venerdì 20 dicembre 2019

VITIGNO ALIONZA

L'Alionza è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nel Bolognese e nel Modenese,  in provincia di Bologna è conosciuta come "Uva Schiava", altri sinonimi utilizzati sono Aleonza, Lionza, Glionza, Leonza, Uva Lonza, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1987. Le sue origini sono incerte e remote, la prima descrizione è del De Crescenzi nel 1303 come Uva Schiava, ritenendola probabilmente introdotta da Paesi Slavi, ad Imola si racconta che Cesare Borgia, agli inizi del 1500, dopo aver assaggiato il vino Alionza, inviò a Papa Alessandro VI alcune botti, però la prima citazione storica dell'Alionza è del 1644 ad opera del Tanara, successivamente viene citato dal Trinci nel 1723, dall'Acerbi nel 1825 e dal Di Rovasenda nel 1877. Questa varietà predilige terreni collinari con buona esposizione, ha una regolare ma non costante produzione, è soggetta ad acinellatura con condizioni meteorologiche avverse, ha una media tolleranza all'oidio e alla botrite. Il grappolo è grosso, mediamente spargolo, piramidale allungato, con una grande ala, raramente due, l'acino è grosso, sferico, con buccia spessa, consistente e molto pruinosa, dal colore giallo. E' vinificato sia in purezza che in assemblaggio per ottenere vini fermio e frizzanti di un certo interesse, in purezza da' un vino giallo paglierino con riflessi verdolini di aroma ampioe intenso con note floreali di acacia e fruttate di mela verde e frutti esotici, al gusto ha una media acidità, sapido, media struttura e persistenza, ben equilibrato e buona alcolicità, adatto ad una lunga conservazione. Ottimo come aperitivo, si abbina a piatti di pesce, crostacei, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

domenica 15 dicembre 2019

VITIGNO UVA FOGARINA

Iscritto nel Registro Nazionale col nome di Fogarina nel 2007, l'Uva Fogarina deve la sua fama alla famosa canzone popolare, è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, diffusa nel Reggiano nel comprensorio dei comuni di Guastalla e Gualtieri con rara presenza nel Modenese e nel Mantovano. Da una attenta analisi del DNA si evidenzia la sua appartenenza alla famiglia della Vitis Lambrusca con la particolarità di dare colore e struttura negli uvaggi utilizzati. L'Uva Fogarina è un vitigno storico, conosciuto, probabilmente, già ai tempi di Virgilio, il nome del vitigno è legato a varie leggende, chi lo vuole trasportato dalla piena del Po in un luogo chiamato Folgarin, da cui il nome, chi vuole far derivare il suo nome dal fatto di donare "fuoco" alle altre uve scadenti negli uvaggi. E' un vitigno vigoroso, molto resistente alle malattie, con una maturazione tardiva, la cui raccolta viene effettuata a fine ottobre o inizio di novembre. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, rotondo, con buccia spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo floreale e fruttato, con note di ribes e ciliegia e note vegetali di peperone, al palato è strutturato, con una vivace acidità e un tannino un pò duro. Si abbina a piatti strutturati, carni rosse, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

VITIGNO ANTINELLO

Autoctono a bacca bianca della Puglia, un tempo coltivato in tutta la zona meridionale della provincia di Bari, oggi presente sporadicamente solo nei comuni di Conversano, Turi e Rutigliano, l'Antinello è un antico vitigno più volte citato dal Frojo nel 1883 con il sinonimo di Antonello.  Iscritto nel Registro Nazionale nel 2011, questo è un vitigno che da' una produttività medio-elevata, vinificato quasi sempre in uvaggio con altri vitigni della zona, anche se la vinificazione in purezza inizia ad essere presa in considerazione. Il grappolo è medio, conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-grande, ovale, con buccia spessa e consistente, di colore verde-giallo che in piena maturazione assume una sfumatura rosa. Il vino ha una colorazione giallo paglierino chiaro, dal profumo leggero e lievemente aromatico, che ricorda gli agrumi e fiori bianchi, al palato ha una contenuta corposità e una buona freschezza. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14° e si abbina piacevolmente ad antipasti e piatti a base di pesce.

giovedì 12 dicembre 2019

VITIGNO FOGLIA TONDA

Vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, diffuso principalmente nella zona tipica del Chianti, province di Firenze, Siena, una piccola presenza la troviamo anche in Umbria e nelle Marche. Il Foglia Tonda deve il suo nome alla forma della foglia tondeggiante da sembrare simile ad una padella, è iscritto nel Registro Nazionale dal 1970. Non abbiamo notizie storiche, sappiamo che era presente nella zona citata già dal '800, infatti il Di Rovasenda nel 1877 nel suo "Saggio per una ampelografia universale" lo segnala dicendo di averlo trovato nel Castello di Brolio del Barone Ricasoli, successivamente viene citato dal Breviglieri e Casini nel 1964. Questo vitigno è eccessivamente produttivo, ha una buona resistenza alle crittogame, vinificato con altri vitigni da' robustezza ai vini. Il grappolo ha dimensioni medio-grandi, piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ovoidale, con buccia molto pruinosa, di colore blu. Il vino, in purezza, ha un colore rosso granato scuro dal profumo di piccoli frutti e floreali di viola, intenso, corposo, con un buon tenore di acidità e tannicità, che lo rendono adatto all'invecchiamento. Può essere abbinato a primi e secondi strutturati, arrosti, stufati, salumi, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

VITIGNO FERTILIA O INCROCIO COSMO 108

Vitigno autoctono del Veneto a bacca nera, conosciuto anche come Incrocio Cosmo 108, dovuto al suo ideatore Italo Cosmo, nato  dall'incrocio del vitigno Merlot col vitigno Raboso Veronese. Il Fertilia è coltivato nella zona di Conegliano e Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1976. E' un vitigno molto vigoroso con una buona produzione, predilige terreni semipianeggianti o collinari, ha una buona resistenza alle avversità climatiche e ai parassiti. Il grappolo è medio-grande, cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, il vino,vinificato in purezza, ha un colore rosso rubino carico, leggermente erbaceo, che ricorda il Merlot, fruttato, lievemente tannico, di buona acidità, armonico, indicato anche per un normale invecchiamento. Può essere abbinato a primi piatti strutturati, secondi di carne, arrosti, salumi, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è
16°-18°.

lunedì 9 dicembre 2019

VITIGNO ALBANELLO

Vitigno a bacca bianca autoctono della Sicilia, circoscritto ad un piccolo territorio delle province di Siracusa e Ragusa, conosciuto anche con i sinonimi di Arvanella, Arbanello, Arnina Bianca, Claretta. L'Albanello è definito un vitigno "storico" già presente in questo territorio fin dal 1700, infatti il primo produttore nel 1712 è stata la famiglia Landolina con la famiglia Grillo. In quel periodo era molto apprezzato e difficile da trovare per l'alto costo e usato prevalentemente per la produzione di vini liquorosi. Citato ed elogiato per le sue qualità nel corso dei secoli da vari personaggi, tra cui il Di Rovasenda, il Briosi, il Viala, per finire a Luigi Veronelli e Mario Soldati, oggi lo ritroviamo circoscritto, come già detto, in una piccola zona, dove viene vinificato nella versione "secco" e "passito", è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Morfologicamente simile al Grecanico e parente con l'Albaranzeuli bianco della Sardegna e con l'Elbling della Mosella, l'Albanello è un vitigno di media vigoria, coltivato su terreni collinari vulcanici, con buona resistenza alle malattie, il grappolo è medio, cilindrico o conico, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore verde-giallo. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, raramente in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino tendente al dorato, al naso è floreale di rosa, fruttato di pesca e arancia, di erbe aromatiche di timo e rosmarino, al gusto è fresco, sapido, sopportata da una piacevole morbidezza e notevole alcolicità, con un finale ammandorlato e un giusto equilibrio. Si abbina a primi e secondi di pesce nella versione secco, ottimo come aperitivo; nella versione passito, ottimo da meditazione, pasticceria secca e pasticceria tipica siciliana, la temperatura di servizio consigliata nella versione secco è 12°-14°, nella versione passito è 8°-10°.

