martedì 31 marzo 2020

VITIGNO NOCCHIANELLO BIANCO E NERO

Nocchianello Bianco
Vitigno autoctono a bacca bianca della Toscana, coltivato fino alla fina dell'800 nel territorio di Pitigliano e Sorano, in provincia di Grosseto. Grazie ad un progetto degli anni '80 della Cantina Cooperativa di Pitigliano il Nocchianello Bianco, conosciuto anche col sinonimo di Nocchianello a spiga di granturco, è stato recuperato. Il nome potrebbe derivare dal termine nocca o noccola in riferimento alla forma del grappolo, come una mano chiusa a pugno, nel 2017 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Coltivato su terreni collinari di origine vulcanica, di medio impasto, con una rilevanza sabbiosa e tufacea, questo vitigno ha una regolare e media produzione, il clima è piovoso in autunno e primavera e calda e asciutta in estate, ha una tolleranza media agli agenti patogeni della vite. Il grappolo è lungo, conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa e spessa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino brillante, fruttato di mela matura, di noce e fiori bianchi, al sapore è pieno, sapido, persistente, con una spiccata acidità, di corpo, con un retrogusto leggermente amaro. Si abbina a piatti della tradizione locale, piatti di pesce, crostacei, molluschi, carni bianche, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

VITIGNO NOCCHIANELLO NERO
Nocchianello Nero


La storia del Nocchianello Nero è identica a quella del suo omonimo Bianco e nel recupero e nell'areale di coltivazione, nel 2017 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, è conosciuto anche col sinonimo di Nocchianello di Gazzaretto. E' un vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, presente nel territorio di Pitigliano e Sorano, in provincia di Grosseto. Questo è un vitigno vigoroso con una produzione abbondante e regolare, ha una media tolleranza alle malattie crittogamiche. Il grappolo è medio, compatto, cilindrico-conico, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia molto pruinosa, di spessore medio, di colore blu-nero. Le sue uve possono essere utilizzate sia in uvaggio che in purezza, il vino ha un colore rosso rubino tendente al granato, all'olfatto presenta note fruttate di more e note speziate di pepe bianco e noce moscata, al gusto evidenzia una buona acidità e alcolicità, tannini poco aggressivi, una buona persistenza aromatica, di buon corpo, adatto per l'invecchiamento. Il cibo da abbinare è quello classico tradizionale, primi e secondi piatti ben strutturati, selvaggina, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 29 marzo 2020

VITIGNO NIEDDERA

Il Nieddera è un vitigno autoctono a bacca nera della Sardegna, presente nella Valle del Tirso, specialmente nella zona di Cabras, in provincia di Oristano, ma anche nelle province di Cagliari e Nuoro. Il nome deriva dal termine sardo "Nieddu", che significa nero, le sue origini sono incerte, il suo arrivo in Sardegna potrebbe risalire al VIII o VII secolo a.C. ad opera dei mercanti fenici. Per lungo tempo il Nieddera veniva utilizzato in uvaggio, grazie alla sua carica antocianica, per dare colorazione ad altri vitigni, successivamente è stato quasi del tutto abbandonato. La solerzia e l'impegno di qualche viticoltore questo vitigno è stato recuperato, vinificandolo anche in purezza, e nel 1971 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questo vitigno non ha particolari esigenze di terreni, dal collinare al pianeggiante, con impasto sabbioso o calcareo-argilloso o medio impasto, purchè ben esposti e ben ventilati, ha una buona resistenza alle avversità climatiche e agli agenti parassitari, la sua produzione è medio-bassa. Il grappolo è medio, piramidale o conico, mediamente compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferico, con buccia sottile, mediamente pruinosa, di colore blu-nera. Il vino, in purezza e ottimo anche da invecchiamento, ha un colore rosso rubino molto intenso, con tonalità che possono variare dal violaceo al granato, ha profumo di pepe rosa e note erbacee che con l'invecchiamento può dare sensazioni vanigliate e fruttato di frutti rossi maturi, in bocca è caldo, sapido, buona acidità, ottimo corpo e armonico. L'accostamento al cibo è con primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, cacciagione, formaggi semi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

