Il Furner è un vitigno a bacca nera del Trentino Alto Adige, nel XIX secolo era diffuso in Alto Adige nella Valle Isarco. è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2018. E' conosciuto anche con i sinonimi di Furner Hottler e Furner Hottlinger, le sue origini sono sconosciute e la sua coltivazione è quasi del tutto scomparsa, solo alcuni viticoltori continuano in questa impresa. La prima menzione del Furner è del 1894 ad opera dell'altoatesino Edmund Mach e a tutt'oggi esistono dei piccoli appezzamenti o presenza di viti singole allevate vicino alle case. Questa varietà predilige terreni collinari argillosi, ricchi di scheletro, ha una produzione buona. Il grappolo è medio, conico, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Da' dei vini di colore rosso rubino con riflessi violacei, fruttati di ciliegie, con tannini morbidi, mediamente corposi.
lunedì 29 novembre 2021
domenica 28 novembre 2021
VITIGNO CAPIBIANCHI
Ecco un altro vitigno della Garfagnana, in provincia di Lucca, in Toscana, riscoperto dal prof. Claudio D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa, grazie ad un progetto per la salvaguardia del germoplasma viticolo italiano, ha proposto e realizzato un'indagine sul censimento, identificazione e caratterizzazione dei vitigni presenti su tutto il territorio provinciale lucchese. Il progetto è partito nel 2007 grazie al finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e la scelta di ricerca si è sviluppata nell'Alta Valle del Serchio, in Garfagnana, con la riscoperta di numerosi vitigni autoctoni, tra cui il Capibianchi, varietà a bacca nera. Fino ad allora il Capibianchi era del tutto sconosciuto e dalle analisi microsatellite pare avere una relazione di primo grado con il Sangiovese, vitigno mai censito nel territorio della Garfagnana. Per questo motivo è possibile che il Capibianchi non sia originario di questa zona, ma comunque gli è stato attribuito il sinonimo di Ponticosa Nera per via del suo ritrovamento nel piccolo borgo di Ponticosi di Pieve Fosciana, in provincia di Lucca. Per via del suo recente ritrovamento, non abbiamo molte notizie in merito, sappiamo che il grappolo è di piccole dimensioni, di forma conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia spessa, di colore blu-nero. Matura in seconda o terza epoca raggiungendo un buon grado zuccherino e mantenendo una elevata acidità.
venerdì 26 novembre 2021
VITIGNO BIANCHETTA DI DIOLO
Altro vitigno autoctono a bacca bianca della Val d'Arda, in provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, è la Bianchetta di Diolo, che prende il nome dalla zona di esclusiva produzione, la frazione di Diolo del comune di Lugagnano. Rispetto alla Bianchetta di Bacedasco, questo vitigno ha caratteristiche ampelografiche differenti, che riguardano una piccola differenza del grappolo, mentre quelle produttive sono simili a quella di Bacedasco. Conosciuta fin dall'800, la Bianchetta di Diolo veniva utilizzata come uva da tavola, solo nel 2002 il prof.Fregoni ne descrive le caratteristiche, riprendendo le indagini degli anni sessanta del secolo scorso dell'Istituto di Coltivazione Arboree della Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica di Piacenza. Il suo consumo, oggi, è a duplice attitudine, infatti viene utilizzata sia per la produzione di vini che per la mensa. La Bianchetta di Diolo è una varietà molto vigorosa ed ha una buona produzione, presenta una certa sensibilità alla botrite. Il grappolo è di piccole dimensioni, di forma conico o tronco-conico, mediamente compatto, con due ali, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, dall'aroma neutro e debole di alcol, per questa sua caratteristica viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali.
giovedì 25 novembre 2021
VITIGNO BIANCHETTA DI BACEDASCO
Le Bianchette sono una famiglia diffuse sul nostro territorio con caratteristiche diverse tra di loro, alcune le abbiamo precedentemente già descritte, ora ci soffermeremo a parlare della Bianchetta di Bacedasco, vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffusa nella frazione di Bacedasco del comune di Castel Arquato, in Val d'Arda, in provincia di Piacenza, da cui prende il nome. La sua presenza in questa zona era già nota nell'800 e veniva coltivata principalmente come uva da tavola, oggi la possiamo ritenere a duplice attitudine, sia da tavola che da vino. La sua riscoperta e ricerca lo dobbiamo al prof.Fregoni nel 2002, purtroppo abbiamo notizie scarse per quel che concerne la caratterizzazione produttive. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore verde giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino dall'aroma piuttosto neutro, leggero di grado alcolico e per questo viene utilizzato esclusivamente in assemblaggio con altre varietà locali.
