana e con questo termine nel 2010 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Quasi del tutto scomparso, la riscoperta è avvenuta nel 2005 grazie al "Progetto Autoctoni" di Domenico Cuneo in collaborazione con l'Università di Milano. L'areale di coltivazione è quello collinare dell'Oltrepò Pavese, una zona piuttosto umida, alla quale questo vitigno si è adattato maturando una buona resistenza alle malattie fungine e con una buona produzione. Il grappolo è medio-grande, cilindrico o conico, a volte alato, l'acino è grande, sferico, con buccia spessa, mediamente pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino con sfumature porpora, intenso, con un buon livello tannico, ma dal contenuto zuccherino basso, per questo motivo le sue uve vengono spesso sovramaturate per elevare il livello alcolico. Al gusto presenta note fruttate di ciliegia e prugna, di buona struttura ed equilibrio, di corpo, molto indicato per la spumantizzazione. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 11 aprile 2020

VITIGNO INVERNENGA

Le origini del vitigno Invernenga sono sconosciute, la prima citazione che abbiamo è in un documento del Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio dell'Impero Austro Ungarico del 1826, che lo descrive come uno dei vitigni più presenti nella zona di Brescia. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1971, l'Invernenga è un vitigno autoctono a bacca bianca della provincia di Brescia, in Lombardia, quasi del tutto scomparso, ma che ora è in fase di riscoperta. Il suo nome sembra derivare dal fatto che le sue uve venivano conservate in inverno come uva da tavola, infatti è un'uva a doppia valenza, in quanto può essere consumata sia come uva da pasto, che come uva da vinificazione. L'areale di coltivazione, circoscritta non solo alla città di Brescia, alle pendici del Colle Cidneo, ma anche, limitatamente, alla provincia, è su terreni collinari di natura morenica e calcareo-argillosa, ben soleggiati e ventilati, dal clima freddo in inverno e caldo afoso in estate, la produzione e la tolleranza alle malattie crittogamiche è normale. Il grappolo è medio, piramidale, da mediamente compatto a spargolo, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia spessa e consistente, di colore verde-giallo. Ottimo per la produzione di vini passiti, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini-dorati, al naso si percepiscono aromi floreali e fruttati molto delicati, con sentori di miele, al gusto è dotato di una buona struttura, con una sapidità e alcolicità ben sostenuta, ma scarsa acidità, il finale è leggermente ammandorlato. Si presta a lunghi affinamenti in bottiglia e durante l'invecchiamento sprigiona al massimo le sue caratteristiche organolettiche. Ottimo come aperitivo, si abbina con primi e secondi piatti di pesce anche di lago, carni bianche, formaggi delicati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

venerdì 10 aprile 2020

VITIGNO MAMMOLO

Il Mammolo è un vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, presente anche in Umbria, deve il suo nome al caratteristico aroma di violetta del suo vino. E' un vitigno molto antico, alla fine del Seicento il botanico Micheli nel suo trattato "Istoria delle Viti", descrive la presenza di vari biotipi coltivati in Toscana: Mammolo Nero, Rosso, Piccolo Rosso Nero e Sgrigliolante. Nel 1877 il Conte Di Rovasenda ne cita vari tipi di Mammolo, tra cui il Mammolone, coltivato nella zona di Lucca. Recenti indagini genetiche svolte in Francia hanno stabilito che il Mammolo è originario della Toscana ed è identico al vitigno Sciaccarello diffuso in Corsica, dove è conosciuto anche con sinonimo di Muntanaccia. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, questo vitigno è presente nella produzione del Chianti DOCG, nel Vino Nobile di Montepulciano DOCG e in tante IGT di Toscana e Umbria. L'areale di coltivazione è preferibilmente quello collinare con terreno argilloso-calcareo-siliceo con abbondante scheletro, con buona esposizione solare, ben ventilato, ha una produzione abbondante e costante ed ha una normale resistenza ai comuni parassiti della vite. Il grappolo è medio, cilindrico, semispargolo, alato, l'acino è medio-grosso, ellissoidale, con buccia molto pruinosa, di medio spessore, di colore violaceo, spesso rossastro. Il vino ha un colore rosso rubino, dal profumo intenso, floreale di violetta, poco fine ed armonico, quasi sempre utilizzato in assemblaggio con altri vini locali. Vino da tutto pasto, l'abbinamento è con i piatti tradizionali locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 8 aprile 2020

