lunedì 28 febbraio 2022

VITIGNO CIGLIOLA BIANCA

La Puglia è una regione circondata per 3/4 dal mare e nel corso dei secoli è sempre stata un punto di approdo e conquista da parte di popolazioni e naviganti provenienti da tutto il mondo mediterraneo. E' una terra di vino, dove la viticoltura la fa' da padrone fin dai tempi antichi, anche grazie alle popolazioni che si sono succeduti sul suo territorio, che hanno contribuito ad intensificare la coltivazione della vite. Tutto questo ha contribuito ad avere una varietà di vitigni autoctoni, alcuni recuperati dall'estinzione, che fanno di questa regione una eccellenza nazionale. Un progetto della Regione Puglia di ricerca e recupero di questi vitigni ha coinvolto diversi enti, quali il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile-Caramia di Locorotondo (Ba); il CNR Istituto per la Protezione Sostenibile per le Piante, sezione di Bari; l'Università degli Studi di Bari. Il risultato di questo progetto ha portato alla identificazione di diversi vitigni tra i quali la Cigliola Bianca, varietà a bacca bianca ritrovata nel Salento, che risulta presente in altre zone della Regione con differenti nomi, quali Uva Attina in Valle d'Itria, divisa tra le province di Bari, Brindisi e Taranto; Cigliese Bianca ad Altamura, provincia di Bari; Uva di San Pietro delle Puglie nel brindisino. Nel 2020 questa varietà è stata iscritta nel RNVV, Registro Nazionale delle Varietà di Vite. E' un vitigno che ha una produttività regolare e costante, una maturità precoce, il grappolo è medio piccolo, conico o cilindrico, da compatto a mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, ellissoidale, con buccia pruinosa e consistente, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino abbastanza intenso, con note floreali di rosa e violetta, sentori erbacei e lievi note fruttate di pesca e albicocca. Ha una buona alcolicità e struttura, un buon equilibrio e persistenza gustativa, che lo rendono adatto come vino da tutto pasto con una precisa preferenza per i piatti a base di pesce. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

giovedì 24 febbraio 2022

VITIGNO BIANCA REMUNGIA

Altro vitigno salvato dalla estinzione, grazie al progetto Akinas in collaborazione con Agris Sardegna e finanziato dalla Regione, è la Bianca Remungia, autoctono a bacca bianca, detto anche Remungiau o Arremungiau di Serri ed è sinonimo di Licronaxu. E' iscritto nel RNVV dal 2018 e la zona di coltivazione è il Sarcidano, una zona centrale della Sardegna tra il Campidano e la Barbagia. Non abbiamo molte sue notizie, ma quelle riguardante l'ampelografia e le prime vinificazioni in fase di studio non mancano. L'areale di coltivazione è su terreno collinare argilloso-calcareo-sabbioso, ha una buona produzione, ha una media sensibilità alla peronospora e matura nella seconda decade di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale o ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso con riflessi gialli, con note floreali e fruttate di agrumi, frutta esotica, in bocca si presenta con una buona persistenza aromatica, una buona acidità e sapidità e una media struttura. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°. 
 

sabato 19 febbraio 2022

VITIGNO SCHIOCCOLETTO

Lo Schioccoletto è uno dei tanti nomi di antichi vitigni autoctoni dell'Alta Valle del Serchio, in Garfagnana, in provincia di Lucca, ritrovato e censito, grazie al progetto del Dipartimento delle Scienze Agrarie dell'Università di Pisa condotto dal prof. Claudio D'Onofrio nel 2015, mentre una sua prima descrizione fu fatta dal prof. Basso nel 1992. Le analisi del profilo microsatellite hanno evidenziato una relazione di primo grado con la varietà "Barbarossa Toscana" e che non ha nulla da spartire con lo Schioppettino friulano, come talvolta riportato. L'origine del nome si riferisce molto probabilmente alla consistenza della buccia e alla croccantezza della polpa, matura, di regola, entro la fine di settembre. Il grappolo è di dimensione medio-corto, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia pruinosa di colore blu-nero. Dalle prime vinificazioni risulta che il vino ha un colore rosso rubino, fruttato e floreale, delicato, ben strutturato e con un buon grado zuccherino.
 

venerdì 18 febbraio 2022

VITIGNO REFOSCO NOSTRANO E BIANCO

VITIGNO REFOSCO NOSTRANO

Appartenente alla famiglia dei Refoschi, come il Refosco dal peduncolo rosso e il Terrano, il Refosco Nostrano è un vitigno a bacca nera autoctono del Friuli Venezia Giulia, rinvenuto nella zona di Faedis e Torreano, in provincia di Udine. E' iscritto nel RNVV dal 1971 ed è conosciuto anche con i sinonimi di Refosco di Faedis, Refoscone, Refosco Grosso. Non abbiamo informazioni sulla sua origine, sappiamo che un tempo era una delle varietà principali della Regione grazie alla sua elevata produttività, purtroppo col passare degli anni è stato quasi del tutto abbandonato, ma recentemente alcuni produttori lo stanno riportando in auge. E' una varietà che una buona resistenza alle malattie, il grappolo è di dimensioni medio-grande, piramidale o cilindrico, piuttosto compatto, a volte alato, l'acino è medio-grande, subsferico, con buccia spessa e pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, vinoso, leggermente erbaceo, con una elevata acidità, poco profumato, asciutto, fresco, abbastanza di corpo, non molto armonico.

