mercoledì 29 dicembre 2021

VITIGNO VERSOALEN

Il Centro di Sperimentazione di Laimburg è l'istituto di ricerca nel settore agroalimentare dell'Alto Atige. Nel 2014 ha iniziato uno dei progetti di ricerca che ha riguardato anche il settore della viticoltura, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach e la Libera Università di Bolzano. Questo progetto riguardava la ricerca, la salvezza dall'estinzione e la caratterizzazione di antiche varietà autoctone di viti presenti sul territorio altoatesino con la relativa richiesta di iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Una di queste è la varietà Versoalen, a bacca bianca, rinvenuto nel comune di Tesimo, in provincia di Bolzano, ed iscritto nel Registro Nazionale nel 2018. Questo vitigno è conosciuto con vari sinonimi tra cui Versailler, Versoaler, Weiss Versoalen e Weisser Versailler. Le origini del nome sono contestate, alcuni la vogliono far risalire alla Reggia di Versailles (tesi poco accettabile), altri (tesi più sostenuta) affermano che la radice del nome Versoaln in dialetto altoatesino significa "fissare con la corda", pratica che veniva utilizzata di legare la chioma della vite ad un traliccio con funi. Il Versoalen è molto simile al vitigno Schiava Grossa, la forma di allevamento è a pergola o a controspalliera, ha una media vigoria e una bassa e irregolare produzione, predilige terreni collinari sabbiosi con poco scheletro, è suscettibile all'oidio. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con note di agrumi, mele verdi e albicocca, ha un buon livello di acidità e alcolicità, di corpo.
 

martedì 28 dicembre 2021

VITIGNO UVA GIULIA

Da vari anni l'ARSIAL in collaborazione con la Regione Lazio hanno intrapreso un progetto di recupero di varietà di viti presenti sul territorio regionale. Una di queste è l'Uva Giulia, varietà a bacca nera, tipica della Valle di Comino, in provincia di Frosinone. Già presente in questa zona da oltre un secolo, negli anni '50 del secolo scorso era quasi scomparso per via dell'abbandono delle campagne e solo grazie all'impegno di alcuni produttori è stato salvato. Oggi la sua zona di coltivazione si attesta principalmente nei comuni di Pescosolido e Sora, in provincia di Frosinone, su terreni collinari o pianeggianti, affacciati sulla Valle del Liri e sulla Valle del Roveto. Le sue origini non sono note e su proposta dell'ARSIAL e Regione Lazio l'Uva Giulia è stata iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2020. E' un vitigno molto vigoroso con una media produzione, coltivato su terreni collinari o pianeggianti marno-argillosi di origine vulcanica. Il grappolo è di medie dimensioni, cilindrico, compatto, l'acino è piccolo, ellissoidale, con buccia spessa e pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso si evidenziano sentori di frutta rossa, quali amarena, marasca, frutti di bosco, al palato presenta una buona acidità e alcolicità, un tannino equilibrato, di corpo, equilibrato, con una buona struttura e persistenza.
 

mercoledì 22 dicembre 2021

VITIGNO TINTORIA

Vitigno a bacca nera coltivato fin dall'ottocento in varie regioni italiane, quali Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia e Toscana, stiamo parlando del Tintoria, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018 ed è una varietà simile al Teinturier Francese. Le sue origini sono incerte, lo troviamo presente all'Esposizione Ampelografica di Udine del 1921, oggi la sua coltivazione è molto sporadica e nelle varie zone di coltivazione assume diversi sinonimi, quali Tintorello, Tintorino, Uva Tintoria. Questa varietà ha una produzione media, è poco sensibile alla peronospora ed una media sensibilità alla botrite. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, a volte alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia molto pruinosa, piuttosto spessa, di colore blu. Il vino ha un colore rosso rubino intenso dall'aroma fruttato, quasi sempre viene utilizzato in assemblaggio per dare colorazione ad altri vini locali.
 

martedì 21 dicembre 2021

VITIGNO SANTA SOFIA

Antica varietà a bacca bianca diffusa principalmente nel Parco Nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, in provincia di Salerno, in Campania, in Basilicata, in provincia di Potenza, nella zona del Vulture, dell'Alto Basento-Camastra e in Puglia, a Torremaggiore, in provincia di Foggia. Iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019, il vitigno Santa Sofia in passato è stato confuso col vitigno Fiano, anche il Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877 cita la sinonimia di questa varietà col Fiano, ma ulteriori analisi del DNA hanno evidenziato che questi due vitigni sono completamente differenti tra loro. Secondo la zona di produzione la Santa Sofia assume vari sinonimi, quali Colatamurro Bianco( è un ecotipo della varietà nera) nel Vulture, in alcuni comuni del Salernitano assume la sinonimia di Passolara Bianca e di Uva Salese Bianc, mentre in provincia di Foggia assume la sinonimia di Tuccanese Moscio. Questa varietà ha una buona e costante produzione, ha una elevata resistenza alla siccità e una media  all'oidio e alla botrite. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino tenue, al naso spiccano note fruttate di mela, nespola e agrumi, floreali di biancospino e fiori di campo, al palato ha una buona sapidità, acidità, persistenza e struttura, è ben equilibrato.

 

sabato 18 dicembre 2021

VITIGNO RANCHELLA NERA

Nel 2005 in un bosco dal terreno terrazzato nel comune di Castel Condino, in provincia di Trento, il sig. Ranchella ritrova una pianta di vite a bacca nera, da cui il nome  Ranchella Nera, che è stata iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2021. Dagli studi effettuati negli anni successivi questa varietà ha evidenziato che da' i migliori risultati se coltivata a piede franco. Ha una ottima resistenza all'oidio e alla peronospora, nonchè agli agenti atmosferici, il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, spesso con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa e spessa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con note di ciliegia e frutti rossi, al gusto presenta una buona persistenza, dolce, con buoni tannini e un'ottima gradazione alcolica. Essendo ancora in fase di studio e sperimentazione, non abbiamo ulteriori notizie.
 

martedì 14 dicembre 2021

VITIGNO PLAVINA O MALVA

La Basilicata è sempre stata una regione crocevia di traffici di merci  provenienti dai Balcani e dalla Grecia e tutto questo ha interessato anche il settore vitivinicolo di tutta la regione. Per poter valorizzare questo settore, nel 2005 è stato avviato un progetto di recupero su tutto il territorio regionale delle varietà locali e dei vitigni autoctoni minori ad opera  del CREA VE di Turi (BA) e finanziato dall'ALSIA (Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura). Sono stati riscoperti, così, vitigni conosciuti fin dai tempi antichi (alcuni li abbiamo già trattati precedentemente), uno di questi è la Plavina, vitigno a bacca nera proveniente dalla Croazia, che è un incrocio tra il nostro Primitivo con il vitigno greco Lagorthi. La Plavina è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019 e in Basilicata assume vari sinonimi secondo la zona di produzione. Nella Val d'Agri è conosciuto col sinonimo di Malva, nella zona del Vulture e Basento-Camastra è conosciuto col sinonimo di Malvasia Nera e nella zona di Tito (Pz) è conosciuto col sinonimo di Nera di Baragiano. Questa varietà presenta una produzione regolare e costante, ha una media resistenza all'oidio, alla botrite e alla siccità, mentre ha una buona resistenza alla peronospora. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino tendente al violaceo, al naso si evidenziano note fruttate di ciligia, marasca, al palato si presenta morbido, con leggere note di dolcezza, ben equilibrato, con una buona struttura e persistenza. E' un vino che va bevuto giovane e buono da tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

