Il Sirio è un vitigno a bacca bianca nato nel 1938 ad opera del prof. Giovanni Dalmasso, incrociando la varietà Verdiso con la varietà Maddalena Reale, che è un vitigno di uva bianca da tavola francese. E' conosciuto anche col sinonimo di Incrocio Dalmasso 10/12 ed è iscritto nel RNVV dal 1977. Il Sirio è considerato un vitigno a doppia attitudine, in quanto le sue uve sono considerate buone sia per la vinificazione sia per il consumo a tavola, ha una buona produzione ed ha una media resistenza alle avversità climatiche e agli agenti parassitari, meno alla botrite. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è piccolo, ellettico, con buccia sottile ma consistente, di colore verde-giallo. Dalle poche risultanze di vinificazione, il vino ha un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli, discretamente alcolico, armonico.
giovedì 28 aprile 2022
mercoledì 27 aprile 2022
VITIGNO MATTARELLA
Il Mattarella è un vitigno autoctono a bacca bianca della zona del Polesine, in Veneto, in provincia di Rovigo, attualmente presente nei comuni di Trecenta e Giacciano con Baruchella. E' un vitigno presente in questa zona da più di cent'anni, non si conosce la sua origine, il nome deriverebbe molto probabilmente dalle varie forme che le foglie prendono sulla stessa pianta, per questo è detto "matta". Nel 2021 il Mattarella è stato iscritto nel RNVV e grazie ad una azienda locale, in collaborazione con Veneto Agricoltura e al Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano, si sta cercando di recuperarlo, studiarlo e valorizzarlo. E' una varietà che ha una produzione poco costante, il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia spessa, di colore verde-giallo. Dalle prime risultanze di vinificazione, il vino ha un colore giallo paglierino, con note floreali di fiori bianchi, in bocca è fine, buona acidità, buona gradazione, con un finale di mandorla amara. Molto indicato come aperitivo, i piatti di pesce e carni bianche sono l'ideale abbinamento, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
martedì 26 aprile 2022
VITIGNO CROVASSA
Il Crovassa, conosciuto anche col sinonimo di Croassa, è un rarissimo vitigno autoctono a bacca nera della Valle d'Aosta, ormai in via di estinzione, coltivato nei comuni di Issogne e Donnas. Sulla sua origine vi è una disputa tra Piemonte e Valle d'Aosta, il Gatta nel 1838 lo descrive come vitigno della Valle d'Aosta e nel 1999 è stato iscritto nel RNVV. Ha una produzione media e la maturazione è nell'ultima decade di ottobre. Il grappolo è di grande dimensione, piramidale, compatto, l'acino è grande, sferoidale, con buccia pruinosa e spessa, di colore blu-violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino chiaro, profumo fruttato, delicato, poco alcolico e leggermente aspro, viene utilizzato in assemblaggio con altre varietà locali.
lunedì 25 aprile 2022
VITIGNO BARBASSESE
Il Barbassese è un vitigno autoctono a bacca bianca del Piemonte, tipico della zona di Acqui Terme, in provincia di Alessandria, dove è ancora sporadicamente coltivato. Spesso in passato era confuso, e ancora oggi lo è, con il Timorasso con il quale non ha nulla a che fare. E' conosciuto anche con i sinonimi di Carica l'Asino, per via della sua generosa produttività, Uva della Madonna, per via, forse, della precoce maturazione che avviene all'inizio di settembre, in concomitanza con la festività della Natività di Maria, che è l'8 settembre, Barbasse, Barbassese di Acqui e Barbassis. La prima citazione di questo vitigno è del 1875 nell'Ampelografia della Provincia di Alessandria ad opera di Demaria e Leardi. Il Barbassese è un vitigno molto produttivo e in questi ultimi anni è in fase di ulterori studi per una eventuale iscrizione nel Registro. Il grappolo è di dimensione medio-grande, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo tendente al dorato se esposta al sole. Nel corso degli anni è sempre stato vinificato in assemblaggio, ora qualche produttore sta cercando di vinificarlo in purezza, anche grazie al suo apporto zuccherino e ad una buona acidità. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, floreale e fruttato, buon tenore alcolico, buona acidità e corposità.
