giovedì 27 febbraio 2020
VITIGNO LAMBRUSCO DEL PELLEGRINO
Il Lambrusco del Pellegrino, già noto come Lambrusco di Fiorano, dal nome del comune di Fiorano, in provincia di Modena, o Lambruscone, è una varietà autoctona a bacca nera, presente in provincia di Modena e Reggio Emilia. Le sue origini sono incerte, per la forma dell'acino è stato confuso in passato con il Lambrusco Oliva, che però ha gli acini di minori dimensioni, è iscritto nel Registro Nazionale dal 2016. Questo vitigno è coltivato soprattutto nell'area pedemontana dei due territori, ha una produttività non molto elevata, una media resistenza alle crittogame. Il grappolo è di dimensioni medio-grande, conico o cilindrico, spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale o ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino, mediamente intenso, con note fruttate di ciliegia e mora, floreale di rosa e viola espeziate di pepe, al gusto presenta un grado alcolico abbastanza elevato, con buona acidità, amarognolo, mediamente astringente, una discreta struttura, equilibrato. L'abbinamento, come per gli altri lambruschi, è quello tradizionale dei piatti, formaggi e salumi locali, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.
VITIGNO LAMBRUSCO BENETTI
L'identificazione del vitigno Lambrusco Benetti è alquanto recente, le prime citazioni della sua presenza, differente rispetto agli altri Lambruschi, nella zona di Campogalliano, in provincia di Modena, risalgono al 1945. E' una varietà autoctona a bacca nera dell'Emilia Romagna, diffusa in particolare nelle zone di Campogalliano e Carpi, in provincia di Modena, è iscritta nel Registro Nazionale dal 2011. Questo vitigno è molto rustico, ha una produttività medio-elevata, presenta una scarsa sensibilità alle principali crittogame, ma molto sensibile alla siccità. Il grappolo è medio-lungo, conico, mediamente compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, brillante, al naso è intenso, con note floreali, al gusto è leggermente amarognolo, presenta una buona acidità, una media struttura, ma abbastanza equilibrato. L'abbinamento tradizionale, simile agli altri lambruschi, è con i piatti locali, formaggi e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.
martedì 25 febbraio 2020
VITIGNO LAMBRUSCO BARGHI
Varietà a bacca nera autoctona dell'Emilia Romagna, originaria molto probabilmente della Toscana, appartenente alla famiglia dei Lambruschi. Fino agli anni sessanta il Lambrusco Barghi era molto diffuso, oggi la sua coltivazione è ristretto alla sola provincia di Reggio Emilia e rientra in varie denominazioni della zona, quali Reggiano DOC e Colli di Scandiano e di Canossa DOC. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2007 come Lambrusco Barghi, in quanto fino agli inizi degli anni '90 era conosciuto col nome di Lambrusco di Rivalta o Lambrusco di Corbelli o Lambrusco di Firenze, come riferito dal Pizzi nel 1891, dal Molon nel 1906 e dal Fornaciari nel 1924. I terreni di coltura sono quelli collinari con buona esposizione solare e ben ventilati, ha una buona e costante produttività, una buona tolleranza alla botrite e all'oidio. Il grappolo è medio, piramidale, alato, da spargolo a mediamente compatto, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, all'olfatto sprigiona note fruttate di ciliegia e lamponi e note speziate, con una buona intensità, al gusto è pieno, sapido, con una media acidità, poco astringente, armonico ed equilibrato. L'abbinamento ideale è con i piatti di primi e secondi locali, succulenti e pieni di grassi, con formaggi e salumi tradizionali, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.