sabato 11 dicembre 2021

VITIGNO NEGRELLONE NERO

Altro vitigno calabrese riscoperto e valorizzato, grazie al progetto iniziato nel 2016 in collaborazione col Dipartimento di Agricoltura della Regione Calabria, è il Negrellone Nero, varietà a bacca nera, presente nelle vigne dei comuni di Montepaone e Gasperina, in provincia di Catanzaro, ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2021. Questa varietà era conosciuta fin da tempi antichi, ma con il passare del tempo era stata quasi del tutto abbandonata e questo progetto di ricerca lo ha riportato in auge. Vista la sua recente valorizzazione, le notizie, purtroppo, sono ancora molto limitate. E' un vitigno abbastanza vigoroso, ha una buona produzione ed ha una media resistenza sia alle malattie che agli agenti atmosferici. Il grappolo è di medie dimensioni, allungato, conico o piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore blu-nero, mediamente pruinosa e spessa. Il vino ha un colore rosso rubino, dall'aroma speziato, ricco di tannini ma scarso di acidità
 

mercoledì 8 dicembre 2021

VITIGNO MERLINA



La Merlina è un vitigno autoctono a bacca nera presente esclusivamente in Valtellina, zona in provincia di Sondrio, in Lombardia. Abbiamo notizie della sua coltivazione in questa zona fin dal '700, avvalorate ancor di più dalla sua citazione nel Bollettino Ampelografico del 1884. Oggi la sua coltivazione è assai sporadica e da molti questa varietà è ritenuta un sinonimo del vitigno trentino Teroldego. La Merlina è una varietà che ha una buona resistenza alle condizioni ambientali e alla peronospora, ha una certa sensibilità alla botrite. In passato veniva utilizzato con la Chiavennasca, nome locale del Nebbiolo, per la produzione del Panone, tipico dolce della tradizione valtellinese. Il grappolo è di medie dimensioni, conico o piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Viene utilizzato quasi sempre in assemblaggio con altre varietà locali, dove apporta colorazione ai vini spenti.
 

domenica 5 dicembre 2021

VITIGNO LAGARIO NERO

L'impegno e il contributo della Camera di Commercio di Cosenza, in collaborazione con il Consorzio di Tutela della DOP Terre di Cosenza e il Dipartimento di Agricoltura della Regione Calabria, (progetto avviato nel 2016 e realizzato dal CRSFA Basile Caramia di Locorotondo, Bari), hanno portato alla riscoperta e valorizzazione di alcuni vitigni presenti non solo nel territorio della Provincia di Cosenza, ma di tutta la Calabria, con la loro relativa iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Uno di questi è il Lagario Nero, iscritto nel 2021,(altri li analizzeremo più avanti), vitigno a bacca nera presente nell'Alto Jonio Cosentino, precisamente nel comune di Bisignano e San Marco Argentano, in provincia di Cosenza. Non abbiamo notizie storiche, sappiamo che questa varietà è presente in questa zona da tempi antichi, ha una buona produttività ed ha una media resistenza alle malattie. Il grappolo è di dimensioni medio-piccolo, conico, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, ellissoidale, con buccia mediamente spessa e pruinosa, di colore blu-nero.
 

giovedì 2 dicembre 2021

VITIGNO GRASSELLA

Altro vitigno autoctono a bacca bianca della Garfagnana, in provincia di Lucca, è la Grassella. E' stato censito per la prima volta dal prof. D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa nel 2007 e pare avere una relazione di parentela di primo grado con la Canina Bianca. Non abbiamo notizie storiche e produttive approfondite della Grassella, data la sua recente scoperta, sappiamo che l'uva è dolce ed ha una buona acidità, il grappolo è di dimensioni medio-piccole, conico, mediamente compatto, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Questo è quanto.
 

lunedì 29 novembre 2021

VITIGNO FURNER

Il Furner è un vitigno a bacca nera del Trentino Alto Adige, nel XIX secolo era diffuso in Alto Adige nella Valle Isarco. è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2018. E' conosciuto anche con i sinonimi di Furner Hottler e Furner Hottlinger, le sue origini sono sconosciute e la sua coltivazione è quasi del tutto scomparsa, solo alcuni viticoltori continuano in questa impresa. La prima menzione del Furner è del 1894 ad opera dell'altoatesino Edmund Mach e a tutt'oggi esistono dei piccoli appezzamenti o presenza di viti singole allevate vicino alle case. Questa varietà predilige terreni collinari argillosi, ricchi di scheletro, ha una produzione  buona. Il grappolo è medio, conico, mediamente compatto, a volte alato, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Da' dei vini di colore rosso rubino con riflessi violacei, fruttati di ciliegie, con tannini morbidi, mediamente corposi.
 

domenica 28 novembre 2021

VITIGNO CAPIBIANCHI

Ecco un altro vitigno della Garfagnana, in provincia di Lucca, in Toscana, riscoperto dal prof. Claudio D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa, grazie ad un progetto per la salvaguardia del germoplasma viticolo italiano, ha proposto e realizzato un'indagine sul censimento, identificazione e caratterizzazione dei vitigni presenti su tutto il territorio provinciale lucchese. Il progetto è partito nel 2007 grazie al finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e la scelta di ricerca si è sviluppata nell'Alta Valle del Serchio, in Garfagnana, con la riscoperta di numerosi vitigni autoctoni, tra cui il Capibianchi, varietà a bacca nera. Fino ad allora il Capibianchi era del tutto sconosciuto e dalle analisi microsatellite pare avere una relazione di primo grado con il Sangiovese, vitigno mai censito nel territorio della Garfagnana. Per questo motivo è possibile che il Capibianchi non sia originario di questa zona, ma comunque gli è stato attribuito il sinonimo di Ponticosa Nera per via del suo ritrovamento nel piccolo borgo di Ponticosi di Pieve Fosciana, in provincia di Lucca. Per via del suo recente ritrovamento, non abbiamo molte notizie in merito, sappiamo che il grappolo è di piccole dimensioni, di forma conico, mediamente compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia spessa, di colore blu-nero. Matura in seconda o terza epoca raggiungendo un buon grado zuccherino e mantenendo una elevata acidità.
 

venerdì 26 novembre 2021

VITIGNO BIANCHETTA DI DIOLO

Altro vitigno autoctono a bacca bianca della Val d'Arda, in provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, è la Bianchetta di Diolo, che prende il nome dalla zona di esclusiva produzione, la frazione di Diolo del comune di Lugagnano. Rispetto alla Bianchetta di Bacedasco, questo vitigno ha caratteristiche ampelografiche differenti, che riguardano una piccola differenza del grappolo, mentre quelle produttive sono simili a quella di Bacedasco. Conosciuta fin dall'800, la Bianchetta di Diolo veniva  utilizzata come uva da tavola, solo nel 2002 il prof.Fregoni ne descrive le caratteristiche, riprendendo le indagini degli anni sessanta del secolo scorso dell'Istituto di Coltivazione Arboree della Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica di Piacenza. Il suo consumo, oggi, è a duplice attitudine, infatti viene utilizzata sia per la produzione di vini che per la mensa. La Bianchetta di Diolo è una varietà molto vigorosa ed ha una buona produzione, presenta una certa sensibilità alla botrite. Il grappolo è di piccole dimensioni, di forma conico o tronco-conico, mediamente compatto, con due ali, l'acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino, dall'aroma neutro e debole di alcol, per questa sua caratteristica viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali.
 

giovedì 25 novembre 2021

VITIGNO BIANCHETTA DI BACEDASCO

Le Bianchette sono una famiglia diffuse sul nostro territorio con caratteristiche diverse tra di loro, alcune le abbiamo precedentemente già descritte, ora ci soffermeremo a parlare della Bianchetta di Bacedasco, vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffusa nella frazione di Bacedasco del comune di Castel Arquato, in Val d'Arda, in provincia di Piacenza, da cui prende il nome. La sua presenza in questa zona era già nota nell'800 e veniva coltivata principalmente come uva da tavola, oggi la possiamo ritenere a duplice attitudine, sia da tavola che da vino. La sua riscoperta e ricerca lo dobbiamo al prof.Fregoni nel 2002, purtroppo abbiamo notizie scarse per quel che concerne la caratterizzazione produttive. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore verde giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino dall'aroma piuttosto neutro, leggero di grado alcolico e per questo viene utilizzato esclusivamente in assemblaggio con altre varietà locali.
 