VITIGNO REFOSCO BIANCO

Il Refosco Bianco è una varietà a bacca bianca autoctona del Friuli Venezia Giulia, che probabilmente deriva da una mutazione del vitigno Refosco Nostrano, è iscritto nel RNVV dal 2014. Il suo ritrovamento è stato nel 2004 in un antico vigneto della zona di Tarcento ed era allevata a pergola friulana. Il grappolo è di dimensione medio-piccolo, cilindrico, spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia puntinata, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso con profumi che presentano una certa complessità, ha una elevata acidità ed è adatto come base spumante o per taglio di altri vini.


 

VITIGNO PECOLO SCURO

La continua confusione dei nomi della famiglia delle Recantine ha portato nel corso dei secoli gli ampelografi ad una sintesi e chiarificazione, è il caso del Pecolo Scuro, detto anche Recantina a pecolo scuro, vitigno a bacca nera del Veneto, diffuso nella zona dei Colli Asolani, in provincia di Treviso. Presente in questa zona già dal '600, come attestano le notizie dei vari ampelografi, nell'epoca postfillossera se ne sono perse le tracce. Solo negli ultimi anni, grazie al lavoro di indagine e recupero di vecchi vitigni condotto dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano e da Veneto Agricoltura, è stato recuperato ed iscritto nel RNVV nel 2020. L'areale di coltivazione, come detto, si attesta nella specifica zona dei Colli Asolani con relative nuove piantaggioni, studi e sperimentazioni. Le analisi molecolari e ampelografiche hanno chiarito che il Pecolo Scuro è una varietà distinta da tutte le altre, ha una buona produttività e interessanti caratteristiche qualitative delle sue uve. Il grappolo è di medie dimensioni, conico o piramidale, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa e spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, con note di frutti di bosco e frutta matura, caratterizzato da una elevata acidità, una buona intensità olfattiva e una buona struttura. Le sue uve sono utilizzabili anche in uvaggio con altre varietà locali e adatte ad un eventuale invecchiamento.
 

giovedì 17 febbraio 2022

VITIGNO RECALDINA NERA

Fin dalla fine del 1600 si hanno citazioni da parte di alcuni autori di un gruppo di vitigni esistenti in Veneto dal nome molto simili, quali Recantina, Recondino, Recaldina, Recandina e questa somiglianza ha creato una certa confusione. Qui ci occuperemo del vitigno Recaldina Nera, a bacca nera, chiamato, forse, anche Recantina pecolo rosso, ed iscritto nel RNVV nel 2020. Già alla fine del 1700 Domenico Zambenedetti, in una memoria presentata all'Accademia Agraria degli Asperanti di Conegliano, consigliava di piantare nelle colline la varietà Recaldina. Nel 1868 viene descritta una "Recaldina Nera" nell'Ampelografia Generale della Provincia di Treviso e nel 1877 il Di Rovasenda lo elenca nel suo "Saggio di una Ampelografia Universale. Successivamente nel 1909 la "Recaldina Nera" viene citata da Viala e Vermorel nell'opera "Ampelographie", indicandola come vitigno di Treviso. Oggi la sua collocazione ed autorizzazione è esclusivamente nella zona della "DOC Montello" e dei "Colli Asolani. Essendo un vitigno ancora in fase di sperimentazione, dopo il suo ritrovamento, non disponiamo di molte notizie, pertanto ci limitiamo alla descrizione del grappolo e ad un primo accenno di vinificazione. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa e spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi viocalei, con note di frutti di bosco e ciliegia, ha una elevata acidità ed una media intensità olfattiva ed aromatica, presenta un buon corpo.
 

martedì 15 febbraio 2022

VITIGNO PONTECOLFI NERA

La recente scoperta di questo vitigno ad opera del prof. D'Onofrio appartiene al già citato progetto del Dipartimento delle Scienze Agrarie dell'Università di Pisa nel territorio della Garfagnana, in provincia di Lucca. La Pontecolfi Nera è una varietà a bacca nera della Toscana che fino alla sua identificazione era del tutto sconosciuta, il nome potrebbe derivare dal piccolo borgo della Garfagnana "Ponticosi". A causa del suo recente ritrovamento non disponiamo delle caratteristiche del vino, anche se i preliminari di vinificazione evidenziano un basso grado zuccherino e una bassa acidità, pertanto ci limiteremo alla descrizione specifica del grappolo, che è medio, cilindrico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero.
 