mercoledì 4 dicembre 2019

VITIGNO SCARSAFOGLIA

Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nella zona di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, la Scarsafoglia, chiamato anche Vernaccia, fa sospettare una sua provenienza dalla Liguria, è iscritto nel Registro Nazionale dal 2011. La prima citazione la troviamo in un manoscritto del 1840, però nel 1839 il Gallesio lo individua presente anche in provincia di Modena, successivamente viene citato dal Aggazzotti nel 1867 e dal Di Rovasenda nel 1877. Recenti studi hanno evidenziato una sinonimia con lo Scimiscià, vitigno ligure della provincia di Genova, già descritto precedentemente, col Genovese, vitigno della Corsica. Varietà abbastanza rustica, la Scarsafoglia predilige terreni pedecollinari sciolti, la produttività è soddisfacente, è abbastanza tollerante alla botrite, mentre presenta una certa sensibilità alla peronospora e all'oidio. Il grappolo è medio, cilindrico-conico, da spargolo a mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, quasi sferico, con buccia verde-giallo che si ricopre di punteggiature scure sulle parti più esposte al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dal profilo olfattivo piacevole, di buona intensità con note floreali di rosa e fruttati di pesca, mela, limone, al gusto è sapido, di buona acidità, equilibrato, leggermente amarognolo, di buona struttura e persistenza. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi e secondi di pesce, carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

domenica 1 dicembre 2019

VITIGNO OCCHIO DI GATTO

Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nella zona di Scandiano, conosciuto anche col sinonimo di Tocai Friulano. Infatti da una recente analisi del DNA del 2005 condotto dal Consorzio per la tutela dei vini DOC "Reggiano" e "Colli di Scandiano e di Canossa" è stato accertato una certa sinonimia del vitigno Occhio di Gatto col vitigno Tocai Friulano. Il nome sembra derivare dal fatto che, guardando controluce l'acino, sembra che i vinaccioli, che sono ben visibili, formino al centro una macchia scura, simile alla pupilla dell'occhio del gatto. La prima citazione del vitigno la ritroviamo nel 1811 ad opera del Della Fossa, successivamente è stato citato dal Gallesio nel 1839, per finire al Greco nel 1968, che sottolineano la sua diffusione nel territorio di Scandiano, dove viene sottoposto anche ad appassimento. Iscritto nell'elenco delle varietà idonee alla coltivazione in Emilia Romagna dal 2003, questo vitigno è vigoroso con una buona e costante produzione, è sensibile alle principali crittogame e alla botrite. L'Occhio di Gatto predilige terreni collinari, dove non vi siano ristagni di acqua, il grappolo è piccolo, conico, con 2 ali, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia sottile, consistente, leggermente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino tendente al verdolino dal profumo delicato, con poca acidità, fresco,asciutto, morbido e vellutato, con una nota finale ammandorlata, viene prodotto anche nella versione passito e liquoroso. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi e secondi di pesce e carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata, secondo la versione, è 12°-14°.

venerdì 29 novembre 2019

VITIGNO SUMMARIELLO

Vitigno autoctono a bacca nera della Campania, diffuso nel Sannio, precisamente nel comune di Castelvenere e nel comune di Baselice, da cui viene indicato anche col nome di Summariello del Baselice o Moscato di Baselice. Non abbiamo notizie sulla sua origine, la zona di coltivazione è di origine alluvionale con clima mediterraneo caratterizzato da estati calde e asciutte e inverni rigidi, il terreno è argilloso e la produzione è costante. Il Summariello ha una media resistenza alle avversità climatiche e una buona resistenza agli agenti parassitari, il grappolo è medio-corto, cilindrico-conico, compatto, l'acino è medio-piccolo, ovoidale, con buccia di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con profumi fruttati, dal gusto morbido, tendente al moscato, vinificato quasi sempre in assemblaggio. L'abbinamento ideale è con i piatti tradizionali locali, primi al pomodoro, risotti, carni anche bianche, salumi e formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 27 novembre 2019

VITIGNO SCIAGLIN

Lo Sciaglin è un vitigno a bacca bianca del Friuli, presente fin dal XV secolo sulle colline ripide di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, anche se si hanno testimonianze più antiche risalenti ai Romani, infatti una testimonianza la troviamo nel Pactum Donationis del 762 col termine di Schiadina. Nel corso dei secoli il nome di questo vitigno, che in dialetto friulano deriverebbe dal termine "s'ciale" dal significato di "scala" o "terrazzamento", ha subito varie mutazioni come Sciablin, Sciarlin, Scharlina, fino al termine odierno col quale è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1992. Nel 1863 le uve dello Sciaglin vennero portate all'Esposizione Regionale delle Uve organizzate dall'Associazione Agraria Friulana di Udine, oggi la sua produzione è circoscritto ai comuni di Castelnuovo del Friuli e Pinzano al Tagliamento. Il grappolo ha dimensioni medio-piccole, piramidale, semispargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, ovoidale, con buccia poco pruinosa e tenera, di colore giallo-verde. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, il profumo è intenso, fine,marcatamente fruttato con un finale floreale, in bocca è morbido, secco, persistente, con una buona acidità e una buona struttura. Ottimo come aperitivo, va bene con antipasti di terra e di mare, risotti strutturati, zuppe, uova, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

lunedì 25 novembre 2019

VITIGNO LACRIMA DEL VALDARNO O GRALIMA

Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018 con l'anagramma Gralima, per non confonderla con gli altri vitigni Lacrima, il Lacrima del Valdarno è un vitigno a bacca nera autoctono della Toscana, incluso dal Bollettino Ampelografico del 1881 tra i vitigni coltivati in provincia di Firenze, però il primo a darne notizia è il Gallesio nel 1883. E' un vitigno tardivo nelle sue fasi fenologiche con una buona e costante produttività, tollera molto bene gli attacchi delle muffe e non presenta particolari sensibilità alle malattie crittogamiche. Il grappolo è corto, conico, compatto, l'acino è medio, tondo, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino carico tendente al violaceo, al naso è fruttato, al gusto presenta una elevata tannicità e acidità, l'abbinamento è prettamente con la cucina tradizionale toscana, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 24 novembre 2019