VITIGNO VERDECCHIA


La Verdecchia, autoctono a bacca bianca della Toscana, è un altro vitigno identificato recentemente in Garfagnana, in provincia di Lucca, grazie al prof. D'Onofrio. Le notizie sulla sua specificità produttiva sono ancora molto scarse, anche se qualche produttore ha iniziato a vinificarlo in purezza e il risultato sembrerebbe molto interessante dal punto di vista qualitativo, con un buon grado zuccherino ed una elevata acidità. Vi terremo informati su ulteriori notizie più approfondite, per ora ci limitiamo a descrivere il grappolo che è di medie dimensioni, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia  spessa, di colore verde-giallo.

mercoledì 24 novembre 2021

VITIGNO SALACAGNA NERA


 La Salacagna Nera è un vitigno autoctono a bacca nera della Toscana, identificato recentemente nella Garfagnana, in provincia di Lucca. E' uno dei tanti antichi vitigni recuperati in questa zona (alcuni già citati precedentemente in questo blog, altri li citeremo più avanti) dal prof. Claudio D'Onofrio del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa. Visto il suo recente recupero, per ora non abbiamo dati sulle caratteristiche produttive, pertanto ci limiteremo a descrivere le caratteristiche ampelografiche del frutto. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma conico, compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero.

martedì 23 novembre 2021

VITIGNO RUGGINE

La Ruggine è un vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffusa prevalentemente nella pianura modenese ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2009. La sua storia è antica e in passato era una varietà molto apprezzata e utilizzata per la produzione dell'aceto balsamico tradizionale. La prima descrizione di questa uva la ritroviamo nel 1839 ad opera del conte Gallesio, che la annovera presente nella zona del modenese con il Trebbiano di Spagna e la Malvagia. Purtroppo negli anni '70 del secolo scorso questa varietà era stata quasi del tutto abbandonata a favore di varietà più produttive e costanti, è conosciuta anche col sinonimo di Rugginosa e in forma dialettale con Ruzninteina e Ruzneinta. Da recenti studi di carattere genetico hanno individuato una relazione genitore-figlio tra Ruggine e Schiava(Rossara o Erbanno), un vitigno tipicamente lombardo, ma presente anche in Emilia Romagna, nella Val Trebbia, in provincia di Piacenza, denominata Gravarena. Il salvatore di questo vitigno è il produttore Italo Pedroni di Rubbiara, frazione di Nonantola, in provincia di Modena, il nome deriva dal fatto che al punto di massima maturazione gli acini assumono una colorazione marrone che li fa sembrare arruginiti. La Ruggine è un vitigno poco vigoroso e non presenta particolari suscettibilità o tolleranze per le malattie crittogamiche. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia di colore verde-giallo tendente al marrone. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con note fruttate di pesca, mela frutta esotica, agrumate e floreali, al palato presenta una ottima acidità, una buona intensità e morbidezza, sapido, di corpo medio, di buona struttura e persistenza olfattiva. L'abbinamento ideale è con primi e secondi a base di pesce, verdure, carni bianche, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°. 
 

domenica 21 novembre 2021

VITIGNO ROVIELLO O GRECOMUSC'

Vitigno autoctono a bacca bianca della Campania, diffuso principalmente in Irpinia, nei comuni di Taurasi e Bonito, in provincia di Avellino, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite con nome di Roviello dal 2009. Esistono vari sinonimi con i quali viene identificato localmente, Rovello Bianco, Greco Muscio o Grecomusc'. Quest'ultimo sinonimo, coniato dai vignaioli locali, è dovuto al fatto che l'acino ha una caratteristica singolare, cioè la buccia cresce in modo anomalo rispetto alla polpa interna e genera così il classico aspetto di uva moscia, Grecomusc' appunto. La prima descrizione di questa varietà risale al 1875 e rientra nel progetto "Atlante dei Vitigni Storici Irpini" della Regione Campania. In passato era stato quasi del tutto abbandonato, solo in questi ultimi anni la perseverenza di qualche produttore l'ha salvato dall'estinzione, attualmente questo vitigno è diffuso a singoli ceppi in maniera molto limitata in vecchi vigneti. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, semi compatto, a volte alato, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia spessa, di colore giallo ambrato. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini che tendono al dorato, al naso è intenso e persistente, con note fruttate, floreali e minerali, al palato è secco, caldo, morbido, con buona acidità, intensità e persistenza. I piatti della tradizione locale sono l'abbinamento ideale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

sabato 20 novembre 2021

VITIGNO PLASSA

La Plassa è un vitigno a bacca nera del Piemonte, diffuso principalmente nel Pinerolese, in provincia di Torino, mentre nella Bassa Val di Susa, sempre in provincia di Torino, la diffusione è molto limitata, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Tra i suoi sinonimi ricordiamo Scarlattin o Scarlattino e in passato anche Cuor duro, il nome ha origine dialettale, che vuol dire "pellaccia", derivato dal caratteristico spessore della buccia. La prima citazione storica potrebbe essere quella del conte Nuvolone nel 1787, che cita una "Uva Scarlattina" da mangiare nel territorio di Fossano, in provincia di Cuneo, però la vera prima citazione col nome Plassa è del Di Rovasenda nel suo Saggio del 1877, mentre la prima descrizione è del Dalmasso nel 1962. La Plassa è un vitigno rustico e lo troviamo quasi sempre in antichi vigneti plurivarietali, l'uva in passato veniva utilizzata come uva da tavola, grazie allo spessore della buccia, che la preservava da muffa e marciume. Questa varietà è molto vigorosa, ma ha ridotta produttività, è soggetta a colatura, è poco sensibile alle malattie crittogamiche, ma molto resistente alle grandinate poco intense. Il grappolo è di dimensioni medio-grande, cilindrico o piramidale, alato, mediamente spargolo, l'acino è medio-grande, ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa e coriacea, di colore blu nero. Oggi il suo utilizzo principale è la vinificazione in uvaggio con altre varietà locali, raramente in purezza, il vino ha un colore rosso rubino scarico, con profumi fruttati, una buona freschezza, debole di alcol e di poco corpo. I piatti locali sono l'abbinamento ideale e la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

venerdì 19 novembre 2021

VITIGNO NEGRARA TRENTINA

La Negrara Trentina è un vitigno a bacca nera del Trentino Alto Adige e appartiene alla famiglia delle Negrare, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Questa varietà è molto più diffusa rispetto alla Negrara Veronese e nel corso degli anni localmente ha cambiato nome spesso, quali Doleara, Doveana, Dovenzana, ma era noto anche con i termini tedeschi Edelschwarze o Keletertraube. Spesso è stato confuso con il Teroldego, con il quale non ha nulla in comune. Questo vitigno è presente in quasi tutto il Trentino, specialmente nella Valle dei Laghi e nella Valle del Sarca, dove è coltivata con il sistema della classica pergola trentina in terreni poveri e di fondovalle. Ha una buona produttività, buona resistenza al freddo, molto sensibile al marciume e poco resistente alla peronospora e all'oidio. Il grappolo è di grande dimensione, allungato, piramidale, alato, abbastanza compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu viola. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con profumi di frutti di bosco e ciliegia, un po' ruvido, tannico, sapido, leggermente amarognolo. Vino di pronta beva, si abbina bene ai piatti della tradizione locale, spesso viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