sabato 22 febbraio 2020
VITIGNO TRONTO
Il Tronto è un vitigno autoctono a bacca nera della Campania, presente in Costiera Amalfitana, precisamente nei comuni di Amalfi, Positano e Furore, dove concorre come vitigno complementare alla DOC Costa d'Amalfi Rosso, sottozona Furore. Alcune ricerche da parte di studiosi sul DNA del Tronto hanno mostrato una sua stretta parentela morfologica e genetica col vitigno Aglianico, tutto questo, secondo le descrizioni ampelografiche del vitigno, hanno fatto pensare ad una possibile identità del Tronto col vitigno Aglianicone. Iscritto nel Registro Nazionale nel 2005, questa varietà è allevata tradizionalmente a pergola, con due o tre ceppi per posta, su terrazzamenti, tipici della costiera, a picco sul mare, dove il clima marino trasmette al vino una sapidità, iodicità e armonia di profumi specialmente agrumati. La sua produzione è media e presenta una suscettibilità alle malattie, il grappolo è mediamente lungo, conico o piramidale, compatto, l'acino è medio, rotondo, con buccia pruinosa, di colre blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo fruttato di frutti rossi e agrumi e floreale, al gusto è sapido, di buona acidità e tenore alcolico, con un tannino morbido, equilibrato. Si abbina a primi piatti mediamente strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 21 febbraio 2020
VITIGNO VERNACCIA NERA GROSSA O CERRETANA
Varietà autoctona a bacca nera delle Marche, presente in provincia di Ancona, nell'Alta Valle dell'Esino, nei comuni di Fabriano e Cerreto d'Esi, da cui è conosciuta anche come Vernaccia Cerretana, e nella zona di Matelica, in provincia di Macerata, sembra avere una corrispondenza con il Canaiolo Nero. La prima citazione della Vernaccia Nera Grossa è presente nel Bollettino Ampelografico del 1877 ad opera di Carlo Morbelli, oggi è iscritta nel Registro Nazionale dal 2008. La caratteristica ambientale del territorio di coltivazione è formato da colline assolate, ben riparate dai venti, dal clima freddo e piovoso, il terreno è quello da medio impasto tendente all'argilloso. Il grappolo è medio-grande, cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, sottile, di colore blu-nero. Se vinificato in assemblaggio con altri vitigni del territorio, questa varietà completa al meglio il profilo aromatico, con predisposizione a piccoli invecchiamenti. Se vinificato in purezza, il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, al naso è intenso, floreale di rosa e fruttato di ciliegia, fragola, al gusto è sapido, leggermente amarognolo, poco astringente, con una equilibrata struttura. L'abbinamento è quello tradizionalmente legato ai piatti locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
VITIGNO CADDIU
Il Caddiu è un vitigno autoctono a bacca nera della Sardegna quasi in via di estinzione, coltivato principalmente nella Valle del Tirso. Non si conosce molto di questo vitigno, è conosciuto con altri nomi, tra cui Caddu a Bosa, Niedda Perda Sarda a Terralba e Caddiu Nieddu nella zona di Oristano, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Il Caddiu è presente quasi in tutta la Sardegna e rientra in assemblaggio in tutte le IGT sarde. Dal punto di vista colturale questo vitigno ha una buona vigoria e una media produzione e non ha una particolare esigenza per la natura dei terreni di coltivazione, siano essi collinari o pianeggianti. Il grappolo è medio-piccolo, cilindrico-conico, semi-serrato, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia spessa e consistente, mediamente pruinosa, di colore nero-violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino con sfumature granata, al naso è intenso con profumi fruttati di prugna e ciliegia, in bocca ritornano i frutti, è pieno, caldo, morbido, con una dolce speziatura,se affinato in legno. Consumato anche come uva da tavola, è un vino da tutto pasto che si abbina a primi strutturati, secondi di carne, arrosti, formaggi semi-stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
mercoledì 19 febbraio 2020
VITIGNO PEDEVENDA
Varietà autoctona a bacca bianca del Veneto, coltivato in provincia di Vicenza e Padova, nei Colli Euganei, dove è chiamato col sinonimo di Verdise, altro sinonimo conosciuto per il Pedevenda è Pexerenda. Le prime citazioni del vitigno sono del 1754 ad opera di Valerio Canati in arte Aureliano Acanti, successivamente l'Acerbi nel 1825 lo cita col nome di Pexerenda e lo Zara nel 1901 col nome di Peverenda. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1995, è uno degli antichi vitigni del Veneto, di cui non si conosce l'origine del nome, ma per le sue caratteristiche ampelografiche viene utilizzato per la produzione del Torcolato della DOC Breganze. I terreni di coltivazione prediletti del Pedevenda sono quelli collinari argillosi-calcarei, morenici, alluvionali, ben esposti, dove ha una elevata vigoria e una buona produzione con una media sensibilità alle malattie. Il grappolo è medio-grande, piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ovale, con buccia consistente e spessa, di colore verde-giallo tendente al dorato per la maturazione. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso dal profumo fruttato e floreale, intenso, con buona acidità, alcolicità e struttura. Secondo la tipologia questo vino può essere abbinato a piatti di pesce in genere, primi poco strutturati, carni bianche, pasticceria secca, formaggi stagionati ed erborinati, la temperatura di servizio consigliata, sempre secondo la tipologia del vino, varia dai 8°-14°.