VITIGNO VERDECCHIA
La Verdecchia, autoctono a bacca bianca della Toscana, è un altro vitigno identificato recentemente in Garfagnana, in provincia di Lucca, grazie al prof. D'Onofrio. Le notizie sulla sua specificità produttiva sono ancora molto scarse, anche se qualche produttore ha iniziato a vinificarlo in purezza e il risultato sembrerebbe molto interessante dal punto di vista qualitativo, con un buon grado zuccherino ed una elevata acidità. Vi terremo informati su ulteriori notizie più approfondite, per ora ci limitiamo a descrivere il grappolo che è di medie dimensioni, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia spessa, di colore verde-giallo.
mercoledì 24 novembre 2021
VITIGNO SALACAGNA NERA
La Salacagna Nera è un vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, identificato recentemente nella Garfagnana, in provincia di Lucca. E' uno dei tanti antichi vitigni recuperati in questa zona (alcuni già citati precedentemente in questo blog, altri li citeremo più avanti) dal prof. Claudio D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa. Visto il suo recente recupero, per ora non abbiamo dati sulle caratteristiche produttive, pertanto ci limiteremo a descrivere le caratteristiche ampelografiche del frutto. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma conico, compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero.
martedì 23 novembre 2021
VITIGNO RUGGINE
La Ruggine è un vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffusa prevalentemente nella pianura modenese ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. La sua storia è antica e in passato era una varietà molto apprezzata e utilizzata per la produzione dell'aceto balsamico tradizionale. La prima descrizione di questa uva la ritroviamo nel 1839 ad opera del conte Gallesio, che la annovera presente nella zona del modenese con il Trebbiano di Spagna e la Malvagia. Purtroppo negli anni '70 del secolo scorso questa varietà era stata quasi del tutto abbandonata a favore di varietà più produttive e costanti, è conosciuta anche col sinonimo di Rugginosa e in forma dialettale con Ruzninteina e Ruzneinta. Da recenti studi di carattere genetico hanno individuato una relazione genitore-figlio tra Ruggine e Schiava(Rossara o Erbanno), un vitigno tipicamente lombardo, ma presente anche in Emilia Romagna, nella Val Trebbia, in provincia di Piacenza, denominata Gravarena. Il salvatore di questo vitigno è il produttore Italo Pedroni di Rubbiara, frazione di Nonantola, in provincia di Modena, il nome deriva dal fatto che al punto di massima maturazione gli acini assumono una colorazione marrone che li fa sembrare arruginiti. La Ruggine è un vitigno poco vigoroso e non presenta particolari suscettibilità o tolleranze per le malattie crittogamiche. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore verde-giallo tendente al marrone. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con note fruttate di pesca, mela frutta esotica, agrumate e floreali, al palato presenta una ottima acidità, una buona intensità e morbidezza, sapido, di corpo medio, di buona struttura e persistenza olfattiva. L'abbinamento ideale è con primi e secondi a base di pesce, verdure, carni bianche, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
domenica 21 novembre 2021
VITIGNO ROVIELLO O GRECOMUSC'
Vitigno autoctono a bacca bianca della Campania, diffuso principalmente in Irpinia, nei comuni di Taurasi e Bonito, in provincia di Avellino, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite con nome di Roviello dal 2009. Esistono vari sinonimi con i quali viene identificato localmente, Rovello Bianco, Greco Muscio o Grecomusc'. Quest'ultimo sinonimo, coniato dai vignaioli locali, è dovuto al fatto che l'acino ha una caratteristica singolare, cioè la buccia cresce in modo anomalo rispetto alla polpa interna e genera così il classico aspetto di uva moscia, Grecomusc' appunto. La prima descrizione di questa varietà risale al 1875 e rientra nel progetto "Atlante dei Vitigni Storici Irpini" della Regione Campania. In passato era stato quasi del tutto abbandonato, solo in questi ultimi anni la perseverenza di qualche produttore l'ha salvato dall'estinzione, attualmente questo vitigno è diffuso a singoli ceppi in maniera molto limitata in vecchi vigneti. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, semi compatto, a volte alato, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia spessa, di colore giallo ambrato. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini che tendono al dorato, al naso è intenso e persistente, con note fruttate, floreali e minerali, al palato è secco, caldo, morbido, con buona acidità, intensità e persistenza. I piatti della tradizione locale sono l'abbinamento ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