venerdì 27 marzo 2020

VITIGNO IASMA ECO N.3 E N.4

 In Trentino il progetto di CIVIT FEM, Consorzio Innovazione Vite e Fondazione Edmund Mach, ha portato al riconoscimento di Iasma Eco n.3 e Iasma Eco n.4, vitigni a bacca bianca, ottenuti dall'incrocio del vitigno Moscato Otonel, varietà francese, col vitigno Malvasia di Candia, e iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2014 con codice 482 e 483. Sono due varietà dalle caratteristiche colturali identiche, l'unica piccola differenza la troviamo nel grappolo. Preferiscono terreni collinari di medio impasto, ben esposti, mostrano una buona resistenza alla peronospora e alla botrite, meno all'oidio, hanno una buona e costante produzione, sopportano bene i freddi invernali. Nello Iasma n.3 il grappolo è medio, conico, mediamente compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferico, con buccia di medio spessore, di colore verde-giallo. Nello Iasma n.4 il grappolo è lungo, conico,, spargolo, spesso alato, l'acino è medio, ellittico, con buccia di medio spessore, di colore verde-giallo. Questi vitigni si prestano bene alla produzione di vini bianchi freschi in purezza o in uvaggio o con vendemmie tardive o appassimenti. Il vino, per entrambi, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, dal profumo intenso, aromatico, fruttato di pesca bianca, al gusto è intenso, con media acidità, con un buon tenore alcolico e buona sapidità, di corpo medio. Buono come aperitivo, si abbina a piatti di pesce, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
Iasma Eco n.3
Iasma Eco n.4

giovedì 26 marzo 2020

VITIGNO IASMA ECO N.1 E N.2

Iasma Eco n.1

Iasma Eco n.2
L'innovazione nel campo vitivinicolo è in continua evoluzione, il continuo aggiornamento e la continua ricerca sono il cibo ideale per mantenere alta l'enologia italiana. In Trentino l'Associazione Vivaisti Viticoli Trentini in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (FEM), ha costituito CIVIT, Consorzio Innovazione Vite, che ha come obiettivo il trasferimento nei vigneti di quelle tecnologie che possano apportare e garantire un elevato livello qualitativo alla produzione enologica. Grazie a questo Consorzio, oggi tratterò di due vitigni Iasma Eco n.1 e Iasma Eco n.2 a bacca nera ottenuti dall'incrocio del vitigno Lagrein col vitigno Teroldego e che sono stati iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2014 con codice n.480 e 481. Sono due vitigni dalle caratteristiche colturali identiche, si adattano a qualsiasi tipo di terreno preferendo quei terreni collinari di media fertilità, poco profondi e ricchi di calcare, sopportano bene i freddi invernali e mostrano una buona resistenza alla peronospora e all'oidio, l'unica piccola differenza è nella conformazione del grappolo. Nel Iasma n.1 il grappolo è lungo, conico, mediamente spargolo, con 3 o 4 ali, l'acino è medio, ellittico, con buccia mediamente pruinosa e mediamente spessa, di colore blu-nero. Nel Iasma n.2 il grappolo è lungo, conico, spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è corto, sferico, con buccia mediamente pruinosa e mediamente spessa, di colore blu-nero. Il vino, per entrambi, ha una colore rosso rubino intenso, fruttato e floreale, con note di frutti di bosco, ciliegia, viola, intenso, di media acidità, buona alcolicità e consistenza, di buon corpo, si presta ad un medio invecchiamento. Si accompagna ai piatti della tradizione trentina, polenta, selvaggina, arrosti, formaggi stagionati e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 25 marzo 2020