martedì 18 febbraio 2020
VITIGNO CESENESE NERO
Il Cesenese Nero, da non confondere con il vitigno Cesanese che è una varietà simile ma non uguale, è un vitigno autoctono a bacca nera del Lazio, diffuso in provincia di Rieti, principalmente nel comune di Castelfranco. Quasi del tutto scomparso, rilanciato grazie alla cura e al lavoro di qualche imprenditore, oggi questa varietà è ritenuta una vera rarità nel panorama vitivinicolo nazionale e nel 2014 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. I terreni di coltivazione sono quelli collinari pedemontani, ha una elevata vigoria, il grappolo è lungo, conico, spargolo, dotato di 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi granato, dal profumo fruttato e floreale di viola, ciclamino, more, con piccole note minerali e balsamiche, al gusto ha una buona morbidezza e acidità, con un tannino vellutato, di corpo e persistente. Si adatta a primi piatti al ragù, strutturati, secondi di carne, arrosti, formaggi stagionati e i piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
lunedì 17 febbraio 2020
VITIGNO MALVASIA MOSCATA
La Malvasia Moscata è un vitigno a bacca bianca del Piemonte, forse di origine greca, introdotta dai Veneziani sul nostro territorio già dal 1400, è iscritto nel Registro Nazionale dal 2012. I sinonimi utilizzati sono vari, in provincia di Torino è chiamata Malvasia Bianca, nel Monferrato alessandrino è chiamato Malvasia Greca, nel Monferrato astigiano è chiamato Moscato Greco, mentre nella zona di Tortona è conosciuto col nome di Mosella. Quasi del tutto abbandonato a causa della sua suscettibilità all'oidio, questa varietà è stata rivalutata tanto da essere esportata da emigranti piemontesi in California. I terreni di coltivazione sono collinari di natura argilloso-calcareo, ben esposti, ha una sensibilità media alle malattie, ha una produzione media. Il grappolo è medio-grande, cilindrico o conico, mediamente compatto, alato, l'acino è grande, ellissoidale, con buccia pruinosa, di medio spessore ma consistente, di colore verde-giallo che diventa dorato o ambrato quando è ben esposta al sole. Dagli studi effettuati dall'Università di Agraria di Torino è stato evidenziato come questo vitigno ha le stesse caratteristiche dei due vitigni Malvasia e Moscato. Le stesse caratteristiche le ritroviamo anche nell'esame organolettico del vino, evidenziando una particolare aromaticità ed una quasi assenza della nota amarognola finale, caratteristica, questa, del Moscato. Ottimo come aperitivo, si abbina molto bene a piatti in genere di pesce, crostacei, molluschi, salmone, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
venerdì 14 febbraio 2020
VITIGNO ALVAREGA
Varietà autoctona a bacca bianca della Sardegna, un tempo molto diffusa su tutta l'isola, oggi presente in Gallura, Barbagia e Campidano, ma principalmente nel circondario del Comune di Ozieri. Conosciuto anche con i sinonimi di Barriadorgia e Grecu biancu, l'Alvarega è un vitigno molto antico, già citato dal Manca dell'Arca e successivamente da Alberto Cara nel 1903. Salvato dall'estinzione grazie all'Associazione Alvarega in collaborazione con il Comune di Ozieri e Agris, nel 2003 è stato impiantato un vigneto e finalmente nel 2018 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Dalle risultanze dei primi studi effettuati su questo vitigno, si parla di una varietà unica ed originale, che non ha alcuna corrispondenza con altre varietà della zona. L'Alvarega predilige terreni collinari, argillosi-sabbiosi-calcarei, ha una produzione media e lievemente sensibile alla peronospora. Il grappolo è medio, conico, da mediamente a compatto, alato, l'acino è medio, sferico o ellisoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso dai riflessi dorati, al naso si percepiscono sensazioni floreali di rosa, fiori di acacia e fruttate di pera, banana, albicocca, al gusto è sapido, morbido, caldo, con una piacevole nota minerale e di acidità. Grazie a questa sua struttura si abbina a crostacei, molluschi, a piatti di mare in genere, inoltre a primi e secondi piatti di funghi, carni bianche e formaggi di media stagionatura. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
mercoledì 12 febbraio 2020
VITIGNO TREVISANA NERA
Il Trevisana Nera è un vitigno autoctono a bacca nera del Veneto, originario, forse, del territorio in provincia di Treviso, ma non abbiamo certezze nè notizie, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. E' diffuso principalmente in provincia di Belluno su terreni collinari ricchi di scheletro di natura calcareo-dolomitica, con temperature rigide nel periodo invernale. Il Trevisana Nera è un vitigno rustico dalla produzione abbondante ma incostante con una buona resistenza alle malattie. Il grappolo è grosso, piramidale allungato, mediamente compatto, alato, l'acino è grosso, sferico o ellisoidale, con buccia molto pruinosa, sottile, consistente, di colore blu violaceo. Vinificato in assemblaggio con altre varietà locali, il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso, leggermente frizzante, dall'olfatto caratterizzato da sentori di frutta rossa e frutti di bosco, con piccole presenze di note speziate, con un tannino leggero, di corpo. E' un vino a tutto pasto, consumato, di regola, localmente abbinato a piatti della tradizione, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