VITIGNO FAMOSO O UVA RAMBELA

Vitigno a bacca bianca autoctono dell'Emilia Romagna, diffuso principalmente in Romagna, provincia di Forlì-Cesena e Ravenna, il Famoso, chiamato anche Uva Rambela, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. La prima citazione di questo vitigno la troviamo nella Tabella del Dazio Comunale di Lugo nel 1437, successivamente lo cita il Gallesio nel suo "I Giornali di Viaggi" del 1839 senza alcuna descrizione. Una descrizione sulla storia e le origini del Famoso o Rambela la troviamo nel 1879 ad opera del De Bosis nei Bollettini Ampelografici Provinciali. Dopo un periodo di abbandono, solo nell'ultimo decennio, per merito di alcuni viticoltori, è stato riscoperto per la vinificazione, visto che precedentemente veniva utilizzato come uva da tavola. Coltivato su terreni argillosi il Famoso è un vitigno rustico che da' una buona produzione, mediamente sensibile a oidio e peronospora, il grappolo è medio, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio, troncovoidale, con buccia spessa e consistente, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino tenue con riflessi verdolini, mentre sotto il profilo olfattivo presenta sentori che richiamano il Moscato e che consentono di ritenerlo un vitigno aromatico, ha note floreali di fiori d'arancio, biancospino e gelsomino, note fruttate di banana, albicocca e pesca e note balsamiche, al gusto è morbido, fresco, intenso e persistente, di buona struttura ed equilibrio. Si presta all'abbinamento con tutti i piatti a base di pesce, con primi piatti speziati, risotti, carni bianche, formaggi freschi, come il Raviggiolo e lo Squacquerone, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

sabato 23 novembre 2019

VITIGNO BARBERA SARDA

Non abbiamo notizie certe e provenienza di questo vitigno, la prima citazione la troviamo negli Annuari della Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia di Cagliari del 1897. Una recente analisi ha confermato la netta differenzia tra la Barbera Sarda e la Barbera Piemontese, evidenziando semmai una sostanziale vicinanza genetica col vitigno Bovale Sardo. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1971. Coltivato, di regola, su terreni sabbiosi drenanti, questa varietà ha una media vigoria, una produzione costante e mediamente abbondante e una media resistenza alle avversità climatiche e agenti parassitari. Il grappolo è medio-piccolo, piramidale, compatto e alato, l'acino è medio-piccolo, rotondo, con buccia pruinosa, mediamente spessa, consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino carico, con una marcata acidità e un moderato tenore alcolico da renderlo piuttosto leggero al palato, di medio corpo e buona bevibilità. E' un vino da tutto pasto da servire ad una temperatura di 16°-18°.

giovedì 21 novembre 2019

VITIGNO BARBERA DEL SANNIO O CAMAIOLA

Vitigno a bacca nera autoctono della Campania, diffuso nella Valle Telesina, principalmente nel comune di Castelvenere, in provincia di Benevento, non ha nulla da spartire col più noto vitigno piemontese. Il Barbera del Sannio rassomiglia un po' nella morfologia a quello piemontese, ed è stata questa rassomiglianza ad indurre l'agronomo Frojo nel 1875 a darle questo nome. In uno studio del 2005 ad opera della Facoltà di Agraria di Portici in collaborazione con l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, si è evidenziato una certa parentela genetica con i vitigni Casavecchia e Catalanesca. Per evitare inutili disguidi, oggi si sta discutendo di cambiare nome a questo vitigno, dandogli il nome di Camaiola, come era conosciuto anticamente in zona, ed è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2021. Il grappolo è medio, conico-piramidale, spargolo, l'acino è piccolo,rotondo, con buccia sottile, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato di sottobosco, floreale di rosa e viola, vegetale, leggermente speziato, in bocca è gradevole, con una acidità media, un tannino morbido, poco strutturato. L'abbinamento è adatto alla cucina sannita, col classico timballo di pasta "scarpella", primi di pomodoro e grigliate di carni bianche, salumi, formaggi semi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 20 novembre 2019

VITIGNO SENNEN

Il Sennen è un vitigno a bacca nera, coltivato nel Trentino Alto Adige e Veneto, iscritto nel Registro Nazionale nel 2002. Questa varietà, chiamata anche Incrocio Rigotti 107-2, è un incrocio tra il vitigno Merlot e (si credeva) il vitigno Marzemino, effettuato nel 1948 dall'agronomo e genetista trentino Rebo Rigotti. Recenti analisi, effettuate con nuove tecniche di biologia molecolare, hanno evidenziato che i genitori naturali di questa varietà sono Merlot e Teroldego, come nel caso del vitigno Rebo che è conosciuto anche come Incrocio Rigotti 107-3. Il Sennen è un vitigno di buona produttività e ha una maturazione precoce, il grappolo è di media grandezza, cilindrico-conico, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa e resistente, di colore blu-nero, questa conformazione del grappolo e la bassa sensibilità alla muffa lo rendono un vitigno adatto all'appassimento. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei dal profumo di ciliegia e frutti di bosco, speziato, dal gusto gradevole, con un tannino morbido e vellutato. L'abbinamento consigliato è con primi piatti ben conditi e secondi di carne saporite e strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

lunedì 18 novembre 2019

VITIGNO NER D'ALA

Vitigno a bacca nera autoctono della Valle d'Aosta, diffuso maggiormente tra i comuni di Arnad e Montjovet, è conosciuto anche con i sinonimi di Nerdela, Vernassa o Gros Vien. Le origini del Ner d'Ala sono sicuramente anteriori all'Ottocento, però una prima citazione la ritroviamo nel Bollettino della Commissione Ampelografiche delle Province Subalpine del 1881, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1999. Il grappolo è di dimensione grande, piramidale, alato, qualche volta spargolo, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Di regola utilizzato come uva da taglio, conferisce all'assemblaggio colore e profumi intensi, se vinificato in purezza il vino ha un colore rosso granato con profumi intensi, vinosi, leggermente speziati, il gusto è gradevole, piacevolmente alcolico, di buona acidità e struttura. Vino da tutto pasto, si abbina con primi e secondi piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 17 novembre 2019

VITIGNO ALBARANZEULI BIANCO E NERO

 Albaranzeuli Bianco
Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, l'Albaranzeuli Bianco è un vitigno a bacca bianca della Sardegna, diffuso nella  provincia di Oristano, sporadicamente in quella di Nuoro. Il nome tradisce una probabile origine spagnola, ma mancano riferimenti bibliografici in merito, considerando le scarse notizie di cui siamo in possesso. Chiamato nell'Oristanese Lacconargiu o Lacconarzu, si conoscono altri sinonimi con cui era chiamato questa varietà, quali Albillo o Albicello, che si avvicina all'Albanello coltivato in Sicilia o all'Albanella coltivato nel Pesarese, a cui assomiglia per alcuni versi e alla quale sembra avere delle analogie genetiche. Questo è un vitigno rustico, molto produttivo, resistente alle crittogame, il grappolo è di media grandezza, conico o cilindro-conico, poco compatto, talvolta alato, l'acino è medio, sferico, con buccia spessa e consistente, pruinosa, di colore giallo tendente al dorato. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, non sono note le caratteristiche organolettiche della sua vinificazione in purezza.

VITIGNO ALBARANZEULI NERO
 Albaranzeuli Nero


Iscritto nel Registro Nazionale nel 1971, l'Albaranzeuli Nero è un vitigno a bacca nera della Sardegna di antichissima coltivazione quasi in via di estinzione, le cui origini sono del tutto sconosciute. L'unico dato certo che abbiamo è la sua somiglianza col vitigno Girò e per questo si pensa che possa essere stato importato in Sardegna durante la dominazione aragonese del XIV secolo. E' conosciuto con vari sinonimi, quali Albarenzelin Nero o Alvarenzelin Nero ed è diffuso nella provincia di Nuoro; da non confondere col Albaranzeuli Bianco, col quale non ha alcun rapporto di parentela. Il grappolo è medio, cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa e consistente, di colore rosso-violaceo. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, la sua vinificazione in purezza è molto rara per la sua scarsa acidità e il basso tenore zuccherino, per questo non abbiamo note caratteristiche organolettiche.

