mercoledì 30 dicembre 2020

VITIGNO LANZESA

Il Lanzesa è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nei comuni di Brisighella, Faenza e Castelbolognese, in provincia di Ravenna. Conosciuto e citato fin dall'Ottocento dal Morri nel 1840, dal Conte Gallesio nel 1839, successivamente dal De Bosis nel 1876, che lo descrive dettagliatamente nel Bullettino Ampelografico, nel 2011 viene iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questa varietà, conosciuta anche con i sinonimi di Lanzosa e Ranzese, presenta, a secondo delle annate, un'acinellatura con conseguente produzione media e incostante, ha una media sensibilità alla peronospora e alla botrite, meno all'oidio. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore verde-giallo tendente al dorato. Utilizzata in passato come uva da tavola e da vino, spesso veniva appassita  per mangiarla in inverno o per la produzione di vini passiti. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli, ha un aroma fruttato di banana, limone e floreale di acacia e biancospino, al gusto, ritornano le note intercettate al naso, è fine, delicato, fresco, sapido, secco, con una buona acidità e una buona persistenza finale. I piatti di pesce, carni bianche, formaggi molli sono l'abbinamento ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

venerdì 18 dicembre 2020

VITIGNO ITALICA

L'Italica è un vitigno a bacca bianca del Veneto, coltivato principalmente nella zona di Conegliano, in provincia di Treviso. E' ottenuto dall'incrocio del vitigno Verdiso con il vitigno Riesling Italico negli anni Cinquanta del secolo scorso dal prof. Italo Cosmo, direttore dell'Istituto Sperimentale di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, nonchè padre della legge del 1963, riguardante la denominazione dei vini. Questo vitigno è conosciuto anche col nome di Incrocio Cosmo 103 ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1976. Questa varietà, morfologicamente, sembra avere preso le caratteristiche dai due vitigni, il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico o piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, arrotondato, con buccia pruinosa, consistente, di medio spessore, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico, con leggeri profumi fruttati e floreali, abbastanza pieno e armonico, con un leggero finale amarognolo, si abbina a primi e secondi di pesce, carni bianche, latticini, la temperatura di servizio consigliata è12°-14°.
 

mercoledì 16 dicembre 2020

VITIGNO GRAPARIOL

Il Grapariol, chiamato anche Raboso Bianco o Rabosina Bianca, è un vitigno autoctono a bacca bianca del Veneto. Citato già nel Seicento da Giacomo Agostinetti nel suo volume "Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa" col nome di Rabosina o Rabosazza, successivamente citato  nell'Ampelografia Trevigiana del 1870 come Rabosa o Rabosina Bianca, solo ultimamente è stato ritrovato in un vigneto del comune di Zenon di Piave, in provincia di Treviso, a seguito del lavoro di recupero di vecchi vitigni, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2007. Questa è una varietà che viene coltivata sulle rive del Piave su terreni calcarei-sabbiosi, ha una buona e costante produttività, è poco sensibile alle malattie della vite. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, dal profumo intenso, fruttato di pesca e mela, con un piacevole floreale, è fresco, acidulo, ottimo per la spumantizzazione. Perfetto come vino da aperitivo, ma anche come vino da fine pasto abbinato a pasticceria secca, l'abbinamento ideale è con piatti di pesce e baccalà, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

sabato 12 dicembre 2020

VITIGNO FARINELLA

Vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, il Farinella è diffuso in Garfagnana, in provincia di Lucca, e sporadicamente anche in provincia di Pisa. Le analisi genetiche di questo vitigno hanno evidenziato la sua singolarità nel panorama vitivinicolo, anche se presenta una leggera parentela con alcuni vitigni minori locali, tipo la Canina Bianca. Non abbiamo ulteriori riferimenti e notizie storiche, il Di Rovasenda lo cita presente nella zona di Pisa alla fine del 1800. Il grappolo è di dimensioni medie, conico, talvolta alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, molto consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino, dal profumo fruttato, con una buona alcolicità, poca acidità e tannicità, con scarsa struttura. E' un vino da tutto pasto che va servito ad una temperatura di 16°.
 

giovedì 10 dicembre 2020

VITIGNO ELMO

Nel 2009 in un vigneto di Valgatara, comune di Marano di Valpolicella, il sig. Guglielmo Ferrari ha trovato dei ceppi di uva non ben classificati, successivamente la Cantina Valpantena in un piccolo vigneto della Valdonega, area collinare che sovrasta la città di Verona, ha ritrovato la stessa qualità. Non avendo questa uva una sua identità, il CREA, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano, in collaborazione con l'ex Centro per la Sperimentazione in Vitivinicoltura della provincia di Verona, ha avviato un progetto di identificazione e approfondimento delle caratteristiche enologiche e viticole e si è giunti ad una conclusione che questa cultivar è diversa da qualsiasi varietà finora conosciuta, dando il nome di Elmo. Le ulteriori analisi genetiche hanno dimostrato che questa cultivar ha una lontana somiglianza col vitigno Wildbacher, varietà originaria della Stiria, in Austria, e coltivato in minima parte anche in Veneto, nel 2019 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. L'Elmo è una pianta molto produttiva, ha un'ottima resistenza ai parassiti, il grappolo è medio-grande, conico, allungato, alato, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero, ricco di polifenoli e antociani, capaci di donare al vino un colore intenso. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, dal profumo fruttato di ciliegia e frutti di bosco, moderatamente acido, buona sapidità e alcolicità, corposo, ben strutturato, equilibrato. Indicato anche come uva da appassimento e per la produzione di passiti, il suo abbinamento è con primi e secondi piatti strutturati, arrosti, carni rosse, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

venerdì 4 dicembre 2020

VITIGNO CALORIA


Presente in provincia di Massa Carrara, il Caloria è un vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970. Non abbiamo riferimenti storici e notizie sulla sua origine origine, che erroneamente veniva identificato col Pollera Nera, varietà della confinante Liguria. La sua coltivazione non è molto estesa, il terreno è quello collinare argilloso-calcareo, la produzione è media e non presenta particolare sensibilità alle malattie della vite, anche se in alcuni ceppi si notano attacchi di erinosi, malattia dovuta ad un acaro, caratterizzato dalla presenza di bolle sulle foglie, destinate all'essicazione. Il grappolo è di dimensioni medio-piccolo, conico o cilindrico, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore rosso-blu. Utilizzato comunemente in uvaggi con altre varietà locali, il vino ha un colore rosso rubino scarico tendente al cerasuolo, dal profumo fruttato e floreale, fresco, sapido, mediamente alcolico. Vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

lunedì 30 novembre 2020

VITIGNO BONDA

La Val d'Aosta ha un territorio dal punto di vista morfologico alquanto complesso e per coltivare la vite c'è stato bisogno di strappare alla montagna molte aree per la coltivazione dei vitigni sia autoctoni che alloctoni. La grande peculiarità di questa regione, dovuta soprattutto alle condizioni climatiche, è che i suoi vitigni autoctoni devono essere coltivati solo all'interno dei confini regionali e non possono essere esportati in altre regioni. Tra i tanti, che abbiamo già descritti, vi è il Bonda, vitigno a bacca nera, conosciuto anche col sinonimo di Uva Roussa e iscritto nel RNVV nel 1999. Le prime notizie storiche le troviamo a partire dal 1833, spesso è stato confuso, erroneamente, col vitigno Priè Rouge, attualmente la sua coltivazione è attestata in vecchi vigneti con pochi ceppi da Chatillon a Quart. Questa varietà ha una buona produttività e resistenza alle avversità climatiche e alle maggiori malattie della vite, ad eccezione della botrite, il grappolo è grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è grande, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore blu-nero. Utilizzato spesso in assemblaggio con altre varietà locali, a cui conferisce intensità di colore e vivacità di gusto, il vino ha un colore rosso violaceo tendente al granata, dal profumo vinoso, al gusto è aspretto, leggero, poco alcolico, con una moderata acidità. Vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 26 novembre 2020