domenica 24 aprile 2022
VITIGNO ACITANA O CITANA NERA E CITANA BIANCA
L'Acitana, conosciuta anche col sinonimo di Citana Nera, è un rarissimo vitigno autoctono a bacca nera della Sicilia e rientra nella composizione della DOC Faro. L'origine e il nome sembrerebbero originari della provincia di Catania, precisamente della zona di quei comuni che hanno il prefisso Aci, quali Acireale, Aci Castello, Aci Trezza, Aci Catena ed altri. Coltivata tradizionalmente sia nel Messinese che nel Catanese, attualmente la sua presenza più evidente si attesta a Faro Superiore, che è una frazione del Comune di Messina. Viene vinificato quasi sempre in assemblaggio col Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio ed altre varietà minori locali. Data la sua scarsa coltivazione, si teme col tempo la sua estinzione, per questo si hanno poche notizie in merito. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi granata, con note di gelsomino, in bocca è intenso, avvolgente, ben strutturato.
Vitigno a bacca bianca della Sicilia quasi scomparso, la Citana Bianca è attualmente presente in pochi ceppi a Faro Superiore, frazione di Messina, sembrerebbe una mutazione di colore del suo omologo Nero. Questa varietà ha una buona resistenza alle principali crittogame, il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, alato, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia pruinosa e consistente, di colore verde-giallo. Utilizzato comunemente in uvaggi, non esistono dati in merito alle caratteristiche organolettiche dei vini ricavati dalla sua vinificazione in purezza.
sabato 23 aprile 2022
VITIGNO COVE'
Il Cove', chiamato anche Incrocio Dalmasso 13/11, è un vitigno a bacca bianca nato nel 1936 ad opera del prof. Giovanni Dalmasso, incrociando i vitigni Harslevelu (varietà originaria della zona dei Carpazi, catena montuosa dell'Est Europa) e Malvasia. Dopo un periodo di studi effettuati dal Centro Ricerca per l'Enologia di Asti in collaborazione con l'Università di Torino, questo vitigno è stato iscritto nel RNVV nel 1977. E' una varietà che predilige terreni collinari di medio impasto, ha una produzione media, ha una scarsa resistenza alla botrite, media alle altre malattie. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia sottile ma consistente, di colore verde-giallo. Dalle poche risultanze di vinificazione sappiamo che il vino ha un colore giallo paglierino, fruttato e floreale, fresco, leggermente amabile, un po' frizzante, abbastanza armonico.
venerdì 22 aprile 2022
VITIGNO BRETTIO NERO
La zona rappresentativa di questa varietà è l'Alta Calabria, in provincia di Cosenza, in particolare la zona del comune di Donnici, dove questo vitigno è molto presente. Parliamo del Brettio Nero, varietà autoctona a bacca nera, che presenta alcune affinità, ma tante differenze, con il Magliocco Dolce, che qui viene chiamato Mantonico Nero. Il nome Brettio Nero è recente ed è stato coniato per consentire l'iscrizione nel RNVV, che è avvenuta nel 2020, in quanto non poteva essere iscritto col nome di Mantonico Nero per non confonderlo col suo omonimo Bianco. La zona di coltivazione del Brettio Nero è collinare con terreni argillosi-calcarei con buona esposizione, ha una media produzione, una media sensibilità all'oidio e alla peronospora ed è resistente al marciume. Il grappolo è di dimensione medio-grande, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia ricca di pruina, spessa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino, con sentori floreali di violetta, fruttati di frutti di bosco e speziati di pepe nero, in bocca è intenso, con buoni tannini e buona acidità, ha un buon equilibrio e una elevata persistenza gusto-olfattiva. Molto indicato all'abbinamento con i piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
giovedì 21 aprile 2022
VITIGNO CIMICIARA O UVA CIMICIARA
Possiamo affermare con alcuna possibilità di smentita che questo vitigno è l'ultimo ritrovato nel settore ampelografico della Regione Lazio. Parliamo del vitigno Cimiciara o Uva Cimiciara, varietà autoctona a bacca bianca, rinvenuta nel comune di Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone, grazie all'impegno dell'Amministrazione Comunale in collaborazione con l'ARSIAL, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione in Agricoltura della Regione Lazio, e il CREA-Vit di Conegliano, in provincia di Treviso, per le analisi e lo studio dello stesso. Le analisi hanno evidenziato che il Cimiciara è un vitigno unico e originale nel suo genere, in quanto è risultato che non ha alcun termine di paragone e parentela con altre varietà note, sia in Italia che nel mondo. A tutt'oggi sono ancora in corso studi, analisi e verifiche per quel che riguarda l'ampelografia e la vinificazione del Cimiciara, pertanto ci limiteremo solo alla descrizione del frutto. Il grappolo è medio-piccolo, cilindrico-conico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo, puntinata.