venerdì 15 novembre 2019

VITIGNO MORADELLA

Vitigno autoctono a bacca nera della Lombardia, diffuso nell'Oltrepò Pavese, in provincia di Pavia e
sulla collina di San Colombano al Lambro, nel Lodigiano, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2006, il Moradella entra nella composizione della Doc Oltrepò Pavese Buttafuoco e Oltrepò Pavese Sangue di Giuda. Nella provincia di Pavia la maggior parte delle varietà a bacca nera riportano nel nome il prefisso Mor, che sta ad indicare la caratteristica colorazione nera dell'acino. Nel 1825 Acerbi, seguito successivamente dal Di Rovasenda nel 1877, descrive due tipi di Moradella, uno grosso e uno piccolo, e tre diverse varietà dello stesso legate ai diversi luoghi di coltivazione. Oggi si possono distinguere tre biotipi appartenenti alla stessa famiglia genetica ma differenti nella morfologia: il Moradella Comune o di San Colombano, il Moradella Vermiglio o dal peduncolo rosso, conosciuto anche come Vermiglio e il Moradella Croà a grappolo compatto, chiamato anche solo Croà. Questo vitigno predilige terreni calcarei-argillosi ben soleggiati, ha una buona produttività, non presenta particolare sensibilità alle malattie crittogamiche, ad eccezione dell'oidio, e una buona resistenza alle avversità climatiche. Il grappolo del Moradella grosso ha dimensioni più grandi e una maggiore compattezza rispetto a quello piccolo, il grosso ha una forma conica, mentre il piccolo è quasi piramidale, gli acini sono grossi nel primo e più piccoli nel secondo, sono sferici, molto pruinosi, di colore nero. Vinificato spesso in assemblaggio, il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso dal profumo fruttato e speziato, al gusto è pieno, corposo, intenso, morbido, con una buona tannicità e alcolicità. Si abbina a primi e secondi piatti tradizionali lombardi, formaggi mediamente stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°

martedì 12 novembre 2019

VITIGNO ACCARDINA O MONTANERA

Accardina
Montanera
Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2015, l'Accardina o Montanera è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, un tempo diffuso su tutto l'arco nord-occidentale piemontese, oggi con pochi vitigni nel Pinerolese e Val Chisone, dove viene chiamato Montanera di Perosa e nel Cuneese, principalmente nel Saluzzese, dove viene chiamato Cardin o Borsè e a Montaldo di Mondovì, dove viene chiamato Accardina. Questo vitigno, da accurate analisi, è risultato identico al vitigno Negrera nel Biellese, zona di Gattinara, e al vitigno Corvino della Valtellina, inoltre sappiamo, dalle poche notizie storiche, che era conosciuto già nel 1800 e che oggi si cerca di salvarlo dall'estinzione. E' un vitigno precoce (meno precoce il vitigno di Montaldo) con media produttività e media tolleranza alle malattie, la coltura è a controspalliera su terreni calcarei-argillosi. Il grappolo è di dimensioni medie, cilindro-conico allungato, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio, rotondo, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumo di frutti di bosco, al palato presenta un buon equilibrio tra acidità e tannicità, persistente nel gusto. L'abbinamento è tipico con piatti piemontesi, risotti, arrosti, carni rosse, robiole di media stagionatura, salumi, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

martedì 5 novembre 2019

VITIGNO SOMARELLO ROSSO

Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2011, il Somarello Rosso è un vitigno autoctono a bacca rossa della Puglia, diffuso nel Barese, in particolare nel comune di Ruvo di Puglia. Deve il suo nome all'abbondante produzione dei grappoli, dei quali il vitigno si carica, come un asino. E' un vitigno che predilige terreni calcarei-argillosi con buona esposizioni e si adatta a climi caldi e aridi, ha una discreta vigoria, sopportata da una abbondante produzione. Questo vitigno ha una normale suscettibilità alla peronospora e all'oidio, ma una media resistenza al marciume. Il grappolo è medio-grande, cilindrico o piramidale, mediamente compatto, spesso con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, coriacea, mediamente spessa, di colore rosso. Il vino ha un colore rosso rubino scarico, molto vicino ad un rosa chiaretto, con note floreali e fruttate, al gusto è mediamente alcolico con una discreta acidità, intensità ed equilibrio gustativo, si presta anche ad una vinificazione in bianco. E' un vino da tutto pasto, si abbina a primi e secondi piatti poco strutturati, carni bianche, pizza, formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.

giovedì 31 ottobre 2019

VITIGNO ROSCIOLA

Iscritto nel 2009 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, il Rosciola è un vitigno a bacca rossa autoctono del Lazio, esattamente nella Valle dell'Aniene. Le prime notizie e citazioni storiche le ritroviamo nel censimento delle risorse agricole del 1882. Il Rosciola è un vitigno molto rustico che si adatta a qualsiasi tipo di terreno, sia esso calcare che argilloso,le viti di impianto sono quasi tutte franco di piede, normalmente viene allevata a spalliera, un tempo veniva allevata "maritata". Grazie alla sua rusticità e ad un germogliamento tardivo, riesce a non avere grossi danni dalle gelate e brine primaverili, ha una normale resistenza alle classiche malattie. Il grappolo è di media grandezza, piramidale o cilindrico, alato, spargolo o mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore rosa tendente al rosso. Il vino ha un colore rosato tendente al rubino, al naso è fruttato, floreale di rosa, mirtilli, lamponi, ciliegia, vinoso, erbaceo, in bocca è poco alcolico e poco tannico, fresco, equilibrato, intenso, di pronta beva. Utilizzato localmente anche come uva da tavola, il Rosciola è un vino da tutto pasto, si abbina bene ai piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.

martedì 29 ottobre 2019

VITIGNO NERETTO (FAMIGLIA)

La famiglia del vitigno Neretto è molto diffuso in Piemonte e, secondo la zona di produzione, assume sinonimi differenti. Sono vitigni minori, rustici, che assumono questo nome a causa del colore intenso delle proprie uve che in assemblaggio con altri vitigni aiutano a dare colorazione ai vini. Già, precedentemente, abbiamo parlato di altri vitigni appartenenti a questa famiglia, qui ne aggiungiamo altri che per caratteristiche sono similari con piccole differenze nella conformazione del grappolo e dell'acino, ma tutti autoctoni a bacca nera, conosciuti e coltivati in queste zone da molto tempo.

VITIGNO NERETTO DI MARENGO
Conosciuto anche col sinonimo di Neretto Fraschetta, dovuto al nome della pianura alessandrina, di questo vitigno non abbiamo molte notizie, troviamo una citazione nel 1877 ad opera del Di Rovasenda nel parlare dei vini rossi prodotti dal Conte Balbo Bertone di Sambuy. Un tempo molto diffuso nella pianura alessandrina, oggi molto ristretto al comune di Marengo, questo vitigno è molto vigoroso, ma poco produttivo, il vino ha un colore rosso rubino intenso, con discreta acidità e buona dose zuccherina. Vino da tutto pasto, si abbina ai piatti tipici locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

VITIGNO NERETTO DURO
Conosciuto anche col sinonimo di Balau, Uva 'd Galvan, diffuso dalle Colline Novaresi fino al Saluzzese, con maggiore presenza nel Pinerolese e nel Canavese, questo vitigno è molto tollerante alla muffa e al marciume, molto rustico, con buona produzione. Il grappolo è medio-piccolo, conico, spargolo, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia molto spessa, consistente, pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con discreta acidità e tannicità, mordido, consigliato a tutto pasto e ai tipici piatti locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.