lunedì 14 febbraio 2022

VITIGNO MOSTARINO

Citato e descritto per la prima volta da Giuseppe Moretti nell'opera "Delle viti italiane", il Mostarino è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, ormai relegato a pochi ceppi nella zona di Bobbio, in provincia di Piacenza, e nell'Alta Val Borbera, in provincia di Alessandria. Nel corso degli anni questa varietà è stata citata da vari autori dal Di Rovasenda al Giulietti, il quale nel 1884 affermava che esisteva una varietà bianca di Mostarino nella zona di Voghera, in provincia di Pavia, però l'ultima descrizione più vicina al nostro periodo è quella del prof. Fregoni nel 2002. Il nome è dovuto, probabilmente, all'elevata resa in mosto, nonostante abbia una produttività contenuta, ed ha una discreta resistenza alle principali crittogame. Il grappolo è di dimensione medio-corto, cilindrico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, a volte alato, con buccia di colore rosso-violetto. Nelle poche prove di vinificazione delle sue uve si è evidenziato un colore del vino tendente al rosa tenue, quasi bianco, con una scarsa acidità. I parametri analitici attestano una sua buona potenzialità enologica, tanto che un tempo veniva vinificato in versione dolce attraverso ripetute filtrazioni.
 

sabato 12 febbraio 2022

VITIGNO NICOLA NERA


 Altro vitigno autoctono a bacca nera che il territorio della Garfagnana, in provincia di Lucca, ci consegna è il Nicola Nera, grazie al progetto del Dipartimento delle Scienze Agrarie dell'Università di Pisa. La prima citazione di questo vitigno è del prof. Basso nel 1992, successivamente è stato censito e studiato dal prof. D'Onofrio del Dipartimento Scienze di Pisa nel 2015. Secondo analisi microsatelliti il Nicola nera potrebbe essere un incrocio spontaneo tra Farinella Nera e Sciaccarello, vitigno questo, della Corsica. Questa varietà presenta una relazione di primo grado con i vitigni Farinella Nera, Corvara Nera, Rossara Nera e Burian Bianco, tutti autoctoni della Garfagnana. Le notizie che abbiamo sono scarse, pertanto ci soffermiamo sulle caratteristiche del grappolo, che è di dimensione media, corto, sferico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore rosso-blu.

VITIGNO MORONE

Presente in Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara, da tempi antichi, il Morone è un vitigno a bacca nera della Toscana. Viene citato in diverse collezioni e nel 1815 l'abate Malenotti distingue due varietà, il Morone Farinaccio per via delle foglie infarinate e il Morone Nero che, secondo il Basso (1982), è rappresentato in un dipinto del pittore mediceo Bartolomeo Bimbi (1648-1729). Nel 1858 viene descritto da Targioni Tozzetti, ma solo nel 1877 il Di Rovasenda da' una definitiva classificazione nel suo saggio come Morone Nera. I sinonimi per questo vitigno si sprecano, da Morone Farinaccio, Morone Nero, Morone Sbracato, Mostaiola del Lapi, Moroncina, Morona, a Mostaione del Poggio Imperiale, Uva Mostaiona e Uva Moro. La zona di coltivazione deputata, come si è detto, è in Lunigiana, anche se una piccola diffusione si può trovare nella Valle dell'Arno, in provincia di Firenze, è iscritto nel RNVV dal 1999. Questa varietà non particolari esigenze in fatto di terreno e clima, ha una buona produzione e buona tolleranza alle malattie e alle avversità climatiche, meno per quel che riguarda la botrite. Il grappolo è medio-grande, corto, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia pruinosa e sottile, di colore blu-nero. Utilizzato quasi sempre in uvaggio per dare colorazione ad altre uve, il vino ha un colore rosso rubino intenso, con profumi fruttati, al gusto è sapido, morbido, armonico, non molto tannico. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 10 febbraio 2022

VITIGNO LOMBARDESCA O CORVARA

Altro antico vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, ritrovato nella Valle del Serchio, in Garfagnana, in provincia di Lucca, è la Lombardesca o Corvara. La prima citazione ed identificazione col termine di Lombardesca è del prof. Basso nel 1992, successivamente, tramite il progetto del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Pisa condotte dal prof. D'Onofrio, è stato accertato il termine di Corvara. Questo vitigno è ancora in fase di studio, come tanti altri rinvenuti in questa zona, per questo le notizie sono ancora molto scarse. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, obovoidale, con buccia di colore rosso-blu. Il vino, in fase di sperimentazione, ha un colore rosso rubino tendente al cerasuolo, dal sapore dolce e con una elevata acidità.
 