VITIGNO MAIOLICA

Vitigno autoctono a bacca nera dell'Abruzzo, presente in provincia di Chieti e Pescara, ma anche nelle Marche, in provincia di Macerata e in Umbria. Non si hanno notizie certe sulle sue origini, la sua prima citazione risale al 1875 nel Bollettino Ampelografico, che evidenziava la sua presenza nelle zone sopra citate. Il vitigno Maiolica, conosciuto anche con i sinonimi di Maioppa, Gaglioppa, Balsamina grossa, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 e non ha particolari esigenze colturali. Predilige, secondo il Sannino, terreni collinari argillosi-calcarei, ben esposti, ha una buona resistenza alle crittogame e al marciume, meno ai freddi invernali, ha una abbondante produttività. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o conico, qualche volta alato, da poco compatto a semi spargolo, l'acino è medio, sub-ovale, con buccia mediamente pruinosa, di media consistenza e spessore, di colore nero. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino carico con riflessi violacei, con profumi di viola e spezie, dal sapore intenso, poco tannico, poco fresco, leggermente amarognolo. L'abbinamento ideale è con i piatti della tradizione locale, a tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

martedì 24 marzo 2020

VITIGNO MALVASIA CASALINI

La presenza di Malvasie sul territorio dell'Emilia Romagna è cosa risaputa, trovare, però, un vitigno autoctono in un piccolo territorio, quale la provincia di Parma, non è del tutto casuale. Parliamo del vitigno Malvasia Casalini, in onore del signore dove è stata rinvenuta questa varietà, anticamente chiamata Malvasia Odorosissima o Malvasia Antica di Parma. E' una varietà autoctona a bacca bianca, presente in provincia di Parma, conosciuta già nel 1800, come testimoniato dall' Aggazzotti nel 1867 e dal Di Rovasenda nel 1877, anche con i sinonimi Malvasia Aromatica di Parma o Malvasia di Maiatico e quasi abbandonata per la scarsa produttività. Nel 2012 è stato avviato un progetto di recupero di questa varietà, che ha evidenziato una maggiore aromaticità rispetto alla Malvasia di Candia Aromatica e nel 2017 è stata iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. La zona di coltivazione è quella collinare, ha una non elevata produttività e incostante, ha una buona resistenza alle principali  crittogame, leggermente sensibile all'oidio. Il grappolo è di grandezza medio-piccolo, conico, spargolo o mediamente spargolo, alato con 1 o 2 ali, l'acino è medio-corto, sferico, con buccia piuttosto pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, all'olfatto è intenso, aromatico, con prevalenti note di moscato a cui si accompagnano sentori floreali di biancospino, rosa, acacia e fruttati di agrumi, al gusto è sapido, fresco, di buona struttura, equilibrato, armonico, molto persistente, con un leggero retrogusto amarognolo. Ottimo come aperitivo e da dessert, si accompagna a piatti di pesce, carni bianche, formaggi poco stagionati e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

lunedì 23 marzo 2020

VITIGNO FORGIARIN

Il Forgiarin è un vitigno autoctono a bacca nera del Friuli Venezia Giulia, un tempo coltivato nella zona di Spilimbergo, San Daniele e Maniago, in provincia di Pordenone, oggi la sua presenza è limitata alla zona di Pinzano e Castelnuovo. Non abbiamo origini e notizie certe, molto probabilmente il nome deriva dal comune di Forgaria, in provincia di Udine. La sua prima menzione è del 1863 all'Esposizione Regionale dell'Associazione Agraria Friulana di Udine, dopodichè col tempo si sono perse le sue tracce. Solo negli anni sessanta la lungimiranza del produttore Emilio Bulfon, specializzato nella ricerca di vitigni autoctoni del Friuli, è stato riscoperto e nel 1992 il Forgiarin è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. E' coltivato su terreni collinari di medio impasto con una discreta produttività, il grappolo è medio, conico, da mediamente compatto a compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia molto pruinosa, di colore blu-nera. Vinificato in purezza, il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei che tendono all'aranciato con un breve invecchiamento, al naso è fruttato di note di sottobosco, intenso, persistente, in bocca è morbido, lievemente amabile, caldo, moderatamente tannico. Questo suo rapporto di armonia tra tannino, acidità e alcol fanno ricordare un po' il Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese o una Schiava del Lago di Caldaro. Un ideale abbinamento può essere con primi piatti strutturati, secondi di carni rosse o pollame, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 21 marzo 2020