VITIGNO NERETTO GENTILE
Conosciuto anche col sinonimo Neret cit o solo Neretto, è un vitigno diffuso esclusivamente nel Canavese, molto vigoroso e produttivo. E' molto resistente al marciume, viene allevato, di regola, a pergole cosidette canavesi, il grappolo è grande, piramidale, compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia spessa, molto pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino poco colorato, poco alcolico, quasi anonimo, di pronta beva, vinificato sempre in assemblaggio con altre uve locali. La temperatura consigliata è 16°-


VITIGNO NERETTO NOSTRANO
Conosciuto anche col sinonimo di Neretto della Val Chiusella, Freisa Blu, Nebbiulin, è coltivato principalmente nel Canavese e nella Bassa Valle d'Aosta. Questo vitigno è poco vigoroso, ma molto produttivo, ormai quasi del tutto abbandonato, il grappolo è medio, piramidale, compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Purtroppo le esperienze di vinificazione non hanno dato dei buoni risultati e quindi non abbiamo delle classificazioni in merito.

lunedì 28 ottobre 2019

VITIGNO TINTORE

Il Tintore, conosciuto più come Tintore di Tramonti, è un vitigno a bacca nera della Campania, diffuso dai Monti Lattari alla Costiera Amalfitana, nella Valle dell'Irno e principalmente nel comune di Tramonti, in provincia di Salerno. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite solo nel 2010, è conosciuto e coltivato in queste zone da più di cento anni. Qui la viticoltura la possiamo definire "eroica", in quanto gli impianti sono su costoni ripidi, molto simili a quelli della Valle d'Aosta, Cinque Terre in Liguria etc. La coltivazione dei vigneti, quasi tutti di piede franco, sono  a pergolato su terreni argillosi, calcarei, sabbiosi e vulcanici, dando allo stesso terreno un colore rossastro. Due sono le versioni sull'origine del vitigno: la prima è quella che lo vuole simile alle caratteristiche  del vitigno del Molise ilTintilia, l'altra, la più accreditata, anche grazie ad uno studio genetico, che ha definito la sua origine al connubio del vitigno Aglianico col vitigno Tintora, ormai quasi del tutto scomparso.Il grappolo del Tintore è piccolo, cilindrico o conico, spargolo, alato, l'acino è piccolo, tondo, con buccia pruinosa, spessa, di colore quasi nero. Vinificato di regola in uvaggio col Piedirosso e l'Aglianico, il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino  intenso con riflessi violacei, fruttato di ribes e mirtillo, floreale, speziato di pepe e ginepro, in bocca ha un buon tenore alcolico e buona acidità, tannino morbido, persistente ed equilibrato. Si abbina a primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, maiale, formaggi semi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 24 ottobre 2019

VITIGNO NEGRETTO

Il Negretto, conosciuto anche col sinonimo di Negrettino o Maiolo, Neretto o Negretta, è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, diffuso nel Bolognese e in Romagna, ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, deve il suo nome alla colorazione molto scura dei suoi grappoli. La sua prima citazione è del 1303 ad opera del De Crescenzi, successivamente l'Agazzotti nel 1867, Monti nel 1875, fino al Dalmasso nel 1937. Questo vitigno predilige terreni collinari calcarei, ha una produzione elevata ed è resistente all'oidio. Il grappolo è medio, cilindrico o conico, compatto e alato, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, mediamente spessa e tenera, di colore blu-nera. Il vino, per la sua intensità di colore, viene utilizzata in uvaggio come uva da taglio, ha un colore rosso rubino intenso, fruttato di piccoli frutti rossi, vinoso, fresco, leggermente tannico, con poca acidità, molto zucchero e di corpo leggero.La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°, si abbina favorevolmente a piatti della tradizione locale.

VITIGNO CATALANESCA

Vitigno a bacca bianca della Campania, conosciuto anche con i sinonimi Catalana o Uva Catalana o Katà, diffuso sulle pendici nord occidentali del Monte Somma (Vesuvio), precisamente nei comuni di Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, San Sebastiano, Pollena Trocchia e Ottaviano. Importato e conosciuto fin dal XV secolo ad opera di Alfonso I° d'Aragona, allora re delle Due Sicilie, il Catalenesca fu impiantato sulle pendici del Vesuvio ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2007. Coltivato su terreni collinari vulcanici, ricchi di minerali, questo vitigno gode di una buona esposizione e ventilazione, è vigoroso, il grappolo è  medio, lungo, cilindrico, spargolo, l'acino è medio, rotondo, con buccia spessa, di colore giallo-dorato.Vinificato in purezza, sia in versione secco e passito, il vino ha un colore giallo paglierino carico, tendente al dorato nella versione passito, fruttato e floreale di albicocca, ginestra, acacia, gran tenore alcolico, buona acidità, intenso, morbido, minerale. Il vino, in versione secco, può essere abbinato a crostacei, primi e secondi di pesce, mozzarella con una temperatura di servizio consigliata di 10°-12°, la versione passito è abbinabile alla pasticceria classica e pastiera napoletana, la temperatura di servizio consigliata è 8°-10°.

martedì 22 ottobre 2019

VITIGNO LAMBRUSCA VITTONA

Vitigno autoctono a bacca nera tipica del Piemonte, diffusa nel Pinerolese tra il comune di Barge e le Valli Chisone e Germanasca, dove rappresenta una delle uve basi per la produzione del vino Ramie. Il Lambrusca Vittona, conosciuto anche con il solo sinonimo di Lambrusca o Vittona, è considerato un vitigno eroico, in quanto coltivato in  montagna, dove la viticoltura si espande a gradoni su terreni scoscesi. Questo vitigno gode di una media vigoria e media produzione a causa delle dimensioni piccole del grappolo che è molto resistente al marciume e alla muffa. Come si diceva, il grappolo ha dimensione piccola, cilindrico, mediamente spargolo, raramente con una piccola ala, l'acino è di media grandezza, ellisoidale, con buccia spessa, molto pruinosa, di colore blu-azzurro. Vinificato quasi sempre in assemblaggio con Avanà, Avarengo, Chatus, raramente in purezza da' un vino rosso rubino intenso, fruttato, discretamente alcolico, corposo, con buona acidità. Vino da tutto pasto, viene abbinato ai piatti tipici locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 20 ottobre 2019

VITIGNO PICULIT NERI

Vitigno a bacca nera autoctono del Friuli, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1992, da non confondere con il più famoso Picolit a bacca bianca, il Piculit Neri è diffuso in una piccola zona della provincia di Pordenone, circoscritta ai comuni di Castelnuovo del Friuli e di Valeriano di Pinzano al Tagliamento. Coltivato fin dai tempi antichi e poco conosciuto in campo vitivinicolo, grazie alla pazienza ed intuizione di Emilio Bulfon questo vitigno, insieme ad altri autoctoni del luogo, non è scomparso da queste terre. Ritenuto di avere caratteri comuni al vitigno Refosco, il Piculit deve il suo nome alla dimensione dei suoi grappoli, predilige terreni argillosi, possibilmente ciottolosi. Il grappolo ha dimensioni piccole, cilindrico o conico, semicompatto, di solito con 1 ala, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino, al naso è fruttato di frutti di bosco e spezie, al gusto è morbido, di buon corpo, con buona acidità e una alcolicità sostenuta. L'abbinamento più consigliato è con primi piatti strutturati, secondi di carne, selvaggina, maiale e in genere arrosti, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