mercoledì 20 aprile 2022
VITIGNO COTROGNONE
Il Cotrognone è un vitigno autoctono a bacca bianca delle Marche, coltivato nelle province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, come il Cocacciara o Cococciola. Non si hanno notizie della sua origine, della sua storia, della sua diffusione e delle sue caratteristiche ampelografiche e di vinificazione. Attualmente l'unica testimonianza che abbiamo, è quella di alcuni contadini che continuano a coltivarlo in pochi filari per un bisogno famigliare. A tutt'oggi credo che non esiste un progetto di recupero di questa varietà, pertanto è destinato all'estinzione.
VITIGNO BLATTERLE
Il Blatterle (in tedesco "piccola foglia) è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Alto Adige, un tempo molto diffuso nella Valle Isarco e nella zona di Bolzano. La prima citazione di questa varietà è della metà dell'800, attualmente si trovano ancora dei piccoli appezzamenti e l'impegno di alcuni viticoltori stanno cercando di salvarlo dall'estinzione, vinificandolo come un prodotto di nicchia. E' conosciuto anche con i sinonimi di Bianchetto di Verzuolo, Blaterle, Platterle, Blatterl, Bionchetta, è stato iscritto nel RNVV nel 2018. Il Blatterle ha una produzione medio-scarsa, una maturazione precoce ed è sensibile all'oidio e alla botrite, i terreni di coltivazione sono perlopiù collinari, alluvionale, ricchi di scheletro. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, fruttato con note agrumate e mela verde, in bocca è fresco, poco strutturato, con un finale corto. La temperetura di servizio consigliata è 12°-14°.
martedì 19 aprile 2022
VITIGNO BENEDINA
Iscritto nel RNVV nel 2021, la Benedina è un vitigno autoctono a bacca nera del Veneto, precisamente dell'Alto Polesine, in provincia di Rovigo. Grazie a Veneto Agricoltura e il Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano la Benedina con altre varietà locali sono allo studio e al recupero delle stesse, in quanto col tempo erano state dimenticate e quasi scomparse. Le origini di questa varietà sono incerte, alcuni sostengono che sia stata portata in zona da una certa famiglia Benedin, altri sostengono la provenienza da una Corte Benedettina. Era definito "il vino degli sposi", in quanto era l'unico vino utilizzato per le feste che avesse una discreta durata. La sua produzione è mediamente scarsa, il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, allungato, compatto, alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia pruinosa di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, vinoso, con sentori di frutti rossi di marasca e prugna, in bocca è fresco, mediamente alcolico, tannico al punto giusto, gradevole, con buone sensazioni gustative. Si presta all'abbinamento con i piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
lunedì 18 aprile 2022
VITIGNO SIRICA
Il Sirica è un vitigno autoctono a bacca nera della Campania, riscoperto e studiato dal prof Attilio Scienza dell'Università di Milano nella zona delle colline vulcaniche di Taurasi, in provincia di Avellino. E' un vitigno molto antico presente in Campania già all'epoca dei Romani, infatti le prime citazioni sono di Plinio nel 75 a.C., che gli attribuisce il nome derivante da "Syricum", un colorante rosso molto diffuso in quel tempo. Sulla derivazione del nome Sirica vi è un'altra ipotesi, quella di far derivare il nome da Siri, un'antica città della Magna Grecia posta sul Mare Ionio, vicino Metaponto, che successivamente i Romani diedero il nome di Eraclea. Nel corso dei secoli il Sirica era quasi del tutto scomparso e con il suo recente ritrovamento, grazie anche all'azienda Feudi di San Gregorio, sono state effettuate le analisi del DNA, che hanno evidenziato una certa affinità genetica con i vitigni del Nord Italia, quali il Teroldego, il Lagrein e il Refosco. Secondo alcuni studiosi il Sirica sarebbe un incrocio naturale di Aglianico e Syrah. E' un vitigno rustico, il grappolo è di medie dimensioni, piramidale o conico, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino, con sentori di frutti rossi, lamponi e ciliegia, speziato, al gusto è fresco, morbido, con un tannino vellutato, ben equilibrato, persistente e con una buona struttura. Ottimo è l'abbinamento con piatti strutturati, carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°- 20°.