sabato 20 novembre 2021
VITIGNO PLASSA
La Plassa è un vitigno a bacca nera del Piemonte, diffuso principalmente nel Pinerolese, in provincia di Torino, mentre nella Bassa Val di Susa, sempre in provincia di Torino, la diffusione è molto limitata, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Tra i suoi sinonimi ricordiamo Scarlattin o Scarlattino e in passato anche Cuor duro, il nome ha origine dialettale, che vuol dire "pellaccia", derivato dal caratteristico spessore della buccia. La prima citazione storica potrebbe essere quella del conte Nuvolone nel 1787, che cita una "Uva Scarlattina" da mangiare nel territorio di Fossano, in provincia di Cuneo, però la vera prima citazione col nome Plassa è del Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877, mentre la prima descrizione è del Dalmasso nel 1962. La Plassa è un vitigno rustico e lo troviamo quasi sempre in antichi vigneti plurivarietali, l'uva in passato veniva utilizzata come uva da tavola, grazie allo spessore della buccia, che la preservava da muffa e marciume. Questa varietà è molto vigorosa, ma ha ridotta produttività, è soggetta a colatura, è poco sensibile alle malattie crittogamiche, ma molto resistente alle grandinate poco intense. Il grappolo è di dimensioni medio-grande, cilindrico o piramidale, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa e coriacea, di colore blu nero. Oggi il suo utilizzo principale è la vinificazione in uvaggio con altre varietà locali, raramente in purezza, il vino ha un colore rosso rubino scarico, con profumi fruttati, una buona freschezza, debole di alcol e di poco corpo. I piatti locali sono l'abbinamento ideale e la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 19 novembre 2021
VITIGNO NEGRARA TRENTINA
La Negrara Trentina è un vitigno a bacca nera del Trentino Alto Adige e appartiene alla famiglia delle Negrare, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Questa varietà è molto più diffusa rispetto alla Negrara Veronese e nel corso degli anni localmente ha cambiato nome spesso, quali Doleara, Doveana, Dovenzana, ma era noto anche con i termini tedeschi Edelschwarze o Keletertraube. Spesso è stato confuso con il Teroldego, con il quale non ha nulla in comune. Questo vitigno è presente in quasi tutto il Trentino, specialmente nella Valle dei Laghi e nella Valle del Sarca, dove è coltivata con il sistema della classica pergola trentina in terreni poveri e di fondovalle. Ha una buona produttività, buona resistenza al freddo, molto sensibile al marciume e poco resistente alla peronospora e all'oidio. Il grappolo è di grande dimensione, allungato, piramidale, alato, abbastanza compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu viola. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con profumi di frutti di bosco e ciliegia, un po' ruvido, tannico, sapido, leggermente amarognolo. Vino di pronta beva, si abbina bene ai piatti della tradizione locale, spesso viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
giovedì 18 novembre 2021
VITIGNO MALIGIA
La Maligia è un vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nelle zone di Imola, Castel S.Pietro, Castelbolognese e Dozza (dove viene chiamato Malis), in provincia di Bologna e nella zona di Faenza, in provincia di Ravenna. Già presente in queste zone in epoca medievale, come ci riferisce il Pier de Crescenzi, questa varietà ha vari sinonimi Malixia, Malige, Malica, Malise. Nel corso dei secoli vari autori lo hanno citato presente in queste zone e si pensa che sia di probabile appartenenza alla famiglia delle Malvasie. La Maligia è un vitigno rustico con una buona produttività, grazie al germogliamento tardivo riesce a sfuggire alle gelate primaverili, tollera abbastanza bene la peronospora e la botrite, mentre nelle aree collinari spesso è soggetto all'oidio. Il grappolo è medio, allungato, conico, da compatto a mediamente compatto, a volte con 1 o 2 ali,l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore verde giallo che tende all'ambrato se il grappolo è esposto al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino, che tende al dorato se i grappoli sono lasciati al sole ad essiccare per alcuni giorni, profumi fruttati e agrumati, dal grado alcolico elevato, con una acidità media, dal sapore amabile, buona struttura, di corpo. Spesso viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali grazie al suo elevato grado alcolico per dare più struttura alle stesse.