VITIGNO ZIBIBBO NERO


 Recuperato grazie al progetto dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia per la valorizzazione della piattaforma ampelografica, lo Zibibbo Nero, vitigno a bacca nera, attualmente è presente nella provincia di Trapani, mentre il Bollettino Ampelografico del 1883 lo segnalava presente in alcuni comuni della provincia di Palermo. Non avendo notizie certe sulla sua origine, recentemente alcune indagini molecolari hanno stabilito che l'origine di questa varietà è una mutazione a bacca nera del più noto Moscato d'Alessandria o, come conosciuto in Sicilia, Zibibbo a bacca bianca. Questa è una varietà aromatica che presenta una buona e costante produttività, molto sensibile all'oidio e alla peronospora. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico o conico, alato, spargolo, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore rosso. Il vino ha un colore rosa chiaretto dal caratteristico profumo di moscato, con una buona gradazione alcolica e una sufficiente acidità, equilibrato e con buona struttura, molto indicato per la produzione di vini sia dolci che secchi. Il suo abbinamento varia da piatti a base di pesce a formaggi erborinati e pasticceria, la temperatura di servizio consigliata varia dai 8°-10° ai 12°-14°, secondo la tipologia.

mercoledì 25 novembre 2020

VITIGNO VALENTINO

Il Valentino è un vitigno a bacca nera coltivato prevalentemente in Piemonte ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1977. Nel 1936 il prof. Dalmasso ha incrociato il vitigno Nebbiolo e il vitigno Dolcetto ed è nato il vitigno Valentino, conosciuto anche col sinonimo di "Incrocio Dalmasso 16/8". Nel 2009 l'analisi del DNA di questa varietà ha dimostrato che il Nebbiolo incrociato non è quel vitigno nobile del Barolo e del Barbaresco, bensì è il vitigno "Nebbiolo di Dronero" , detto anche "Chatus", mentre è stato confermato il Dolcetto, quindi il Valentino può essere considerato fratello dei vitigni Passau e San Martino. E' una varietà che predilige terreni collinari argillosi-calcarei di medio impasto, ha una buona produzione, ma incostante, ha una media tolleranza sia alle avversità climatiche che agli agenti parassitari. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, sottile ma consistente, di colore rosso scuro-violetto. Il vino ha un colore rosso rubino scarico, tendente al cerasuolo, poco profumato e intenso, con un corpo e un tenore alcolico debole, va bene come vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.
 

lunedì 23 novembre 2020

VITIGNO USIRIOTO

Il progetto dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia per la valorizzazione dell'ampelografia regionale iniziata nel 2003 ha recuperato un'altra cosidetta "reliquia", il vitigno Usirioto a bacca nera, rinvenuto nella zona dei Nebrodi, e iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Non abbiamo ancora notizie sull'origine di questa varietà, come detto, attualmente la sua presenza è limitata nella zona dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina, con pochi ceppi. Questa è una varietà che ha una buona produttività con una maturazione nella seconda decade di settembre, non presenta una particolare suscettibilità alle principali malattie della vite. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, da mediamente compatto a compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, da sferico a ellissoidale, con buccia pruinosa, consistente, di colore rosso scuro-violetto. Il vino ha un colore rosso rubino scarico, al naso ha una buona intensità sopportata da profumi di frutti di bosco, ciliegia, fragola,e note speziate di pepe e noce moscata, al gusto ha poca acidità e sapidità, mediamente alcolico, un leggero tannino, presenta una struttura e persistenza aromatica media con un finale amarognolo. Vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

venerdì 20 novembre 2020

VITIGNO TERMARINA NERA E TERMARINA O PASSERETTA BIANCA

VITIGNO TERMARINA NERA

La storia dei vitigni Termarini, sia nera che bianca, è un po' strana, in quanto sono vitigni cosidetti "apireni" per l'assenza dei vinaccioli nei piccolissimi acini, solo qualche acino un po' più grosso ne è provvisto. La Termarina Nera è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, presente nel Parmense e nel Reggiano, e grazie al lavoro svolto dal Consorzio Tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa, è stato iscritto nel 2007 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, è conosciuto anche col sinonimo di Romanino. Questa era una varietà a duplice attitudine, in quanto veniva utilizzata sia come uva da mensa e per la produzione di marmellate, grazie al suo alto grado zuccherino, che per la vinificazione, ottimo per la produzione di passiti. E' un vitigno molto antico di origine sconosciuta, che negli ultimi anni è stato rivalutato, la sua coltivazione è sia in pianura che in collina su terreni di medio impasto, è poco produttivo ed è sensibile all'oidio e alla botrite. Il grappolo è di piccole dimensioni, conico, alato, compatto, l'acino è piccolissimo, rotondo, con buccia mediamente pruinosa, sottile, di colore rosato-blu. Il vino ha un colore rosso rubino, con note floreali e fruttate di rosa, frutti di bosco, ciliegia, in bocca ha una media acidità, sapidità, un alto grado alcolico, di corpo. Si presta come vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

VITIGNO TERMARINA BIANCA O PASSERETTA

La Termarina Bianca è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia Romagna, presente nel Parmense e nel Reggiano già nel Settecento e Ottocento, ma di origine sconosciuta, è conosciuta anche con i sinonimi di Passeretta, Tremarina, Tramarina, Corinto Bianco. Come già precedentemente detto, anche questa è una varietà "apirena" e ultimamente recenti indagini molecolari hanno evidenziato la sinonimia col vitigno "Passeretta" del Piemonte. La Termarina Bianca o Passeretta, come la sua omonima Nera, era una varietà a duplice attitudine, sia utilizzata come una da tavola e per la produzione di marmellate, che come uva da vinificazione, ottima anch'essa per la produzione di passiti, è iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2016. Predilige terreni sia pianeggianti che collinari, ha una media e costante produzione, ha una media tolleranza alle malattie della vite, meno alla botrite. Il grappolo è di dimensioni medio-piccolo, cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è molto piccolo, rotondo, con buccia pruinosa, sottile, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico, dal profumo fruttato e floreale, con un elevato grado alcolico, poca acidità, sapido, di corpo. Si accompagna a primi e secondi di pesce e nella versione passito a formaggi erborinati e pasticceria, la temperatura di servizio consigliata è 8°-14° secondo la tipologia.


domenica 15 novembre 2020

VITIGNO RECUNU


 Nel 2003 l'Assessorato Regionale all'Agricoltura della Sicilia ha iniziato un progetto denominato "Valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani", mirato al recupero e alla valorizzazione del patrimonio ampelografico degli antichi vitigni siciliani, cosidetti reliquia. In questo progetto è stato recuperato il Recunu, antico vitigno a bacca bianca nella zona dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina, e alle falde dell'Etna, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Questa varietà ha una buona produttività con una maturazione medio-tardiva, ha una media tolleranza alle malattie della vite, il grappolo è di dimensione medio-lungo, cilindrico, alato, da medio a compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino carico, con profumi fruttati di agrumi e floreali di fiori bianchi, al gusto ha una buona acidità, potenzialmente adatto come base spumante, poco alcolico, una spiccata sapidità, una sufficiente struttura, buona persistenza aromatica, equilibrato. L'abbinamento con primi e secondi piatti di pesce, carni bianche, formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

venerdì 13 novembre 2020

VITIGNO PAOLINA


 Il Paolina, conosciuto anche col sinonimo di Montagna, è un vitigno a bacca bianca del Trentino Alto Adige, un tempo molto presente in provincia di Trento, nella Val di Sarca e Vallagarina, oggi è presente con qualche ceppo lungo le sponde del Lago di Canzolino e nella Valle del Sarca. Citato da vari autori, quali l'Acerbi nel 1825 e Perini nel 1852, oltre alla mappa Ampelografia Trentina, questa varietà è iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. Predilige terreni di collina sabbiosi con sedimenti alluvionali, ha una buona produzione, sopporta bene i freddi invernali e mostra una buona resistenza alla peronospora e all'oidio, meno alla botrite. Il grappolo è medio-grande, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Indicato per la produzione di vini spumanti, il vino ha un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, dall'aroma fruttato, intenso, al gusto presenta una buona acidità e consistenza, una bassa alcolicità, di corpo leggero, con un finale amarognolo. Indicato per primi e secondi piatti poco strutturati, piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 12 novembre 2020