sabato 16 aprile 2022
VITIGNO CRANACCIA ARUSSA
La Cranaccia Arussa è un vitigno autoctono a bacca bianca della Sardegna, ritrovato e recuperato tramite il progetto Akinas e nel 2018 è stato iscritto nel RNVV. E' stato ritrovato in un vecchio vigneto della Marmilla, che è anche la zona della sua coltivazione. Il nome significa "Vernaccia Grossa", ma non ha alcun legame genetico con le varietà che hanno lo stesso nome. Sono in corso vari studi che confermerebbero un legame genetico con il Caddiu Bianco o Bianca Addosa e una possibile parentela con la Malvasia di Sardegna, ma sono necessari ulteriori approfondimenti. La Cranaccia Arussa è una varietà che preferisce terreni collinari di medio impasto, ha una discreta produzione, è poco sensibile alla peronospora e matura nella terza decade di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, lungo, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, presenta profumi floreali di rosa, fruttati di mela e frutta esotica, al gusto ritornano le stesse sensazioni profumate, una buona sensazione alcolica, una media acidità, una buona persistenza gusto- olfattiva e una buona struttura. Ottimo l'abbinamento con i primi e secondi piatti di pesce, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
venerdì 15 aprile 2022
VITIGNO DOLCIAME
Il Dolciame è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Umbria, spesso coltivato "maritato", diffuso storicamente nell'Alta Valle del Tevere, nei comuni di Città di Castello, Umbertide, Citerna, Montone, Monte Santa Maria Tiberina, San Giustino Umbro, Gubbio, in provincia di Perugia. Il nome è dovuto probabilmente alla ricchezza zuccherina delle sue uve, riguardo alle sue origini non si sa nulla. Nella zona di Città di Castello tutte le uve che avevano un sapore dolce venivano chiamate Dolciame, sempre a Città di Castello questo vitigno viene chiamato anche col sinonimo di Malfiore, mentre a Gubbio il Dolciame viene chiamato anche Uva Dolce. La prima menzione di questa varietà è del 1879 nel Bullettino Ampelografico, successivamente nel corso degli anni è stato citato da vari autori, quali il Succi, il Marzotto e il Dalmasso, con varie tesi, e nel 1971 il Dolciame viene iscritto nel RNVV. Questo vitigno ha una buona e costante produzione, ha una media resistenza alla peronospora ed è sensibile all'oidio e alla muffa, la maturazione è a fine settembre. Il grappolo è di dimensione medio-grande, piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia poco pruinosa, mediamente spessa, di colore giallo. Utilizzato anche in uvaggio, il vino in purezza ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con fragranze di agrumi, quali arancio e pompelmo, al gusto presenta una sapidità e freschezza, nella norma alcolico, persistente ed equilibrato. Antipasti, primi e secondi di pesce, primi piatti leggeri, carni bianche sono il suo abbinamento ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
giovedì 14 aprile 2022
VITIGNO CORNAREA
Il Cornarea è un vitigno a bacca nera del Piemonte nato dall'incrocio tra Barbera e Nebbiolo, ottenuto dal prof.Giovanni Dalmasso nel 1936, conosciuto anche come Incrocio Dalmasso 4/28, ed iscritto nel RNVV nel 1977. Questo vitigno predilige terreni collinari di medio impasto, ha una buona produzione, ha una buona resistenza al marciume e alle avversità climatiche, meno agli agenti parassitari. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, compatto, alato, l'acino è piccolo, ellittico, con buccia pruinosa e consistente, di colore blu-violetto. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, con profumi di viola, frutti di bosco, ciligie e note erbacee, al gusto presenta una marcata acidità, una limitata astringenza, pieno, nel complesso un buon vino, di corpo. Indicato con primi e secondi piatti della tradizione locale, salumi e formaggi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