lunedì 15 novembre 2021
VITIGNO USSOLARA
Di questa varietà a bacca nera del Veneto, già citata come Ussolata alla Mostra Ampelografica del 1868 e ricordata dal Morpurgo nel 1882 presente nella zona di Gambellara e Arzignano, in provincia di Vicenza, non abbiamo notizie sulla provenienza e origine del nome. Alcuni ritengono che Ussolara derivi dagli Ussari, i soldati di cavalleria dell'Imperatore d'Austria, quindi nome e provenienza austriaca, altri ritengono che il nome derivi dalle russare, cioè le siepi spinose che costeggiano i vigneti. Attualmente questo vitigno è a rischio di estinzione, anche se presenta una buona produttività, una buona resistenza alle crittogame e discrete potenzialità enologiche. Il grappolo è di grosse dimensioni, conico o piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa e spessa, di colore blu nero. Il vino ha un colore rosso rubino, dal profumo di frutta rossa e di viola, il sapore è morbido, con discreta acidità e discreto contenuto zuccherino, povero di corpo.
venerdì 12 novembre 2021
VITIGNO FREDIANELLA BIANCA
Varietà a bacca bianca della Toscana, autoctona della Garfagnana, in provincia di Lucca, la Fredianella Bianca o Frediana Bianca è stata rinvenuta e recuperata dal D'Onofrio nel 2015 e il nome del vitigno corrisponde al cognome del proprietario del vigneto in cui è stato ritrovato. Da recenti analisi pare che questo vitigno abbia una stretta parentela con la Sillicana Bianca, varietà della stessa zona. Dato il suo recente ritrovamento, al momento non abbiamo dati disponibili sulle sue caratteristiche tecnologiche, pertanto mi limiterò alla sola descrizione del grappolo, che è piccolo, conico, mediamente spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, ellissoidale, con buccia consistente, di colore verde giallo.
VITIGNO PATTARESCA
La Pattaresca è un antico vitigno a bacca nera del Veneto, ultimamente recuperato in provincia di Padova e attualmente presente sporadicamente in vecchi vigneti. La prima citazione di questa varietà è del 1868, riferita alla provincia di Vicenza, nel Bollettino Comizio Agrario, successivamente nel 1877 il Di Rovasenda lo segnala presente in provincia di Padova. Era un vitigno molto apprezzato in quel periodo, purtroppo dopo la crisi della fillossera questa varietà andò scomparendo e solo da pochi anni è stato recuperato. Non abbiamo esaustive notizie della Pattaresca, sappiamo che è un vitigno di media vigoria e produzione ed è scarsamente soggetto agli attacchi di peronospora e botrite, se coltivato in collina, mentre, se è coltivato in pianura, la sua produzione aumenta, come anche la sensibilità al marciume. Il grappolo è di dimensioni medie, alato, piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con buona alcolicità e tannicità, quasi sempre è vinificato in uvaggio con altre varietà locali.