giovedì 18 novembre 2021

VITIGNO MALIGIA

La Maligia è un vitigno a bacca bianca dell'Emilia Romagna, diffuso nelle zone di Imola, Castel S.Pietro, Castelbolognese e Dozza (dove viene chiamato Malis), in provincia di Bologna e nella zona di Faenza, in provincia di Ravenna. Già presente in queste zone in epoca medievale, come ci riferisce il Pier de Crescenzi, questa varietà ha vari sinonimi Malixia, Malige, Malica, Malise. Nel corso dei secoli vari autori lo hanno citato presente in queste zone e si pensa che sia di probabile appartenenza alla famiglia delle Malvasie. La Maligia è un vitigno rustico con una buona produttività, grazie al germogliamento tardivo riesce a sfuggire alle gelate primaverili, tollera abbastanza bene la peronospora e la botrite, mentre nelle aree collinari spesso è soggetto all'oidio. Il grappolo è medio, allungato, conico, da compatto a mediamente compatto, a volte con 1 o 2 ali,l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa, di colore verde giallo che tende all'ambrato se il grappolo è esposto al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino, che tende al dorato se i grappoli sono lasciati al sole ad essiccare per alcuni giorni, profumi fruttati e agrumati, dal grado alcolico elevato, con una acidità media, dal sapore amabile, buona struttura, di corpo. Spesso viene utilizzato in uvaggio con altre varietà locali grazie al suo elevato grado alcolico per dare più struttura alle stesse.
 

lunedì 15 novembre 2021

VITIGNO USSOLARA

Di questa varietà a bacca nera del Veneto, già citata come Ussolata alla Mostra Ampelografica del 1868 e ricordata dal Morpurgo nel 1882 presente nella zona di Gambellara e Arzignano, in provincia di Vicenza, non abbiamo notizie sulla  provenienza e origine del nome. Alcuni ritengono che Ussolara derivi dagli Ussari, i soldati di cavalleria dell'Imperatore d'Austria, quindi nome e  provenienza austriaca, altri ritengono che il nome derivi dalle russare, cioè le siepi spinose che costeggiano i vigneti. Attualmente questo vitigno è a rischio di estinzione, anche se presenta una buona produttività, una buona resistenza alle crittogame e discrete potenzialità enologiche. Il grappolo è di grosse dimensioni, conico o piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia pruinosa e spessa, di colore blu nero. Il vino ha un colore rosso rubino, dal profumo di frutta rossa e di viola, il sapore è morbido, con discreta acidità e discreto contenuto zuccherino, povero di corpo.
 

venerdì 12 novembre 2021

VITIGNO FREDIANELLA BIANCA

Varietà a bacca bianca della Toscana, autoctona della Garfagnana, in provincia di Lucca, la Fredianella Bianca o Frediana Bianca è stata rinvenuta e recuperata dal D'Onofrio nel 2015 e il nome del vitigno corrisponde al cognome del proprietario del vigneto in cui è stato ritrovato. Da recenti analisi pare che questo vitigno abbia una stretta parentela con la Sillicana Bianca, varietà della stessa zona. Dato il suo recente ritrovamento, al momento non abbiamo dati disponibili sulle sue caratteristiche tecnologiche, pertanto mi limiterò alla sola descrizione del grappolo, che è piccolo, conico, mediamente spargolo, con 1 o 2 ali, l'acino è medio-piccolo, ellissoidale, con buccia consistente, di colore verde giallo.
 

VITIGNO PATTARESCA

La Pattaresca è un antico vitigno a bacca nera del Veneto, ultimamente recuperato in provincia di Padova e attualmente presente sporadicamente in vecchi vigneti. La prima citazione di questa varietà è del 1868, riferita alla provincia di Vicenza, nel Bollettino Comizio Agrario, successivamente nel 1877 il Di Rovasenda lo segnala presente in provincia di Padova. Era un vitigno molto apprezzato in quel periodo, purtroppo dopo la crisi della fillossera questa varietà andò scomparendo e solo da pochi anni è stato recuperato. Non abbiamo esaustive notizie della Pattaresca, sappiamo che è un vitigno di media vigoria e produzione ed è scarsamente soggetto agli attacchi di peronospora e botrite, se coltivato in collina, mentre, se è coltivato in pianura, la sua produzione aumenta, come anche la sensibilità al marciume. Il grappolo è di dimensioni medie, alato, piramidale, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, con buona alcolicità e tannicità, quasi sempre è vinificato in uvaggio con altre varietà locali.
 

mercoledì 10 novembre 2021

VITIGNO DELLA BORRA

La Della Borra è un vitigno a bacca nera della Toscana, segnalato per la prima volta dal Basso nel 1992 in Garfagnana, in provincia di Lucca, e inserito nella Collezione del Vitiarum presso l'Agricola S.Felice di Castelnuovo Berardenga (SI) e nella Collezione Ampelografica della Tenuta Col d'Orcia di S. Angelo Scalo (SI). E' conosciuto anche col sinonimo di Montanina e da analisi genetiche la Della Borra è risultato essere un incrocio spontaneo tra i vitigni Mammolo nero e Empano bianco, quest'ultimo citato dal Di Rovasenda già nel 1877 e conosciuto in altre zone della Toscana col nome di Pollino bianco. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino scadente, con un elevato contenuto zuccherino, buona acidità e sapore gradevole. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°. 
 

venerdì 5 novembre 2021

VITIGNO FOSCARA

Il Foscara è un vitigno a bacca nera della Toscana, diffusa in provincia di Massa, nella Lunigiana. E' conosciuto fin dagli anni '60 e l'Almanacco Pontremolese del 1984 lo cita come vitigno assemblato ad altre uve locali per ottenere dei vini spumeggianti, purtroppo è una varietà in via di estinzione. Il Foscara ha una media produttività e presenta una buona resistenza alle crittogame. Il grappolo è medio-grande, conico, compatto, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, resistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso, effervescente, dall'aroma fruttato, con buona alcolicità, fine. Si accompagna ai tradizionali piatti della gastronomia  della Lunigiana, in particolar modo ai secondi di carne e formaggi. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

VITIGNO CANINA BIANCA

Il ricercatore Basso dell'Università di Pisa nel 1992 identifica in Garfagnana, in provincia di Lucca, il vitigno Canina Bianca, autoctono a bacca bianca. Successivamente il prof. D'Onofrio dell'Università di Pisa, nel progetto di recupero ed identificazione dei vitigni presenti in Garfagnana, ha identificato la sinonimia di questa varietà con la Cagnaccia Bianca e la Petognana Bianca, anch'essi presenti nello stesso areale. Le successive analisi condotte su questa varietà hanno evidenziato una relazione di parentela con la Barghigiana Nera e Farinella Nera. Le notizie relative a questa varietà, come a tutte le altre identificate nel corso degli ultimi anni in Garfagnana, sono limitate, pertanto mi atterrò ai soli descrittori ampelografici. Il grappolo è di medie dimensioni, di forma conico, mediamente compatto, l'acino è medio, da sferoidale a ellissoidale, con buccia di colore verde-giallo. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, di buona gradazione alcolica, dall'aroma floreale e fruttato, dal sapore gradevole.
 