lunedì 10 febbraio 2020
VITIGNO BONAMICO
Il Bonamico è un vitigno autoctono a bacca nera di antiche origini della Toscana citato dal Rovasenda nel 1877 e iscritto nel Registro Nazionale nel 1970. E' conosciuto con vari sinonimi, Giacomino in provincia di Pisa, Tinto in provincia di Pistoia, Uva Rosa o Durace in provincia di Firenze, mentre in Maremma, presente in sporadici vigneti, è chiamato anche Nero Francese. Fino agli anni sessanta del secolo scorso il Bonamico era abbastanza presente nei vigneti toscani per il suo tardivo germogliamento che evitava le gelate primaverili e per la costante ed elevata produzione, purtroppo per le sue qualità enologiche poco esaltanti è stato quasi del tutto espiantato, oggi lo troviamo in pochi vigneti in provincia di Pisa e Lucca. Uno studio genetico ha messo a confronto varie cultivar toscane e ha stabilito che questa varietà è quella più vicina alle viti selvatiche e tutto questo viene considerato come la sua origine sia molto antica. Questo vitigno predilige terreni collinari argillosi-calcarei, ha una elevata e costante produzione ed ha buona resistenza ai parassiti della vite. Il grappolo è medio-grosso, piramidale allungato, spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-grosso, sferico, con buccia spessa, molto pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino con caratteristiche organolettiche sia visive che olfattive poco accentuate, per questo è vinificato quasi sempre in uvaggio, è un vino da tutto pasto, potremmo definirlo giornaliero, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 7 febbraio 2020
VITIGNO CARICA L'ASINO
Varietà autoctona a bacca bianca di probabile origine della Liguria, iscritta nel Registro Nazionale nel 1970, è diffusa in Piemonte nel territorio di Acqui Terme, provincia di Alessandria. L'origine del nome potrebbe derivare dal fatto che l'uva veniva trasportata a dorso d'asino per l'impossibilità di utilizzare i carri nelle zone più impervie delle colline. Le prime citazioni del vitigno Carica l'Asino risalgono al 1825 ad opera dell'Acerbi, successivamente è il Gallesio nel 1831 a citarlo, asserendo l'identità di questa varietà con la Barbera Bianca. Oggi sono considerate due varietà distinte e separate, anche se localmente vengono ancora confuse, invece è stato accertato che il Carica l'Asino ha caratteri di indubbia parentela con i vitigni Vermentino, Pigato e Favorita. Il terreno di coltivazione è quello collinare, argilloso-calcareo, ben esposto e soleggiato, la produzione è buona e costante, ha una buona resistenza alle malattie, meno per l'oidio e le brinate primaverili. Il grappolo è medio, conico-piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, consistente, di colore verde-giallo dorato chiaro. Vinificato quasi sempre in assemblaggio con i vitigni Cortese,Barbera Bianca, Timorasso, in purezza il vino ha un colore giallo paglierino dal profumo fruttato e fresco, il gusto è leggero con buona acidità e sapidità, pronto. Buono come aperitivo, si abbina a piatti leggeri, carni bianche e pesci, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.
giovedì 6 febbraio 2020
VITIGNO BIANCONE
Il Biancone, detto anche Biancone di Portoferraio, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, è un vitigno a bacca bianca esclusivamente dell'Isola d'Elba con qualche presenza in provincia di Grosseto, ci troviamo chiaramente in Toscana. La sua presenza su questi territori è remota e in passato è stato erroneamente confuso col Trebbiano Toscano e l'Albarola Genovese. Non conosciamo le sue origini, alcuni studiosi sostengono che sarebbero da ricercare in Corsica. Studiata e descritta da vari ampelografi, tra cui il Rovasenda nel 1877, come uva di buona qualità e di ampia coltivazione in questi territori, purtroppo non ha avuto una grande diffusione, oggi questa varietà risulta quasi in via di estinzione. Il terreno di coltivazione è collinare, argilloso-calcareo, dal clima caldo, soleggiato, asciutto e ben ventilato, il grappolo è medio-grande, piramidale, alato, l'acino è grosso, sferico, con buccia pruinosa, di medio spessore, di colore verde-giallo, le sue uve vengono utilizzate anche come uva da tavola. Utilizzato quasi sempre in uvaggio, il vino, in purezza, ha un colore giallo paglierino scarico, poco alcolico, quasi piatto e tendenzialmente poco profumato, l'abbinamento ideale è con primi e secondi piatti di pesce e piatti della tradizione, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
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