La storia del vitigno Sgranarella a bacca bianca delle Marche è un po' ingarbugliata e controversa per via di eventuali sinonimie. Ma andiamo con ordine. Questa varietà oggi è diffusa con pochi ceppi nella provincia di Pesaro-Urbino ed è iscritta nel RNVV dal 2019. Le prime citazioni e fonti storiche risalgono al 1862 ad opera del professore Luigi Guidi, che lo descrive nel Catalogo dei vitigni presente nella provincia di Pesaro e Urbino inviato all'Esposizione Internazionale di Londra. Nell'Esposizione Ampelografica Marchigiana-Abruzzese del 1872 viene citata la possibile sinonimia tra questo vitigno e la Malvasia Bianca Lunga, quella della Toscana, concetto ripreso dal Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877. Agli inizi del Novecento l'ampelografo Molon cita lo Sgranarella uguale al Pecorino di Osimo, sinonimo del Pecorino Bianco, secondo il Bruni. Lo Sgranarella è un vitigno che ha una buona produzione, non ha alcuna resistenza o sensibilità a malattie e organismi, matura nella seconda decade di settembre. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di colore verde-giallo puntinato. Il vino ha un colore giallo paglierino tenue, con note fruttate, floreali e aromatiche, al gusto si presenta fresco, morbido, con un buon tenore alcolico, ottima persistenza e buona struttura. Ottimo l'abbinamento con i piatti di pesce e carni bianche, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

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