lunedì 14 ottobre 2019

VITIGNO ARVISIONADU

Vitigno autoctono a bacca bianca della Sardegna, diffuso nella zona del Goceano, principalmente nel comune di Benetutti, in provincia di Sassari, l'Arvisionadu è conosciuto anche con i sinonimi Arvesiniadu, Avresiniadu, Arvusiniagu o Uva Oschirese. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, le prime citazioni del vitigno le ritroviamo ad opera di Andrea Manca Dell'Arca nel 1780 nel testo " Agricoltura di Sardegna ", da Sante Cettolini nel 1897, successivamente dal Cara nel 1909, dal Deidda nel 1964 e, più recentemente, da Calò, Costacurta e Scienza nel 2001 con le scede ampelografiche. Per anni quasi dimenticato e costretto ad una sicura estinzione, grazie ad un gruppo di viticoltori è stata costituita la Confraternita dell'Arvisionadu per la tutela del vitigno. L'Arvisionadu è un vitigno vigoroso, predilige terreni collinari, preferibilmente granitici, il grappolo ha dimensioni medie, cilindrico o conico, spargolo con 1 o 3 ali, l'acino è medio, ovoidale, con buccia pruinosa, sottile, mediamente consistente, di colore giallo dorato. Da anni utilizzato sempre in uvaggio, ultimamente viene vinificato anche in purezza, il vitigno si presta a varie lavorazioni, dalla tipologia secco, spumante o alla tipologia Flor, termine spagnolo che significa " lieviti da fiore ", che consiste nella maturazione ossidativa di questi lieviti in botte scolma, molto simile alla lavorazione dello "Sherry". Nella tipologia "secco", il vino ha un colore giallo dorato dai profumi di albicocca, erbe aromatiche, frutta secca, fresco, con.  buona acidità, alcolico, di buon corpo, armonico. Ottimo come aperitivo, molto adatto a primi e secondi di pesce, crostacei, molluschi, carni bianche e piatti tipici sardi, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°, la tipologia Flor è ottimo come vino da meditazione.

giovedì 10 ottobre 2019

VITIGNO CANINA NERA

Non abbiamo notizie di questo vitigno dalle origini sconosciute, un tempo veniva confuso col vitigno e vino Cagnina, diffuso in Romagna, dove localmente viene chiamato il vitigno Terrano del Friuli. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, il Canina Nera è diffuso in Romagna, nel Ravennate, pricipalmente nei comuni di Russi e Bagnocavallo, oggi , purtroppo, quasi in via di estinzione e  raramente anche in Toscana, dove esiste un autoctono a bacca bianca, detta Canina Bianca,  in Garfagnana, poco conosciuto. Il grappolo è di grandezza media, piramidale, mediamente compatto, con un paio di ali, l'acino è medio-grosso, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di colore blu-nero. Vinificato quasi sempre in assemblaggio con altre uve locali, quali Ancellotta, Marzemino etc., raramente in purezza, da un vino dal colore rosso rubino vivace, dal profumo fruttato, fresco, generalmente poco alcolico, di buona morbidezza, tendenzialmente con un finale amarognolo. Va bevuto preferibilmente giovane con una temperatura di servizio consigliata di 16°e un abbinamento con piatti della tradizione locale non molto strutturati.

martedì 8 ottobre 2019

VITIGNO LUMASSINA

Vitigno a bacca bianca autoctono della Liguria, diffuso nel Savonese tra i comuni di Noli e Finale ligure. Il Lumassina, conosciuto anche con i sinonimi di Buzzetto e Mataosso, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1971, deve il suo nome, che significa lumachina, all'usanza, in passato, di bere il suo vino mangiando un piatto di lumache che in dialetto ligure si dice lumasse. Non abbiamo molte notizie di questo vitigno, sappiamo che molto probabilmente veniva coltivato già dal Trecento, però le prime notizie certe le troviamo ad opera del Di Rovasenda nel 1877 e successivamente nel Bollettino Ampelografico nel 1883. Il Lumassina predilige zone di buona esposizione solare, ha una elevata produzione, il grappolo è di dimensione medio-grande, piramidale, con due o tre ali, compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, sottile, di colore verde tendente al giallo. Utilizzato quasi sempre in assemblaggio, raramente in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso è fruttato con note di susina, pesca e floreale di camomilla, al gusto è poco intenso, ma con una notevole acidità che lo rende adatto alla spumantizzazione. L'abbinamento ideale è con antipasti, primi e secondi di mare, primi al pesto, paste ripiene, farinata e focaccia genovese, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

domenica 6 ottobre 2019

VITIGNO ABBUOTO

Vitigno autoctono a bacca nera del Lazio, conosciuto anche con i sinonimi di Aboto e Cècubo, diffuso quasi esclusivamente nel territorio del comune di Fondi, in provincia di Frosinone. Le origini del vitigno Abbuoto sono antichissime, conosciuto fin dal tempo dei Romani, tanto da essere citato da Orazio e da Plinio. In quel periodo la sua coltivazione si estendeva dal comune di Formia fino al comune di Terracina, oggi ridotto al solo territorio del comune di Fondi, le sue uve davano origine al famoso vino Cècubo insieme al vitigno Uva Serpe, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Questo vitigno predilige potatura corta e forme di media espansione, ha notevole resistenza all'oidio, meno alla peronospora, ma particolare sensibilità alle gelate primaverili, la produzione è media, incostante e, a volte, scarsa. Il grappolo è medio-grande, cilindrico-conico, con una o due ali, l'acino è medio-grande, subrotondo, con buccia spessa, consistente e pruinosa, di colore nero violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi delicatamente fruttati e floreali, al gusto presenta una discreta acidità, una buona tannicità, una sostenuta alcolicità e un buon corpo, si adatta bene ad invecchiamenti, anche se in questi casi tende a perdere colore diventando rosato. Si adatta ad abbinamenti con piatti della tradizione locale, primi e secondi di carne ben strutturati, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 29 settembre 2019

VITIGNO SANTA MARIA

Vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, coltivato in maniera esclusiva nei territori collinari della provincia di Piacenza, in particolar modo nella Val d'Arda, dove con altre varietà viticole, quali Melara e Bervedino, entra nella composizione della Doc Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno. Le origini del Santa Maria sono sconosciute, sappiamo che è un antico vitigno piacentino menzionato già dal Trinci nel 1768 ed è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1999. Questo vitigno predilige terreni collinari calcarei-argillosi ben esposti e ventilati, il grappolo si presenta di piccole dimensioni, cilindrico o conico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia consistente di colore verde-giallo. Usato prevalentemente in assemblaggio, raramente il Santa Maria è vinificato in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino tra il dorato e l'ambrato, più o meno intenso, dal profumo di nocciola tostata, al gusto presenta una buona acidità, intenso, fine, dolce, vellutato, armonico, di corpo. Ottimo vino da meditazione, è molto indicato per pasticceria secca, torte cremose, cioccolato fondente, la temperatura di servizio consigliata è 8°-10°.

martedì 24 settembre 2019

VITIGNO TUNDE' O UVA DEL TUNDE'

Vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, diffuso esclusivamente nella zona di Ravenna e qualche ceppo anche nel Forlivese. Il nome Tundè o Uva del Tundè deriva da un certo sig. Tondini che nell'ultimo dopoguerra lo impiantò nel suo terreno di San Bartolo e solo dal 2009 è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questo vitigno si adatta  a qualsiasi tipo di terreno e clima, dove sviluppa una buona vigoria ed una elevata produttività, presenta una buona resistenza alle principali malattie fungine. Il grappolo è medio, cilindrico-piramidale, mediamente compatto, con una o due ali, l'acino è medio-piccolo, arrotondato, con buccia mediamente pruinosa, di medio spessore, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violetti dal profumo intenso con note fruttate di amarena, ciliegia, frutti di bosco, tabacco e vaniglia, il gusto è leggermente tannico, di buona alcolicità, buona acidità, fine, intenso, amarognolo, di corpo, persistente ed equilibrato. L'abbinamento è con primi e secondi piatti di carne, salumi, formaggi di media stagionatura, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 22 settembre 2019