giovedì 4 novembre 2021

VITIGNO UVA BIANCA DI POVIGLIO

Questo è un vitigno di uva bianca che prende il nome dal paese di coltivazione, cioè Poviglio. Ci troviamo in provincia di Reggio Emilia e la varietà Uva Bianca di Poviglio, secondo il Boccacci, dopo alcuni studi e accertamenti avrebbe lo stesso profilo genetico del Trebbiano Toscano. Non abbiamo notizie più approfondite e documenti storici di questa varietà, però è presente nella collezione ampelografica dell'Istituto Superiore Antonio Zanelli di Reggio Emilia. Il grappolo è allungato, conico, con 1 o 2 ali, mediamente compatto, l'acino è piccolo, sferoidale, con buccia pruinosa, resistente, di colore giallo dorato. I descrittori del vino sono alquanto limitati, come d'altronde la sua produzione, il vino ha un colore giallo paglierino, dall'aroma fruttato e sapore intenso e può accompagnare sia piatti salati che dolci. La temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

lunedì 1 novembre 2021

VITIGNO ROSSARA TARDIVA O TOSCANA

Era l'anno 1992 quando il ricercatore dell'Università di Pisa ha censito in Garfagnana, in provincia di Lucca, il vitigno Rossara Tardiva o Toscana,a bacca nera, esclusivamente autoctono della zona, evidenziando la diversità di questa varietà con tutte le altre Rossara, compresa la Rossara Trentina. Questa tesi è stata avvalorata dagli studi ampelografici e molecolari effettuati dal prof. D'Onofrio nel 2015, confermando una certa parentela di primo grado con i vitigni Barghigiana Nera e Nicola Nera, anch'essi presenti in Garfagnana. Essendo ancora in fase di studio, non abbiamo notizie approfondite, pertanto mi limito a descrivere il grappolo che è lungo, di forma conico, compatto, con 1 o 2 ali, l'acino è medio, ellissoidale, con buccia di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino scadente, un alto grado zuccherino, con poche nuance olfattive, infatti viene vinificato in uvaggio con altre varietà della zona per ottenere un vino locale denominato Striscino.
 

martedì 26 ottobre 2021

VITIGNO ROSSARA NERA O TRENTINA

La Rossara Nera o Trentina è un vitigno a bacca nera coltivato in Trentino Alto Adige, da non confondere con la Rossara in provincia di Verona che identifica il vitigno Molinara, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 ed è conosciuto con vari sinonimi tra cui Rossera, Rossana, Geschlafene, etc. Le prime notizie accertate sono dell'Acerbi nel 1825, il quale distingue di questo vitigno due varianti, una con acini grandi e una con acini piccoli. La Rossara predilige terreni collinari argillosi-calcarei, asciutti, ha una produzione abbondante e costante con leggera acinellatura e colatura, teme i freddi invernali ed ha una media sensibilità al marciume. Il grappolo è di grande dimensione, allungato, cilindrico-piramidale, un po' compatto, con una o due ali, l'acino è medio, sferoidale, con buccia poco pruinosa, di colore rosso-violetto, sottile. Utilizzato quasi sempre in uvaggio con Negrara, Schiava e Teroldego, il vino ha un colore rosato-granato con aroma speziato-vegetale, al gusto presenta una buona sapidità, una media acidità, leggero, povero di corpo, leggermente amarognolo. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°, la cucina tradizionale locale è l'abbinamento ideale.
 

venerdì 16 luglio 2021

VITIGNO BARGHIGIANA

Nel 1992 il ricercatore Basso dell'Università di Pisa ha individuato per la prima volta in Garfagnana, più precisamente, nell'Alta Valle di Serchio, in provincia di Lucca, il vitigno Barghigiana, autoctono a bacca nera, introdotto nella collezione "Vitiarium". Nel 2007 è stato realizzato un progetto sulla identificazione e censimento dei vitigni presenti in provincia di Lucca da parte di Claudio D'Onofrio del Dipartimento Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università di Pisa, grazie anche al Cassa di Risparmio di Lucca, alla Comunità Montana della Garfagnana e all'Unione dei Comuni della Garfagnana. Da un attento esame genetico questa varietà presenta una certa parentela con i seguenti vitigni, autoctoni sempre della Garfagnana, Canina Bianca, Rossara Tardiva e Sillicana Bianca, la sua produzione si attesta delimitatamente al comune di Barga, da cui, forse, il nome. Per ora non abbiamo notizie approfondite, la sua produzione è buona, il grappolo è medio-grande, conico, alato, compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino che non raccoglie le simpatie degli esperti, in quanto si presenta scadente organoletticamente, con poco grado zuccherino ed una elevata acidità.
 

mercoledì 7 luglio 2021

VITIGNO ARILLA

L' Arilla è un vitigno a bacca bianca della Campania, coltivato esclusivamente nella parte sud-ovest dell'isola di Ischia, in provincia di Napoli, è conosciuto anche con i sinonimi di Rille e Agrilla. Le notizie relative a questo vitigno sono frammentarie fin dal 1867, quando lo storico Giuseppe D'Ascia lo menziona nella "Storia dell'isola di Ischia". Si presume, con molta probabilità, che la sua origine non sia dell'isola di Ischia, ma la sua provenienza sia della Sicilia. Sconosciuta quasi del tutto a nord dell'isola, questa varietà è coltivata su terreni vulcanici con produzioni abbondanti. Il grappolo è grande, piramidale, compatto, l'acino è di medie dimensioni, ovoidale, con buccia spessa, pruinosa, di colore giallo-ambrata. La caratteristica principale di questa varietà è la sua alta acidità, mentre la resistenza degli acini alle muffe la rende adatta all'appassimento. Vinificato, di regola, con altre varietà locali, quali Biancolella e Forastera, Il vino ha un colore giallo paglierino con profumi di albicocca, agrumi, con buona acidità, discretamente alcolico, armonico. Gli antipasti di mare e i piatti a base di pesce sono un ottimo abbinamento, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

martedì 15 giugno 2021

VITIGNO UVA BISA

Vitigno autoctono a bacca nera di origine sconosciuta dell'Emilia Romagna, l'Uva Bisa è diffusa nelle zone collinari di Reggio Emilia. Citato nel 1915 dal Casali come Ova Bisa o Bigia, lo stesso distingue una varietà dal nome simile a bacca bianca sempre nella zona di Reggio Emilia dal nome di Bisetta. Il nome di Uva Bisa deriva dal colore grigiastro con trasparenze rossastre che assume la buccia pruinosa. E' un vitigno rustico con buona resistenza al freddo, che per colpa della sua elevata acidità è stato quasi del tutto abbandonato. Il grappolo è medio-grande, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore rosso violetto-grigio. Produceva un vino rosso rubino con bassa gradazione alcolica, ricchissimo di acidità, che veniva utilizzato come vinello dalla gente per allentare l'arsura estiva durante i lavori. Purtroppo, ormai, questo vitigno è del tutto abbandonato, come detto, per la eccessiva acidità e non abbiamo altri riferimenti in merito alla sua vinificazione.
 

venerdì 11 giugno 2021

VITIGNO SAN MARTINO

Nel 1936 il prof. Giovanni Dalmasso ha ottenuto dall'incrocio del Nebbiolo col Dolcetto il vitigno San Martino, conosciuto anche col sinonimo di Incrocio Dalmasso 7/21, ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1977. Non abbiamo molte notizie in merito, è una varietà che si adatta a terreni collinari di medio impasto, ha una buona produzione, ha una media resistenza alle avversità climatiche, scarsa agli agenti parassitari. Il grappolo è di media dimensione, piramidale, alato, scarsamente compatto, l'acino è piccolo, sferico, con buccia molto pruinosa, sottile ma consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino poco intenso, con profumi gradevoli che richiamano i vitigni genitoriali, al gusto è sapido, fresco, morbido, con buona alcolicità, mediamente corposo. L'abbinamento con primi piatti strutturati, con carni rosse, arrosti, formaggi stagionati è ideale, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