VITIGNO DINDARELLA O PELARA

Il Dindarella o Pelara è un vitigno autoctono a bacca nera del Veneto, presente in provincia di Verona, in Valpolicella. Per lungo tempo sono state considerate due varietà distinte, le prime citazioni di entrambi i nomi le troviamo nel catalogo varietale delle uve veronesi ad opera di Ciro Pollini nel 1824. Nel 1825 l'Acerbi le cita presente nel Veronese, nel 1939 il Cosmo le cita come varietà identiche, solo recentemente il Pelara è stato definito un biotipo del Dindarella. Geneticamente parlando, questo vitigno ha delle affinità con la Rondinella, un po' meno con la Corvina. Negli anni '70 l'Ispettorato Agrario di Verona in collaborazione con l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano iniziò un lavoro di recupero di questo vitigno a seguito del quale fu iscritto nel 1987 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e rientra nelle varietà che possono entrare nell'uvaggio della Valpolicella. Può essere utilizzata nelle DOC Garda Orientale e Valdadige e, se sottoposta ad appassimento, può essere usata nella produzione del Recioto. Come vitigno ha una buona vigoria e produzione, il grappolo è grosso, piramidale, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico irregolare, con buccia pruinosa, consistente, di colore rosso-blu con riflessi violacei, datwe le sue caratteristiche si presta sia all'appassimento che all'invecchiamento. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, con sentori di sottobosco, speziato, al palato è tannico, con una buona acidità, di corpo. Il suo abbinamento è indicato con i piatti della tradizione, con primi e secondi ben strutturati, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 14 marzo 2020

VITIGNO BIAN VER

Il Bian Ver è un vitigno alpino a bacca bianca, un tempo diffuso in Piemonte, nella Val Chisone, in provincia di Torino e nella vicina Val d'Isere, in Francia, dove è conosciuto col sinonimo di Verdesse. Ormai del tutto scomparso in Francia, è presente sporadicamente nelle vallate piemontesi di Susa, Chisone e nel Pinerolese, in provincia di Torino, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2018. Questo vitigno prende il nome dal colore verdastro dell'uva che permane anche a maturazione. Le notizie relative alla sua identità sono molto scarse e limitate all'ultimo secolo, la sua coltura è su terreni prevalentemente montagnosi. Ha una buona vigoria e una normale produttività, l'uva non è soggetta agli attacchi della muffa ed ha una normale sensibilità alla peronospora e all'oidio. Una delle caratteristiche salienti di questo vitigno è l'acidità delle sue uve, ottimo per la spumantizzazione, e la capacità di accumulare un alto contenuto di zuccheri. Il grappolo è piccolo, cilindrico o conico, con 1 o 2 ali, mediamente spargolo, l'acino è medio-piccolo, ellissoidale, con buccia spessa e consistente, molto pruinosa, di colore verde chiaro o verde giallastro. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con note olfattive agrumate di pompelmo, limone ed erbe aromatiche di salvia, al gusto ha una buona struttura e persistenza, una elevata acidità, un consistente grado di alcolicità, sapido, equilibrato. Buono come aperitivo, l'abbinamento con piatti di pesce, carni bianche e piatti della tradizione è ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

domenica 8 marzo 2020

VITIGNO LIVORNESE BIANCA

Il vitigno Livornese Bianca è un autoctono a bacca bianca della Toscana, tipica dell'entroterra versiliese e della Bassa Lunigiana, in provincia di Massa Carrara. Le prime citazioni risalgono al Bollettino Ampelografico del 1887, anche se le sue radici risalgono ben più indietro nel passato. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, conosciuto anche col sinonimo di Cappellon, presenta qualche analogia con il Biancone di Portoferraio, ma non è identico. Questa varietà è molto rustica, predilige terreni collinari argillosi- calcarei, ha una buona vigoria e una produzione molto abbondante, presenta una normale resistenza ai parassiti della vite, alle brinate primaverili e agli agenti atmosferici in generale. Il grappolo è grande, conico, tozzo ma talvolta mediamente allungato, alato, semi compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia pruinosa, consistente, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, poco alcolico, quasi anonimo, di struttura e corpo leggero, compare come vitigno complementare nella DOC Colli di Luni Bianco. L'abbinamento è con piatti a base di pesce, crostacei, molluschi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