VITIGNO NEBBIERA

Il Nebbiera è un vitigno a bacca nera del Piemonte, ottenuto dal prof. Dalmasso nel 1938 dall'incrocio tra il vitigno Nebbiolo e il vitigno Barbera, è conosciuto anche col sinonimo di Dalmasso XV/29. Questa varietà è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1977, predilige terreni collinari argillosi-calcarei di medio impasto, ha una produzione buona e costante ed ha una media resistenza sia alle avversità climatiche che agli agenti atmosferici. Il grappolo è di dimensioni medio-grande, cilindrico o piramidale, compatto, alato, l'acino è piccolo, rotondo, con buccia molto pruinosa, sottile ma consistente, di colore rosso-violetto, l'epoca di maturazione è medio-tardiva. Il vino ha un colore rosso rubino intenso tendente al granato, dal profumo fruttato/floreale, intenso, dal gusto pieno, alcolico, con buona acidità, armonico, di corpo. Si abbina con primi e secondi piatti strutturati, carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

mercoledì 11 novembre 2020

VITIGNO MAJOLINA

Vitigno autoctono a bacca nera della Franciacorta, in Lombardia, il Majolina è coltivato principalmente nel comune di Ome, in provincia di Brescia, è conosciuta anche col sinonimo di Sangallina. La sua origine è incerta, in quanto mancano riferimenti bibliografici, si presume che già nel 1400 fosse coltivato in questa zona, però le prime descrizioni risalgono agli anni settanta del secolo scorso. Secondo alcuni autori questo vitigno sarebbe un lontano parente del vitigno Tempranillo spagnolo, ma non vi sono riscontri certi. Dopo anni di ricerche e studi, nel 2009 il Majolina è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questo vitigno viene coltivato a piede franco, predilige terreni collinari con scarsa fertilità, ben soleggiati, ha una produzione ottima ed ha una buona resistenza agli agenti patogeni e alle avversità climatiche. Il grappolo è di dimensioni medio-grandi, piramidale, compatto, alato, l'acino è grosso, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di medio spessore, di colore blu-nero. Spesso utilizzato come uva da taglio per le qualità coloranti, il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino intenso, al naso si alternano profumi fruttati, floreali e speziati con note di amarena, frutti di bosco, fiori e pepe, al gusto ritornano tutti i sentori olfattivi, presenta una buona freschezza, un tannino morbido, alcolico, buona struttura e di corpo, adatto all'invecchiamento. L'abbinamento è con primi strutturati, risotti, secondi di carni alla brace, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

martedì 10 novembre 2020

VITIGNO LAGARINO BIANCO

Il Lagarino è un vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino Alto Adige, presente già da tempo memorabile nella regione, oggi, purtroppo, coltivato in piccole superficie in Val di Cembra, dove viene chiamato anche col sinonimo di Chegarel, altro suo sinonimo è Sghittarello. Il nome deriverebbe, molto probabilmente, da Val Lagarina, anche se qualche autore lo ritiene derivato dal Lagrein Bianco, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2007. Questo è un vitigno che, grazie all'alta resistenza ai freddi invernali, alla peronospora e all'oidio, meno alla botrite, predilige terreni collinari, ma anche di montagna, di media fertilità, ha una buona produttività e una maturazione anticipata. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Utilizzato spesso come uva da taglio per la sua elevata acidità e come base per spumanti, il vino, in purezza, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, l'aroma è floreale-fruttato con note agrumate leggermente speziate, al gusto è molto fresco, poco alcolico, un po' spigoloso, con buona consistenza, di medio corpo, spesso le sue vinacce vengono utilizzate per la produzione di grappa. Adatto per aperitivo, l'abbinamento alla cucina territoriale, a piatti poco strutturati e primi e secondi di pesce è ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

venerdì 6 novembre 2020

VITIGNO JULIUS


 Grazie all'Istituto Genomica Applicata (IGA) e all'Università di Udine, il Friuli Venezia Giulia sta portando avanti un progetto di approfondimento e realizzazione della viticoltura regionale per il futuro. Lo Julius, vitigno a bacca nera che fa' parte della schiera dei cosidetti Vitigni Piwi, cioè resistenti alle malattie, è stato creato da questo istituto IGA insieme ad altri due vitigni a bacca bianca, il Soreli e il Fleurtai, che analizzeremo più avanti, per la realizzazione di varietà resistenti alle malattie e quindi per la riduzione del trattamento di prodotti chimici in vigna. Lo Julius è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2015 ed è originato, molto probabilmente, dal vitigno Regent, a sua volta nato da un incrocio di vitigni in Germania. Questo vitigno predilige terreni collinari-pianeggianti alluvionali, misti di conglomerato, sabbia e argilla, si adatta a qualsiasi forma di allevamento, ha una produzione regolare e costante, resiste a minime invernali fino a -24°C, è inadatto ad essere coltivato in zone dal clima mediterraneo, ha una buona resistenza alla peronospora, un po' sensibile all'oidio. Il grappolo è di grandi dimensioni, cilindrico-conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con profumi fruttato di rabarbaro e floreale, intenso, con un buon tenore alcolico e di acidità, di corpo. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 4 novembre 2020

VITIGNO IUVARELLO O IUVINO

Citato fin dagli inizi dell'800, lo Iuvarello o Iuvino è un vitigno autoctono a bacca bianca della Calabria, presente in quel tempo nei comuni di Diamante e Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, ora anche nella zona di Castrovillari, sempre in provincia di Cosenza, e in Basilicata. Viene conosciuto anche con i nomi di Vuiune, Vujnu o Buino, è considerato anche come sinonimo del vitigno pugliese Bianco d'Alessano. Non abbiamo notizie storiche dello Iuvarello, predilige terreni collinari, ha una buona tolleranza all'oidio e alla peronospora, la sua maturazione è nella seconda decade di settembre. Il grappolo è di dimensioni medio- grandi, conico, con numerose ali, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, molto spessa, che varia dal colore giallo-verde al giallo ambrato. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dal profumo fruttato di mela, agrumi, al gusto è fresco, con buona acidità, secco, di corpo. Buono come aperitivo, è consigliato con piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

domenica 1 novembre 2020

VITIGNO GOSEN

Il Gosen è un vitigno a bacca nera, coltivato in Trentino Alto Adige e Veneto, ottenuto dall'incrocio dei vitigni Cabernet Franc e Marzemino Gentile grazie a Rebo Rigotti nel 1950, è chiamato anche Incrocio Rigotti 123-4. Da ulteriori studi e ricerche effettuate, risulterebbe probabilmente che il Gosen sia un incrocio tra il vitigno Carmenere e Teroldego, ma questa è un'altra storia. Il Gosen è un vitigno particolarmente indicato nella composizione di vini tipo bordolese e da invecchiamento, grazie ai tannini e alle sostanze coloranti, tanto da permettere un miglioramento agli altri componenti del blend, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2002. Questo vitigno ha una buona vigoria, ma una bassa produzione, presenta una buona resistenza alle crittogame e alla botrite, il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, leggermente spargolo, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia resistente, di colore blu-nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo speziato di fiori di garofano ed erbaceo, al gusto è intenso, di buona struttura, morbidezza e tannicità, buon tenore alcolico. Ottimo con primi e secondi piatti ben strutturati, salumi e formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 29 ottobre 2020