VITIGNO RETAGLIADO BIANCO

Presente fin dai tempi antichi in Sardegna, il Retagliado Bianco è un vitigno autoctono a bacca bianca che troviamo citato nel Bollettino Ampelografico del Ministero dell'Agricoltura del 1877. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970 ed è conosciuto con vari sinonimi, quali Bianca Lucida, Arretallau, Coa de Brebei, Retagladu, Ritelau, Co 'e Erbei, a seconda della zona di coltivazione. Ormai presente in pochi vigneti nella provincia di Sassari e in Gallura, questa varietà predilige terreni argillosi-calcarei, ben esposti, non umidi, caldi e asciutti. Ha una produzione elevata e costante, ha una buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche, media alla peronospora, scarsa all'oidio. Il grappolo è di media grandezza, conico o cilindro-conico, a volte alato, semi compatto, l'acino è medio o medio-grande, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, sottile ma consistente, di colore giallo-dorato. Utilizzata sia come uva da tavola che per la vinificazione, vinificata quasi sempre col Vermentino, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con profumi fruttati di agrumi e floreali di fiori bianchi e di campo, al gusto risulta, pieno, sapido, di ottima qualità, fresco, equilibrato, di corpo. Antipasti di crostacei, piatti di pesce sono gli abbinamenti più indicati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

lunedì 7 giugno 2021

VITIGNO PEVERELLA

Considerato per secoli Uva di Confine tra il fondovalle dell'Adige e le colline di Salorno, Faedo e della Valle di Cembra, il Peverella è un vitigno a bacca bianca del Trentino Alto Adige quasi in via di estinzione. Grazie all'Istituto Agrario Provinciale di San Michele all'Adige, l'Associazione Vignaioli del Trentino e alcuni produttori si stanno adoperando per salvare e diffondere questo vitigno. L'origine del suo nome, secondo una prima ipotesi, deriverebbe dall'elevata acidità pungente, che ricorda il pepe, in dialetto chiamato pevero, l'altra ipotesi sostiene che l'origine derivi da vino della pieve, per la consuetudine di coltivare questa varietà nei poderi attigui alle chiesette di campagna. E' conosciuta anche con i sinonimi Angelica, Pievana, Pevarise e Peverenda, la sua coltivazione, oggi in piccoli appezzamenti, si estende anche in Brasile e California portato da emigranti. In Trentino Alto Adige questa varietà viene coltivata su terreni a terrazzamenti, per sfruttare meglio le irradiazioni solari, collinari, marnosi, calcarei, ricchi di scheletro, è alquanto sensibile all'oidio e alla peronospora. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia spessa, di colore verdognolo, non raggiungendo quasi mai la colorazione gialla in maturazione. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con profumi floreali, fruttati e note di pepe, al gusto è spiccatamente acidulo, che ne valorizza la freschezza, sapido, di buona struttura e persistenza aromatica, di corpo, ottimo la sua attitudine alla spumantizzazione. Ideale il suo abbinamento con primi e secondi piatti di pesce, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°  
 

sabato 5 giugno 2021

VITIGNO FALANGHINA BENEVENTANA

Fino a pochi anni fa questa varietà veniva confusa con la Falanghina Flegrea, diffusa in quasi tutta la Campania, in particolare nella zona dei Campi Flegrei. Dagli anni settanta, nella zona di Sant'Agata dei Goti, in provincia di Benevento, è stata riscoperta la Falanghina Beneventana, che, secondo le ultime indagini molecolari, hanno evidenziato le differenze genetiche tra le due varietà. Sembra che questo vitigno sia originario di Bonea, in provincia di Benevento, è una varietà a bacca bianca, come la sua omonima, e concorre alla DOC Falanghina del Sannio, con le sottozone Taburno, Guardia Sanframondi, Solopaca e Sant'Agata dei Goti. e viene vinificata nella tipologia fermo, spumante e passito. Questa varietà si adatta a qualsiasi tipo di terreno, anche se predilige terreni collinari caldi e asciutti, ha una produttività media e costante, è abbastanza resistente all'oidio e alla botrite, piuttosto sensibile alla peronospora. Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o conico, compatto, con 1 ala, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore verde-gialla. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso è intenso, fine, persistente, con note fruttate di mela e note floreali di biancospino e ginestra, al gusto ha una buona acidità, alcolicità, sapido, morbido, di corpo. Si accompagna a primi e secondi piatti di pesce, minestre di verdure, carni bianche, formaggi poco stagionati, la tipologia spumante si accompagna a risotti e a tutto pasto, la tipologia passito con torte e crostate. La temperatura di servizio consigliata varia secondo la tipologia da 6° a 14°.
 

mercoledì 2 giugno 2021

VITIGNO MERLESE

Nel 1983 il prof. Cesare Intrieri presso il DCA dell'Università di Bologna ha ottenuto il vitigno Merlese da un incrocio di Sangiovese col Merlot e nel 2007 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. E' un vitigno a bacca nera dell'Emilia Romagna e nel 2018 è stato autorizzato la produzione anche in Toscana. La curiosità principale di questa varietà è quella di aver ereditato da cotanti genitori sia caratteristiche ampelografiche che enologiche. La sua coltivazione è, di regola, su terreni collinari argillosi-calcarei, ha una buona produzione, la sua maturazione è prima del Sangiovese, ma dopo il Merlot, ha una buona resistenza all'oidio, alla peronospora, un po' meno al marciume e alla botrite. Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, spargolo, alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia poco pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, al naso è intenso, con note floreali e fruttate di more, ciliegia, frutti di bosco, con note di vegetali, quali il peperone, e speziati, nonchè aromi di frutta secca, quali mandorle e nocciola, al palato ritornano i sentori precedenti, è sapido, morbido, secco, poco tannico, persistente, armonico, di corpo. L'abbinamento ideale è con primi piatti strutturati, secondi di carni rosse, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

martedì 25 maggio 2021

VITIGNO FUMAT

Il Fumat è un antico vitigno a bacca nera del Friuli Venezia Giulia, originato, secondo alcuni, spontaneamente da seme. La sua coltivazione è molto limitata, attualmente è coltivato nella zona di Palmanova, in provincia di Udine, e in alcune colline della provincia di Gorizia, è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2014. Sull'origine del nome vi sono due ipotesi, una dovuta ad una caratteristica organolettica legata ad una leggera sensazione di affumicatura del vino, l'altra tesi è legata alla nebbia, in friulano detto fumate, che in inverno avvolge le zone di pianura. Le poche zone di coltivazione sono sia in pianura con terreno alluvionale, che in collina con terreno argilloso, la sua produttività è alquanto bassa. Il grappolo è di media o piccola dimensione, conico, compatto, a volte alato, l'acino è piccolo, sferico, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo vinoso, intenso, fruttato, al gusto è fresco, dovuto ad una buona acidità, tannico, caldo, sapido, mediamente corposo, adatto ad un medio invecchiamento. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°, abbinandolo a piatti della tradizione locale.


 

venerdì 21 maggio 2021

VITIGNO COLATAMMURRO

L'ALSIA è l'Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura che coordina lo sviluppo e ricerca delle attività in campo agroalimentare. Grazie a questa agenzia nel campo viticolo sono stati individuati e riscoperti in tutta la Regione vitigni ormai dimenticati e scomparsi. Uno di questi è il Colatammurro, detto anche Tamurro Nero, vitigno autoctono a bacca nera, diffuso, un tempo, in molti comuni della provincia di Potenza, in Basilicata, oggi lo si trova prevalentemente nei comuni di Pietragalla e Ruoti, sempre in provincia di Potenza. Secondo alcune testimonianze questa varietà era conosciuta già nel 1300, quando il Duca Filiberto di Savoia, trovando il vino dell'Aglianico troppo alcolico, fece importare dalla Francia una varietà più delicata che affidò per la coltivazione ad un suo colono che per la robusta costituzione era soprannominato "Coll d' Tammurr'" ( collo di tamburo), da cui il nome del vitigno. Altre testimonianze storiche sulla coltivazione di questo vitigno in Basilicata si trovano in una recente pubblicazione del Consiglio Regionale della Basilicata sul patrimonio viticolo lucano di Michele Carlucci. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2019, il Colatammurro si divide in un ecotipo a bacca bianca e uno a bacca nera e in passato veniva piantato spesso vicino ai filari di Aglianico, poichè era consuetudine miscelare le loro uve per ottenere un vino poco alcolico. Questa varietà predilige terreni collinari calcarei, ben esposti, l'allevamento è ad alberello, ha una media resistenza alle malattie. Il grappolo è medio, conico, compatto, l'acino è medio, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-nero. Il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino tendente al rosato, dal profumo fruttato di ciliegia, frutti di bosco e floreale di viola, al naso è fine, delicato, poco alcolico, fresco, morbido, equilibrato, armonico, di corpo. La temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.
 