mercoledì 13 aprile 2022
VITIGNO CORNACCHIA
Il Cornacchia è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, un tempo diffuso nella provincia di Ravenna e nella provincia di Forlì (allora comprendeva anche Cesena e Rmini), oggi risultano ormai poche piante in provincia di Ravenna. Difficile risalire alle sue origini, perchè potrebbe essere stato chiamato Cornacchia solo in Emilia Romagna, assumendo nomi diversi altrove. Il nome potrebbe derivare dal colore molto scuro degli acini, quasi neri come le penne delle cornacchie e con questo nome è stato iscritto nel RNVV nel 2011. E' conosciuto forse col sinonimo di Gruone, mentre nel gergo dialettale della zona è chiamato Curnacia. Le sue uve venivano raccolte in anticipo e mescolate con altre uve più precoci, quali la Canina Nera, per dare vita ad un vino particolare, molto dolce, chiamato Canèna Nova, che la tradizione abbina alla "Fiera dei Sette Dolori" di Russi, in provincia di Ravenna, che si tiene ogni anno nella terza domenica di settembre fin dal 1876, anche se la manifestazione è da mettere in relazione con il culto dell'Addolorata, istituito a Russi da papa Innocenzo XI nel 1688. Menzionato dal Tanara nel 1644, citato dal Gallesio nel 1839, nel Bullettino Ampelografico del 1878, lo ritroviamo ancora menzionato nell'ampelografia dei vitigni romagnoli del Bazzocchi nel 1923, dove il Cornacchia veniva definito ormai un vitigno di nessuna importanza, in quanto si tende ad abbandonarlo. E' una varietà molto produttiva con una elevata sensibilità al marciume, una media alla peronospora e poca sensibilità all'oidio. Il grappolo è di grosse dimensioni, di forma a imbuto, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il Cornacchia non è mai vinificato in purezza, ma assemblato con altre varietà locali, pertanto non abbiamo riferimenti specifici di vinificazione.
martedì 12 aprile 2022
VITIGNO BIGOLONA
La Bigolona è un vitigno a bacca bianca del Veneto, coltivata nella zona della Valpolicella, situata ad est del Lago di Garda, in provincia di Verona. E' conosciuta con vari sinonimi, Smarzirola, Sampagna, Bigolara, Bigolona Bianca, Bigolona Veronese. La prima documentazione della sua coltivazione in Valpolicella la troviamo all'inizio del XIX secolo. Purtroppo negli anni '70 del secolo scorso la Bigolona era sull'orlo dell'estinzione, ma grazie all'impegno dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano è stata recuperata e nel 2021 è stata iscritta nel RNVV. Oggi la sua coltivazione si attesta quasi esclusivamente nella zona del comune di Illasi, in provincia di Verona. Questa è una varietà che ha una buona produzione, il grappolo è grosso, cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio-grosso, discoide, irregolare, con buccia pruinosa e consistente, di colore verde-giallo. La sua sensibilità alla botrite determina probabilmente il nome dialettale di Smarzirola, cioè che "marcisce". Le sue uve si prestano alla produzione di vini a vendemmia tardiva e botritizzati, quali Vin Santo e Passiti e spesso vengono miscelate con altri vitigni locali a bacca bianca come la Garganega. Il vino ha un colore giallo paglierino tendente al ramato, con odore pungente, un'acidità elevata e con un finale amarognolo.