venerdì 6 marzo 2020

VITIGNO ROSSETTA DI MONTAGNA

La Rossetta di Montagna è un'antica varietà autoctona a bacca rosa del Trentino, salvata dall'estinzione dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach e iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2013. Confuso erroneamente per molto tempo col vitigno Rossignola, la Rossetta di Montagna è presente nella provincia di Trento da lungo tempo. Le zone di maggiore diffusione sono state la Valsugana e la bassa Valle del Sarca e le notizie relative a questo vitigno risalgono al 1775, come riportato da Paronetto, che lo volevano presente anche nelle colline a nord di Verona e nella zona orientale del Lago di Garda. Oggi la sua presenza la si trova in qualche vecchio vigneto della Valsugana, anche se il suo recupero ha avuto una certa accellerazione da parte di alcune aziende della zona. Questo vitigno preferisce terreni collinari di media fertilità, ma si adatta anche a quelli meno dotati, ha una buona vigoria, sopporta molto bene i freddi invernali e mostra una buona resistenza alla peronospora e all'oidio, meno alla botrite. Il grappolo è medio, cilindrico o conico, molto compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore rosa tendente al rosso. Il vino dipende dalla tipologia di lavorazione, bianco o rosato, molto indicato per la spumantizzazione, grazie alla sua elevata acidità, ha profumo floreale e leggermente erbaceo e speziato, al gusto poco alcolico, con buona consistenza, medio di corpo. Buono da aperitivo, l'abbinamento  con antipasti e piatti di pesce in genere è ideale, anche se non dispiace con primi di pasta e carni bianche, la temperatura di servizio consigliata, secondo la tipologia, varia da 8°-14°.

giovedì 5 marzo 2020

VITIGNO TURCHETTA

Il Turchetta è un vitigno autoctono a bacca nera, rustico e storico, del Veneto, un tempo molto diffuso nella provincia di Padova e nella zona del Polesine, in provincia di Rovigo, come attestato dal Marzotto nel 1925, ma testimoniato già nel 1884/87 nel Bollettino Ampelografico. Questo è un vitigno antico, la cui coltivazione risale alla seconda metà del XVI secolo, recuperato grazie ad un progetto di Veneto Agricoltura con il Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano. In queste zone viene designato normalmente "Turchetta" al femminile il nome dell'uva e "Turchetto" al maschile il nome del vino. Nel 1949 il Cosmo fornisce una precisa descrizione ampelografica di questa varietà, specificando che non ha nulla a che vedere con il vitigno Turca coltivato in provincia di Belluno. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2007, il Turchetta è un vitigno molto rustico che si adatta bene ai terreni argillosi di pianura, purchè ben drenati, è poco sensibile alla peronospora e alle altre crittogame e non è soggetto a marciume. Il grappolo è medio, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia sottile, molto pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, al naso è intenso, fruttato di marasca e floreale di viola, un po' speziato, al gusto ha una buona acidità, tannico, con un finale amarognolo, di buon corpo. L'abbinamento consigliato è con i piatti della tradizione veneta, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 4 marzo 2020