VITIGNO FENILE

Il Fenile è un vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, diffuso nella Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno, tra i comuni di Furore, Positano e Amalfi. Il nome, secondo i viticoltori locali, deriverebbe dalla colorazione biondo-dorata dei suoi acini che ricorda il fieno maturo. E' inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2005 ed entra nel disciplinare della DOC Costa d'Amalfi. Viste le caratteristiche della viticoltura della Costiera Amalfitana che si sviluppa su terrazzamenti con vigneti dove convivono numerose varietà, non abbiamo documentazione storica specifica per questo vitigno. Gli studi sul Fenile, condotti dalla fine degli anni '90 agli inizi degli anni 2000, hanno dimostrato che questa varietà ha una produzione discreta, una buona tolleranza alla siccità, ma minore resistenza alla botrite a causa della buccia sottile dell'acino e per una maturazione precoce. Il grappolo è di dimensioni piccolo-medio, conico-piramidale, mediamente compatto, alato, l'acino è piccolo, ellittico, con buccia pruinosa, sottile, di colore giallo. Vinificato spesso in assemblaggio apportando alle altre varietà morbidezza e dolcezza, il vino ha un colore giallo paglierino tendente al dorato con profumi di miele, agrumi, albicocca, in bocca presenta una bella carica alcolica e una spiccata acidità, è morbido, sapido, di corpo. L'abbinamento con primi e secondi di pesce è ideale, non dimenticando che per la sua dolcezza può essere abbinato alla pasticceria. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

mercoledì 28 ottobre 2020

VITIGNO ERBANNO

L'Erbanno è un vitigno autoctono a bacca nera della Lombardia, presente in Val Camonica, in provincia di Brescia. Prende il nome dalla località vicino a Boario Terme e la sua iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite è del 2009, mentre nel 2018 all'Erbanno è stata riconosciuta la sinonimia con vitigno Schiava Nera. Non abbiamo molte notizie in merito, visto la sua recente scoperta e studio, avvenuto agli inizi degli anni 2000. Per ora la sua coltivazione è limitata a pochi ceppi, ha una discreta produzione, ma ha una ottima tolleranza alle avversità climatiche e agli agenti parassitari, per questo viene preso in considerazione per incrementare la sua coltivazione, grazie alla necessità del minor utilizzo dei trattamenti. Il grappolo è di media dimensione, cilindrico-conico, compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, mediamente spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso porpora, dal profumo fruttato di ciliegia, mora e speziati, in bocca ha una buona acidità, sapidità e un tannino leggero, mediamente equilibrato e leggermente di corpo. E' un vino di pronta beva e adatto a tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

lunedì 26 ottobre 2020

VITIGNO CABRUSINA

La Cabrusina è un vitigno autoctono a bacca nera del Veneto, coltivato fin da tempi remoti  in provincia di Verona e nella Valpolicella. Le notizie su questa varietà sono poche, i primi accenni li ritroviamo nel 1825 ad opera dell'Acerbi, successivamente il Sormani Moretti nel 1904 e il Dalmasso nel 1939, è conosciuto anche col sinonimo di Montanara. A partire dal 1970 l'Istituto Sperimentale per la viticoltura di Conegliano in collaborazione con altri enti ha attuato un progetto di ricerca e salvaguardia di questa varietà, la sua iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite è del 2014. Oggi la sua diffusione è molto limitata, risulta presente in alcuni vigneti della provincia di Verona con pochi ceppi. La Cabrusina ha una produzione elevata e costante, presenta poca sensibilità alle principali crittogame, è coltivato su terreni collinari di natura morenica con suolo ghiaioso e sabbioso. Il grappolo è di grande dimensione, lungo, conico, compatto, con 2 o 3 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di colore blu-nero. Utilizzato quasi sempre in assemblaggio con altre uve, apportando colore e acidità, il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo fruttato, vinoso, dal gusto acidulo, sapido, caldo, equilibrato, di corpo. Si abbina bene a piatti territoriali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

martedì 20 ottobre 2020

VITIGNO BARSAGLINA

La Barsaglina, conosciuta anche come Massaretta, è un vitigno autoctono della Toscana, presente nelle province di Massa e Carrara, nei Colli di Luni, con una piccola espansione nella confinante Liguria. Coltivato da secoli in questa zona, alla fine degli anni novanta questo vitigno era in via di estinzione, in quanto la lavorazione delle sue uve apportavano al vino un cattivo odore, tanto da meritarsi il titolo di "vino puzzon". Solo nei primi anni del 2000 è stato riscoperto e rivalutato, grazie alle nuove tecniche di lavorazione, infatti oggi è presente in piccoli appezzamenti, tanto da essere ritenuto un prodotto di nicchia per le sue qualità. Recenti studi hanno dimostrato che la Barsaglina potrebbe avere una stretta relazione col vitigno Sangiovese, dovuto alle somiglianze morfologiche. La Barsaglina è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 ed entra nella composizione della DOC Candia dei Colli Apuani. Questa è una varietà che predilige terreni collinari argillosi-calcarei, ben esposti, ha una produzione buona e regolare, ha una buona resistenza alle malattie, ma scarsa all'oidio. Il grappolo è di grandezza media, piramidale, compatto, spesso con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, ovoidale o sferoidale, con buccia molto pruinosa, di medio spessore, di colore nero-violaceo. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, grazie alla ricchezza di polifenoli, con profumi di frutti di bosco, ribes, in bocca è vinoso, tannico, con una buona alcolicità, di buon corpo, equilibrato, con una acidità ben accentuata che ne permette  l'invecchiamento. Un buon abbinamento è con i piatti territoriali, primi ben strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

lunedì 19 ottobre 2020

VITIGNO SANGINELLA BIANCA

Varietà autoctona a bacca bianca della Campania, specificatamente della  Città di Salerno e zone limitrofe, quali i Colli Picentini, il Sanginella Bianca è un vitigno a duplice attitudine, in quanto la sua uva viene utilizzato sia  come uva da tavola che come uva da vino. In provincia di Caserta, nel comune di Galluccio, è conosciuto col sinonimo di Sant'Antonio, in quanto geneticamente è simile al Sanginella. In Basilicata nel comune di Tolve, in provincia di Potenza, è conosciuto col sinonimo di Mennevacca. Conosciuta già all'epoca della Scuola Medica Salerno, veniva utilizzata esclusivamente solo come uva da tavola, chiamata anche Uva di San Matteo, in quanto maturava nel periodo della festività del Santo Patrono della Città di Salerno, appunto San Matteo. Purtroppo negli anni '60 del secolo scorso la fillossera decimò le coltivazioni e oggi grazie alla passione di alcuni viticoltori in collaborazione con la Regione Campania, l'Assessorato all'Agricoltura della Provincia di Salerno e al Comune di Salerno stanno portando avanti un progetto di recupero e valorizzazione di questo vitigno. Non si conoscono notizie approfondite di questo vitigno, sappiamo che è presente in piccoli appezzamenti collinari, ben assolati, il grappolo è di media grandezza, cilindrico-conico, mediamente compatto, l'acino è medio, ovoidale, con buccia che varia dal verde al giallo dorato, secondo l'esposizione solare. Negli anni '50 dalla sua uva si ricavava un vino da dessert, grazie alla dolcezza e alla croccantezza dei suoi acini, infatti il vino ha un colore giallo dorato con profumi di agrumi, con un ottimo grado zuccherino, spesso vinificato in assemblaggio. Ottimo come vino da fine pasto accompagnato da pasticceria secca, la temperatura di servizio consigliata è 8°-10°.
 