lunedì 11 aprile 2022
VITIGNO BIONDELLO
Il Biondello è un vitigno a bacca bianca diffuso sulle colline Riminesi e nella Repubblica di San Marino, è presente anche nella provincia di Forlì-Cesena. Dalle poche indicazioni che abbiamo potrebbe avere vari sinonimi, quali Dorello, Bianchello o Biancame, Trebbiano Toscano, Garganega, ma finora non si è riusciuto a stabilire se effettivamente si tratta di una varietà a sé stante oppure di un biotipo del Trebbiano Toscano. Citato nel corso degli anni da vari autori come presente in questa zona, nel 2020 è stato iscritto nel RNVV. Il Biondello è una varietà che ha una buona e abbondante produzione, presenta una certa sensibilità alla botrite, ma è poco sensibile all'oidio e alla peronospora, matura nella prima decade di ottobre. Il grappolo è di medie dimensioni, lungo, a forma di imbuto, mediamente compatto, alato, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Dalle prime risultanze il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con note di fiori bianchi e note fruttate di mela e pera, al gusto presenta un buon tenore alcolico, una buona sapidità e persistenza, una buona struttura ed una elevata freschezza, che lo rendono particolarmente interessante anche per la produzione di vini frizzanti e spumanti.
domenica 10 aprile 2022
VITIGNO SIMESARA
Il Simesara è un vecchio vitigno autoctono a bacca nera del Veneto, di cui si conoscono poche notizie. Il nome deriva dal termine "simese", che vuol dire "cimice". La prima descrizione la troviamo agli inizi dell'800 ad opera dell'Acerbi, che annota questa varietà nella zona di Bassano e Marostica, successivamente agli inizi del 900 il De Leonardis la individua nella zona della Valpolicella e a Bardolino. Negli anni '70 del secolo scorso il Simesara fu al centro di un progetto di recupero, che non diede risultati positivi per via, forse, delle sue scarse caratteristiche, da allora non abbiamo notizie relativa alla sua coltura. Il grappolo è di grande dimensione, piramidale, mediamente spargolo, con una o due ali, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-viola. Il vino ha un colore rosso rubino, con profumi vinosi, sapido, abbastanza armonico.
sabato 9 aprile 2022
VITIGNO REFOSCO GENTILE O REFOSCO DI RAUSCEDO
Il Refosco Gentile, detto anche Refosco di Rauscedo, è un vitigno autoctono a bacca nera del Friuli Venezia Giulia, appartenente alla famiglia dei Refoschi. Da una scheda descrittiva del Poggi del 1930, risulta che questo vitigno era diffuso nella zona di San Vito al Tagliamento e di Spilimbergo, in provincia di Pordenone. Successivamente quasi scomparso, grazie al progetto dell'Ersa è stato ritrovato e recuperato nella zona di Rauscedo, frazione del comune di San Giorgio della Richinvelda, e in assemblaggio con il vitigno Palomba e Cordenossa dava vita al Vin di Uchì. Da recenti analisi è risultato che il Refosco Gentile ha un legame di parentela di primo grado con il vitigno Refosco Nostrano. Il suo ambiente ideale sono terreni collinari con una buona esposizione e terreni pianeggianti ghiaiosi ben drenati, ha una produzione abbondante e matura alla fine di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico o conico, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con note fruttate di frutti di bosco e profumo intenso, al gusto presenta un'armonia tra morbidezza e acidità, una buona struttura e una buona persistenza gusto olfattiva, seguita da un buon corpo. L'abbinamento ideale è con piatti strutturati, grigliate, arrosti, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
venerdì 8 aprile 2022
VITIGNO PALOMBA
Vitigno autoctono a bacca nera del Friuli Venezia Giulia, la Palomba, in passato, era diffuso in quasi tutta la Regione. Il progetto di riscoperta, valorizzazione e studio delle varietà autoctone regionali del 2006, svolto dall'Ersa-Centro Pilota per la Vitivinicoltura di Gorizia, lo ha recuperato. In passato il Palomba veniva utilizzato in uvaggio col Refosco Gentile e con la Cordenossa per produrre il Vin di Uchì. Questa varietà predilige terreni ghiaiosi, ha una produzione costante e la sua maturazione è nell'ultima decade di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, conico o cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore violetto-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi aranciati, con note di frutti di bosco e speziate, al gusto non presenta aspetti molto positivi e per questo non viene mai vinificato in purezza.