VITIGNO BECUET

Vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, diffuso principalmente nell'Alta Val Susa, più sporadicamente nel Pinerolese, in provincia di Torino. Il Becuet, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2003, diffuso un tempo anche in Francia, nella Savoia, è un vitigno molto rustico e recentemente è entrato nella Doc Valsusa come vitigno autorizzato. E' conosciuto anche col sinonimo di Berla 'd crava cita, a causa della forma ovoidale e appuntita dell'acino che lo fa sembrare una deiezione della capra, in Savoia è invece conosciuto come Persan o Becouette. Questo vitigno predilige terreni montani ben ventilati, soleggiati e asciutti, è molto sensibile all'oidio, poco produttivo ed è considerato un vitigno miglioratore, in quanto apporta al vitigno Avanà struttura e colore. Il grappolo è medio- piccolo, conico o cilindrico, nè spargolo nè compatto, con una o due ali, l'acino è piccolo, ovoidale spesso appuntito, con buccia di medio spessore, molto pruinosa, di colore blu. Vinificato spesso in assemblaggio, il Becuet, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso con note olfattive fruttate e speziate, fine, intenso, alcolico, ben strutturato, di corpo, molto consigliato per un affinamento in legno, spesso le sue uve vengono utilizzate anche per la produzione di Ice Wine. L'abbinamento col cibo è con primi e secondi di carne, salumi, formaggi stagionati, oltre ai piatti tipici locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

venerdì 20 settembre 2019

VITIGNO MARCHIONE

Vitigno autoctono minore a bacca bianca della Puglia, presente nei vecchi vigneti della Valle d'Itria, conosciuto anche col sinonimo di Maricchione, in Basilicata, a San Severino Lucano, in provincia di Potenza, è conosciuto come Uva di Marco. Ammesso nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2011, il Marchione deve il suo nome, molto probabilmente, ad una contrada sita nel territorio di Conversano, in provincia di Bari. E' un vitigno che predilige terreni argillosi-calcarei, collinari, ha una media vigoria e una elevata produttività. Il grappolo è di dimensione lungo, conico, mediamente compatto, con una o due ali, l'acino è medio-grande, sferoidale, con buccia consistente di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso dal profumo fruttato di pera e mela, floreale e di erbe aromatiche, al palato è fresco, intenso, con buona acidità, che lo rende adatto alla spumantizzazione, leggermente aromatico che si avvicina al moscato, di buona persistenza, pieno e di corpo. Ottimo come aperitivo, si abbina a primi e secondi piatti di pesce, molluschi, crostacei, carni bianche, formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 19 settembre 2019

VITIGNO PECORELLO BIANCO

Vitigno autoctono a bacca bianca( esiste anche a bacca nera dello stesso cultivar) della Calabria, esclusivamente nella provincia di Cosenza, conosciuto anche col sinonimo di Pecorello di Rogliano e Pecorino,da non confondere col Pecorino presente in Abruzzo e Molise. Conosciuto fin dal 1800 e registrato nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite fin dal 1971, non abbiamo ulteriori notizie storiche del Pecorello. Questo vitigno predilige zone collinari con buona esposizione, si adatta a forme di allevamento poco espanse, ha una buona vigoria e moderata produttività, ha una buona tollerenza alle malattie ma molto sensibile alla siccità. Il grappolo è di dimensioni medie, cilindrico o conico, da compatto a spargolo, semplice o alato, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia spessa, consistente, pruinosa dal colore verde-gialla o blu-violetto (secondo il cultivar). Le sue uve vengono di regola vinificate in assemblaggio, ma ultimamente si sta utilizzando anche in purezza con ottimi risultati. Il vino ha un colore giallo paglierino, al palato è floreale e fruttato con profumo intenso e fine, consigliato per piatti semplici della tradizione, pesce, crostacei, carni bianche, formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°. Nel cultivar a bacca nera, il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, al palato è fruttato, intenso, fine, tannico, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 25 luglio 2019

VITIGNO ERBAMAT

L'Erbamat è un vitigno a bacca bianca della Lombardia, presente nell'area tra il Lago di Garda e la Franciacorta, in provincia di Brescia, fin da tempi remoti.Le prime notizie le troviamo nel 1564 ad opera dell'agronomo Agostino Gallo col nome di Albamatta, mentre il nome Erbamat odierno deriva dal fatto che gli acini dell'uva restano di colore verde anche a raggiunta maturazione. Quasi del tutto abbandonato in favore di vitigni internazionali, oggi questo vitigno viene considerato molto interessante dal punto di vista enologico, tanto da essere stato inserito dal 1° Agosto del 2017 nel disciplinare del Franciacorta DOCG e Rosè al massimo per una percentuale del 10%, ma non nel Franciacorta Saten, nel 2018, dopo un attento studio, è stato riconosciuto la sinonimia di questo vitigno col vitigno Verdealbara. Essendo l'Erbamat un vitigno con maturazione tardiva e un tenore di acidità molto alto rispetto allo Chardonnay e Pinot, è un ottimo elemento per conferire freschezza alle basi spumante. Come detto, questo vitigno si sta rivelando molto interessante per i viticoltori della zona, tanto da essere utilizzato in assemblaggio con altri vitigni, ma qualche produttore sta iniziando ad utilizzarlo anche in purezza. Il grappolo è di dimensioni medie, cilindrico, compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, sottile ma resistente, di colore verde. Il vino ha un colore giallo paglierino dai profumi delicati e con un alto tenore di acidità, sapido, di corpo, ottimo come aperitivo, si abbina bene con tutti i piatti di pesce e anche con carni bianche, la temperatura di servizio consigliata, secondo la tipologia, varia tra gli 8°-10° per gli spumanti, 12°-14° per i fermi.

martedì 23 luglio 2019

VITIGNO TOSCA o UVA TOSCA NERA E BIANCA

Le province di Modena e Reggio Emilia sono i territori dove viene coltivato il vitigno Tosca, chiamato anche Uva Tosca, a bacca rossa, autoctono dell'Emilia Romagna e iscritto nel RNVV nel 1971. Non abbiamo notizie certe di questo vitigno, la prima citazione la troviamo nel 1674 ad opera del Tanara, successivamente negli anni è stato citato da vari autori tra cui il Rovasenda nel 1877 e per ultimo il Manzoni nel 1977. E' considerato l'unico vitigno che ha un'ottima maturazione sia in collina che in montagna, predilige terreni poveri e ben esposti, in alcune annate è soggetto ad acinellatura e colatura. Questo vitigno ha una media vigoria e poca produttività, presenta una certa sensibilità all'oidio, mentre è più tollerante alle altre crittogame. Il grappolo si presenta di dimensione grande, piramidale allungato, alato, mediamente compatto, l'acino è grosso, ellisoidale, con buccia spessa e consistente molto pruinosa, di colore grigio rosso. Il vino che produce ha un colore rosso rubino scarico, non aromatico, acidulo, sapido, non particolarmente alcolico, viene vinificato in uvaggio con altri vitigni per ottenere vini freschi da bere giovani, anche nelle tipologie rosato e frizzante, un tempo veniva utilizzata anche come uva da tavola. E' un vino da tutto pasto specialmente con i piatti tradizionali locali, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.

