mercoledì 13 aprile 2022
VITIGNO CORNACCHIA
Il Cornacchia è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, un tempo diffuso nella provincia di Ravenna e nella provincia di Forlì (allora comprendeva anche Cesena e Rmini), oggi risultano ormai poche piante in provincia di Ravenna. Difficile risalire alle sue origini, perchè potrebbe essere stato chiamato Cornacchia solo in Emilia Romagna, assumendo nomi diversi altrove. Il nome potrebbe derivare dal colore molto scuro degli acini, quasi neri come le penne delle cornacchie e con questo nome è stato iscritto nel RNVV nel 2011. E' conosciuto forse col sinonimo di Gruone, mentre nel gergo dialettale della zona è chiamato Curnacia. Le sue uve venivano raccolte in anticipo e mescolate con altre uve più precoci, quali la Canina Nera, per dare vita ad un vino particolare, molto dolce, chiamato Canèna Nova, che la tradizione abbina alla "Fiera dei Sette Dolori" di Russi, in provincia di Ravenna, che si tiene ogni anno nella terza domenica di settembre fin dal 1876, anche se la manifestazione è da mettere in relazione con il culto dell'Addolorata, istituito a Russi da papa Innocenzo XI nel 1688. Menzionato dal Tanara nel 1644, citato dal Gallesio nel 1839, nel Bullettino Ampelografico del 1878, lo ritroviamo ancora menzionato nell'ampelografia dei vitigni romagnoli del Bazzocchi nel 1923, dove il Cornacchia veniva definito ormai un vitigno di nessuna importanza, in quanto si tende ad abbandonarlo. E' una varietà molto produttiva con una elevata sensibilità al marciume, una media alla peronospora e poca sensibilità all'oidio. Il grappolo è di grosse dimensioni, di forma a imbuto, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il Cornacchia non è mai vinificato in purezza, ma assemblato con altre varietà locali, pertanto non abbiamo riferimenti specifici di vinificazione.
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