venerdì 16 ottobre 2020

VITIGNO PAVANA

Il Pavana è un vitigno autoctono a bacca nera, presente in Veneto e Trentino Alto Adige, deve il suo nome, molto probabilmente, ad una storpiatura del termine "padovana". Conosciuto anticamente col termine di "Vicentina", in provincia di Belluno è noto col termine di "Nera Gentile di Fonzaso" oppure "Nostrana Nera". E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1971. Nell'800 più volte citato da vari studiosi, quali il Di Rovasenda e l'Acerbi, oggi la sua coltivazione in queste regioni è diminuita. Il Pavana predilige terreni collinari argillosi-calcarei di medio impasto, la sua produttività è buona e regolare, ha una buona resistenza alla peronospora e all'oidio, meno al marciume, la maturazione dell'uva è a fine settembre-prima decade di ottobre. Il grappolo è di dimensioni medie, piramidale, mediamente compatto, co 1 o 2 ali, l'acino è grosso, sferoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore viola-blu. Il vino ha un colore rosso rubino con note fruttate di frutti di bosco, erbaceo, al gusto è sapido, morbido, con buona acidità, con un finale amarognolo, di corpo. Adatto all'abbinamento con i piatti regionali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 15 ottobre 2020

VITIGNO BIANCACCIA

Conosciuto anche con i sinonimi di Vernanzina del Vicentino, Vernaccia a foglia glabra, Pavana Bianca, Sghittarella, il Biancaccia è un vitigno autoctono a bacca bianca una volta molto diffuso in Val Lagarina e Valsugana. Oggi la sua presenza è limitata a pochi ceppi sia in Trentino che in Veneto e il suo recupero lo si deve ai ricercatori della Fondazione Edmund Mach con la relativa iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2013. L'Acerbi citava una Biancaccia molto presente in Valsugana nel 1825 col nome di Biancazza. Spesso da molti è stato associato erroneamente alla Bianchetta Trevigiana e la Bianchetta Genovese, anche se la sua sinonimia di Vernaccia non ci deve indurre ad associarla con la più nota Vernaccia di San Gimignano e quella di Oristano. Il Biancaccia è un vitigno che predilige terreni freschi fertili, sia di collina che di pianura, ha buona vigoria, ha una buona resistenza ai freddi invernali, alla peronospora e all'oidio, mentre è suscettibile alla botrite. Il grappolo è piuttosto grosso, lungo, conico, spargolo, a volte alato, l'acino è grosso, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con note di fiori bianchi, leggermente erbaceo, con una buona nota di acidità, buona sapidità e alcolicità, mediamente corposo. L'abbinamento ideale è con piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

lunedì 12 ottobre 2020

VITIGNO BERLA GROSSA

Il Berla Grossa è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, presente in Val Chisone, zona Pinerolese, in provincia di Torino. Il suo nome per esteso è "Berla 'd crava grossa" e si distingue dal vitigno Becuet, detto "Berla 'd crava cita" per le dimensioni del grappolo e dell'acino, pertanto le caratteristiche ampelografiche sono alquanto simili. Il Berla Grossa, a differenza del Becuet, non è ancora iscritto nel Registro delle Varietà, però la sua prima citazione la ritroviamo nell'Esposizione Ampelografica di Pinerolo del 1881. Per le caratteristiche prendiamo in riferimento quelle molto simili del vitigno Becuet, per la vinificazione è sempre utilizzato in assemblaggio.
 

sabato 10 ottobre 2020

VITIGNO ORPICCHIO

L'Orpicchio, citato anche con i sinonimi di Orpiccio, Dorpiccio e Dorpicchio, è un vitigno autoctono a bacca bianca della Toscana, in particolare della zona del Valdarno, in provincia di Arezzo, ma anche lungo la costa tirrenica. La sua presenza in diverse zone della Toscana viene citato più volte da vari studiosi nel secolo scorso, solo nel 1995 inizia uno studio più approfondito di questo vitigno grazie all'Azienda Sperimentale dell'Unità di Ricerca per la Vinificazione e nel 2007 viene iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. L'Orpicchio ha una produzione regolare, presenta una resistenza ai parassiti e alle altre avversità, ma scarsa tolleranza alla botrite. Il grappolo ha dimensione piccolo e corto, conico, compatto, l'acino è medio, sferico, con buccia poco pruinosa, consistente, di colore verde. Il vino ha un colore giallo paglierino intenso, al naso presenta note di albicocca e pesca, in bocca presenta un'acidità piacevole, è sapido, persistente, equilibrato, di corpo. Molto indicato all'abbinamento con piatti a base di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

martedì 6 ottobre 2020

VITIGNO FRAUELER

Il Fraueler o Frauler è un antico e raro vitigno d'alta quota autoctono a bacca bianca dell'Alto Adige, presente in pochi ceppi nella Val Venosta. Non è molto diffuso e quei pochi viticoltori lo coltivano come una reliquia, custodendolo gelosamente. Il nome, pare, derivi dalla parola Frau, che in tedesco significa donna-signora, infatti il suo vino viene chiamato anche il "vino delle donne". Le prime citazioni del Fraueler le troviamo nel IXX secolo, però abbiamo scarse notizie, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2018. I terreni di coltivazione sono d'alta quota, in quanto è un vitigno molto resistente al freddo, i terreni sono di natura sabbiosa con scheletro, con allevamento a controspalliera. La produzione è medio-alta, irregolare, con leggera acinellatura, è poco sensibile alle malattie. Il grappolo è medio-lungo, conico, spargolo, con più ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia poco pruinosa, mediamente spessa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dominato da profumi di agrumi e fiori, molto semplice come struttura, leggero di corpo, adatto a pietanze locali. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

venerdì 2 ottobre 2020

VITIGNI MINORI SARDEGNA

Il progetto AKINAS, in collaborazione con Agris Sardegna, consisteva nel campo vitivinicolo la ricerca di nuovi vitigni autoctoni dell'isola. Tutto questo ha portato alla scoperta di nuove varietà, sia a bacca nera che a bacca bianca, diffuse in tutta l'isola, che nel 2018 hanno ottenuto l'iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Purtroppo non abbiamo, per ora, molte notizie, pertanto ci limitiamo a fare un elenco di questi nuovi vitigni, in attesa di ulteriori notizie più approfondite.

VITIGNI A BACCA NERA:

Gregu Nieddu, Medrulinu, Nera del Ponte, Niedda Carta, Saluda e Passa.

VITIGNI A BACCA BIANCA:

Condronisca, Crannaccia Arussa, Cuccuau, Licronaxu, Mara Bianca, Selezione Vedele, Bianca Remungia.

L'elenco successivo è relativo ai vitigni iscritti nel 2019 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite.

VITIGNI A BACCA BIANCA:

Bianca Addusa, Sinnidanu, Doronadu, Granatza.

VITIGNI A BACCA NERA:

Aniga Bragia, Nigheddu Polchinu, Procu Nieddu.

VITIGNI A BACCA ROSA:

Rosonadu, Licronaxu Rosa, Nuragus Arrubiu.