giovedì 7 aprile 2022
VITIGNO CORDENOSSA
Vitigno autoctono a bacca nera del Friuli Venezia Giulia il Cordenossa, conosciuto anche col sinonimo di Cordenos, lo possiamo definire una varietà di confine, infatti è originario della zona di confine tra l'Italia e la Slovenia. La prima citazione la troviamo nel 1823 ad opera del Di Maniago ed era una varietà che in passato entrava nell'uvaggio della produzione del Vin di Uchì con il vitigno Palomba e Refosco Gentile, che si produceva a San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone. Nel 1923 l'ampelografo Norbeto Marzotto lo elenca nell'Ampelografia del Friuli, però col passare degli anni questa varietà viene quasi del tutto dimenticata e quasi scomparsa. Solo negli anni '80 l'enologo Emilio Bulfon lo ritrova insieme ad altre varietà in un vigneto del comune di Pinzano al Tagliamento, in provincia di Pordenone, e nel 2008 viene iscritto nel RNVV. Questa cultivar ha una buona produzione, una buona resistenza all'oidio ma è suscettibile alla peronospora, la maturazione è medio-tardiva. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale o ellittico, con buccia molto pruinosa, mediamente spessa, di colore blu-nero. Oggi la sua coltivazione si attesta nei comuni di Castelnovo del Friuli e Pinzano al Tagliamento, in provincia di Pordenone, e di Forgaria nel Friuli, in provincia di Udine. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, con note fruttate di cassis, ciliegie, frutti di bosco, in bocca presenta una buona morbidezza, poco tannico, dal corpo leggero, armonico. Si abbina a primi e secondi piatti leggeri, formaggi poco stagionati e salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
mercoledì 6 aprile 2022
VITIGNO BIBIOLA
La Bibiola è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte diffuso nella zona di Saluzzo, in provincia di Cuneo. Ormai è quasi del tutto scomparso per via della sua sensibilità alla muffa, al marciume e allo scarso grado zuccherino delle sue uve a discapito di varietà migliori. Forse la sua prima citazione la troviamo nel 1835 ad opera di Eandi col termine di Bubbiola, coltivata nella zona di Saluzzo. Verso la fine del XIX secolo questa cultivar era talmente apprezzata per la qualità e fertilità delle sue uve, tanto da essere citata in quasi tutte le opere ampelografiche dell'epoca, tra cui il Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877. Più tardi, all'inizio del XX secolo, il Viala e Vermorel dedicarono alla Bibiola una monografia nella loro opera "Ampelographie". Il grappolo è di medie dimensioni, corto, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore blu-nero. Non abbiamo notizie specifiche per quel che riguarda la vinificazione, ma sappiamo che questa varietà conferma le caratteristiche qualitative e produttive riscontrate già nell'800.
lunedì 4 aprile 2022
VITIGNO SILLICANA BIANCA
Il progetto di censimento, identificazione e recupero del patrimonio genetico dei vitigni presenti in provincia di Lucca, in Garfagnana nell'Alta Valle di Serchio, iniziato nel 2007 e condotto dal prof. Claudio D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Pisa, ha identificato in un vecchio vigneto un ulteriore vitigno autoctono a bacca bianca, il Sillicana Bianca. Questo nome gli deriva, forse, dalla zona del suo ritrovamento che dovrebbe essere Sillicagnana, frazione del comune di San Romano, in Garfagnana, in provincia di Lucca. Dalle prime indagini analitiche risulterebbe che il Sillicana Bianca abbia una parentela di primo grado col "Barghigiana Nera" e col "Fredianella Bianca", vitigni presenti anch'essi in Garfagnana, pertanto si ritiene che il Sillicana si sia originato per un incrocio spontaneo. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo. In assenza di ulteriori informazioni, dalle prime vinificazioni risulterebbe che il vino ha un colore giallo paglierino, con note fruttate e floreali, ben strutturato, con una buona acidità e grado zuccherino.