VITIGNO VITRAROLO

Il Vitrarolo è un vitigno a bacca nera autoctono, diffuso nella zona dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina, recuperato da un progetto della Regione Sicilia insieme ad altri vitigni e iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. E' un vitigno molto antico, non abbiamo notizie certe, le uniche notizie che abbiamo sono quelle relative alle testimonianze di anziani agricoltori che fanno risalire il suo nome alla caratteristica dei tralci che, nel periodo invernale, assumono un aspetto vitreo e si spezzano facilmente. L'areale di coltivazione è quello collinare, ben ventilato e con buona esposizione, non ha particolari esigenze di terreno, preferisce quelli a medio impasto. Ha una scarsa vigoria e una buona e regolare produttività, non presenta una particolare suscettibilità alle principali avversità della vite. Il grappolo è medio-corto, cilindrico-conico, da mediamente compatto a compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è corto, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore rosso scuro-violetto. Il vino ha un colore rosso rubino carico, dal profumo intenso, con note di frutti rossi, frutta matura di confettura e prugna e spezie, il gusto è equilibrato, con buona alcolicità, sostenuta da una acidità media, da tannini dolci, armonico, con buona struttura, di corpo e una persistenza aromatica media. E' un vino da tutto pasto, con primi e secondi piatti sostenuti, carni bianche e rosse, formaggi semi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 4 aprile 2020

VITIGNO CARICAGIOLA

Vi sono varie ipotesi sull' origine del Caricagiola,vitigno a bacca nera della Sardegna, molto probabilmente originario della zona della Gallura, ritenuto da molti come autoctono. La sua somiglianza col Vermentino Nero, però, fa pensare ad una sua provenienza ligure, un'altra ipotesi lo vorrebbe derivato dal Mourvedre Nero del Portogallo, che a sua volta sarebbe un particolare biotipo del Mourvedre coltivato in Francia. Il suo nome deriva dall'abbondanza della sua produzione, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. La prima citazione del Caricagiola è dell'inizio del 1800 ad opera dell'Odart, scrittore francese considerato il fondatore dell'ampelografia moderna, che riporta la sua presenza in Corsica, anche se cita la Sardegna come luogo di origine. Questo vitigno non ha particolari esigenze di terreno e clima, ma preferisce terreni silicei-argillosi e clima piuttosto caldo, ha una produzione abbondante e regolare e una buona resistenza alle malattie crittogamiche. Il grappolo è di media grandezza, cilindro-conico, mediamente compatto, qualche volta alato, l'acino è medio, sub-ovale, con buccia molto pruinosa, spessa e consistente, di colore nero-violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino con sfumature violacee con profumi di frutti rossi, intenso, fresco, abbastanza alcolico, fine e armonico, di corpo. E' un vino da tutto pasto, si accompagna ad antipasti, primi piatti e secondi di carne, formaggi semi stagionati e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

venerdì 3 aprile 2020

VITIGNO PRUNESTA


La Prunesta è una varietà autoctona a bacca nera della Calabria, presente soprattutto sul versante tirrenico della regione. Le sue origini sono molto antiche e alcuni studiosi ritengono possa trattarsi dell'uva Capinia, citata da Plinio il Vecchio nel suo trattato. L'origine del nome potrebbe derivare dal termine latino bruma, in riferimento all'abbondante pruina che riveste la buccia. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, questo vitigno viene chiamato anche Uva del Soldato o anche Ruggia. Viene coltivato su terreni collinari di medio impasto, ben ventilati e soleggiati, la forma di allevamento è a piccola espansione, con una buona vigoria e regolare produzione. La Prunesta ha un'ottima resistenza alle malattie crittogamiche, mentre, specialmente in pianura, nei terreni umidi è soggetta al marciume radicale. Il grappolo è medio-corto, piramidale o conico, a volte alato, da mediamente compatto a spargolo, l'acino è grosso, ellissoidale, con buccia pruinosa, di medio spessore, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rubino più o meno intenso, tendente al cerasuolo, fruttato, sapido, alcolico, mediamente tannico, di buon corpo. E' un vino da tutto pasto, abbinato a piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.