VITIGNO FIUDEDDA

Grazie al progetto AKINAS, coordinato da Agris Sardegna, è stato trovato, insieme ad altri vitigni, il Fiudedda, vitigno autoctono a bacca nera della Sardegna, diffuso nella zona Marmilla, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Non avendo notizie e citazioni in merito nel passato, si pensa che possa essere un incrocio tra il Bovale Sardo o Muristellu e il Pansale o Monica Bianca. Coltivato su terreni argillosi-calcarei, questo vitigno ha una produzione media ed è mediamente sensibile alla peronospora. Il grappolo è di media grandezza, conico, da mediamente compatto a compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore blu-nero. Non abbiamo ancora notizie sul rapporto vino, pertanto rimandiamo il tutto in attesa di ulteriori notizie.
 

giovedì 1 ottobre 2020

VITIGNO PERLA DEI VIVI

Perla dei vivi è un vitigno autoctono a bacca nera dell'Emilia Romagna, poco diffuso nella provincia di Reggio Emilia, dove viene localmente chiamato anche Lambrusco dei vivi, anche se gli esami del DNA hanno dimostrato che non ha alcuna parentela con la famiglia dei Lambruschi. Grazie al Consorzio per la tutela dei vini del Reggiano e alla collaborazione della " DOC Colli di Scandiano e Canossa", di cui ne fa parte come da disciplinare, questo vitigno è stato recuperato ed ha ottenuto l'iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2007. Non essendo mai citato in scritti del passato e trattati ampelografici, abbiamo pochissime notizie. Dallo studio delle caratteristiche ampelografiche si evidenzia che questo vitigno ha una produttività media e una buona resistenza ai parassiti e alle altre avversità. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma piramidale, alato, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino, che spazia dal floreale al fruttato, dal sapore fresco, secco, con buona struttura e corposità. Ideale con i piatti della cucina tradizionale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 24 settembre 2020

VITIGNO RONDINELLA ROSA

Da qualche anno in un vigneto di Rondinella Nera, in provincia di Verona, sono stati ritrovati alcuni ceppi di Rondinella Rosa, altro vitigno autoctono del Veneto, che altro non è che una mutazione di colore del Rondinella Nera. Non si conoscono ulteriori notizie di questo vitigno, sappiamo che le caratteristiche ampelografiche e colturali sono simili a quelli del Rondinella Nera. Le uniche differenze sono relative alla grandezza del grappolo, alla colorazione degli acini e al vino che viene prodotto. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico, con note floreali, fruttate e leggeri sentori speziati, con buona struttura e acidità, adatto per la vinificazione in uvaggio. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2019.


 

martedì 22 settembre 2020

VITIGNO MANGIAGUERRA


 Il Mangiaguerra è un vitigno antichissimo autoctono a bacca nera della Campania, diffuso nelle province di Napoli e Salerno, principalmente nell'Isola di Ischia e nel Parco del Cilento, è conosciuto anche col sinonimo di Serpentaria. Era conosciuto già nel Cinquecento tanto che Sante Lancerio, conoscitore di vini e bottigliere di Papa Paolo III, in una lettera al Cardinale Guido Ascanio Sforza, definisce questo vitigno e il vino prodotto come pericoloso per il clero, in quanto è ideale a scatenare la lussuria nelle cortigiane. Non abbiamo notizie sulla sua origine, spesso veniva associato al vitigno Piedirosso erroneamente, oggi possiamo affermare che è un vitigno a se' stante e nell'isola di Ischia viene coltivato come una reliquia, in quanto è considerato una chicca enologica. I terreni di coltivazione variano dall'argilloso al vulcanico, il sistema di allevamento è quello a spalliera, ha una produzione costante, una media resistenza alle avversità climatiche, ma una buona resistenza alle malattie crittogamiche. Il grappolo varia da piccolo a medio, conico, alato mediamente compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia molto pruinosa, mediamente spessa, di colore rosso-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con profumi di frutti rossi, sapido, di corpo, con una media acidità e  alcolicità. Si abbina a primi e secondi piatti strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 20 settembre 2020

VITIGNO BARBAROSSA

La storia del vitigno Barbarossa è alquanto singolare e curiosa, è un vitigno autoctono a bacca rossa dell'Emilia Romagna, ritrovato nel comune di Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena. Era il 1954 quando Mario Pezzi ha trovato alcuni ceppi in un vigneto di Bertinoro, scambiandolo, inizialmente, come Sangiovese. Incuriosito, coinvolse l'Istituto Agrario di Cesena e l'Università di Bologna per fare ricerche in modo da dargli una classificazione. Dopo anni di accertamenti e all'esame del suo DNA, si è arrivato a definire questo vitigno una varietà a sè stante che non ha nulla di assimilabile con altre varietà già conosciute. Fu chiamato "Barbarossa", in onore dell'imperatore Federico Barbarossa, che nel 1100 dimorò per un pò di tempo nella Rocca di Bertinoro e che amava il vino prodotto da questo vitigno. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, da compatto a spargolo, l'acino è medio, ellissoidale o sferico, con buccia poco pruinosa e sottile, di colore violaceo tendente a rosso granato. Il vino ha un colore rosso granato intenso tendente all'aranciato, con profumi intensi di mora, ciliegia, mirtillo, note floreali di rosa e viola e leggere percezioni speziate, al palato è complesso, strutturato, di corpo, intenso, persistente, di carattere che lo rendono adatto all'invecchiamento. E' un vino che si abbina a primi piatti strutturati, a secondi di arrosti di carni rosse, brasati, cacciagione, selvaggina, formaggi stagionati ed erborinati, la temperatura di servizio consigliata è  18°-20°.
 

giovedì 17 settembre 2020

VITIGNO ORISI

L'Orisi è un vitigno a bacca nera della Sicilia, localizzato nell'area dei Monti Nebrodi, ai confini delle province di Messina e Palermo, nei comuni di Tusa (ME) e Pollina (PA). La sua origine è stata accertata, mediante analisi molecolari, come il frutto della libera impollinazione tra il Sangiovese e il Montonico Bianco ed è stato recuperato, insieme ad altri vitigni cosidetti reliquia, grazie al progetto dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia per la valorizzazione dell'ampelografia regionale nel 2003. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2018, purtroppo abbiamo poche notizie. L'Orisi è un vitigno che ha una regolare e buona produttività, non presenta particolare suscettibilità alle malattie crittogamiche. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o conico, da medio a compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore nero-violetto. Il vino ha un colore rosso rubino scarico, al naso presenta profumi di frutti di bosco, ciliegia, fragola, accompagnati da note speziate di pepe, al gusto presenta una buona sapidità, un basso tenore alcolico, una buona acidità e persistenza aromatica, equilibrato. Per queste sue caratteristiche lo rendono adatto alla vinificazione di vini rosati e bianchi, mentre, se vinificato in rosso, è preferibile utilizzarlo in uvaggio. Molto adatto come vino da tutto pasto, anche secondo il tipo di vinificazione, la temperatura di servizio consigliata può variare tra i 10°-14° per bianchi e rosati, mentre per i rossi varia tra i 16°-18°.
 