VITIGNO PAMPANARO

Confuso per molto tempo col vitigno Bellone, oggi, grazie al progetto dell'Arsial, il Pampanaro è una varietà autoctona a bacca bianca del Lazio, presente nel territorio del Frusinate, iscritta nel Registro Nazionale nel 2009. La sua coltivazione in zona è molto antica, infatti le prime notizie le troviamo nel Bollettino Ampelografico del 1879. E' un vitigno molto rustico che non ha particolari esigenze di coltura, infatti un tempo le viti venivano allevate ad alberata o maritate ad altri alberi. Oggi la forma di allevamento è a spalliera sulle colline in provincia di Frosinone, adattandosi  sia a terreni mediamente compatti, sia a quelli calcarei, sciolti, ben esposti ai raggi solari. In questa zona di coltivazione i viticoltori distinguono due tipi di Pampanaro, una con acino piccolo e uno con acino grosso, ma dalle analisi chimiche del vino e dalle osservazioni fenologiche ed ampelografiche, non sono emerse differenze tali da giustificare il riconoscimento dei due cloni, questa leggera differenza è da imputare a fattori ambientali e non genetici. Il Pampanaro ha una normale resistenza alla peronospora, all'oidio e alla botrite, il grappolo è medio-grande, piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia abbastanza pruinosa, spessa e consistente, di colore giallo con riflessi verdognoli. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli dalle tonalità olfattive aromatiche, tanto da avvicinarlo al Traminer Aromatico, fruttate e floreali di rosa e pompelmo, con una buona acidità, struttura e persistenza, con un finale leggermente balsamico. Abbinato ai piatti della tradizione, ottimo come aperitivo e con tutti i piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

martedì 3 marzo 2020

VITIGNO MATURANO BIANCO E NERO

Maturano Nero
Maturano Bianco

Grazie ad un progetto dell'ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura nel Lazio) sono stati riscoperti e recuperati vari vitigni autoctoni, tra cui il Maturano, varietà a bacca bianca del Basso Lazio, originario della Val di Comino, in provincia di Frosinone. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2009, denominata in alcune zone Madiano o Matulano o Uva Surana, era una delle varietà più diffuse della provincia di Frosinone, grazie alla sua alta qualità, fondamentale nel qualificare il vino. Il territorio di coltivazione di questo vitigno è caratterizzato da terreni marno-argillosi di origine vulcanica, favorevole per uno sviluppo vigoroso della vite. Il Maturano ha una vigoria e produttività media, il grappolo è medio, conico, compatto, alato con 1 o 3 ali, l'acino è medio, ellittico, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso è intenso, fruttato con note di pesca, mela gialla, banana, ananas, al gusto ritornano le sensazioni fruttate, è pieno, con una buona acidità, piacevolmente sapido, buon equilibrio, accompagnate da note di mineralità. L'abbinamento è con primi piatti di pasta, minestre di verdure, carni in umido, ma anche piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°. 

VITIGNO MATURANO NERO
Le origini del Maturano Nero, vitigno a bacca nera del Lazio, non sono note. Nel Bollettino Ampelografico del 1878 viene citata la sua presenza in alcuni comuni della provincia di Frosinone con vari sinonimi, quali Matrano Nero e Modulano Nero. Attualmente la sua produzione è circoscritta al solo comune di Arce, in provincia di Frosinone, ed è iscritto nel Registro Nazionale dal 2020. Le caratteristiche ampelografiche rispecchiano quelle del fratello Bianco con leggere differenze. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, mediamente spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino scarico, con note fruttate e floreali, al gusto è delicato e morbido, con tannini meno accentuati ed una media acidità, buon equilibrio.

lunedì 2 marzo 2020

VITIGNO MARZEMINA GROSSA

Varietà autoctona a bacca nera del Veneto, citata dall'Agostinetti nel 1679 con i sinonimi di Marzemina Bastarda e Marzeminone, diffusa principalmente nella provincia di Treviso. Agli inizi dell'Ottocento è segnalato un Marzeminon o Marzemin Bastardo in provincia di Verona e nella zona di Latisana, in Friuli. Col tempo la Marzemina Grossa  ha conosciuto un forte declino e oggi sopravvive, grazie al suo recupero effettuato dal Tocchetti, nelle province di Padova e Treviso, è iscritta nel Registro Nazionale delle Vrietà di Vite dal 2007. Questo vitigno è molto rustico, ha una buona produttività, è poco sensibile alla peronospora e alle altre crittogame e no è soggetta a marciume. Il grappolo è medio-grande, piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è grosso, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi fruttati e floreali, un po' speziato e aromatico, con una buona gradazione alcolica e una limitata acidità, sapido, di corpo. L'abbinamento è con primi piatti ben strutturati, polenta, arrosti, spiedini, formaggi semiduri, salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.