domenica 3 aprile 2022
VITIGNO CORBINA
Il Centro di Ricerca in Viticoltura di Conegliano insieme a Veneto Agricoltura hanno messo in opera un Progetto di Recupero e Valorizzazione del Germoplasma Viticolo della Regione. Da questo progetto è stato identificato e recuperato un vecchio vitigno autoctono a bacca nera, il Corbina, che nel 2007 è stato iscritto nel RNVV. Attualmente questa varietà è presente alquanto sporadica nella zona dei Colli Berici e nella zona di Breganze, in provincia di Vicenza, mentre in provincia di Padova è chiamato Corbinona. Diffuso in tutto il Veneto agli inizi dell'800 il Lampertico ne citava almeno nove varietà, divise in tre gruppi. Solo agli inizi del 900 il Marzotto faceva chiarezza tra Corbina e Corvina, che fino ad allora venivano confuse, specificando che le due varietà erano vitigni distinti e separati, anche se ancora oggi, specialmente a livello locale, vengono confuse. Il Corbina è conosciuto anche col sinonimo di Corbinella e La Piacentina, predilige terreni collinari e pianeggianti, in collina non è molto produttivo, la sua maturazione è nell'ultima decade di settembre ed è poco sensibile alle malattie crittogamiche. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia molto pruinosa e spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con note fruttate di amarena, al gusto presenta una buona acidità, un buon tannino, abbastanza fine, con un buon residuo zuccherino, di medio corpo. Buono per l'abbinamento ai piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
sabato 2 aprile 2022
VITIGNO BIANCOREALE
Il Biancoreale è un raro vitigno a bacca bianca della Puglia ritrovato nel 2005 di pochi filari in un vecchio vigneto nelle vicinanze di Torremaggiore, in provincia di Foggia, nell'Alto Tavoliere Dauno. Da un punto di vista morfologico questa varietà sembra assomigliare al Caccino, presente in provincia di Teramo, al Biancame (che non è quello delle Marche o dell'Umbria), presente in provincia di Chieti e dell'Empibotte Bianco, presente in provincia di Viterbo, che nelle zone di Ascoli e Teramo è denominato Mostosa o Caccione. L'analisi genetica ha confermato che tra questi vitigni c'è molta similitudine. Il grappolo è di dimensioni medio-grosso, conico o piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo. Negli anni 50-60 questa varietà veniva utilizzata in uvaggio con altri vitigni locali per la produzione di vini bianchi o frizzanti per migliorarli. Per ora non abbiamo ulteriori notizie che riguardano la vinificazione a largo raggio.
venerdì 1 aprile 2022
VITIGNO SGRANARELLA
La storia del vitigno Sgranarella a bacca bianca delle Marche è un po' ingarbugliata e controversa per via di eventuali sinonimie. Ma andiamo con ordine. Questa varietà oggi è diffusa con pochi ceppi nella provincia di Pesaro-Urbino ed è iscritta nel RNVV dal 2019. Le prime citazioni e fonti storiche risalgono al 1862 ad opera del professore Luigi Guidi, che lo descrive nel Catalogo dei vitigni presente nella provincia di Pesaro e Urbino inviato all'Esposizione Internazionale di Londra. Nell'Esposizione Ampelografica Marchigiana-Abruzzese del 1872 viene citata la possibile sinonimia tra questo vitigno e la Malvasia Bianca Lunga, quella della Toscana, concetto ripreso dal Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877. Agli inizi del Novecento l'ampelografo Molon cita lo Sgranarella uguale al Pecorino di Osimo, sinonimo del Pecorino Bianco, secondo il Bruni. Lo Sgranarella è un vitigno che ha una buona produzione, non ha alcuna resistenza o sensibilità a malattie e organismi, matura nella seconda decade di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di colore verde-giallo puntinato. Il vino ha un colore giallo paglierino tenue, con note fruttate, floreali e aromatiche, al gusto si presenta fresco, morbido, con un buon tenore alcolico, ottima persistenza e buona struttura. Ottimo l'abbinamento con i piatti di pesce e carni bianche, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)



