martedì 15 settembre 2020

VITIGNO ROSSOLA NERA

Vitigno autoctono a bacca nera della Lombardia, coltivata esclusivamente in Valtellina, in provincia di Sondrio, la Rossola Nera è stata iscritta nel 1971 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Un altro vitigno di questa zona è il Rossolino Nero, con la variante Rosa, con le stesse caratteristiche morfologiche e colturali del Rossola, l'unica differenza sta nella grandezza del grappolo e dell'acino. Si conoscono scarse e confuse notizie di questo vitigno, il nome deriva sicuramente dalla colorazione di rosso intenso che assumono gli acini a maturazione e per questo viene quasi sempre utilizzato in uvaggio, principalmente col Nebbiolo di zona, per dare colorazione ai vini. La sua coltivazione collinare-montuosa è su terreni argillosi-calcarei con buona esposiszione, la produzione è abbondante e regolare, ha una buona resistenza alle gelate, normale ai parassiti, meno all'oidio. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico, compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di medio spessore, di colore blu-nera. Raramente vinificato in purezza, il vino ha un colore rosso rubino trasparente, con profumo di frutti rossi, al palato presenta un'ottima acidità, un basso potenziale alcolico, dei tannini morbidi, mediamente corposo. La temperatura di servizio consigliata è 16°.18°.
 

domenica 13 settembre 2020

VITIGNO VIRGILIO

Vitigno a bacca bianca nato nel 1989 nell'Oltrepò Pavese dall'incrocio del Riesling Italico con lo Chardonnay ad opera dell'Istituto di Frutti e Viticoltura dell'Università Cattolica di Milano con sede a Piacenza, grazie a Mario Fregoni e Alberto Vercesi, in collaborazione con la Regione Lombardia e l'Ersaf. Il vitigno Virgilio è ancora poco conosciuto e pertanto abbiamo scarse notizie che riguardano il settore produttivo e ampelografico. Nel 2010 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, è un vitigno adatto  per la produzione di spumanti e bianchi freschi. Il grappolo è di media grandezza, conico, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è di piccole dimensioni, ellissoidale, con buccia gialla. Per ora ci atteniamo a queste scarse notizie, in attesa di ulteriori informazioni.
 

sabato 12 settembre 2020

VITIGNO MORELLONE

Vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, diffuso principalmente nella zona del Casentinese, in provincia di Arezzo, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2016. Le prime citazioni del vitigno Morellone risalgono al 1861 sul Giornale Agrario Toscano ad opera di Carlo Siemoni, Amministratore delle Foreste Casentinesi per conto del Granduca Leopoldo, il quale lo cita come Morellino, infatti viene conosciuto anche col sinonimo di Morellino del Casentino. Nel 1879 viene menzionato come Morellone dalla Commissione Ampelografica di Forlì nei Bullettini Ampelografici, successivamente, nel corso degli anni, viene citato più volte da vari ampelografi. Solo dopo la metà degli anni novanta dello scorso secolo inizia un progetto di riordino e recupero più approfondito di questo vitigno, inserendolo tra le varietà idonee alla coltivazione della Toscana, fino alla sua iscrizione nel registro nazionale. Come caratteristica ampelografica il Morellone viene descritto come un vitigno medio-tardivo, ad eccezione della fioritura, infatti ha una maggiore durata dell'intervallo tra invaiatura e vendemmia, ha una produttività media e costante, è poco sensibile alle malattie crittogamiche. Il grappolo ha dimensioni medie, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia spessa, mediamente pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, quasi brillante in alcuni casi, dal profumo di frutti rossi e floreale di viola, al palato si presenta ben strutturato, ottimo corpo, persistente, con una elevata acidità e un buon tannino. Si abbina ai piatti della tradizione toscana, primi ben strutturati e secondi di carne, arrosti, grigliate, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

martedì 4 agosto 2020

VITIGNO CAPOLONGO

Grazie al progetto dell'Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e Innovazione dell'Agricoltura del Lazio) recentemente è stato riscoperto il Capolongo, vitigno a bacca bianca autoctono del Lazio, conosciuto anche col sinonimo di Reale Gialla, diffuso principalmente nei comuni di Colle San Magno e Arce, in provincia di Frosinone. E' un vitigno coltivato da tempo immemorabile in questa zona, ma si conoscono scarse notizie in merito, nel 2009 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Colturalmente il Capolongo è un vitigno caratterizzato da un germogliamento mediamente tardivo che lo preserva contro gelate e brinate primaverili, si adatta senza problemi a qualsiasi tipo di terreno, sia a medio impasto che calcareo. La maggior parte delle viti sono franche di piede, in passato veniva allevato maritato all'olmo, oggi normalmente è allevato a spalliera, ha una bassa produttività ed ha una normale resistenza alle malattie. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o piramidale, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio, tondo, con buccia spessa e consistente, mediamente pruinosa, di colore giallo dorato con caratteristica puntinatura. Vinificato di regola in assemblaggio, il vino ha un colore giallo paglierino carico, con aroma fruttato, poco floreale, con buona acidità e corpo robusto, destinato molto spesso al consumo familiare. Consigliato in abbinamento a primi e secondi piatti di pesce, la temperatura di servizio indicata è 12°-14°.

mercoledì 15 luglio 2020

VITIGNO GIOSANA O IUSANA

In Basilicata nel 2008 è nato il progetto Basivin Sud, atto a valorizzare la biodiversità viticola e ampliare la base ampelografica della regione, in collaborazione con la Regione Basilicata, il Comune di Viggiano, l'Alsia(Agenzia lucana sviluppo e innovazione agricola) e Cra-Utv(Consiglio di ricerca in agricoltura di Turi, provincia di Bari). Questo progetto ha portato alla luce molti vitigni autoctoni, sia a bacca bianca che a bacca nera, tra questi il  Giosana o in dialetto Iusana, vitigno a bacca bianca, diffuso nell'Alta Valle dell'Agri, nel comune di Marsicovetere, in provincia di Potenza, iscritto nel Registro Nazionale delle varietà di Vite nel 2019. Molti di questi vitigni sono già stati iscritti nel Registro e descritti precedentemente, altri sono in fase ancora di studio e di eventuale iscrizione tra i quali ricordiamo l'Aglianico Bianco, il Primitivo di Viggiano, l'Uva Nera Antica di Viggiano, lo Iuvarello o Iuvino. Non abbiamo notizie certe del Giosana, il nome deriverebbe dal termine dialettale Ouso, che significa cavità, in quanto le caratteristiche del grappolo, molto spargolo, presenterebbe dei "buchi". Il Giosana ha una produzione costante e regolare, buona resistenza alle malattie e alla botrite. Il grappolo è medio, cilindrico, spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, consistente, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con profumi fruttati di mela, pesca e floreali di gelsomino e mimosa, ben strutturato e persistente, con una notevole componente minerale e sapida, molto gradevole, ideale per affinamenti in legno. Buono come aperitivo, si accompagna a molluschi, crostacei, primi e secondi piatti di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

sabato 27 giugno 2020

VITIGNO ARGU MANNU

L'Argu Mannu, autoctono a bacca bianca della Sardegna, presente su tutta l'isola, è un vitigno a duplice attitudine, usato sia per la vinificazione che come uva da tavola. E' uno dei tanti vitigni riscoperti dal progetto Akinas, condotto e coordinato da Agris Sardegna, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Citato nel corso degli anni dal Manca dell'Arca, dal Moris e dal Cettolini, non abbiamo notizie, per ora, dettagliate, se non quelle riguardanti l'areale di coltivazione e produzione. Coltivato su terreni argillosi-sabbiosi, sia collinari che pianeggianti, questo vitigno presenta una certa sensibilità alla peronospora e una produzione media. Il grappolo è di media grandezza, conico-cilindrico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi gialli, floreale di rosa, fiori di arancio, fruttate di agrumi, mela, pera, frutta esotica, speziate di pepe, al gusto presenta una buona acidità e sapidità, buon tenore alcolico, strutturato e persistente. Ottimo come aperitivo, è indicato per antipasti, primi e secondi di mare, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