martedì 8 febbraio 2022

VITIGNO JANESE

Il vitigno Janese è una varietà a bacca nera della Campania, diffusa nelle province di Avellino e Salerno. Le testimonianze circa la sua origine sono davvero poche, nel 1875 viene citato dal Frojo specificando che la sua coltivazione è particolarmente florida nel comune di Baronissi, in provincia di Salerno. Successivamente viene elencato con il nome di Gaianese (così chiamato nel comune di Solofra, in provincia di Avellino) nel Catalogo dei Nomi dei Vitigni della Provincia di Avellino e più volte citato anche dal Carducci. E' un vitigno molto poco diffuso, ma che è possibile trovare ancora in vecchi vigneti tra i confini della provincia di Avellino e Salerno, specificatamente nei comuni di Solofra e Baronissi. Questo vitigno rientra attualmente nel programma di recupero e valorizzazione delle varietà autoctone promosso dalla Regione Campania. Ha una buona produzione e un'ottima resistenza all'oidio e alla botrite e matura nella prima decade di ottobre. Il grappolo si presenta di medie dimensioni, conico o piramidale, compatto, l'acino è piccolo, ellissoidale, con buccia mediamente spessa, di colore blu-nero. Utilizzato quasi sempre in assemblaggio con altre varietà locali, il vino ha un colore rosso rubino, fruttato, con un elevato tenore alcolico e buona acidità.
 

VITIGNO GRISANTINA BIANCA

Nel riferirci al progetto iniziato nel 2007 da parte del Dipartimento Scienze Agrarie dell'Università di Pisa in collaborazione con la Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca per il censimento, la salvaguardia e lo studio delle varietà presenti sul territorio provinciale, è stato identificato in Garfagnana dal prof. D'Onofrio il vitigno a bacca bianca Grisantina Bianca. Il nome deriva dal cognome del proprietario del vigneto in cui è stato identificato. Da analisi genetiche e molecolari questo vitigno appare avere una parentela di primo grado con alcune varietà già presenti nel territorio della Garfagnana, quali la Farinella Nera, il Rollo e il Trebbiano Toscano. Le notizie sulla Grisantina Bianca sono ancora frammentarie, visto la sua giovane riscoperta, pertanto passiamo alla descrizione morfologica del grappolo che è medio-grande, a forma conica o a imbuto, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto soda, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con note floreali e fruttate, al gusto presenta una buona acidità e sapidità e una morbidezza media.

domenica 6 febbraio 2022

VITIGNO FURCINA

Ritrovato in alcuni vigneti della provincia di Pesaro-Urbino, coltivato con altre varietà e spesso maritata ad alberi, il Furcina è un vitigno a bacca bianca delle Marche, iscritto nel RNVV, Registro Nazionale delle Varietà di Vite, nel 2019. Non si hanno notizie storiche, anche se alcuni studiosi lo associano e lo collocano in un determinato periodo storico col termine di Forconese o Forcese. In questi ultimi anni il Furcina è stato oggetto di indagini per valutare le sue caratteristiche ampelografiche ed enologiche. E' un vitigno con una buona produzione, non ha alcuna sensibilità agli agenti patogeni, la sua maturità avviene nella prima decade di Settembre. Il grappolo è di dimensione medio-grande, conico, alato, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di colore verde-giallo. Utilizzato preferibilmente in uvaggio, il vino ha un colore giallo paglierino intenso con profumi fruttati di mela verde e agrumi, al gusto si presenta fresco, sapido, morbido, equilibrato, con buona struttura. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

venerdì 4 febbraio 2022

VITIGNO CARRIERI

Grazie al progetto di ricerca della Regione Puglia, con il coinvolgimento dell'Università degli Studi di Bari, il Centro di Ricerca Basile-Caramia di Locorotondo e il CNR di Bari, è stato riscoperto il vitigno Carrieri, a bacca bianca, che nel 2020 è stato iscritto nel RNVV. La presenza di questa varietà si attesta nella Valle d'Itria, nella zona nord della provincia di Bari e in provincia di Foggia, dove è anche nota col nome di Palumma. Citato già dalla metà del 1800 da vari autori, tra i quali il Bruni, il Frojo e nell'Annuario Generale del Fonseca del 1892, è un vitigno allevato ad alberello o controspalliera. Le notizie di questa varietà sono purtroppo scarse, pertanto ci limiteremo ad analizzare le caratteristiche del grappolo con la relativa vinificazione. Il grappolo è di dimensione medio-grande, conico o cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso con note floreali, fruttate ed erbacee, al gusto presenta un'ottima acidità, una buona alcolicità, una discreta intensità olfattiva, una buona struttura, abbastanza equilibrato. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.