Il Coda di Pecora è un vitigno autoctono a bacca bianca della Campania, di recente sperimentazione, nel 2023 è stato iscritto nel RNVV. La sua coltivazione è nella zona compresa tra il Monte Maggiore e Roccamonfina, in provincia di Caserta. Secondo alcuni studiosi le sue origini possono risalire all'epoca della Magna Grecia e per molto tempo è stato confuso con l'altro vitigno campano, il Coda di Volpe. La prima citazione è ad opera del Frojo nel 1875 nei suoi lavori sulla viticoltura della Campania e secondo le sue descrizioni sarebbe simile ad altre varietà, quali il Verdicchio di Caiazzo e il Verdone di Puglia o Verdone di Bari, per numerosi caratteri morfologici. Nel 2005, grazie al ritrovamento fatto da una cantina locale, il Verro, è stato sottoposto alle analisi del DNA, che hanno stabilito la sua autenticità e quindi la netta distinzione con la Coda di Volpe. Il nome deriva dalla forma simile alla coda della pecora che assume il grappolo che è grande, di forma conico-piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino, in purezza, ha un colore giallo paglierino tendente al dorato, con note di ginestra, menta e mela annurca, al gusto è sapido, fresco, minerale, con buona alcolicità, lungo e persistente, con buon equilibrio. Si accompagna bene a piatti a base di mare, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

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