venerdì 19 giugno 2020

VITIGNO FESTASIO

Pare che le prime notizie di coltivazione del Festasio nel comune di Festà, da cui il nome, oggi frazione del comune di Marano sul Panaro, in provincia di Modena, risalgono agli inizi dell'anno 1000, grazie alle carte dell'archivio dell'Abbazia di Nonantola. Nel corso dei secoli vi è stato un continuo avvicendamento della viticoltura in questa zona che agli inizi del secolo scorso il Festasio veniva identificato come "Lambruschino di Cavria". Oggi il Festasio, autoctono a bacca nera  dell'Emilia Romagna, è da considerare un vitigno a sè e nel 2016 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. L'areale di coltivazione di questo vitigno è quello collinare, caratterizzato da terreni ghiaiosi-sabbiosi-argillosi, la produzione è media, il grappolo è medio, conico-piramidale, mediamente compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, consistente, mediamente spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo fruttato di ciliegia e mora, floreale di viola e rosa, in bocca si presenta mediamente alcolico e acido, un po' amarognolo, con buona struttura e persistenza. Abbinato di regola ai piatti locali, è un vino da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

domenica 14 giugno 2020

VITIGNO ANIGA BRAGIA

Il coordinamento e la conduzione di Agris Sardegna, grazie al progetto Akinas, è stato possibile recuperare e salvare dall'estinzione vari vitigni autoctoni, sia a bacca nera che a bacca bianca della Sardegna, tra cui l'Aniga Bragia, vitigno a bacca nera, rinvenuta nel Mandrolisai, in provincia di Nuoro, conosciuto col sinonimo di Girò del Mandrolisai, anche se non è stata trovata alcuna corrispondenza genetica col vitigno Girò, pertanto è da considerare un vitigno a se'. Non si hanno molte notizie su questo vitigno e sugli altri recuperati, in quanto sono ancora in fase di approfondimento, infatti l'iscrizione dell'Aniga Bragia nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite è avvenuta nel 2019. La zona di coltivazione, come si è detto, è nel Mandrolisai, con terreni sabbiosi e con molto scheletro, l'epoca di maturazione è nella seconda decade di settembre. Il grappolo è corto, conico, alato, compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-violetto. Il vino ha un colore rosso granato scarico con riflessi aranciati, al naso presenta note fruttate, floreali e vegetali, in bocca è morbido, poco tannico, mediamente strutturato. Vino da tutto pasto, molto indicato l'abbinamento con i piatti regionali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

sabato 13 giugno 2020

VITIGNO GRISA NERA E ROUSA

La Grisa Nera è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, conosciuto anche come Grisa di Cumiana, diffuso principalmente nel Pinerolese, in provincia di Torino. Non è ancora iscritto nel Registro Nazionale, ma la sua conoscenza risale almeno ad un paio di secoli fa, considerando le citazioni nel Bollettino Ampelografico del 1877 e l'Esposizione Ampelografica di Pinerolo del 1881. Un tempo la sua coltivazione si estendeva su tutta la fascia collinare pedemontana dal Saluzzese, al Pinerolese, al Canavese, fino alla Valle di Susa, oggi circoscritta principalmente alla zona di Cumiana, nel Pinerolese, in provincia di Torino. Confuso per lungo tempo col vitigno Barbera e col Grisola,vitigno pugliese, come citato da Pier De Crescenzi nel suo Liber Ruralium Commodorum, da ulteriori ricerche oggi è considerato un vitigno a se'. L'areale di coltivazione è quello collinare, con terreni argillosi-calcarei, ha una elevata vigoria, ma modesta produttività. Il grappolo è grande o molto grande, conico, spargolo, talvolta alato, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia molto pruinosa, spessa, dal colore blu-nero con sfumature grige. Vinificato quasi sempre in assemblaggio, meno in purezza, il vino ha un colore rosso rubino scarico, indicato per la produzione di rosati, dal profumo fruttato, fresco, morbido, mediamente corposo. Vino da tutto pasto, l'abbinamento è tradizionalmente con i piatti locali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.


La Grisa Rousa è un vitigno autoctono a bacca rosa del Piemonte, conosciuto anche come Invernasso in Valle Susa, in provincia di Torino, Napoletana a Tortona e Soria a Novi Ligure e Gavi, in provincia di Alessandria e come Barbarossa Verduna nella Riviera di Ponente, in provincia di Imperia, in Liguria, mentre in Toscana in provincia di Massa Carrara è conosciuta come Uva Reina. Condivide col suo omonimo lo stesso areale di coltivazione, ma con una spiccata produzione nella Valle di Susa, in provincia di Torino. Non è da considerare una mutazione della Grisa Nera, ma un vitigno a se' che ha una moderata vigoria, ma una elevata produttività, anche se altalenante. Il grappolo è grande o molto grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è di media grandezza, sferico, con buccia poco pruinosa, di medio spessore, di colore che varia dal rosa carico, al rosso violetto, al verde con sfumature rosa. L'uva, molto più adatta alla mensa, da' un vino scarsamente rosato, quasi bianco, poco alcolico, di pronta beva. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

martedì 9 giugno 2020

VITIGNO PEPELLA

La Costiera Amalfitana è l'unica zona dove viene coltivato il Pepella, vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, i comuni interessati sono Tramonti, Ravello e Scala, in provincia di Salerno. Il nome deriverebbe dal fatto che il grappolo presenta alcuni acini di dimensione normali e altri di piccola dimensione, simile ad acini di pepe(da cui il nome), dovuto al fenomeno dell'acinellatura. Il Di Rovasenda nel 1877 cita per la prima volta questo vitigno nel suo Saggio di ampelografia universale e molto probabilmente la sua introduzione in Campania inizialmente è stato nel Cilento, sempre in provincia di Salerno, e successivamente in Costiera Amalfitana. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2005 ed entra nella produzione della DOC Costa d'Amalfi. Il vitigno ha una produzione media, è mediamente tollerante alle malattie, più tollerante alla botrite. Il grappolo è mediamente lungo, conico-piramidale, alato, spargolo, l'acino è piccolo, non uniforme, ellittico, con buccia poco pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, fruttato con note di albicocca e frutta esotica, buona acidità e alcolicità, di corpo, adatto ad un eventuale appassimento. Buono come aperitivo, ottimo con antipasti, primi e secondi di mare, mozzarelle, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

giovedì 4 giugno 2020

VITIGNO TURCA

La Turca, vitigno a bacca nera, conosciuto già all'epoca dell'Impero Austriaco e diffuso in Trentino e Veneto, dopo la Grande Guerra è stato quasi abbandonato per la scarsa produttività. Grazie all'intuizione del proprietario della cantina La Montecchia del Conte Emo Capodilista e di un vivaista del Friuli, questo vitigno è stato recuperato e ripiantato. Oggi la sua maggiore coltivazione è nel Bellunese e nel comune di Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, con qualche appezzamento anche in Trentino. Il nome deriverebbe dal termine dialettale trentino "turco" che significa "pesante, duro, aspro", che è la caratteristica del vino prodotto, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Non bisogna confondere il vitigno Turca col vitigno Turchetta, a bacca nera, diffuso in provincia di Rovigo, e col vitigno  Uva Turca della Puglia, a bacca bianca, utilizzata come uva da tavola. L'areale di coltivazione sono i Colli Euganei, ha una buona e regolare produzione e una buona resistenza alle malatti e ai parassiti. Il grappolo è piccolo. cilindrico, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio, sferico, con buccia molto pruinosa, di media consistenza, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, dal profumo fruttato di frutti di bosco, prevalentemente di mora, in bocca ha una buona alcolicità e  acidità, del tannino ben evidente e spesso astringente, un ottimo corpo. La cucina tradizionale del territorio è l'abbinamento ideale per questo vino, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.