Nella zona di Viano, in provincia di Reggio Emilia, è stato ritrovato un ceppo centenario del vitigno Uva Tosca Bianca che per ora è in fase di studio nell'Azienda Agraria dell'Istituto di Istruzione Superiore Zanelli a Reggio Emilia. Da analisi effettuate sui profili è stato accertato che tra le due varietà vi è una affinità dei tratti morfologici del grappolo e della foglia che fanno pensare ad una loro vicinanza genetica.

martedì 14 maggio 2019

VITIGNO MARZEMINA BIANCA O SAMPAGNA

La Marzemina Bianca o Sampagna o Sciampagna è un vitigno a bacca bianca del Veneto, forse originario della Borgogna, molti lo ritengono simile allo "Chasselas dorato", ma non è una mutazione in bianco del noto Marzemino. Molto diffuso prima della fillossera in quasi tutto il Nord/Est italiano, oggi è presente con piccoli appezzamenti nel Trevigiano e nei Colli Euganei. Le prime notizie di questo vitigno le abbiamo grazie a Giacomo Agostinetti nel 1679, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1994, predilige terreni vulcanici e le sue uve vengono utilizzate spesso in uvaggio con altri vitigni, quali il Glera o Prosecco, Verdiso, Vespaiola, Verduzzo, può concorrere all'uvaggio del Torchiato di Fregona e del Torcolato. Questo vitigno ha una buona produzione e una elevata vigoria, il grappolo è di grandezza media, piramidale, da mediamente compatto a compatto, alato, l'acino è grande, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore verde-gialla. Se vinificato in purezza, questo vitigno da' un vino aromatico dal colore giallo paglierino, fruttato con note di mela e agrumi, floreale con note di glicine e fiori di acacia, intenso, sapido, fresco, con finale leggermente amarognolo, si presta anche alla produzione di vini frizzanti e a vendemmie tardive. Ottimo come aperitivo, questo vino si sposa bene con antipasti, crostacei, primi e secondi di pesce, formaggi a pasta molle, torte salate, ma anche pasticceria secca, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

venerdì 26 aprile 2019

VITIGNO UCELUT

Il vitigno Ucelut è un autoctono a bacca bianca una volta presente in tutto il territorio del Friuli, purtroppo oggi presente in piccoli appezzamenti solo nei comuni di Castelnovo del Friuli e di Pinzano, in provincia di Pordenone. Non abbiamo notizie storiche certe, sappiamo soltanto che un vino con questo nome fu presentato nel 1863 all'Esposizione di Udine. Questo è un vitigno che appartiene alle cosidette "uve uccelline", in quanto cresce ai margini dei boschi ed è molto apprezzato dagli uccelli per la dolcezza delle sue bacche. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà delle Viti nel 1992, il vitigno Ucelut viene coltivato su terreni argillosi, ricchi di sassi, con una buona produzione, il grappolo è medio grande, piramidale, alato, l'acino è medio grande, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore verde-giallo. Vinificato quasi sempre in uvaggio, l'Ucelut viene prodotto anche in purezza e per vini dolci dopo un appassimento delle sue uve. Il vino, in versione secco, ha un colore giallo paglierino, più o meno intenso, fruttato e floreale con note di acacia e fiori di campo, fresco, sapido, con buon equilibrio, gusto pieno e di corpo. Ottimo come aperitivo, lega bene con antipasti di verdure, primi piatti leggeri e secondi di pesce, formaggi di media stagionatura, frittate; nella versione dolce si abbina con pasticceria secca e formaggi erborinati, la temperatura di servizio consigliata nella versione secco è 12°-14°.

giovedì 11 aprile 2019

VITIGNO NEYRET

Vitigno autoctono della Valle d'Aosta a bacca nera appartenente alla famiglia dei Neretti piemontesi, il nome è dovuto alla colorazione dell'uva e i sinonimi sono talmente tanti da indurre a una piccola confusione di classificazione, molti sono identici, altri no. Il Neyret, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti dal 1970, è diffuso, come si diceva, in Valle d'Aosta con piccoli appezzamenti, anche ad alta quota, in quasi tutti i comuni alla sinistra orografica del fiume Dora Baltea. Ha una produttività scarsa e irregolare, resiste al freddo e al marciume, teme la siccità, il grappolo è di grandezza media, cilindrico, con una o due ali, l'acino è medio, sferico, con buccia spessa, consistente e molto pruinosa, di colore blu-nera. Il Neyret è vinificato quasi sempre in assemblaggio con altri vitigni con percentuali predeterminate per dare colore, maggiore alcolicità e mitigare l'asprezza dei vini. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, caldo, intenso, sapido, con buona acidità, è un vino da tutto pasto con particolare predilezione della cucina locale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

venerdì 22 marzo 2019

VITIGNO MOSTOSA

Il Mostosa è un vitigno a bacca bianca autoctono dell'Emilia Romagna, diffuso in tutte le regioni adriatiche fino alla Puglia, ma anche nel Lazio e Umbria, con vari sinonimi, Pagadebit, Ascolana, Scacciadebito, Pagadebito gentile. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1971, rientra nella DOC Colli di Rimini, le sue origini sono sconosciute, ma era apprezzato dai coltivatori per la sua elevata produttività. Coltivato su terreni collinari argillosi-calcarei-sabbiosi, ama le esposizioni solari ben ventilate, risente molto nelle zone costiere del clima marino che apporta una certa salinità alle uve. Il grappolo è di grande dimensione, piramidale o conico, mediamente compatto, alato, l'acino è grande, sferico, con buccia pruinosa, di colore verde-giallo, il vino ha un colore giallo paglierino intenso, floreale, fruttato, secco, fresco, dal gusto pieno, poco strutturato e di poco corpo. Apprezzato come aperitivo, si abbina bene con minestre in brodo, primi piatti poco strutturati, secondi di pesce e carni bianche, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

giovedì 21 marzo 2019

VITIGNO ABRUSCO

Vitigno a bacca nera autoctono di antica origine della Toscana, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1999, l'Abrusco, conosciuto anche con i sinonimi Raverusto, Colore, da recenti indagini è stato accertato simile col vitigno Abrostine e appartiene al gruppo dei "vitigni da colore", quale il Colorino, per dare colore a vitigni meno dotati. Non abbiamo notizie storiche certe, se non alcune citazioni da parte del Soderini nel 1622 e del Di Rovasenda a fine del 1800, salvato dall'estinzione, oggi viene utilizzato molto spesso in assemblaggio, ma anche in purezza. Diffuso scarsamente in quasi tutta la regione, la sua produzione è media e regolare, coltivato spesso insieme al Colorino, il grappolo è di media dimensione, piramidale, alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, fruttato, speziato, di gusto fine e persistente, ben strutturato. L'abbinamento è con antipasti, primi piatti strutturati, secondi di carne, arrosti, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

martedì 12 marzo 2019

VITIGNO VERDEA

Il vitigno Verdea è un autoctono a bacca bianca della Lombardia. E' conosciuto fin dal Medio Evo e introdotto in Italia, molto probabilmente, dal monaco irlandese San Colombano, precisamente in Toscana, dove è conosciuta col sinonimo di Colombana Bianca, Colombana di Peccioli o San Colombano Bianca, successivamente in Lombardia, nel Lodigiano, e in Emilia Romagna, nel Piacentino col sinonimo di Besgano Bianco, dove viene consumata, per lo più, come uva da tavola. In Francia la Verdea è conosciuta con il nome di "Dorèe d'Italie". Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1970, questo vitigno entra nella DOC San Colombano e spesso viene vinificato in purezza anche per vini passiti. Coltivato su terreni collinari ben soleggiati, ha una produttività elevata, regolare, ha buona resistenza al marciume e alle malattie crittogamiche, il grappolo è di media grandezza, conico piramidale corto, con una o due ali, mediamente compatto, l'acino è di media grossezza, subrotondo, con buccia spessa, consistente, pruinosa , di colore verde-gialla. Utilizzato spesso per vini passiti, il vino ha un colore giallo paglierino scarico, leggero, fruttato, delicato, con buona acidità, ottimo come aperitivo, si abbina ad antipasti, primi piatti delicati, secondi di pesce sia di mare che di acqua dolce, formaggi molli, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.