mercoledì 19 maggio 2021

VITIGNO GRECO NERO

Appartenente alla famiglia dei vitigni Greci, il Greco Nero è un vitigno a bacca nera autoctono della Calabria, detto anche Greco Nero di Verbicaro,in provincia di Cosenza, che non ha alcuna identità e parentela con gli altri vitigni che portano lo stesso nome, quello di Avellino, in Campania, quello di Teramo, in Abruzzo, quello di Velletri, nel Lazio, quello di Terni, in Umbria, Greco Nero o Verdicchio Nero, nelle Marche, Greco Nero o Aleatico, in Toscana. Sono state avanzate varie ipotesi sulla sua origine, la più probabile, vista l'appartenenza alla suddetta famiglia, è quella che sia stato introdotto nelle regioni meridionali dell'Italia dai coloni greci nel VII sec. a.C., che diedero vita alla Magna Grecia, altra ipotesi è quella di trattarsi di un incrocio spontaneo tra due vitigni locali oggi non più coltivati e quindi impossibile da individuare. Il Greco Nero è una varietà che predilige terreni collinari e pianeggianti, argillosi-calcarei, con buona esposizione e poco fertili, ha una produzione da media ad elevata, ha un'ottima resistenza sia ai parassiti che alle avversità climatiche. E' iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Il grappolo è di medie dimensioni, conico se è corto, cilindrico se è allungato, compatto, a volte alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Vinificato quasi sempre in uvaggio, il vino, in purezza, ha un colore rosso rubino, dal profumo fruttato, speziato, vinoso, in bocca è armonico, molto equilibrato, sapido, alcolico, fine, di corpo. L'abbinamento ideale è con primi piatti strutturati, secondi di carne rossa, selvaggina, arrosti, formaggi stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

lunedì 17 maggio 2021

VERNACCIA DI ORISTANO

Antico vitigno a bacca bianca presente in Sardegna sin dal tempo dei Fenici che lo introdussero nella zona costiera di Oristano, la Vernaccia di Oristano è stato il primo vitigno della Sardegna ad ottenere il riconoscimento della DOC nel 1971 ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. Appartenente alla famiglia delle Guarnacce, come tante altre varietà, la sua produzione è esclusiva della provincia di Oristano e la sua coltivazione, quasi sempre ad alberello ma ultimamente anche a controspalliera, è su terreni pianeggianti, arenari, alluvionali, nelle vicinanze del mare, dove l'aria marina da' al vino specifiche caratteristiche. Ha una produzione da media ad abbondante, teme le gelate ed ha una scarsa resistenza alla peronospora e all'oidio. Il grappolo è piccolo, cilindrico-conico, semicompatto, l'acino è da medio a piccolo, rotondo, con buccia molto pruinosa, di medio spessore e consistenza, di colore verde-giallastro con sfumature dorate. Le versioni di produzione di questo vino sono: Secco, Superiore, Riserva e Liquoroso. La particolarità di produzione del vino segue il metodo di una maturazione ossidativa controllata di almeno 3-4 anni in botti di rovere o castagno riempite al 75%. Sulla superficie del vino si forma una pellicola di lieviti, detta flor, che dona complessità olfattiva e gustativa al vino. La versione "Riserva" viene prodotto col metodo Solera, le botti vengono disposte su file sovrapposte a più livelli e ricolmate, a cascata, ogni anno con il vino nuovo, nella versione "Liquoroso" il vino viene fortificato con l'aggiunta di alcol o acquavite. Secondo la tipologia il vino ha un colore da giallo dorato ad ambrato, con note di frutta matura, fichi, note di fiori gialli, ginestra, nocciole, mandorle, al palato è fresco, pieno, fine, caldo, con un retrogusto di mandorle amare, ben strutturato e di corpo. Ottimo come aperitivo, i piatti di pesce, frutti di mare, bottarga, zuppe, carni bianche, formaggi piccanti, sono l'abbinamento ideale. La versione liquoroso dolce si abbina a dolci, cioccolato, la temperatura di servizio consigliata, secondo la tipologia, varia da 8° a 14°.
 

sabato 15 maggio 2021

VERNACCIA DI SERRAPETRONA

Appartenente alla famiglia delle Guarnacce la Vernaccia di Serrapetrona è un vitigno autoctono a  bacca nera delle Marche, presente nei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San  Severino Marche, tutti in provincia di Macerata. E' un clone del vitigno Vernaccia Nera o Vernaccia Cerretana o Vernaccia di Teramo, la sua coltivazione si estende in piccola parte anche in Umbria. Questa varietà predilige terreni collinari, argillosi misti ad arenaria, ben esposti, ha una produzione abbondante ed ha un'ottima resistenza alle malattie. Il grappolo è di media grandezza, conico-cilindrico, compatto, spesso alato, l'acino è medio, sferico, con buccia mediamente pruinosa, di colore nero-violaceo. La sua vinificazione risale al XV secolo e solo nel 2004 ha ottenuto il riconoscimento della DOCG. La produzione del vino si attesta su due tipologie, quello di spumante dolce (la più conosciuta) e la tipologia secco. Il vino ha un colore rosso rubino tendente al granato, con un perlage sottile e persistente, dal profumo vinoso con note di frutta rossa matura, confettura e spezie, il sapore è amabile o secco, caldo,sapido, morbido, con un finale piacevolmente amarognolo, di corpo. L'abbinamento della tipologia spumante dolce è con biscotti, pasticceria, dessert e la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°, la tipologia secco è indicato per primi piatti strutturati, carni rosse, formaggi stagionati e piccanti, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

venerdì 14 maggio 2021

VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO

Appartenente alla famiglia delle Guarnacce, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970, la Vernaccia di San Gimignano è un vitigno autoctono a bacca bianca autorizzato per tutta la Toscana che per la sua produzione nel solo territorio di San Gimignano, in provincia di Siena, nel 1993 ha ottenuto la DOCG. Nel 2018 è stato riconosciuto con un decreto la sua sinonimia col vitigno Bervedino. Probabilmente è una delle varietà più antiche del panorama viticolo italiano, le prime notizie risalgono al 1276 ed era apprezzato dai papi, dalla famiglia dei Medici e da varie famiglie nobili sia in Italia che in Europa. Nel corso dei secoli la sua fama aumentò, grazie anche alle citazioni di Cecco Angiolieri, di Dante nella Divina Commedia, fino a Giorgio Vasari. Purtroppo anche questo vino ha subito un periodo di decadenza tra la fine del 1600 e il 1700, solo nel secolo successivo ha ripreso la sua fama e nel 1966 è stato il primo vino italiano ad ottenere la DOC. Il grappolo è di grande dimensione, allungato piramidale, semi.compatto, a volte alato, l'acino è medio, sferoidale, con buccia pruinosa, di colore verde giallo che tende all'ambrato nelle parti esposte al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino che con l'invecchiamento assume tonalità dorate, il profumo è intenso, fruttato di frutta bianca e floreale, al palato è fresco, asciutto, sapido, con un finale ammandorlato, armonico, di corpo. L'abbinamento ideale è con antipasti, primi e secondi di pesce, con piatti legati al territorio, riso, formaggi freschi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 