mercoledì 10 novembre 2021
VITIGNO DELLA BORRA
La Della Borra è un vitigno a bacca nera della Toscana, segnalato per la prima volta dal Basso nel 1992 in Garfagnana, in provincia di Lucca, e inserito nella Collezione del Vitiarum presso l'Agricola S.Felice di Castelnuovo Berardenga (SI) e nella Collezione Ampelografica della Tenuta Col d'Orcia di S. Angelo Scalo (SI). E' conosciuto anche col sinonimo di Montanina e da analisi genetiche la Della Borra è risultato essere un incrocio spontaneo tra i vitigni Mammolo nero e Empano bianco, quest'ultimo citato dal Di Rovasenda già nel 1877 e conosciuto in altre zone della Toscana col nome di Pollino bianco. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino scadente, con un elevato contenuto zuccherino, buona acidità e sapore gradevole. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 5 novembre 2021
VITIGNO FOSCARA
Il Foscara è un vitigno a bacca nera della Toscana, diffusa in provincia di Massa, nella Lunigiana. E' conosciuto fin dagli anni '60 e l'Almanacco Pontremolese del 1984 lo cita come vitigno assemblato ad altre uve locali per ottenere dei vini spumeggianti, purtroppo è una varietà in via di estinzione. Il Foscara ha una media produttività e presenta una buona resistenza alle crittogame. Il grappolo è medio-grande, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, resistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, effervescente, dall'aroma fruttato, con buona alcolicità, fine. Si accompagna ai tradizionali piatti della gastronomia della Lunigiana, in particolar modo ai secondi di carne e formaggi. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
VITIGNO CANINA BIANCA
Il ricercatore Basso dell'Università di Pisa nel 1992 identifica in Garfagnana, in provincia di Lucca, il vitigno Canina Bianca, autoctono a bacca bianca. Successivamente il prof. D'Onofrio dell'Università di Pisa, nel progetto di recupero ed identificazione dei vitigni presenti in Garfagnana, ha identificato la sinonimia di questa varietà con la Cagnaccia Bianca e la Petognana Bianca, anch'essi presenti nello stesso areale. Le successive analisi condotte su questa varietà hanno evidenziato una relazione di parentela con la Barghigiana Nera e Farinella Nera. Le notizie relative a questa varietà, come a tutte le altre identificate nel corso degli ultimi anni in Garfagnana, sono limitate, pertanto mi atterrò ai soli descrittori ampelografici. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma conico, mediamente compatto, l'acino è medio, da sferoidale a ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, di buona gradazione alcolica, dall'aroma floreale e fruttato, dal sapore gradevole.
giovedì 4 novembre 2021
VITIGNO UVA BIANCA DI POVIGLIO
Questo è un vitigno di uva bianca che prende il nome dal paese di coltivazione, cioè Poviglio. Ci troviamo in provincia di Reggio Emilia e la varietà Uva Bianca di Poviglio, secondo il Boccacci, dopo alcuni studi e accertamenti avrebbe lo stesso profilo genetico del Trebbiano Toscano. Non abbiamo notizie più approfondite e documenti storici di questa varietà, però è presente nella collezione ampelografica dell'Istituto Superiore Antonio Zanelli di Reggio Emilia. Il grappolo è allungato, conico, con 1 o 2 ali, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferoidale, con buccia pruinosa, resistente, di colore giallo dorato. I descrittori del vino sono alquanto limitati, come d'altronde la sua produzione, il vino ha un colore giallo paglierino, dall'aroma fruttato e sapore intenso e può accompagnare sia piatti salati che dolci. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.lunedì 1 novembre 2021
VITIGNO ROSSARA TARDIVA O TOSCANA
Era l'anno 1992 quando il ricercatore dell'Università di Pisa ha censito in Garfagnana, in provincia di Lucca, il vitigno Rossara Tardiva o Toscana,a bacca nera, esclusivamente autoctono della zona, evidenziando la diversità di questa varietà con tutte le altre Rossara, compresa la Rossara Trentina. Questa tesi è stata avvalorata dagli studi ampelografici e molecolari effettuati dal prof. D'Onofrio nel 2015, confermando una certa parentela di primo grado con i vitigni Barghigiana Nera e Nicola Nera, anch'essi presenti in Garfagnana. Essendo ancora in fase di studio, non abbiamo notizie approfondite, pertanto mi limito a descrivere il grappolo che è lungo, di forma conico, compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino scadente, un alto grado zuccherino, con poche nuance olfattive, infatti viene vinificato in uvaggio con altre varietà della zona per ottenere un vino locale denominato Striscino.
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