mercoledì 12 maggio 2021

VITIGNO BIANCA BOTTICINO E BIANCA GABANA

Il comune di Botticino, in provincia di Brescia, ha un territorio collinare calcareo, adatto alla coltivazione vitivinicola, ben soleggiato e con una buona esposizione. E' conosciuto oltre che per la produzione vitivinicola, prettamente vitigni a bacca nera, identificati nella DOC Botticino, anche per la produzione di un marmo pregiato, ma questa è un'altra storia. La produzione vitivinicola, in questa zona, si è arricchita di due nuove varietà a bacca bianca, ormai esistenti solo in pochi ceppi, che hanno molte somiglianze tra di loro, si differenziano solo nella grandezza del grappolo e dell'acino, sono il Bianca Botticino e Bianca Gabana. Ambedue hanno una buona resistenza alle comuni crittogame, prediligono zone soleggiate e ventilate. La varietà Botticino ha un grappolo grande, cilindrico-conico, compatto, alato, l'acino è medio-grosso, l'acino è medio-piccolo, ellettico, con buccia pruinosa, molto sottile, di colore verde giallastro. Il vino, per ambedue, ha un colore giallo paglierino intenso, con profumi floreali leggeri, con buona sapidità, acidità e persistenza, di buon corpo. L'abbinamento privileggiato è con antipasti e piatti di pesce, vista la vicinanza di laghi, oltre che con piatti della tradizione locale, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

venerdì 7 maggio 2021

VITIGNO SAN LUNARDO

Antico vitigno autoctono a bacca bianca della Campania, coltivato sull'isola di Ischia, il San Lunardo deve il suo nome, molto probabilmente, a due ipotesi, alcuni ritengono che derivi dal santo patrono locale, San Leonardo, altri ritengono che derivi da un religioso, Don Lunardo, che per primo selezionò questa varietà. Non abbiamo notizie certe sulle sue origini, sappiamo che sull'isola di Ischia, di chiara origine vulcanica, sia presente fin dal 1700. E' un vitigno che predilige terreni collinari ben esposti ed arieggiati, ha una produzione abbondante e costante, ha una normale tolleranza alle avversità climatiche, meno agli agenti parassitari, specialmente alla botrite, soggetto, purtroppo, al rischio di una eventuale estinzione. Il grappolo è di media dimensione, conico, spesso alato, da mediamente compatto a compatto, l'acino è piccolo, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di medio spessore e consistenza, di colore verde-giallo. Vinificato in uvaggio con altre varietà a bacca bianca nella DOC Ischia, in purezza il vino ha un colore giallo paglierino, dal profumo fruttato, delicato, dal sapore fresco, sapido, armonico, di corpo, leggermente amarognolo nel finale. Si abbina bene ad antipasti di mare, primi e secondi a base di pesce, formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

domenica 2 maggio 2021

VITIGNO ROUSSIN

Vitigno autoctono a bacca nera della Valle d'Aosta, quasi del tutto scomparso, il Roussin è presente in piccolissima quantità solo nel comune di Arnad, mentre nel comune di Morgex è coltivata una varietà con la stessa denominazione che differisce per alcuni caratteri ampelografici. E' conosciuto anche col sinonimo di Rousì o Roussì ed è iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1999. Il Roussin è una varietà a maturazione tardiva, pertanto necessita di terreni collinari ben sciolti e con buona esposizione per raggiungere la piena maturazione che si attesta, di regola, all'ultima settimana di ottobre. E' un vitigno che ha una media produzione e media tolleranza ai parassiti e alle avversità climatiche. Il grappolo è di media grandezza, piramidale, a volte alato, poco compatto, l'acino è piccolo, sferoidale, con buccia molto pruinosa, di media consistenza, di colore rosa-violaceo. Il vino ha un colore rosso cerasuolo, tendente al granato con l'invecchiamento, dal profumo vinoso, gradevole, al gusto è asciutto, con buona alcolicità e acidità. La temperatura di servizio consigliata è 16°-18°, abbinandolo ai piatti della tradizione locale.
 

venerdì 30 aprile 2021

VITIGNO PINELLA

Conosciuta fin dal XIII sec. nel Veneto, prodotta nell'isola di Rab, nel Golfo del Quarnaro, la Pinella, conosciuta anche con i sinonimi di Mattozza e Pinola, è un vitigno autoctono a bacca bianca coltivata in provincia di Padova e partecipa alla composizione della DOC Colli Euganei. Citata negli Statuti del Comune di Vicenza nel 1264, la sua coltivazione si estese anche nel Friuli Venezia Giulia, in provincia di Gorizia, ormai del tutto scomparso. Nel corso dei secoli la Pinella è stata citata e invogliata alla produzione da diversi studiosi, finalmente nel 1970 è stata iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Per pura curiosità, cito che è stato rintracciato in provincia di Vicenza una Pinella a bacca nera di scarsissima importanza. La Pinella è una varietà che predilige terreni collinari argillosi-calcarei con buona esposizione e arieggiati, ha una produzione abbondante e costante, è soggetta a marciume ma ha una normale resistenza agli altri parassiti. Un tempo utilizzato in uvaggio, ormai la sua vinificazione si attesta quasi sempre in purezza. Il vino ha un colore giallo paglierino poco intenso, al naso è floreale e fruttato, con note di fiori bianchi, mela, pompelmo, ananas, al gusto è sapido, morbido, secco, fresco, di buon corpo e buona persistenza, con un finale ammandorlato. L'abbinamento ideale è con antipasti di mare, zuppa di pesce, formaggi a pasta morbida, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
 

lunedì 26 aprile 2021

VITIGNO MERERA

Il vitigno Merera, autoctono a bacca nera della Lombardia, è presente nella Valcalepio, zona tra Bergamo e il Lago d'Iseo, fin dal XVIII sec., questo è quello che si evince negli scritti dello studioso Tomini Foresti. Nel corso dei secoli questa varietà ha vissuto degli alti e bassi di notorietà fino quasi all'estinzione, solo negli anni ottanta del secolo scorso, grazie all'enologo Carlo Zadra, è stato riscoperto. Successivamente il Consorzio Valcalepio, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari, nutrizionali e ambientali dell'Università di Milano, prosegue gli studi, asserendo l'autenticità di questa varietà e nel 2016 viene iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. La sua coltivazione si attesta su terreni collinari morenici che discendono verso il Lago d'Iseo, la produzione è media ed ha una buona resistenza alle avversità parassitarie e climatiche. Il grappolo è di media dimensione, conico, alato, spargolo, l'acino è medio, sferico, con buccia, pruinosa, spessa e consistente, di colore blu-nero. Il vino ha un colore rosso porpora, intenso, al naso presenta note floreali di rosa e viola, note fruttate di frutti di bosco, al palato è sapido, tannico, fresco, poco alcoolico, con buona persistenza e buon corpo. Ottimo accompagnato a piatti della tradizione locale, carni rosse, arrosti, formaggi semistagionati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.
 

venerdì 23 aprile 2021

VITIGNO GROS BLANC O BLANC COMUN

Vitigno autoctono a bacca bianca del Piemonte, presente sporadicamente nella Val di Susa, in provincia di Torino, il Gros Blanc è conosciuto in Val d'Aosta col sinonimo di Blanc Comun. Secondo alcuni studi sul DNA effettuati nel 2007 il Gros Blanc o il Blanc Comun sarebbe un incrocio tra il vitigno Prie' Blanc e un vitigno ormai del tutto scomparso. Questa varietà appartiene alla cosidetta viticoltura eroica, in quanto viene coltivata in zone collinari-montuose impervie con una elevata escursione termica e buona esposizione solare. Il grappolo è di media grandezza, conico o tronco conico, a volte alato, compatto, spesso soggetto a marciume, l'acino è medio-grande, sferico, con buccia di colore gialla. Non abbiamo  notizie che riguardano la vinificazione, spesso è utilizzato in uvaggio con altri vitigni locali, pertanto rimandiamo ad ulteriori aggiornamenti.